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    Inchiesta sul caso Calipari: l'Italia si fa valere o no?

    E' sempre aperto lo "scontro" tra i risultati dell'inchiesta americana e quella italiana riguardo all'omicidio del funzionario del Sismi.
    14 febbraio 2006 - Tiziana Saracco

    Il 17 Gennaio la Procura di Roma ha chiuso l’inchiesta incaricata di far luce e di dare un nome al soldato americano che la sera del 4 marzo 2005 aprì il fuoco, uccidendo il funzionario del Sismi, Nicola Calipari, il quale era sulla macchina che stava trasportando la giornalista del “Manifesto”, libera da poche ore, all’aeroporto per tornare in Italia.

    Il marines accusato di omicidio volontario e di duplice tentato omicidio è Mario Lozano.

    Ora, quindi, si ha almeno un’idea della persona da interrogare per avere spiegazioni, ma le complicazioni non sono diminuite: il nostro “alleato” non ha mai risposto alle varie rogatorie avanzate ed inoltre può sempre proteggere i propri militari con la riserva di giurisdizione che impedisce che tribunali stranieri giudichino rappresentanti del proprio esercito.

    Rosa Villico, moglie di Nicola ha dichiarato “credo che la vicenda della morte di mio marito sia un nodo che vada risolto dalle autorità politiche del nostro Paese e che vada risolto in maniera più incisiva di come fino ad ora è stato fatto”.

    Il Vice Presidente del Consiglio e Ministro degli Esteri Gianfranco Fini, nel corso dell’incontro avvenuto col Segretario di Stato Americano Condoleezza Rice, il 23 Gennaio a Washington, ha sollevato la questione sostenendo che al riguardo “gli americani sanno perfettamente che in Italia la magistratura ha il dovere di accertare le responsabilità, ha il diritto-dovere di interrogare e di verificare eventuali responsabilità.”
    Qualche giorno dopo ha poi aggiunto “le autorità statunitensi fanno resistenza, fanno muro. Sono coscienti che è un problema, al tempo stesso difendono l’operato della loro Commissione” e “per noi ci sono delle responsabilità che devono essere definitivamente accertate e punite, per loro non ci sono responsabilità.”, motivando, così, la decisione di non sottoscrivere la dichiarazione congiunta conclusiva dell’inchiesta americana.

    Indubbiamente tale decisione è un fatto positivo, ma non basta!
    C’è bisogno di ottenere realmente ed effettivamente Giustizia, di sapere che l’assassino sia soggetto alla giusta condanna.

    In seguito anche alla diffusione di alcuni video che testimoniano abusi da parte di militari (questa volta sono i britannici) impegnati nell’occupazione irakena, invito ogni singolo cittadini ad impegnarsi affinché emerga la giustizia, che ultimamente è stata un po’ sopraffatta da interessi.
    D’altra parte la storia ci insegna che è proprio nei periodi più tenebrosi che nascono i presupposti per un risorgimento…basta saperli cogliere!

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