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    Informazione o conoscenza?

    Nei regimi comunisti, per ovvi motivi, non c’è democrazia. Nei regimi fascisti, per altrettanto ovvi motivi, non c’è democrazia. Nei regimi capitalisti c’è democrazia?
    22 febbraio 2007 - Andrea Succi

    Nei regimi comunisti, per ovvi motivi, non c’è democrazia. Nei regimi fascisti, per altrettanto ovvi motivi, non c’è democrazia. Nei regimi capitalisti c’è democrazia? Perché dovrebbe esserci? Il principale paese capitalista, gli Stati Uniti d’America, sono un paese democratico. Anzi, sarebbe più giusto dire meritocratico, con tutti gli svantaggi che questa forma di potere, dal greco krátos, comporta.
    La meritocrazia va contro l’essenza dell’uomo, la sua ragione di vita, la forza del cuore. Inteso non solo come organo ma come insieme di qualità morali e fisiche che può conferire ad un uomo e che egli stesso può esprimere. Dico può perché non tutti gli esseri umani hanno la stessa capacità di esprimere al meglio le immense risorse nascoste all’interno dello scrigno cuore.
    Ecco perché la meritocrazia si mostra nel suo lato più povero e meno lungimirante. Ogni individuo, a prescindere da religione, colore di pelle o dialetto, che per una ragione qualsiasi, interna o esterna al suo volere, non dovesse essere in grado di offrire il meglio di sé, verrebbe automaticamente escluso dal potere del merito.
    È vero che non si può aspettare in eterno che tutti sappiano esaltare il proprio io, perché ciascuno ha suoi tempi, ma è altrettanto vero che sbagliare è umano e ritentar non nuoce.
    A favore della meritocrazia bisogna affermare che nasconde in sé almeno un aspetto assolutista e incontrovertibile. In ogni nucleo umano e animale si fa valere, rispettare, conoscere e apprezzare, viene quindi eletto a leader, chi è più. Più e basta. Ho detto chi è, non chi ha. Ecco perché una società meritocratica e capitalista allo stesso tempo è profondamente sbagliata e marcia fin dalle fondamenta.
    È la differenza neppure tanto sottile che passa tra i meriti materiali e immateriali. E qual è il merito più alto che la società capitalista premia?
    So perfettamente che la retorica è fine a se stessa e non oso essere tanto becero da travisare il sostanziale valore che il denaro ha nella società moderna, però ritengo che la strada da perseguire debba essere un’altra.
    Il capitalismo e la globalizzazione devono premiare e incentivare non solo l’intelligenza che genera denaro – che a volte è solo arrivismo e furbizia - ma anche altri tipi di intelligenza quali quella matematica, artistica, sociale etc.
    Non ho la presunzione di definire quale sia la miglior forma di governo perché questo dipende dal background storico e culturale di ogni società, ma sono sicuro che il sistema oligopolico dell’ informazione debba lasciar spazio allo scambio democratico di conoscenza.
    Il vocabolario Zingarelli riporta la seguente definizione di informazione:
    “Trasmissione o acquisizione di dati, elementi, notizie e simili. Notizia atta ad essere espressa in dati.”
    Il dizionario italiano ragionato aggiunge che “ è ugualmente pericolosa sia la politica di chi cerca di occultare o ritardare le informazioni (come è accaduto in occasione di incidenti nucleari) sia lo scatenarsi totale e arbitrario di notizie reali o presunte, con gli stravolgimenti e le deviazioni conseguenti dell’opinione pubblica”.
    La conoscenza invece, secondo il dir, consiste ne “l’acquisizione intellettuale o psicologica di qualunque aspetto della realtà. Cognizione, cultura, istruzione. Controllo delle proprie facoltà sensoriali e intellettuali. La conoscenza differenzia l’uomo da ogni altra forma vivente.”
    Il mondo degli scambi finanziari, la Borsa, si regge grazie ad un flusso, ad uno scambio continuo, e non di rado ad un’appropriazione indebita, di informazioni.
    Internet costituisce il più vasto lago di informazioni, l’enciclopedia più ampia che la Storia abbia mai partorito.
    Il mondo dello spionaggio considera l’informazione suo dogma incondizionato.
    Il tanto in voga “scontro di civiltà”, sbandierato quasi come una terza guerra mondiale, ha le sue radici nella superficiale conoscenza dell’altro e nel mancato interscambio di conoscenza.
    L’elevato tasso di analfabetismo di buona parte della popolazione mondiale altro non è che assenza di conoscenza.
    Ritengo più opportuno pensare a come perseguire l’interscambio di conoscenza piuttosto che dibattere sull’esportazione di una democrazia soltanto apparente.

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