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    La revisione di Bush è la bancarotta Usa

    Intervista allo storico americano Gabriel Kolko: «La non conoscenza degli avvenimenti dell'epoca e l'azzeramento del ruolo di Roosvelt, fanno delle parole di Bush una provocazione dannosa in primo luogo per l'America.Le parole di Bush sono uno scandalo. E' mai possibile che abbia il coraggio di simili accuse, con la guerra in Iraq che continua sotto i nostri occhi?»
    11 maggio 2005 - Patricio Lombroso
    Fonte: Il Manifesto


    «Le dichiarazioni di Bush ed il suo revisionismo storico su Yalta costituiscono uno scandalo. E' mai possibile che Bush abbia il coraggio di risfoderare con accuse gli accordi di Yalta, con quello che è sotto i nostri occhi in Iraq. Francamente dimostra soprattutto una totale mancanza di realtà politica rispetto a quello che accade nel mondo, e peraltro dimostra una assoluta e grossolana mancanza di sottigliezza politica. Una provocazione senza precedenti che rappresenta davvero la bancarotta della democrazia americana».

    E' con questo aspro commento che lo storico Gabriel Kolko, autore e saggista famoso - ha scritto «Limiti della superpotenza americana dal 1945 ad oggi», nonché «Un secolo di guerra» - nell'intervista a il manifesto denuncia le provocazioni è il caso di dire «storiche» di George W. Bush, nel suo incontro con Putin.

    Perché il revisionismo degli accordi di Yalta di Bush, che probabilmente non sa neppure dove sia sulla cartina geografica, costituisce un riferimento storico errato nella versione preparatagli dai suoi spreechwriters e soprattutto falso?

    Perché il contesto storico è cruciale. Assolutamente dimenticato da Bush. Era in atto una guerra contro la Germania. E non era ancora finita. Il contesto storico avrebbe dovuto fargli pensare che esisteva ancora in atto una guerra contro il Giappone. L'Unione sovietica non aveva ancora dichiarato guerra all'Impero giapponese. E gli Stati uniti di Roosevelt esercitavano pressioni su Stalin perché si decidesse a far questo.

    Il primo alleato dell'Asse a cadere è l'Italia. Gli americani avevano costituito una Commissione di controllo alleata, la quale non concedeva alcun diritto di consultazione né decisionale all'Unione sovietica. Questo venne discusso, chiaramente dai diplomatici dell'amministrazione Roosevelt, guidati da Harriman, quando gli Stati uniti si recarono a Mosca da Stalin. Nei colloqui venne reso chiaro a Stalin: noi alleati controlliamo l'Italia, l'Unione Sovietica avrà mano libera in Bulgaria, Romania e Ungheria. Queste decisioni vennero concordate fra Roosevelt e Stalin, nei mesi che precedettero gli accordi di Yalta. Nel dicembre 1944, gli inglesi ad Atene distrussero in un bagno di sangue le forze della resistenza greca. Gli Stati uniti volevano che Stalin partecipasse a questa operazione. La risposta pronta di Stalin fu chiara ed esplicita: la Grecia è teatro di guerra pertinente alla vostra sfera di influenza territoriale. Quando gli americani giunsero al tavolo degli accordi di Yalta sapevano bene che la guerra contro la Germania era ancora in atto. L'armata sovietica avanzava e sia gli americani che gli inglesi invece erano bloccati sul fronte europeo, in Belgio. Gli Stati uniti volevano inoltre ottenere da Stalin che, a conclusione della guerra in Europa, attaccasse il Giappone che impegnava in Asia duramente gli americani. Stalin accettò questo punto fondamentale della strategia favorevole alla superpotenza americana.

    Gli accordi di Yalta però non vennero definiti precisamente, fra sovietici e americani, per manovre di potere fra l'una e l'altra superpotenza?

    Gli accordi di Yalta, intenzionalmente, non dovevano precisare né delineare i limiti delle rispettive sfere di influenza di entrambe le superpotenze. In conclusione però, la non definizione dei limiti di potere favoriva gli Stati uniti. I punti precisi dell'accordo convenuto, sarebbero stati decisi, in seguito. Stalin intuì gli obiettivi della strategia di Roosevelt nel gioco degli equilibri di potere e li perseguì, assecondandoli.

    Perché Bush nel suo revisionismo storico su Yalta effettua una revisione storica persino del ruolo di Roosevelt?

    Bush ha rimesso in auge la vecchia e stantia retorica bottegaia con slogans che ci riportano a 40 anni fa. I repubblicani hanno sempre utilizzato negli ultimi 30 anni il revisionismo storico tipico della «guerra fredda». Bush utilizza tutte le frasi e la retorica ispiratagli dai suoi consiglieri «neoconservatori».

    Perché questa provocazione nei confronti di Putin, di cui hanno bisogno ora nella loro strategia di geopolitica in Medio Oriente, nella guerra in Iraq e per l'Iran?

    E' una provocazione scandalosa, antistorica. Il comunismo non esiste più da nessuna parte. E' una provocazione politica legata al potere della superpotenza americana di Bush. Miope per i nodi irrisolti nel mondo per gli Stati uniti.. La Russia è in possesso di un arsenale di armi nucleari ancora consistente. E, paradossalmente, piaccia o meno a Bush, in America Latina il controllo dell'Organizzazione degli Stati dellAmerica Latina è venuto meno. Preoccupano poi non poco la Cina e le altre forze dell'equilibrio del potere che coesistono nel mondo.

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