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    Lavoro forzato per 12,3 milioni di persone 2,4 milioni sono state vendute e umiliate

    Ituc e Ilo iniziano oggi in Malaysia la prima conferenza interregionale. I tre quarti delle vittime vengono dall'Asia. Ma il problema è mondiale
    9 settembre 2007 - Antonella Giordano
    Fonte: Liberazione (http://www.liberazione.it)

    Sono i lavoratori migranti ad essere più colpiti dal lavoro forzato, è la mobilità il fattore più a rischio per il lavoro forzato.
    Parte oggi in Malaysia la prima conferenza inter-regionale sull' azione e le strategie del sindacato nel lavoro forzato e nel commercio. Il meeting è organizzato dall'Ituc (Confederazione Internazionale dei sindacati), in collaborazione con il programma azione speciale dell'Ilo (organizzazione Internazionale del lavoro) contro il lavoro forzato, con i lavoratori dell'ufficio Actrav (ufficio delle attività per i lavoratori) dell'Ilo e con l'Unione globale delle federazioni. L'obiettivo è quello di porre all'attenzione mondiale l'urgente questione del lavoro forzato, che costringe il lavoratore a prestare la sua opera sette giorni su sette, con una retribuzione minima o nulla. Nove milioni di persone, cioè i tre quarti delle vittime di questo pesante contro-effetto di un'incontrollata globalizzazione, vengono dal continente asiatico. Intere famiglie lavorano in condizioni inumane nelle zone agricole dell'Asia del Sud, bambini vengono trafficati nell'Africa occidentale, migliaia di uomini sono sfruttati nelle fazende brasiliane e tantissime donne esportate per schiavitù sessuale e domestica in Europa. L'Ituc, con la sua struttura istituzionale e le sue organizzazioni regionali, è molto attenta ai bisogni locali e domani presenterà l'abbozzo della sua strategia in cui è riservato un posto speciale alla Birmania, dove è il regime militare, noncurante della pressione internazionale, a violare per primo i diritti umani e sindacali dei lavoratori.
    Dalla convenzione numero 29 dell'Ilo si evince che almeno 12,3 milioni di persone lavorano in condizioni forzate, e che più di 2,4 milioni di queste vittime sono state vendute e sottoposte a coercizione fisica e psicologica. Sono costrette a lavorare in condizioni umilianti per pagare i debiti proibitivi ai loro "datori di lavoro". I lavoratori domestici, ad esempio, subiscono abusi, alcuni sono tenuti ancora in schiavitù; una minoranza significativa viene sfruttata dallo Stato in progetti pubblici, lavorando in condizioni terribili, indifferenti alla loro dignità umana. Oggi anche i Paesi industrializzati e sviluppati sono affetti da questo fenomeno realmente mondiale, strettamente connesso alla vulnerabilità dei lavoratori che migrano all'estero, ai quali viene trattenuto il documento di identità, usato come ricatto. Generalmente le agenzie fanno pagare ai lavoratori migranti delle tasse molto alte per trovargli un impiego, e, ancor prima che arrivino nel Paese ospitante, hanno già un grande debito da pagare. Lavoratori bulgari che trovano posto nell'assistenza sanitaria nel Regno Unito pagano prima di iniziare a lavorare circa 2mila sterline che vengono poi detratte dai loro stipendi con tassi di interesse molto alti.
    Circa il 20% di tutta la forza lavoro è un risultato del traffico e il 32% delle vittime sono utilizzate a fini di sfruttamento economico. Questo commercio ha un impatto di grandi dimensioni sul mercato del lavoro locale di entrambi i paesi: quello di origine e quello di destinazione del lavoratore. La presenza di vittime del lavoro forzato fa degenerare gli standard sociali, come i salari, la sicurezza e l'assistenza, con effetti negativi sull'intero mercato nazionale. I settori in cui viene impiegato il 64% di tutti i casi di lavoro forzato sono l'agricoltura, le costruzioni, il tessile.
    L'ultimo giorno della conferenza verranno scelte le priorità da trasformare in specifiche azioni e progetti, focalizzandosi su: organizzazione, campagne di comunicazione e informazione tra i vari paesi, monitoraggio, sostegno diretto alle vittime, al fine di formulare un piano di azione realistico per il biennio 2008-2009. Il sindacato è uno dei principali strumenti di denuncia e azione contro l'abuso e lo sfruttamento di molti lavoratori e può giocare un ruolo essenziale nell'abolizione del lavoro forzato. Dovrebbe sfruttare il suo accesso privilegiato ai lavoratori, le sue strutture internazionali e la sua esperienza nell'attuare e monitorare gli standard lavorativi per aiutare ad abolire ogni forma di lavoro forzato entro il 2015. "Molte organizzazioni sindacali - dice il segretario generale dell'Ituc, Guy Ryder - hanno già politiche, strategie e piani di azione in rapporto al lavoro minorile, ai lavoratori immigrati, ai lavoratori domestici e allo sfruttamento sessuale. Purtroppo non è ancora chiaro il collegamento tra queste questioni e quella del lavoro forzato. Questa conferenza - continua Ryder - vuole preparare una politica sindacale internazionale comprensiva e realistica e una strategia per combattere insieme il lavoro forzato e il commercio, inizialmente per i prossimi due anni".

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