Il sogno dell'inventore del microcredito

Il grande sogno di Muhammad Yunus:
la povertà rinchiusa in un museo

Il «banchiere dei poveri» è in Italia per parlare della possibilità di aprire una filiale della Grameen Bank
22 marzo 2009
Paola Pica

Muhammad Yunus

«Relegheremo la povertà nei musei. Ce ne sarà uno in ogni Paese, ci porteremo i bambini in visita: resteranno orripilati scoprendo la condizione infame che così tanti essere umani hanno dovuto sopportare per così lungo tempo e condanneranno i loro progenitori che hanno permesso tutto ciò». E’ questo il primo dei «sogni a occhi aperti» di una lunga lista che Muhammad Yunus ha messo nero su bianco nel suo ultimo libro, «Un mondo senza povertà». Desideri che l’economista del Bangladesh e premio Nobel per la Pace 2006 vuole veder realizzati nei prossimi 40 anni. Tra questi ce ne uno che sembra già a portata di mano, è l’idea che a quanto pare sta conquistando imprenditori, multinazionali e filantropi in tutto il mondo: curare il capitalismo malato con dosi massicce di iniziativa economica con finalità sociali.

Di questo, Yunus, l’inventore del microcredito che tutti chiamano «il banchiere dei poveri», è venuto a parlare in Italia. L’economista ripercorrerà la storia della sua Grameen Bank (la banca «del villaggio») fondata nel 1977 per sostenere i poveri più poveri del Bengala, in particolare le donne, attraverso il microcredito senza garanzie. La Graamen, oggi diffusa in 57 Paesi, è diventata anche perno di un gruppo che va dalle telecomunicazioni alla sanità.
Yunus, avvicinato ieri al suo arrivo a Milano, ha confermato al Corriere le indiscrezioni che circolano sulla possibilità di aprire una filiale della Grameen Bank anche in Italia, dopo l’esperienza fatta in altri Paesi europei. «Ne stiamo discutendo, ci stiamo lavorando, speriamo di poter dire qualcosa a breve» ha affermato. Negli incontri di questi giorni tra Milano e Roma, Yunus promuoverà intanto il suo progetto di business sociale. «Un dollaro investito in un’impresa con finalità sociali - spiegherà tra le altre cose Yunus - è assai più efficace di un dollaro dato in beneficenza. Il dollaro dato in beneficenza viene consumato una sola volta, mentre quello investito in un’impresa continua a ripetere senza fine, come ogni altro capitale di impresa, il proprio ciclo produttivo creando benefici per un numero sempre crescente di persone».

L’impresa sociale è controllata da investitori privati, si muove nel libero mercato, senza perdite e senza massimizzare il profitto, al servizio del pianeta e delle persone. Qualche esempio? L’azienda che produce e vende prodotti alimentari di alta qualità ma a basso prezzo puntando a un mercato di bambini poveri e malnutriti, senza farvi incidere costi di pubblicità e di confezionamento. Quella che sviluppi sistemi di energia elettrica da fonti rinnovabili e li venda a un prezzo ragionevole a quelle comunità rurali che non sono allacciate alla rete elettrica. Quella che ricicla rifiuti, liquami e altri prodotti di scarto che altrimenti finirebbero a inquinare aree abitate da poveri. C’è anche un secondo «modello», quello di società orientate al profitto ma possedute e controllate da persone disagiate; qui la finalità sociale sta tutta nel fatto che i dividendi e l’incremento della capitalizzazione vanno direttamente a beneficio dei poveri. Come possono fare i poveri a compiere un passo del genere? Solo se qualcuno fa loro credito, soprattutto se micro e senza garanzie. Tutto dipende dall’idea che abbiamo dei poveri. Per Yunus sono come Bonsai, piante a tutti gli effetti con un vaso di ridotte dimensioni che non consente loro di crescere. Tutto quello che dobbiamo fare è dare terra.

Articoli correlati

  • Giuseppe Pinelli, il ferroviere di San Siro
    Pace
    Presentazione del Libro:

    Giuseppe Pinelli, il ferroviere di San Siro

    Dalla lotta partigiana al movimento anarchico e alla non violenza, Pino era un ottimista che viveva con entusiasmo quel tempo di speranze e di profondi cambiamenti. Con la sua tragica morte è diventato un simbolo dei diritti negati e dei connotati violenti che può assumere il potere
    13 gennaio 2019 - Laura Tussi
  • Archivio della Rivista Tempi di Fraternità
    Pace
    Da oggi è possibile leggere i numeri e i supplementi di Tempi di Fraternità dal 1994 al 2017

    Archivio della Rivista Tempi di Fraternità

    Tempi di Fraternità è un luogo di accoglienza, punto di riferimento, realtà molteplice di incontri e confronti, dialoghi, rapporti e progetti tra persone che credono nella laicità e nella parità tra donne e uomini
    2 gennaio 2019 - Laura Tussi
  • Gaia - La seconda via. Antifascismo e Nonviolenza
    Pace
    Recensione di Daniele Biacchessi su Gaia - Ecoistituto del Veneto Alex Langer

    Gaia - La seconda via. Antifascismo e Nonviolenza

    Libro di Alfonso Navarra e Laura Tussi. Prefazione di Adelmo Cervi. Contributi di Fabrizio Cracolici e Alessandro Marescotti. Mimesis Edizioni
    21 dicembre 2018 - Laura Tussi
  • Incontro: Sì-Amo l'Umanità
    Pace
    Su iniziativa della Associazione Chico Mendes e Disarmisti Esigenti

    Incontro: Sì-Amo l'Umanità

    In concomitanza con la mobilitazione internazionale contro le Grandi Opere Inutili e Nocive - TAV, TAP, TRIV, MUOS, F35, Ilva eccetera
    30 novembre 2018 - Laura Tussi
PeaceLink C.P. 2009 - 74100 Taranto (Italy) - CCP 13403746 - Sito realizzato con PhPeace 2.6.10 - Informativa sulla Privacy - Informativa sui cookies - Diritto di replica - Posta elettronica certificata (PEC)