La mia obiezione di coscienza
Il mio nome e' Katherine Jashinki. Sono un soldato specializzato nella Guardia Nazionale del Texas. Sono nata a Milwaukee, nel Wisconsin, ed ho 22 anni. Quando mi sono diplomata alle superiori mi sono trasferita ad Austin, dove intendevo frequentare l'universita'. A 19 anni mi sono arruolata: quando lo feci credevo gia' che uccidere fosse immorale, ma pensavo pure che la guerra era una parte inevitabile dell'esistenza, una sorta di eccezione alla regola. Dopo l'arruolamento ho cominciato la lenta trasformazione verso l'essere un'adulta. Come molti adolescenti che lasciano la loro casa per la prima volta, ho attraversato un periodo di crescita e di ricerca. Ho incontrato molte nuove persone, e molte nuove idee, che hanno espanso grandemente le mie esperienze. Dopo aver letto i saggi di Bertrand Russel, ed aver viaggiato nel Pacifico del sud, ed aver parlato con persone di tutto il mondo, le mie convinzioni sull'umanita' e la relazione dell'umanita' con la guerra sono cambiate. Ho cominciato a vedere un quadro piu' ampio del mondo, ed ho cominciato a rivalutare quello che mi era stato insegnato sulla guerra quand'ero bambina. Ho sviluppato la convinzione che prendere la vita di un altro essere umano e' sbagliato sempre, non ci sono eccezioni. Allora sono stata capace di chiarire a me stessa chi sono e cosa sostengo. Cio' di cui ho piu' rispetto al mondo e' la vita, e non prendero' mai la vita di un'altra persona. Come altri hanno fede in Dio, io ho fede nell'umanita'. Sono profondamente convinta che le persone debbano risolvere i conflitti tramite una pacifica diplomazia e senza uso di violenza. La violenza genera solo altra violenza. Poiche' credo fortemente nella nonviolenza, non posso svolgere alcun ruolo nell'esercito. Ogni persona che sta nell'esercito, qualunque lavoro svolga, contribuisce alla pianificazione, alla preparazione ed all'implementazione della guerra. Per 18 mesi, mentre attendevo che mi venisse riconosciuto lo status di obiettrice di coscienza, io ho onorato gli impegni che avevo preso con l'esercito, ed ho fatto tutto cio' che mi chiedevano di fare. Ma domenica scorsa mi e' stato ordinato di recarmi qui a Fort Benning per essere addestrata alle armi, in preparazione al mio invio in zona di guerra. Ora io sono giunta al punto in cui devo decidere se scegliere il mio obbligo legale verso l'esercito o i miei piu' profondi valori morali. Voglio sia chiaro che non intendo comprometterli per alcuna ragione. Ho un obbligo morale non solo verso me stessa, ma verso il mondo intero, e cio' e' piu' importante di qualsiasi contratto. Sono arrivata ad avere le mie convinzioni con la riflessione personale, con lo studio intenso. Esse sono tutto cio' che io sono e tutto cio' per cui lotto. Dopo aver considerato gli effetti che la decisione da me presa avra' sul mio futuro e sulla mia famiglia, come la possibilita' di essere mandata in prigione, e l'inevitabile disprezzo e scherno che dovro' affrontare, io ora sono del tutto risoluta. Esercitero' il mio diritto legale di non usare un'arma, e di non partecipare alla guerra. Voglio essere congedata come obiettrice di coscienza, e mentre attendo il processo d'appello continuero' ad eseguire gli ordini che non entreranno in conflitto con la mia coscienza, sino a che il mio status non verra' definito. Sono preparata ad accettare le conseguenze dell'attenermi ai miei valori. Cio' che caratterizza un obiettore di coscienza e' la sua volonta' di affrontare le avversita' e di attenersi ai propri valori ad ogni costo. Non facciamo questo perche' sia facile, ne' perche' ci porti popolarita', ma perche' non possiamo fare altro.
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