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    Una mossa che spiazzera' i suoi detrattori

    D'Alema al Quirinale? No, in Afghanistan al fianco dei nostri alpini

    Ancora soldati italiani caduti all'estero. Molti si chiedono che fare. Ritirarsi? No, amici, questo non è il momento di ritirarsi. Niente fughe, niente cedimenti. Occorrono saldi principi. Questo il Paese chiede. La nostra missione di civilta' non può arrestarsi. Occorre mandare persone fresche, decise, che credono nei principi. Uomini disposti a sacrificarsi.
    5 maggio 2006 - Alessandro Marescotti

    Non sappiamo se Massimo D'Alema ha fatto il servizio militare. Ma non bisogna scoraggiarsi: è uomo intelligente, determinato ed energico. Apprende subito. Sa adattarsi. In Afghanistan la sua tempra e il suo spirito di adattamento sarebbero preziosi. Lui è un leader. E ci andrebbe volentieri. Basta chiederlo con cortesia. Perché lui non si è mai tirato indietro. Non ha stantie pregiudiziali. In Kossovo è stato deciso, mai un dubbio, mai una lacrima. La guerra non lo ha spaventato. Perché lui è uno statista. E prenderà volentieri il posto dei soldati italiani caduti nell'adempimento della propria missione di pace.
    Al Quirinale Massimo del resto ci va di malavoglia. Lui - lo si legge sotto i baffi - è persona schiva e non ha alcuna attitudine a farsi largo. Non cede allo squallido arrivismo. Lui non somiglia ai soliti politici che si fregano la pagnotta o si aggrappano alla poltrona. No, lui no: preferisce dare l'esempio. E oggi occorre dimostrare con i fatti cosa deve fare un vero italiano. La pace nel mondo non si porta del resto solo con le bandiere arcobaleno. Massimo il fucile in mano lo avrebbe preso anche nel '68, certo erano altri tempi. Ma anche oggi non ha preclusioni ideologiche verso le armi quando si tratta di portare il vento della libertà. Le persone coerenti come lui, che credono nelle proprie idee, gli ideali li sanno mettere in pratica. E a volte la forza serve alle idee giuste, quelle in cui anche il nostro Massimo crede. Del resto ha diretto come pochi la guerra in Kossovo. E' morto anche qualche innocente, ma quanti ne ha salvati! E oggi in Kossovo la situazione è molto migliorata, c'è la pace e gli odi etnici sono un triste ricordo del passato. E allora andiamo avanti per questa strada: facciamolo partire per l'Afghanistan. Lui non lo dice, lui non vuole mettersi in mostra, lui non ama gli esibizionismi.
    Ma se è il Paese a chiederglielo allora non si tira indietro.
    E allora Massimo, mettiti lo zaino in spalla, come facevano i partigiani, e sacrificati per la Patria. Tu che ti dichiari così vicino ai soldati italiani all'estero: vai con loro, rincuorali. Dai il tuo prezioso contributo a quella missione di libertà che hai sempre votato e hai immancabilmente rifinanziato in Parlamento.
    Siamo sicuri che anche i tuoi più acerrimi nemici e le malelingue (che ti hanno bassamente criticato!) diranno anche loro che stai facendo finalmente una cosa giusta.

    E allora, Massimo, diventa un Presidente Alpino e vai in Afghanistan. Lo sappiamo, il tuo sguardo di statista va oltre il Colle del Quirinale ed è già là sui monti afghani al fianco dei nostri alpini.

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