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    Che cosa è Vangelo?

    29 gennaio 2008 - Enrico Peyretti

    Che cosa è Vangelo?

    (pubblicato in una prima edizione priva dell’ultimo paragrafo
    su Koinonia, koinoni@tin.it anno XXXII n. 2 febbraio 2008)

    Stavamo parlando, un giorno, della italiana “questione cattolica”, o “questione vaticana”, sulle frequenti pressioni congiunte delle due gerarchie, quella di vescovi credenti e quella di devoti atei, affinché le leggi italiane siano “cattoliche”. Uno di noi se ne uscì dicendo: «Così molti crederanno che il cristianesimo sia questo».
    Questa battuta mi è tornata in mente durante un’altra casuale conversazione, nel sentire ripetere il detto assai comune e diffuso: «Ognuno riceve quello che dà».
    Certo, questa è la legge del mondo. E anche – aggiungerei – riceve di meno e di peggio. Ma il Vangelo è vangelo perché afferma, propone e vive il contrario: «Ognuno dia di più e di meglio di ciò che riceve. Ognuno dia ciò che è necessario all’altro, anche senza aspettare il contraccambio. Ognuno dia bene quando riceve male». Questo è il cuore pratico del Vangelo. La salvezza concreta, nella vita quotidiana, è quando appare una giustizia più grande della giustizia calcolata; quando il bene supera il male, quando il male viene contraccambiato col bene, l’odio con l’amore, la violenza con la nonviolenza; e anche solo, modestamente, quando all’asprezza si risponde con la gentilezza.
    Riusciamo a viverlo poco, ahimè, certamente. Ma questa è la proposta di vita che Gesù Cristo ha lasciato, a chi riconosce in lui una vita vera. E non manca mai chi vive così, senza dare spettacolo. Sono i giusti, i miti e misericordiosi, che sostengono il mondo, lo trattengono dall’abisso.
    Ma chi ha accettato il mandato di ricordare e annunciare il Vangelo, cosa dice alla povera gente, frastornata dagli imperativi mondani? Predica il dono, oppure la regola? Il perdono, o la giustizia vendicativa? Insegna l’amore, o le piccole virtù? Annuncia il Vangelo, o la legge? La misericordia, o i sacrifici e il giudizio? La novità e la libertà, oppure la prudenza conforme al mondo? La testimonianza della coscienza, oppure l’imposizione per legge della mia convinzione? Mah!...
    Come mai il mondo, che non è soltanto il regno del diavolo, capì papa Giovanni (il prossimo 28 ottobre sono 50 anni dalla sua elezione), come mai sentì in lui la speranza e la gioia del vangelo, senza dover pagare scotti devozionali o politici al clero? Come mai la curia gli fu più avversaria del mondo intero? Non sarà per caso perché fu un uomo evangelico, e anche un papa cristiano?

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