DESTINATO AI VILLAGGI RURALI DELL'HIMALAYA

Cucina solare a ottomila metri

I ricercatori del Mit (Massachusetts Institute of Technology) hanno realizzato un fornello super-economico alimentato con energia solare e destinato ai popoli poveri che vivono sugli altopiani di Tibet, Cina, India ed America del Sud.
25 luglio 2008
Nicola Bruno

Cucine solare ultraleggera

In molti villaggi del Tibet ci sono due modi per prepararsi un pasto: accendere un fuoco utilizzando la legna o lo sterco di yak come combustibile; ricorrere ai rudimentali fornelli di metallo ricoperti di specchi (molto diffusi anche in Africa). Entrambi questi metodi, però, comportano molti problemi per le popolazioni locali: il fumo del letame provoca seri danni ai polmoni; la legna è poco disponibile e sta portando a una lenta deforestazione; i fornelli sono molto pesanti e spesso causano seri incidenti durante la cottura.

IL FORNELLO DEL MIT - Dai laboratori del Massachusetts Institute of Technology è ora arrivata un'alternativa destinata a cambiare la vita di molte persone che vivono sull'Himalaya. Si tratta di un fornello solare che riesce a combinare un approccio più pulito all'ambiente e meno rischi per la salute di chi lo utilizza. Ideato insieme a un team di ricerca dell'università tibetana Qinghai Normal, ha una base di bambù e una superficie di lana di yak ricoperta da un filtro solare (il Mylar) in grado di catturare molto calore e così riscaldare velocemente gli alimenti o le pentole poggiate sopra. L'utilizzo di sostanze per lo più presenti in natura ha permesso di ridurre al minimo i costi (solo 17 dollari). Inoltre, rispetto ai fornelli rudimentali, ha due pregi fondamentali: è super-leggero (può essere quindi trasportato agevolmente dai pastori) e molto più stabile (resiste anche alle violenti sferzate di vento).

ECO-DESIGN - Il progetto del fornello solare è stato uno dei vincitori della recente Ideas Competition del Mit e ha subito attirato l'interesse dei produttori locali, che intendono commercializzarlo in Tibet dal prossimo anno. E c'è già chi pensa di esportarlo in analoghe zone elevate della Cina, dell'India e dell'America del Sud. Anche perché gli incidenti causati da metodi di cottura poco corretti sono all'ordine del giorno in tutti questi paesi. La World Health Organization ha calcolato che ogni anno 1,5 milioni di persone muoiono per malattie o incidenti causate da pratiche pericolose di cottura.

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