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24^ Domenica dell’anno – 2011 (A)

Chi perdona non opta solo per la nonviolenza, ma...

9 settembre 2011 - Giovanni Mazzillo
Fonte: don Giovanni Mazzillo - 09 settembre 2011

Chi perdona non solo opta per la nonviolenza, ma annuncia che un altro modo di capirsi e di vivere insieme è possibile: annuncia il Regno di Dio sulla terra”. Potrebbe essere condensata in questa frase la pagina del Vangelo di oggi. Gesù ci invita al perdono continuo e senza riserve, perché siamo tutti bisognosi di perdono. Il perdono è in Dio frutto della sua infinita generosità.

Scaturisce da una santità che non discrimina, ma che attrae con la forza dell’amore. La seconda lettura sembra offrirne la motivazione ultima, quando afferma che nessuno di noi vive per se stesso, né muore per se stesso. Vivere è pertanto relazionarsi con gli altri e perdonare non è semplicemente un espediente per ristabilire le relazioni interrotte, ma è prendere coscienza che siamo tutti debitori gli uni verso gli altri dei nostri beni, materiali e morali, e soprattutto del volerci bene.

 

PREGHIERA

Il tuo sogno più grande, Gesù, sembra essere stato il perdono.

Dono tu sei per natura, frutto eterno di un dono che mai cessa di essere tale,

e come dono e per-dono sei passato e ancora passi tra noi.

Se ricorderemo ciò che brilla nei tuoi occhi, non sapremo guardare con vendetta

in quelli di chi sta al nostro fianco;

se sentiremo ogni istante di essere accolti ed amati, già prima di perdonare

saremo stati conquistati dalla Grazia e dalla Misericordia.

Tu che sei Misericordia,

rendici accoglienti e benevoli sempre. Amen! (GM/11/09/11)

 

Lettera ai Romani (14,7-9) Fratelli, nessuno di noi vive per se stesso e nessuno muore per se stesso, perché se noi viviamo, viviamo per il Signore, se noi moriamo, moriamo per il Signore. Sia che viviamo, sia che moriamo, siamo del Signore. Per questo infatti Cristo è morto ed è ritornato alla vita: per essere il Signore dei morti e dei vivi.

 

Vangelo di Matteo (18,21-35) In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette. Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito. Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”. Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito. Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto. Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello».

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