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1964-2004

40 anni in prima linea

Quest'anno compie 40 anni Azione Nonviolenta, storica rivista fondata da Aldo Capitini. In questi decenni è stata il punto di riferimento del movimento pacifista italiano
7 febbraio 2004
Mao Valpiana
Fonte: Mao Valpiana - direttore di Azione Nonviolenta - 07 febbraio 2004

Quarant'anni. Un bel traguardo per Azione nonviolenta. Chissà se Capitini,
quando l'ha concepita, immaginava una vita così lunga per la rivista del
Movimento Nonviolento.
Il 1964 è l'anno della prima bomba atomica cinese e del primo bombardamento
aereo statunitense sul Vietnam. In Italia è l'anno del film di Pasolini
"Il Vangelo secondo Matteo". E' anche l'anno dei Beatles in America:
scoppia la beatlesmania, i quattro di Liverpool occupano tutti i primi
posti delle classifiche discografiche mondiali e da allora la musica e la
cultura giovanile non saranno più le stesse. Si preparavano le condizioni
per la rivoluzione del '68. Capitini percepiva questo fermento e scriveva:
"La violenza dell'autoritarismo dell'uomo sull'uomo, dello sfruttamento
dell'uomo sull'uomo, e la violenza dell'imperialismo e della guerra, sono
gli ostacoli che il progresso della storia deve oggi vincere, in una lotta
che è unica, e che porta alla liberazione di tutti. Ma se il metodo di tale
lotta sarà nonviolento la liberazione ci sarà fin da ora, per la serenità,
per la fratellanza umana, per l'apertura che vivremo nella lotta stessa".
Il sogno dei giovani di allora della fantasia al potere si è trasformato
nell'incubo degli anni di piombo. E poi il brusco risveglio in questi
quattro decenni il mondo è cambiato.
Ma la nonviolenza è cresciuta dai "favolosi anni '60" ad oggi. Finalmente
questa parola è entrata nel lessico comune. A volte viene usata in modo
strumentale, a volte distorto, ma non si può più prescindere da un
confronto con la nonviolenza. La voce del Papa grida "mai più guerra" e lo
fa richiamando la nonviolenza, sindacati e movimenti di base scendono in
piazza e rivendicano metodi di lotta nonviolenti, il movimento no global,
la rete lillipuziana e tutte le realtà religiose di base si interrogano
sulla nonviolenza. Anche tre partiti, con storie e orientamenti diversi,
come i radicali, i verdi, rifondazione, hanno fatto della nonviolenza una
opzione prioritaria. Naturalmente la stessa parola nonviolenza viene poi
declinata in mille modi diversi, a volte opposti. C'è chi arriva persino a
giustificare i bombardamenti nel nome della nonviolenza, chi assolve
l'intolleranza e la menzogna, chi la usa come sinonimo di democrazia, chi
ne fa un tutt'uno con il pacifismo generico, chi l'accetta solo come
tecnica e chi la rinvia all'aldilà. Ma nessuno più la deride o la ignora,
come avveniva quarant'anni fa quando il mondo si divideva e si confrontava
fra il comunismo e la libertà e Capitini cercava di costruire ponti fra
oriente ed occidente per "prendere il meglio dell'uno e dell'altro". Il
Muro di Berlino è stato abbattuto, mettendo a nudo tutte le nefandezze del
socialismo reale e nel contempo le atroci responsabilità del capitalismo
occidentale. Due imperi contrapposti. Uno è crollato con gran fragore,
lasciando sotto le macerie speranze e milioni di vite. L'altro è ancora in
piedi, forse agonizzante, ma continua a schiacciare speranze e vite. Morto
il comunismo, smascherato il liberismo, si affaccia all'alba del terzo
millennio la nonviolenza, come speranza di vita abbracciata da tanta gente.
Non è ancora un fenomeno di massa, di moltitudini. Non ci sono nazioni o
popoli interi che si ispirano ad essa. Sono ancora singoli individui, o
piccoli gruppi, o movimenti trasversali, ma è certo che la nonviolenza è
ormai la pietra angolare per milioni e milioni di persone che cercano un
mondo migliore. Piccoli produttori del sud del mondo, tantissimi
consumatori del nord, fedeli che ricercano le profonde radici nonviolente
del buddismo, del cristianesimo, dell'islam, giovani che riscoprono il
valore della solidarietà, amministratori pubblici che lavorano per la
tutela dell'ambiente, lavoratori che difendono il salario e la dignità del
lavoro.
Per celebrare i 40 anni di Azione nonviolenta abbiamo messo in cantiere per
la prossima primavera un convegno nazionale sul senso e la sfida di
proseguire il progetto lanciato da Capitini nel gennaio del 1964. Vogliamo
confrontarci con altre riviste e con giornalisti critici sul ruolo e le
difficoltà di fare informazione oggi.
In questo primo numero del quarantennale di Azione nonviolenta, rinnovato
nella grafica e aumentato nelle pagine, diamo spazio alla ricerca fatta da
alcuni giovani sull'attualità del pensiero capitiniano, e ad un saggio su
un aspetto non troppo conosciuto della sua opera, quello poetico.
Ai lettori che apprezzeranno questo lavoro chiediamo di impegnarsi ad
essere promotori della diffusione di Azione nonviolenta, trovare un nuovo
abbonato, collaborare attivamente alla crescita della rivista, strumento
fondamentale di azione del Movimento Nonviolento.

Note: "Deve esser chiaro che se il metodo nonviolento sembra talvolta ottenere più
lentamente i risultati e talvolta chiedere maggiori sacrifici, esso ha in sé
il compenso per tutto questo, perché è un metodo che sviluppa la gioia di
avvicinare di più agli esseri umani, che è cosa senz'altro positiva."
E se vogliamo la Pace vera, queste parole sono da scolpire nei nostri cuori ...
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