Trump Meloni Netanyahu: stesse guerre, stessi valori, nuove armi, fedele collaborazione
Secondo vari media esteri e nazionali come Wired, gli USA usano la guerra contro l’Iran anche per testare nuove armi. Un approccio usato da anni dall’industria militare israeliana che ha trasformato Israele in un esportatore di armi “battle-tested”, ovvero testate in scenari reali come Gaza, Libano e Iran.
Da quando Trump ha annunciato l'operazione “Furia epica” contro l'Iran minacciando “annienteremo il regime con tutto il tempo che sarà necessario. Io non mi annoio", si sono moltiplicate conferenze stampa con dichiarazioni minacciose che spesso si contraddicono.
Nell’approfondimento sui motivi della guerra “La linea Trump-Netanyahu”, l’autore descrive la visione messianica/transattiva di Trump, mascherata da realpolitik, e perché si sia di fronte ad una America “israelizzata”. Tuttavia aggiunge: “ma solo se si adotta la visione di Israele che viene perseguita da Benjamin Netanyahu e dalle componenti più conservatrici dell’elettorato israeliano”.
Stessi valori, fedele collaborazione. Trump : Meloni “cerca sempre di aiutare, è un'ottima leader ed è una mia amica”
Con i governi di estrema destra Giorgia Meloni non ha mantenuto solo relazioni bilaterali, segnate da un sistema di accordi bilaterali, ma ha instaurato con Trump e Netanyahu un profondo legame, anche personale, basato sulla condivisione di valori comuni.
A sottolinearlo è il premier magiaro Orban, fedele alleato di Trump in Europa, che pubblica su Instagram il video di un suo spot elettorale, a cui partecipa tutta l'ultradestra internazionale compresa Giorgia Meloni. Già nel 2023 Netanyahu aveva proposto un salto quantico nella relazione fra i due paesi visti gli scambi di affari delle società italiane presenti in Israele: Eni, Enel, Edison and Snam (energia); Leonardo, Fincantieri, Iveco e Thales Alenia (difesa e spazio); CDP, Simest, FS, Ita, Pizzarotti, Granarolo, Iren, Acea, Poste e Confagricoltura.
Cassa depositi e Prestiti (CDP) in particolare, società per azioni del Ministero dell'Economia e delle Finanze legata a Poste Italiane tramite il risparmio postale degli italiani, ha deciso di finanziare nel 2025 Classiq Technologies, start-up israeliana che sviluppa sistemi operativi per computer quantistici, nonostante si fosse in presenza di un genocidio contro Gaza.
Classiq Technologies, ha come co-fondatore Nir Minerbi, un ex comandante di un team di ricercatori dell’unità 8200 specializzata in attività di spionaggio e controspionaggio in ambito tecnologico. Nello specifico le tecnologie quantistiche consentono, fra l’altro, simulazioni più veloci per la pianificazione del campo di battaglia, sciami di droni e difesa ipersonica.
Nel 2023 Meloni in una conferenza con Netanyahu l’aveva detto: “accrescere il livello di cooperazione nei settori più innovativi. Intelligenza artificiale, cibernetica, cybersicurezza e tecnologia applicata all’agricoltura. Israele ha fatto un lavoro straordinario trasformando quella che era una possibile debolezza in un grande punto di forza”. Una narrativa, scrive il Manifesto, “che dimentica quel che era la Palestina prima del 1948: uno dei territori più fertili della regione, esportatrice di agrumi e verdure in tutto il mondo arabo”.
Tramite Saipem, CDP è in fila con altre aziende per la ricostruzione di Gaza. Affari d’oro per chi riesce ad accaparrarsi una parte della gara aperta della Banca Mondiale, che ha stimato in oltre 80 miliardi di dollari la cifra per smaltire le macerie e ricostruire Gaza.
Scrive il Guardian: “mentre proseguono i negoziati sul fragile cessate il fuoco di Gaza, i palestinesi hanno iniziato a scavare tra 61 milioni di tonnellate di detriti, 20 volte di più della massa complessiva di tutti i detriti generati dai conflitti dal 2008, alla disperata ricerca dei corpi dei loro parenti scomparsi. Si pensa che sotto di essi siano sepolte almeno 10.000 persone”.
Nell’ottobre 2025 Meloni ha sostenuto che tra Stati Uniti e l'Italia vi è un legame speciale, radicato nei valori senza tempo della "fede, famiglia e libertà”, nel 2026 con il vicepresidente statunitense J.D. Vance ricorda i "valori comuni tra Italia e America".
Un legame che sta costando all’Italia una complicità attiva nelle criminali guerre appoggiate o aperte da Trump da Gaza all’Iran. L’asservimento di Meloni verso il presidente della una nuova “dottrina Monroe”, che teorizza la supremazia statunitense sull’emisfero occidentale e che non “ha bisogno del diritto internazionale” perché “l’unico limite ai suoi poteri sta nella sua stessa moralità”, è patetico se non costituisse un pericolo per tutta l’Italia. Dal presidente statunitense che nei suoi post trasuda violenza, volgarità, crudeltà, Meloni ha imparato a presentarsi come esponente di una parte che vuole schiacciare l’altra. Il suo tentativo di spostare sempre più a destra l’Europa è un avvallo alla politica di Trump che nel documento National Security Strategy del 2025 sostiene: l’Unione europea non conta, contano le nazioni disposte a difendersi con i propri mezzi e ad allinearsi con le esigenze di Washington.
Vecchie e nuove armi della guerra
Infine nell’attuale guerra si moltiplicano video per mostrare la potenza militare americana. Per l’operazione in Iran sono stati attivati 200 aerei da combattimento: dagli F-15, F-16, F-18, F-22, A-10, F-35 agli aerei da attacco elettronico EA-18 Growler, progettati per disturbare e attaccare le difese aeree nemiche. Questi vengono trasportati dalle portaerei presenti nel Golfo, la USS Gerald Ford e la USS Abraham Lincoln. Gli AWACS E-3, aerei presenti sia a Geilenkirchen (Germania) sia a Trapani (Sicilia) dotati di radar rotante per la sorveglianza aerea, sono usati in questa guerra come intercettori di droni e missili insieme alle batterie di difesa aerea ad alta quota (THAAD) e al Patriot Advanced Capability-2 (PAC-2) e il PAC-3, sistemi avanzati di difesa missilistica terra-aria (un missile costa circa 3,5 milioni di euro).
Sistemi costosi, costano milioni di dollari per ogni missile intercettore lanciato, motivo per cui il premier ucraino Zelenskyy ha proposto uno scambio agli USA: la tecnologia difensiva ucraina per combattere i droni iraniani (gli Shahed-136 "kamikaze" iraniani costano di circa 20.000-35.000 dollari ciascuno e sono guidati da GPS per colpire bersagli fissi con carichi esplosivi) contro i sistemi difensivi avanzati statunitensi da utilizzare nella guerra contro la Russia. I missili iraniani, che prendono di mira le risorse di difesa israeliane e statunitensi nonché altre infrastrutture in Qatar, Kuwait, Bahrein, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, possono essere distrutti da droni intercettori ucraini che costano dai 1.000 ai 4.000 euro.
I droni come il P1-SUN, prodotto dall'azienda SkyFall attraverso stampanti 3D che realizzano i componenti in plastica mentre operai assemblano i circuiti, e i Besomar 3210 ad ala fissa, sviluppati da un consorzio di aziende ucraine in collaborazione con centri di ricerca specializzati in robotica e intelligenza artificiale, ci ricordano che la guerra è sempre un gran business.
Nei cieli iraniani volano anche i cacciatorpedinieri che lanciano i missili da crociera Tomahawk per attacchi terrestri. Trump ha mosso anche tre tipi di bombardieri: B-1, stealth B-2 e B-52.
Altri velivoli impiegati: droni da combattimento MQ-9; aerei da pattugliamento marittimo e antisommergibile P-8; aerei spia da ricognizione RC-135; aerei da rifornimento KC-46 e KC-135; aerei da trasporto, fino a 80 tonnellate e con un raggio d’azione intercontinentale, per il trasporto armi, persone e altri carichi C-17 Globemaster III. Velivoli ripetitori per comunicazioni aeree E-11 BACN soprannominati “Wi-Fi in cielo”.
Per la prima volta l'esercito statunitense utilizza in combattimento i missili di precisione PrSM lanciati dai sistemi missilistici M-142 HIMARS e i droni a basso costo LUCAS (Unmanned Combat Attack System).
Il missile balistico PrSM di Lockheed Martin è compatibile con i sistemi missilistici ad alta mobilità M-142, anch'essi impiegati nella regione. È in grado di colpire bersagli da 400 km di distanza.
I droni LUCAS, in stile kamikaze, da 35.000 dollari, sono basati sui droni iraniani Shahed con ala a delta: "Li abbiamo riportati in America, li abbiamo migliorati e li abbiamo lanciati contro l'Iran", ha dichiarato l'ammiraglio Brad Cooper, capo del Comando Centrale.
Ma la vera sorpresa è un’altra. Trump e il Pentagono si vantano di esercitare il controllo totale sul dominio aereo dimenticando che gli attuali sistemi militari non funzionano più come piattaforme d'arma isolate, ma come reti complesse di sensori, sistemi di comunicazione e capacità di intercettazione. I sistemi di difesa missilistica, ad esempio, sono in gran parte ciechi senza i loro radar e sensori di allerta precoce.
Se questi componenti vengono danneggiati o distrutti, l'intero sistema perde la sua efficacia operativa. E’ proprio qui che si è vista la strategia iraniana. Non lo scontro diretto, ma minare le debolezze strutturali dell'architettura militare americana in Medio Oriente: sistemi di allerta precoce e radar strategici, centri di comunicazione e trasmissione dati, sensori per sistemi di difesa, sensori per sistemi di difesa missilistica, infrastrutture delle basi militari americane.
Dai satelliti si possono vedere le immagini degli attacchi iraniani ai radar e sistemi di comunicazione americani nel Golfo dal Qatar gli Emirati Arabi Uniti, Kuwait e Giordania.
Il ruolo delle basi militari
Gli USA hanno sempre considerato le basi militari come strumenti di proiezione di potenza.
Sempre di più, per gli Stati che ospitano infrastrutture militari statunitensi, le basi sono diventate obiettivi strategici di alto valore, potenziali bersagli anche se non partecipano attivamente alle ostilità. L’Italia con il permesso dato agli USA di usare le basi in Veneto e in Sicilia è divenuta complice di questa guerra. La professoressa ordinaria di Diritto internazionale Micaela Frulli, e il giurista Francesco Salerno, sostengono che “consentire il sorvolo e l’uso delle basi rende l’Italia complice dell’aggressione. Inoltre il governo ha prospettato non solo il possibile invio di sistemi di difesa aerea per i Paesi del Golfo che ne hanno fatto richiesta (Qatar, Emirati e Kuwait), un pacchetto di aiuti che dovrebbe prevedere dispositivi anti-drone e strumenti antimissilistici come il sistema Samp T, ma anche quello di una fregata per difendere l’area dei Paesi del Golfo (decisione meglio se condivisa con altri paesi europei).
“Non difensibile siamo in guerra e non vogliamo entrare in guerra” ha dichiarato Meloni.
E con questa ennesima dichiarazione mostra la sua incoerenza, mancanza di trasparenza e senso della responsabilità politica. La sua strategia comunicativa, simile all'uso intensivo dei media di Trump, è tutta centrata sul divario fra le azioni intraprese e il vittimismo per gli insuccessi. Anche in presenza di guerre, sebbene miri a un'immagine pragmatica, adotta posizioni ambigue.
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