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    Sputi in faccia a Pannella: non è questa la nostra nonviolenza

    Ci sono immagini a cui fa male assistere. Da ieri su You-tube circola un filmato prodotto dai Radicali che testimonia il trattamento riservato a Marco Pannella da alcuni partecipanti alla manifestazione romana degli Indignados di sabato scorso.
    17 ottobre 2011 - Vittorio Moccia

    Ci sono immagini a cui  fa male assistere. Da ieri su You-tube circola un filmato prodotto dai Radicali che testimonia il trattamento riservato a Marco Pannella da alcuni partecipanti alla manifestazione romana degli Indignados di sabato scorso.
    Quel filmato provoca un profondo disgusto; è una ferita per la coscienza di chi come noi da sempre crede nella risoluzione nonviolenta di qualsiasi conflitto.

    In quel video la memoria storica, soprattutto dei meno giovani, pare liquefatta: nessuno sembra ricordare le innumerevoli battaglie dell’anziano leader e del suo partito, pur tra non pochi errori di percorso, affinché si rendesse quest’Italia un po’ più moderna ed altruista: divorzio, fame nel mondo, problema delle carceri, diritti delle donne, diritti delle minoranze, lotta alla partitocrazia, lotte per la difesa dell’ambiente.

    La mancanza di rispetto per l’uomo anziano e la rabbia cieca fanno orrore: sembra di rivivere la stessa violenza dell’Italia di piazzale Loreto, che sputava in faccia a due morti impiccati.
    L’approccio verso l’avversario va oltre quanto di più violento e fascista si possa immaginare, lo stesso a cui ci hanno addestrato venti anni di culturalmente degradante monopolio televisivo o, ancora, le modalità di confronto di questa brutta e ignorante seconda repubblica: la capacità di ascolto e di comprensione delle ragioni dell’avversario tradotta sistematicamente nel tentativo di sopraffazione ed annientamento dello stesso, anche, se possibile, riorrendo ad ogni tipo di violenza.
    Ciò che più colpisce di quel filmato è l’agitarsi convulso di persone non giovani, una delle quali arriva perfino allo sputo, mentre alcuni, tra i più giovani, paiono meno aggressivi; qualcuno, incurante delle proteste, stringe perfino la mano al vecchio leader.

    Quale sarebbe l’errore dei Radicali? Quello di aver consegnato ancora una volta l’Italia nelle mani dell’egoarca, così come amava soprannominarlo D’Avanzo? O forse quello di aver sottolineato, con la propria presenza in aula, che quei cinque deputati non intendevano prestarsi al gioco della distinzione tra il letamaio di chi oggi governa ed il resto del parlamento, ovvero quella cosiddetta opposizione che, nella sua totale pochezza di idee e di azione, nella sua progressiva perdita di contatto con la società civile, ha condotto una gara dissennata allo smantellamento della nazione Italia, in nome di una bandiera riformista a volte anche peggiore del liberismo a cui si contrapponeva. Nulla da indignarsi dunque se alla fine l’Italia sia stata consegnata ed ormai congelata nelle mani di un manipolo di affaristi e di inetti.

    Oggi alcuni giornali di destra approfittano della vicenda Pannella per dimostrare che in fondo il popolo degli Indignados non è tanto diverso da quello dei caschi neri, sulla cui libertà di azione indisturbata, a nostro avviso, ci sarebbe da fare in altra sede un lungo ragionamento.
    Rispondiamo a questi giornali che come pacifisti, moltissimi dei quali presenti alla manifestazione di Roma, rivendichiamo con orgoglio la nostra posizione: quella di un popolo nonviolento, fatto da una cittadinanza attiva che vuole contare (come ha fatto sul tema dell’acqua), riprendendo in mano il timone della democrazia, senza violenze, senza aggressioni, senza sputi, senza vetrine rotte, sassi tirati o auto incendiate. Ma senza fare alcuno sconto a chi sta portando la nazione al baratro, con una colpa trasversale che parte da questo pessimo governo ma coinvolge una opposizione imbelle e per troppo tempo compiacente.

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