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    L'urgente necessità della nonviolenza

    Il Centro di Ricerca per la Pace di Viterbo ripropone una serie di materiali per formare le forze dell'ordine alla conoscenza e all'uso della nonviolenza.
    24 novembre 2012 - Centro di Ricerca per la Pace - Viterbo

    1. L'urgente necessita' di formare le forze dell'ordine alla
    conoscenza e all'uso della nonviolenza
    2. Ancora per la formazione delle forze dell'ordine alla conoscenza e
    all'uso della nonviolenza (2008)
    3. Per invigilare se stessi (2001)
    4. Alcuni elementi di informazione essenziali per la contestualizzazione (2001)
    5. Estratti da tre documenti a vari soggetti istituzionali (2000-2001)
    6. Una conferenza stampa del 6 dicembre 2001 al Senato della Repubblica
    7. Il testo del disegno di legge di iniziativa dei senatori Occhetto
    ed altri recante "Norme di principio e di indirizzo per l'istruzione,
    la formazione e l'aggiornamento del personale delle forze di polizia"
    (2001)
    8. Mohandas Gandhi: Una polizia nonviolenta

    1. L'URGENTE NECESSITA' DI FORMARE LE FORZE DELL'ORDINE ALLA
    CONOSCENZA E ALL'USO DELLA NONVIOLENZA

    Si ripropone l'urgente necessita' della formazione delle forze
    dell'ordine alla conoscenza e all'uso della nonviolenza.
    Riproponiamo i seguenti materiali.

    2. MATERIALI. ANCORA PER LA FORMAZIONE DELLE FORZE DELL'ORDINE ALLA
    CONOSCENZA E ALL'USO DELLA NONVIOLENZA (2008)

    Riproponiamo ancora una volta alcuni tra molti altri testi redatti e
    diffusi nel 2000 e nel 2001 concernenti la proposta della formazione
    delle forze dell'ordine alla conoscenza e all'uso della nonviolenza, e
    particolarmente il disegno di legge che tale proposta reca, e che
    sottoscritto e presentato da numerosi senatori e deputati nel 2001, da
    allora attende di divenire norma dello stato, una norma a nostro
    avviso utile, necessaria, urgente.
    Ma naturalmente l'iniziativa promossa dal "Centro di ricerca per la
    pace" di Viterbo nel 2000-2001 non solo alla realizzazione di una
    legge ad hoc mirava, ma anche alla diffusione subito di esperienze di
    formazione alla nonviolenza nei corpi di polizia di dimensione
    nazionale ed in quelli locali. Qualcosa da allora e' stato fatto
    (meritoria quant'altre mai e' ad esempio l'iniziativa condotta dal
    professor Andrea Cozzo dell'Universita' di Palermo), ma molto,
    moltissimo e' ancora da fare. Ed e' utile, necessario, urgente fare.
    Ripresentando oggi alcuni materiali risalenti a ormai non pochi anni
    fa, intendiamo anche riprendere e riproporre quella proposta,
    quell'iniziativa, quell'esigenza. Di civilta'.

    3. MATERIALI. PER INVIGILARE SE STESSI (2001)

    La proposta di un atto legislativo (o amministrativo, o regolamentare)
    che istituisca una specifica formazione e addestramento alla
    nonviolenza per tutto il personale delle forze dell'ordine e' una
    urgente necessita'.
    Gli operatori delle forze dell'ordine hanno nel nostro paese il
    compito istituzionale di difendere la sicurezza pubblica: e quindi
    l'incolumita' e la dignita' e i diritti di tutte le persone (si noti:
    tutte le persone, non solo i cittadini italiani), poiche' questa e' la
    legalita' in uno stato di diritto, poiche' questo e' scritto nella
    Costituzione della Repubblica Italiana, fondamento del nostro
    ordinamento giuridico.
    Gli operatori delle forze dell'ordine si trovano a svolgere un compito
    delicato e difficile: contrastare i poteri criminali (e sappiamo
    quanto le mafie nel nostro paese siano potenti e feroci), garantire le
    condizioni per una civile convivenza, far rispettare le leggi vigenti.
    Occorre che abbiano gli strumenti teorici (i saperi: anche quelli
    assiologici ed ermeneutici) ed operativi (dall'organizzazione alle
    metodologie, dalle strategie alle risorse materiali) necessari.
    Tra questi strumenti la formazione e l'addestramento ai criteri, i
    metodi, le tecniche e le strategie elaborate dalla teoria-prassi
    nonviolenta sono di fondamentale importanza.
    I valori morali, le analisi psicologiche e sociologiche, le
    acquisizioni teoretiche, gli strumenti ermeneutici, le modalita'
    comunicative e relazionali, il bagaglio operativo e la memoria storica
    della riflessione nonviolenta costituiscono una "cassetta degli
    attrezzi" che ogni operatore sociale (e quindi, e soprattutto, anche
    quegli operatori sociali che agiscono nel campo della difesa dei
    diritti e della sicurezza pubblica) dovrebbe avere a disposizione;
    dovrebbero essere un retroterra condiviso, un curriculum formativo
    comune per tutti gli attori della scena pubblica.
    La nonviolenza si insegna: non si tratta di richiedere una fede, ma di
    far conoscere teorie, metodologie, esperienze che hanno una lunga
    storia e una sistemazione scientifica notevoli. Da Mohandas Gandhi a
    Aldo Capitini a Ernesto Balducci, da Johan Galtung a Giuliano Pontara
    a Gene Sharp, da Martin Luther King a Danilo Dolci a Giuseppe Giovanni
    Lanza del Vasto, da Alberto L'Abate a Hildegard Goss-Mayr a Jean Marie
    Muller, da Hannah Arendt a Franco Basaglia ad Hans Jonas, da Nanni
    Salio a Enrico Peyretti ad Alessandro Zanotelli, da Ivan Illich a
    Susan George a Vandana Shiva, vi sono molteplici esperienze e
    riflessioni che possono e devono essere valorizzate e condivise,
    studiate e discusse, apprese e utilizzate.
    E dunque per formare e addestrare le forze dell'ordine (e sarebbe
    bene, certo, tutti i cittadini) alla conoscenza e all'uso degli
    strumenti teorici e pratici della nonviolenza si faccia subito un
    provvedimento; noi riteniamo che dovrebbe essere una legge: ma che sia
    legge, che sia decreto, che sia regolamento, che sia atto
    amministrativo, quel che piu' conta e' che si faccia subito e subito
    abbia applicazione.
    Poi magari ci sara' lo stesso il teppista che si copre di una divisa
    per dar sfogo alla sua brutalita' (il quale, ovviamente, va
    individuato e punito come tutti coloro che delinquono); ma ci sara'
    una grandissima parte di operatori della sicurezza pubblica che
    saranno persone piu' mature e piu' consapevoli, piu' qualificate e
    piu' responsabili, piu' adeguate al loro compito istituzionale. E
    tutti staremo meglio.

    4. MATERIALI. ALCUNI ELEMENTI DI INFORMAZIONE ESSENZIALI PER LA
    CONTESTUALIZZAZIONE (2001)

    A. La nonviolenza nella legislazione e nella storia d'Italia
    La nonviolenza nel corpus legislativo italiano
    Nella legislazione italiana il termine, ed il concetto, di
    "nonviolenza" e' entrato relativamente tardi: con la legge 8 luglio
    1998, n. 230, che all'art. 8, comma 2, lettera e) attribuisce
    all'Ufficio nazionale per il servizio civile presso la Presidenza del
    Consiglio dei Ministri il compito di "predisporre, d'intesa con il
    Dipartimento per il coordinamento della protezione civile, forme di
    ricerca e di sperimentazione di difesa civile non armata e
    nonviolenta".
    In realta' gia' da molti anni erano stati effettualmente accolti
    termini ed esperienze sovente fortemente connessi alla teoria e prassi
    della nonviolenza, come ad esempio attesta la legislazione che dal
    1972 con la legge n. 772 riconosceva e recepiva l'obiezione di
    coscienza al servizio militare e disponeva il servizio civile
    alternativo; inoltre gia' nel dettato costituzionale, come hanno
    rilevato autorevoli commentatori, vi sono le fondamenta di un
    orientamento tendenzialmente nonviolento e comunque una legittimazione
    piena di tale prospettiva.
    E del resto analogo orientamento e' possibile leggere in autorevoli
    documenti internazionali: come la Carta delle Nazioni Unite, e la
    Dichiarazione universale dei diritti umani.
    *
    La nonviolenza nella ricerca accademica e nelle agenzie formative
    Nella ricerca accademica e nelle agenzie formative ormai da decenni la
    nonviolenza e' un tema rilevante. E' cosi' a livello internazionale (a
    partire dalle attivita' di peace research promosse dall'Onu), ed e'
    cosi' anche in Italia, in cui lo studio della nonviolenza e la
    formazione ai valori, alle tecniche e alle strategie della nonviolenza
    costituiscono esperienze consolidate sia in ambito accademico che in
    ambito piu' generalmente istituzionale che nell'alveo delle esperienze
    dell'associazionismo democratico, delle agenzie formative, delle
    variegate formazioni in cui si articola la societa' civile e
    particolarmente l'impegno sociale e civile.
    *
    La nonviolenza nella cultura e nella storia d'Italia
    Del resto nella cultura e nella storia d'Italia la nonviolenza e'
    radicata in esperienze e riflessioni che risalgono ad esempio fino
    alla proposta di vita e di pensiero di Francesco d'Assisi.
    E nel Novecento un illustre filosofo e pedagogista italiano, Aldo
    Capitini, ha dato un contributo di riflessione e di proposta di enorme
    rilevanza a livello internazionale; cosi' come Giuseppe Giovanni Lanza
    del Vasto (che di Gandhi fu direttamente discepolo); cosi' come Danilo
    Dolci: personalita' italiane che a livello internazionale sono tra le
    figure piu' note e piu' luminose della nonviolenza. Ad Aldo Capitini
    risale altresi' la coniazione del termine stesso "nonviolenza".
    Peraltro in Italia anche la figura di Gandhi fu conosciuta con
    relativa tempestivita': anche grazie alla sua visita nel nostro paese
    nel 1931, ed alla pubblicazione nello stesso anno dell'edizione
    italiana della sua autobiografia con prefazione di Giovanni Gentile;
    ed alla nonviolenza si ispirarono alcune delle figure piu' nobili e
    delle attivita' piu' profonde e luminose dell'opposizione alla
    dittatura fascista.
    *
    Per una definizione critica e pluridimensionale della nonviolenza
    I. Il termine "nonviolenza", distinto dalla locuzione "non violenza"
    La parola "nonviolenza" e' stata coniata dal filosofo ed educatore
    italiano Aldo Capitini (1899-1968) e traduce i due termini creati da
    Mohandas Gandhi (1869-1948) per definire la sua proposta
    teorico-pratica: "ahimsa" e "satyagraha".
    La parola "nonviolenza" designa un concetto del tutto distinto dalla
    semplice locuzione "non violenza" o "non-violenza"; la locuzione "non
    violenza" infatti indica la mera astensione dalla violenza (ed in
    quanto tale puo' comprendere anche la passivita', la fuga, la
    rassegnazione, la vilta', l'indifferenza, la complicita', l'omissione
    di soccorso); il concetto di "nonviolenza" afferma invece
    l'opposizione alla violenza come impegno attivo e affermazione di
    responsabilita'.
    Infatti i due termini usati da Gandhi, che il termine capitiniano di
    "nonviolenza" unifica e traduce, hanno un campo semantico ampio ma
    molto forte e ben caratterizzato: "ahimsa" significa "contrario della
    violenza", "negazione assoluta della violenza", quindi "opposizione
    alla violenza fino alla radice di essa"; "satyagraha" significa
    "adesione al vero, contatto con il bene, forza della verita',
    vicinanza all'essere, coesione essenziale".
    II. La nonviolenza non e' un'ideologia
    La "nonviolenza" quindi e' un concetto che indica la scelta e l'mpegno
    di un intervento attivo contro la violenza, la sopraffazione,
    l'ingiustizia (non solo quella dispiegata e flagrante, ma anche quella
    cristallizzata e camuffata, quella acuta e quella cronica, quella
    immediata e quella strutturale).
    La nonviolenza non e' un'ideologia ne' una fede: ci si puo' accostare
    alla nonviolenza a partire da diverse ideologie e da diverse fedi
    religiose e naturalmente mantenendo quei convincimenti. Ad esempio nel
    corso dello scorso secolo vi sono stati uomini e donne che si sono
    accostati alla nonviolenza aderendo a fedi diverse: induista,
    cristiana, buddhista, islamica, ebraica, altre ancora, o anche non
    aderendo ad alcuna fede. Ugualmente vi sono stati uomini e donne che
    si sono accostati alla nonviolenza aderendo a ideologie diverse:
    liberali, socialiste (nelle varie articolazioni di questo concetto
    teorico e movimento storico), patriottiche, internazionaliste,
    democratiche in senso lato.
    III. La nonviolenza e' una teoria-prassi sperimentale e aperta
    La nonviolenza infatti e' una teoria-prassi, ovvero un insieme di
    riflessioni ed esperienze, creativa, sperimentale, aperta. Non
    dogmatica, non autoritaria, ma che invita alla responsabilita'
    personale nel riflettere e nell'agire.
    IV. La nonviolenza e' un concetto pluridimensionale
    Molti equivoci intorno alla nonviolenza nascono dal fatto che essa e'
    un concetto a molte dimensioni, cosicche' talvolta chi si appropria di
    una sola di queste dimensioni qualifica la sua collocazione e il suo
    agire come "nonviolenti", in realta' commettendo un errore e una
    mistificazione, poiche' si da' nonviolenza solo nella compresenza
    delle varie sue dimensioni (ovviamente, e' comunque positivo che
    soggetti diversi conoscano e accolgano anche soltanto alcuni aspetti
    della nonviolenza, ma questo non li autorizza a dichiarare di
    praticare la nonviolenza).
    Proviamo a indicare alcune delle dimensioni fondamentali della nonviolenza:
    - la nonviolenza e' un insieme di ragionamenti e valori morali;
    - la nonviolenza e' un insieme di tecniche comunicative, relazionali,
    deliberative, organizzative e di azione;
    - la nonviolenza e' un insieme di strategie di intervento sociale e di
    gestione dei conflitti;
    - la nonviolenza e' un progetto sociale di convivenza affermatrice
    della dignita' di tutti gli esseri umani;
    - la nonviolenza e' un insieme di analisi e proposte logiche,
    psicologiche, sociologiche, economiche, politiche ed antropologiche.
    Come si vede, lo studio della nonviolenza implica la coscienza della
    pluridimensionalita' di essa, delle sue articolazioni, delle sue
    implicazioni.
    Ed anche del fatto che essa implica saldezza sui principi ed insieme
    un atteggamento ricettivo, critico, sperimentale, aperto; che non ha
    soluzioni preconfezionate ma richiede ogni volta nella situazione
    concreta un riflettere e un agire contestuale, critico e creativo.
    *
    B. Formazione del personale delle forze dell'ordine e ordinamento giuridico
    - I percorsi formativi del personale delle forze dell'ordine
    Attualmente le forze dell'ordine in Italia sono articolate in diversi
    corpi, con statuti specifici ed organizzazioni interne peculiari. Tale
    situazione si riflette anche sui percorsi formativi ed addestrativi.
    - La Costituzione come fondamento dell'ordinamento giuridico
    Ma fondamento unitario di tutti i percorsi formativi e' e deve essere
    il riferimento alla Costituzione della Repubblica Italiana su cui si
    incardina tutto il sistema legislativo ed istituzionale italiano e si
    basa il nostro ordinamento giuridico.
    - Ordine pubblico, legalita', democrazia
    E quindi in uno stato di diritto, in un paese democratico come
    l'Italia, la funzione dello Stato preposta all'ordine pubblico e'
    vincolata all'affermazione della legalita', alla difesa della
    democrazia, alla promozione della sicurezza, dell'incolumita' e dei
    diritti delle persone che nel territorio italiano si trovino.
    - Pubblica sicurezza, diritti umani
    Sempre piu' la riflessione giuridica contemporanea ha evidenziato il
    nesso inscindibile tra sicurezza pubblica e diritti umani, diritti che
    sono propri di ogni essere umano e che per essere inverati abbisognano
    di un impegno positivo delle funzioni pubbliche.
    - Necessita' di una piu' adeguata formazione delle forze dell'ordine
    Si evince pertanto la necessita' di una sempre piu' adeguata
    formazione del personale delle forze dell'ordine ordinata
    all'espletamento piu' coerente ed efficace dei compiti che inverino le
    finalita' dalla Costituzione enunciate nell'ambito delle specifiche
    funzioni, modalita' ed aree di intervento. A tal fine la formazione
    alla conoscenza e all'uso dei valori, delle tecniche e delle strategie
    della nonviolenza si dimostra di estrema utilita'.
    *
    C. Esperienze di riferimento in Italia, in Europa e nel mondo
    - Esperienze di formazione alla nonviolenza delle forze dell'ordine
    gia' svolte ed in corso in Italia
    Anche in Italia da anni in vari luoghi e contesti si sperimentano gia'
    percorsi formativi alla conoscenza e all'uso dei valori, delle
    tecniche e delle strategie dalla nonviolenza di personale preposto
    alla sicurezza pubblica.
    - Riflessioni ed esperienze in altri paesi europei
    In altri paesi europei la riflessione e le esperienze in tal senso
    sono sovente assai rilevanti, come si evince dal dibattito in merito.
    - Esperienze internazionali di riferimento
    Infine si consideri come a livello internazionale vi siano ormai
    molteplici e qualificatissime esperienze storiche, di grande rilievo
    anche sul piano giuridico, con particolar riferimento a situazioni di
    partenza decisamente assai critiche.
    Si pensi ad esempio al caso del Nicaragua in cui dopo la fine della
    dittatura somozista si pose il problema di rieducare il personale dei
    corpi speciali della dittatura (spesso bambini che erano stati ridotti
    a feroci bruti); o al caso straordinario del Sud Africa, in cui la
    "Commissione nazionale per la verita' e la riconciliazione",
    presieduta dal Premio Nobel Desmond Tutu, ha indicato una via di
    grande interesse e profonda originalita' per uscire da una situazione
    tremenda come quella ereditata dal regime dell'apartheid.
    *
    D. Ambiti formativi in cui si fa gia' ampio uso dei valori e delle
    tecniche della nonviolenza
    Segnaliamo infine, come mera elencazione, alcuni ambiti in cui da
    molti anni esiste ormai una lunga ed ampia tradizione di studi e di
    esperienze formative e addestrative alla conoscenza e all'uso della
    nonviolenza.
    Questa tradizione ha diverse esplicazioni: in sede di istituzioni
    sovranazionali; in sede di istituzioni nazionali; in sede di
    istituzioni locali; in sede universitaria; in sede scolastica; in sede
    di altre agenzie formative; in sede di enti assistenziali, sociali,
    sanitari, di protezione civile; in sede di enti di servizio civile; in
    sede di associazionismo democratico; in sede di formazione ed
    aggiornamento nel management; in sede di agenzie informative; in sede
    di intervento psicoterapeutico; in sede di training sportivo; in sede
    di facilitazione in consessi deliberativi; in sede di promozione e
    coordinamento di campagne sociali.
    Gli esempi sono infiniti: si va dalla formazione ad altissima
    qualificazione del personale specializzato in interventi di
    peace-keeping a livello internazionale (in primo luogo dell'Onu); alle
    cattedre e ai dipartimenti universitari di peace-research; fino alla
    formazione dei giovani in servizio civile.
    Analogamente esempi attuativi e fonti normative e regolamentari di
    riferimento gia' esistono a tutti i livelli, sia in campo
    internazionale che per quel che concerne specificamente l'Italia.
    Esistono anche ricognizioni di istituti di ricerca specializzati in
    ambito istituzionale e accademico; una pregevole raccolta di dati e'
    stata recentemente pubblicata dal Movimento Internazionale della
    Riconciliazione (Mir) di Padova, ed e' disponibile sulla rete
    telematica pacifista Peacelink.

    5. MATERIALI. ESTRATTI DA TRE DOCUMENTI A VARI SOGGETTI ISTITUZIONALI
    (2000-2001)

    Documento 1. Da una lettera del "Centro di ricerca per la pace" di
    Viterbo a vari parlamentari del 24 luglio 2000:
    Gia' mesi addietro, in una lettera inviata ad alcune figure
    istituzionali locali, proponevamo ad esse "di voler promuovere un
    corso di formazione ai valori ed alle tecniche della nonviolenza per
    tutto il personale preposto alla pubblica sicurezza".
    E gia' cola' chiarivamo che "la nonviolenza non e' passivita', ma
    contrasto efficace ed opposizione integrale alla violenza; e le sue
    specifiche tecniche comunicative, di accostamento psicologico, di
    interpretazione sociologica e di intervento sociale, costituiscono
    strumenti sia di formazione morale e intellettuale di se stessi, sia
    di interazione adeguata e costruttiva con gli altri; particolarmente
    in situazioni di conflitto, di tensione e di crisi le tecniche della
    nonviolenza sono di grandissima utilita', e pressoche' insostituibili.
    E' evidente la necessita' che particolarmente coloro che svolgono il
    delicatissimo e difficilissimo compito di contrastare crimine e
    violenza, di promuovere e difendere con la legalita' la serenita' e il
    benessere di tutti, devono avere conoscenze e capacita' tali da saper
    intervenire adeguatamente in primo luogo in aiuto di chi e' in
    difficolta'.
    Conoscere le tecniche della nonviolenza, ed essere addestrati al loro
    uso, significa avere a disposizione una strumentazione interpretativa
    ed operativa di grande valore ed efficacia.
    Contrastare la violenza significa contrastare effettivamente ed
    efficacemente il crimine (che sulla violenza si fonda), significa
    altresi' garantire autentica sicurezza, che solo puo' nascere dal
    rispetto piu' scrupoloso dei diritti della persona, di ogni persona,
    dal rispetto e dalla promozione della dignita' umana, dall'aiuto a chi
    di aiuto ha bisogno".
    E' nostra ferma convinzione che la conoscenza della nonviolenza, dei
    suoi valori, delle sue tecniche, delle sue strategie di intervento
    comunicativo, sociale, solidale e umanizzante, sia indispensabile per
    ogni operatore pubblico e soprattutto per quelli addetti alla
    sicurezza ed alla protezione dei diritti.
    Naturalmente non si tratta di "convertire" delle persone, bensi':
    - in primo luogo, di mettere a disposizione strumenti interpretativi
    ed operativi adeguati per agire in modo costantemente legale, efficace
    e rispettoso della dignita' umana nello svolgimento delle proprie
    mansioni;
    - in secondo luogo, di fornire agli operatori addetti al controllo del
    territorio ed alla protezione dei diritti, un quadro di riferimento
    categoriale ed applicativo coerente con la Costituzione, e quindi con
    la fonte stessa della legalita' nel nostro paese; e con la
    Dichiarazione universale dei diritti umani, che costituisce un comune
    orizzonte di riferimento per le codificazioni giuridiche e le prassi
    amministrative dei paesi democratici;
    - in terzo luogo, di offrire un'occasione di riflessione sulle
    dinamiche relazionali e sulle strategie operative e cooperative nel
    rapporto interpersonale e particolarmente nel conflitto con la persona
    o le persone nei cui confronti si interviene e con cui quindi si
    interagisce;
    - in quarto luogo di mettere a disposizione indicazioni utili ad un
    approfondimento delle problematiche non solo giuridiche, procedurali,
    amministrative e tecniche, ma anche psicologiche, sociologiche,
    comunicative e antropologico-culturali connesse ed implicate
    dall'attivita' che si svolge.
    I valori teoretici, le strategie d'intervento e le tecniche operative
    della nonviolenza, e quindi l'educazione e l'addestramento ad essi ed
    esse, costituiscono una opportunita' formativa che a nostro parere
    sarebbe necessario ed urgente che entrasse nel bagaglio di conoscenze,
    nei curricula studiorum e nell'addestramento di tutti gli operatori
    addetti alla sicurezza pubblica.
    *
    Documento 2. Da una lettera del "Centro di ricerca per la pace" di
    Viterbo al Ministro dell'Interno del 25 luglio 2000:
    - La nonviolenza, intervento attivo per promuovere diritti e dignita' di tutti
    La nonviolenza e' il portato delle scelte assiologiche e
    giuriscostituenti inscritte nei principi fondamentali della
    Costituzione della Repubblica Italiana.
    La nonviolenza e' l'applicazione dei princìpi etici e giuridici
    promulgati dalla Dichiarazione universale dei diritti umani.
    La nonviolenza e' proposta operativa fondamentale e fondante per la
    civile convivenza in un'epoca, come quella attuale, di grandi
    conflitti, di grandi opportunita' evolutive come di immani pericoli di
    regresso e catastrofe.
    La nonviolenza ovviamente non e' passivita', ma opposizione alla
    violenza la piu' nitida, intransigente ed efficace; non e' un
    sottrarsi ai conflitti ed alle situazioni di crisi, ma un farvi fronte
    e gestirli con chiaroveggenza ed energia affinche' essi producano
    acclaramento e ricomposizione, evolvano in esiti di maggiore
    giustizia, di maggiore umanizzazione; la nonviolenza non e'
    contemplazione atterrita o inerme ritrarsi, ma presenza viva e
    operante per affermare sempre ed ovunque, e quindi in primo luogo ove
    piu' occorra, la dignita' della persona e i diritti umani; la
    nonviolenza e' il dispiegarsi del principio di legalita' in quanto
    esso fonda la convivenza e difende e promuove i diritti di tutti.
    - Una proposta pratica: formare e addestrare tutto il personale
    addetto alla pubblica sicurezza ai valori, le strategie e le tecniche
    della nonviolenza
    E' necessario che tutto il personale addetto alla pubblica sicurezza
    conosca e sia in grado di utilizzare nello svolgimento delle sue
    mansioni le tecniche, le strategie, i valori, e dunque le acquisizioni
    e gli strumenti conoscitivi, ermeneutici ed operativi della
    nonviolenza.
    E' infatti assai penoso che proprio le persone che, per il lavoro di
    altissima responsabilita' che svolgono, piu' hanno bisogno di disporre
    di una formazione, un addestramento ed una strumentazione (teorica ed
    applicativa) adeguati a difendere e promuovere sicurezza, convivenza,
    rispetto dei diritti delle persone tutte, proprio queste persone siano
    private di una opportunita' formativa massimamente adeguata
    all'incombenza che la legge e le istituzioni loro attribuiscono.
    E' assurdo che proprio quegli operatori dei pubblici servizi che
    devono intervenire in situazioni di massima crisi ed emergenza, non
    abbiano a disposizione gli strumenti piu' adatti alla bisogna: le
    tecniche operative, le strategie comunicative, gli strumenti
    interpretativi, i valori di riferimento che la nonviolenza propone.
    E', quello qui segnalato, un paradosso gravido di conseguenze
    pericolose: e' un paradosso che deve cessare. Si ponga rimedio
    istituendo al piu' presto la prassi e l'obbligatorieta' della
    formazione e dell'addestramento alla nonviolenza per tutti gli
    operatori addetti alla sicurezza pubblica.
    Beninteso: questa non e' una panacea, ma senza ombra di dubbio
    costituirebbe un contributo di grande valore e di sicura utilita'.
    - Benefiche ricadute
    Non vi e' dubbio, infatti, che la formazione e l'addestramento alla
    nonviolenza per il personale addetto alla difesa e promozione della
    sicurezza e dei diritti di tutti avrebbe immediati effetti benefici
    sia per i lavoratori destinatari di tale formazione e addestramento,
    sia per gli utenti tutti del loro intervento, includendo tra gli
    utenti anche le persone oggetto dei loro interventi: persone che anche
    quando commettono crimini e pertanto debbono essere perseguite e
    punite ai sensi di legge, restano comunque esseri umani ed in quanto
    tali non possono essere fatti oggetto di trattamenti degradanti, di
    minacce, di violenze e lesioni.
    La Costituzione e' chiara: "La Repubblica riconosce e garantisce i
    diritti inviolabili dell'uomo" (art. 2); non sono ammessi "trattamenti
    contrari al senso di umanita'" (art. 27, comma secondo); e naturamente
    "non e' ammessa la pena di morte" (art. 27, comma quarto).
    La nonviolenza, e' una constatazione empirica e non un'asserzione
    ideologica o fideistica, degnifica le parsone che vengono in contatto
    con essa; la conoscenza della nonviolenza, dei suoi valori e concetti,
    come delle sue strategie comunicative e delle sue tecniche
    relazionali, umanizza le persone e i rapporti, adegua l'agire a valori
    e fini che sono quelli fondanti la civilta' giuridica, che sono quelli
    sanciti dalla Costituzione, che sono i valori ed i fini che rendono
    degna la vita e civile la convivenza.
    A tutti andrebbe garantita, fin dalle scuole di base, la conoscenza e
    la formazione alla nonviolenza; ebbene, che si cominci intanto a
    mettere questo patrimonio di risorse a disposizione almeno di chi, per
    il lavoro che svolge, piu' ne ha bisogno.
    Che le istituzioni democratiche si adoperino affinche' proprio nelle
    situazioni in cui di contrastare la violenza si tratta, si abbia a
    disposizione la ricchezza di strumenti teorici e pratici che la
    nonviolenza offre.
    *
    Documento 3. Da una lettera del "Centro di ricerca per la pace" di
    Viterbo al Presidente della Repubblica del 24 luglio 2001:
    Che tutti gli operatori delle forze dell'ordine, cui incombe il
    gravoso ed importantissimo impegno di difendere la sicurezza pubblica,
    l'incolumita' delle persone, la legalita', siano specificamente
    formati e addestrati alla conoscenza e all'uso dei valori, delle
    tecniche e delle strategie di comunicazione e di intervento della
    nonviolenza.
    Data la delicatezza del servizio pubblico dalle forze dell'ordine
    prestato, e dato che esse per funzione istituzionale si trovano
    sovente ad agire in situazioni fortemente critiche e d'emergenza, e'
    assolutamente necessario che la formazione e l'addestramento del
    personale in esse impiegato prevedano anche questa grande risorsa che
    e' la conoscenza e la capacita' di applicazione di tecniche
    comunicative e relazionali, di strategie di intervento e di
    interpretazione, di solido radicamento in fondamentali valori
    giuridici e morali, tecniche, strategie e valori che la teoria-prassi
    della nonviolenza nel corso della storia ha esplorato, elaborato,
    tematizzato, sperimentato e che mette a disposizione di tutti gli
    operatori sociali, come di tutti gli esseri umani.
    In Italia esistono esperienze formative alla nonviolenza, tradizioni
    culturali della nonviolenza, illustri studiosi ed educatori alla
    nonviolenza (sia in ambito accademico che nel servizio sociale), che
    possono essere adeguatamente valorizzati a tal fine.
    Tra le esperienze formative vi sono prestigiose ed ormai consolidate
    tradizioni di corsi tenuti in universita', in scuole, in istituzioni,
    in enti di servizio sociale e di servizio civile, in tante sedi
    dell'associazionismo democratico e della societa' civile.
    Tra le tradizioni culturali della nonviolenza in Italia bastera'
    ricordare la riflessione e la proposta di Aldo Capitini, con il suo
    richiamo a Francesco d'Assisi, a Giuseppe Mazzini, a Mohandas Gandhi;
    le esperienze e riflessioni di Danilo Dolci ed il suo straordinario
    intervento sociale e lavoro maieutico; ed ancora le cospicue ricerche
    di Guido Calogero e Norberto Bobbio; l'esperienza di don Lorenzo
    Milani; l'elaborazione di Ernesto Balducci, e molte altre figure
    esemplari si potrebbero citare tra quanti nel nostro paese hanno dato
    un grande contributo alla promozione della teoria e della pratica
    della nonviolenza.
    Tra gli studiosi, formatori ed educatori oggi attivi in Italia vi sono
    prestigiose figure accademiche come Alberto L'Abate, Antonino Drago,
    Giuliana Martirani, Giuliano Pontara, Giovanni Salio, Giovanni Scotto
    e molti, molti altri illustri docenti e ricercatori, riconosciuti ed
    apprezzati a livello internazionale.
    Ebbene, poiche' queste risorse esistono e sono dunque a disposizione,
    che siano valorizzate al fine indicato.

    6. MATERIALI. UNA CONFERENZA STAMPA DEL 6 DICEMBRE 2001 AL SENATO
    DELLA REPUBBLICA

    Si e' svolta oggi la conferenza stampa di presentazione della proposta
    di legge per la formazione delle forze dell'ordine alla nonviolenza.
    Si e' svolta oggi, giovedi' 6 dicembre 2001, presso la Sala Rossa del
    Senato della Repubblica a Roma, la conferenza stampa di presentazione
    pubblica della proposta di legge recante "Norme di principio e di
    indirizzo per l'istruzione, la formazione e l'aggiornamento delle
    forze di polizia" che ha come primo firmatario il senatore Achille
    Occhetto ed e' stata sottoscritta da vari parlamentari di diverse
    forze politiche; e' la proposta di legge che prevede la formazione e
    l'addestramento delle forze dell'ordine alla conoscenza e all'uso dei
    valori, delle tecniche e delle strategie della nonviolenza.
    *
    Resoconto della conferenza stampa
    La conferenza stampa e' stata presieduta dal senatore Cesare Salvi,
    vicepresidente del Senato della Repubblica.
    Il senatore Achille Occhetto ha illustrato la proposta di legge,
    ricostruendone le motivazioni ed analizzando il contesto attuale.
    Il senatore Guido Calvi ha definito la proposta di legge come un atto
    di civilta' ed ha evidenziato come essa affermi il principio della
    legalita'.
    Il regista Citto Maselli e' intervenuto anche a nome degli altri
    registi cinematografici presenti (tra cui alcuni veri e propri
    monumenti viventi della cultura italiana come Mario Monicelli e Gillo
    Pontecorvo).
    Il responsabile del "Centro di ricerca per la pace" di Viterbo Peppe
    Sini ha ricostruito la genesi della proposta, il coinvolgimento nella
    elaborazione e discussione preliminare di tante associazioni (in primo
    luogo numerose associazioni sindacali e cuturali delle forze di
    polizia), istituzioni, movimenti nonviolenti, e di illustri studiosi
    di fama internazionale. Una proposta di legge "per" e non "contro";
    una proposta di legge utile alle forze dell'ordine, utile alla
    legalita', utile alla sicurezza pubblica ed al rispetto e alla
    promozione dei diritti umani.
    Il senatore Francesco Martone ha inquadrato l'iniziativa nell'ambito
    di un piu' ampio impegno per la democrazia e la legalita'.
    Il senatore Luigi Malabarba ha analizzato l'importanza dell'iniziativa
    anche in relazione a rilevanti vicende politiche, sociali e culturali
    odierne.
    Il senatore Vittorio Parola, una figura tra le piu' qualificate
    dell'impegno democratico e della societa' civile, ha sottolineato
    l'importanza della scelta della nonviolenza come risorsa per la
    societa'.
    La conferenza stampa e' stata un'occasione di riflessione
    particolarmente rilevante; la partecipazione e' stata ampia ed assai
    qualificata.
    Tra i presenti alla conferenza segnaliamo anche la senatrice Tana De
    Zulueta ed altri parlamentari; una figura storica del movimento
    sindacale di polizia come il dottor Delfino Santaniello; l'onorevole
    Franco Grillini, una delle figure piu' rilevanti della societa'
    civile; il sociologo Maurizio Fiasco, profondo studioso dei temi della
    sicurezza pubblica; personalita' della cultura come i registi
    cinematografici Mario Monicelli, Gillo Pontecorvo, Daniele Segre.
    Alla conferenza sono pervenuti messaggi di saluto da parte di illustri
    studiosi e rappresentanti della cultura e dell'impegno nonviolento,
    come il professor Alberto L'Abate, il peace-researcher Giovanni
    Scotto, il direttore di "Azione Nonviolenta" Mao Valpiana.
    *
    Una riflessione del responsabile del "Centro di ricerca per la pace" di Viterbo
    Il responsabile del "Centro di ricerca per la pace" di Viterbo (la
    struttura pacifista nonviolenta che da oltre un anno ha promosso
    l'iniziativa), commentando la presentazione della proposta di legge,
    ha sottolineato che la nonviolenza e' una grande risorsa per la
    democrazia, la legalita', i diritti umani; ed oggi piu' che mai vi e'
    bisogno dell'impegno di tutti in difesa ed a promozione della
    legalita', della democrazia, dei diritti umani.
    Sini ha inoltre evidenziato come la proposta di legge vuole mettere a
    disposizione di tutto il personale delle forze dell'ordine i valori e
    gli strumenti teorici e pratici della nonviolenza; proprio perche' le
    forze dell'ordine svolgono una funzione decisiva di difesa della
    sicurezza pubblica, di tutela della legalita', di garanzia del
    rispetto dei diritti di tutte le persone, cosi' come prevede
    l'ordinamento vigente, e' utile e necessario che possano disporre di
    una formazione che permetta di avvalersi delle grandi risorse della
    nonviolenza sul piano formativo, comunicativo, relazionale ed
    operativo.
    Il responsabile della struttura pacifista promotrice dell'iniziativa
    auspica che alla proposta di legge si associno tutti i parlamentari di
    qualunque schieramento politico che vogliano essere fedeli al dettato
    costituzionale, ed impegnarsi per la legalita', la democrazia e la
    difesa e promozione della sicurezza pubblica e dei diritti umani.
    Peppe Sini segnala altresi' come gia' alcune istituzioni abbiano
    iniziato con i propri corpi di polizia locale la sperimentazione della
    formazione alla nonviolenza: ad esempio il Comune di Milano, che
    prevede la formazione alla nonviolenza dei vigili urbani, con la
    supervisione della professoressa Marianella Sclavi.
    Il "Centro di ricerca per la pace" di Viterbo ha promosso anche un
    appello a tutti gli enti locali affinche' sostengano la proposta di
    legge e realizzino la formazione alla nonviolenza dei corpi di polizia
    locale (ad esempio i corpi di polizia municipale).

    7. MATERIALI. IL TESTO DEL DISEGNO DI LEGGE DI INIZIATIVA DEI SENATORI
    OCCHETTO ED ALTRI RECANTE "NORME DI PRINCIPIO E DI INDIRIZZO PER
    L'ISTRUZIONE, LA FORMAZIONE E L'AGGIORNAMENTO DEL PERSONALE DELLE
    FORZE DI POLIZIA" (2001)

    Articolo 1 (Norme di principio)
    1. L'istruzione, la formazione e l'aggiornamento professionale del
    personale delle forze di polizia indicate all'articolo 16 della legge
    1 aprile 1981, n. 121 e successive modificazioni e integrazioni, sono
    svolte mediante programmi ed attivita' didattiche coerentemente
    ispirati ai valori della Costituzione della Repubblica con particolare
    riferimento agli articoli 2 e 27 e ai principi contenuti nella "Carta
    dei Diritti fondamentali" dell'Unione Europea.
    *
    Articolo 2 (Direttive del Ministro dell'Interno)
    1. Il Ministro dell'Interno, nelle sue attribuzioni di responsabile
    della tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica e di autorita'
    nazionale di pubblica sicurezza,
    - impartisce annualmente le direttive generali per l'attivita'
    d'istruzione, formazione e aggiornamento svolte dal sistema degli
    Istituti e delle Accademie delle forze di polizia introducendo le
    metodologie didattiche piu' idonee ad elevare la conoscenza e l'uso
    dei valori, delle tecniche, delle modalita' di servizio e delle
    strategie della nonviolenza;
    - fissa gli obiettivi generali da raggiungere sia annualmente e sia
    nell'intero ciclo d'istruzione;
    - vigila sugli indirizzi didattici e verifica la qualita' degli
    interventi formativi realizzati, relativamente alla promozione della
    coscienza civica e al rigoroso apprendimento di una deontologia
    professionale che sia conforme alle funzioni difensive e nonviolente
    delle forze dell'ordine;
    - fissa la durata inderogabile dei corsi di istruzione per le varie
    qualifiche del personale di nuova assunzione in servizio;
    - si avvale della consulenza di docenti e ricercatori esperti in
    materia di formazione alla nonviolenza e dei responsabili delle
    strutture formative e addestrative attualmente operanti nelle forze
    dell'ordine sia per l'approntamento della specifica normativa che per
    la qualificazione dei docenti.
    *
    Articolo 3 (Relazione annuale sull'attivita' d'istruzione, formazione
    e aggiornamento)
    1. Il Ministro dell'Interno inoltra annualmente alle Camere, prima
    della scadenza dei termini di presentazione della Legge Finanziaria e
    della Legge di Bilancio, una particolareggiata relazione
    sull'attivita' svolta dal sistema degli istituti d'istruzione delle
    forze di polizia, nella quale siano esposti:
    - gli obiettivi didattici formulati all'inizio dell'anno di gestione;
    - gli indirizzi seguiti per il miglioramento continuo della
    preparazione professionale, nei profili deontologico-valoriale,
    tecnico operativo e gestionale;
    - i modelli di valutazione adottati sia per la programmazione
    scientifico-didattica e sia per la verifica dei risultati;
    - i risultati raggiunti in termini di preparazione del personale delle
    forze di polizia di ogni ordine e grado ed in termini di miglioramento
    qualitativo delle metodologie e delle tecniche di insegnamento, ivi
    comprese metodologie di servizio nonviolento;
    - gli obiettivi didattici per l'anno successivo e i programmi di
    studio e di ricerca previsti a supporto dell'attivita' degli istituti
    e del miglioramento continuo della qualita' dei curricula formativi.
    2. La relazione, trasmessa ai Presidenti della Camera e del Senato, e'
    inoltrata al Comitato di cui al successivo articolo 4 della presente
    legge.
    *
    Articolo 4 (Comitato parlamentare per l'istruzione, la formazione e
    l'aggiornamento professionale del personale delle forze di polizia)
    1. Ai fini della promozione degli indirizzi formativi ispirati al
    miglioramento continuo della qualita' delle forze di polizia, e'
    istituito il Comitato parlamentare per l'istruzione, la formazione e
    l'aggiornamento professionale del personale delle forze di polizia.
    2. Il Comitato e' composto da cinque deputati e da cinque senatori,
    nominati dai Presidenti della Camera e del Senato, sentiti i
    Presidenti dei Gruppi Parlamentari.
    3. Il Comitato
    - elegge al suo interno il Presidente e resta in carica per tutta la
    legislatura;
    - svolge approfondimenti conoscitivi, mediante audizioni e sopralluoghi;
    - discute e valuta la relazione annuale del Ministro dell'Interno, di
    cui all'articolo 3 della presente legge;
    - trasmette semestralmente una nota e annualmente una relazione su
    quanto emerso dai relativi lavori alle Commissioni Affari
    Costituzionali della Camera dei Deputati e del Senato della
    Repubblica.
    4. Il Comitato, ogni qualvolta si renda opportuno acquisire elementi e
    valutazioni, delibera di audire il Ministro dell'Interno, o il
    Sottosegretario di Stato delegato, i responsabili delle forze di
    polizia e chiunque altri ricopra un incarico istituzionale nel campo
    dell'istruzione del personale delle forze di polizia.
    *
    Articolo 5 (Copertura finanziaria)
    1. Agli oneri derivanti dall'attuazione della presente legge valutati
    complessivamente in ventimila milioni si provvede mediante l'utilizzo
    del fondo di riserva per le spese impreviste per l'anno 2001.
    *
    Articolo 6 (Entrata in vigore)
    1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello
    della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
    Italiana.

    8. MATERIALI. MOHANDAS GANDHI: UNA POLIZIA NONVIOLENTA
    [Il breve brano seguente abbiamo ripreso da Mohandas Gandhi, Teoria e
    pratica della nonviolenza, Einaudi, Torino 1973, 1996, p. 144; e' un
    estratto da un articolo pubblicato su "Harijan" del primo settembre
    1940.
    Mohandas K. Gandhi e' stato della nonviolenza il piu' grande e
    profondo pensatore e operatore, cercatore e scopritore; e il fondatore
    della nonviolenza come proposta d'intervento politico e sociale e
    principio d'organizzazione sociale e politica, come progetto di
    liberazione e di convivenza. Nato a Portbandar in India nel 1869,
    studi legali a Londra, avvocato, nel 1893 in Sud Africa, qui divenne
    il leader della lotta contro la discriminazione degli immigrati
    indiani ed elaboro' le tecniche della nonviolenza. Nel 1915 torno' in
    India e divenne uno dei leader del Partito del Congresso che si
    batteva per la liberazione dal colonialismo britannico. Guido' grandi
    lotte politiche e sociali affinando sempre piu' la teoria-prassi
    nonviolenta e sviluppando precise proposte di organizzazione economica
    e sociale in direzione solidale ed egualitaria. Fu assassinato il 30
    gennaio del 1948. Sono tanti i meriti ed e' tale la grandezza di
    quest'uomo che una volta di piu' occorre ricordare che non va
    mitizzato, e che quindi non vanno occultati limiti, contraddizioni, ed
    alcuni aspetti discutibili - che pure vi sono - della sua figura,
    della sua riflessione, della sua opera. Opere di Gandhi:  essendo
    Gandhi un organizzatore, un giornalista, un politico, un avvocato, un
    uomo d'azione, oltre che una natura profondamente religiosa, i suoi
    scritti devono sempre essere contestualizzati per non fraintenderli;
    Gandhi considerava la sua riflessione in continuo sviluppo, e alla sua
    autobiografia diede significativamente il titolo Storia dei miei
    esperimenti con la verita'. In italiano l'antologia migliore e' Teoria
    e pratica della nonviolenza, Einaudi; si vedano anche: La forza della
    verita', vol. I, Sonda; Villaggio e autonomia, Lef; l'autobiografia
    tradotta col titolo La mia vita per la liberta', Newton Compton; La
    resistenza nonviolenta, Newton Compton; Civilta' occidentale e
    rinascita dell'India, Movimento Nonviolento (traduzione del
    fondamentale libro di Gandhi: Hind Swaraj; ora disponibile anche in
    nuova traduzione col titolo Vi spiego i mali della civilta' moderna,
    Gandhi Edizioni); La cura della natura, Lef; Una guerra senza
    violenza, Lef (traduzione del primo, e fondamentale, libro di Gandhi:
    Satyagraha in South Africa). Altri volumi sono stati pubblicati da
    Comunita': la nota e discutibile raccolta di frammenti Antiche come le
    montagne; da Sellerio: Tempio di verita'; da Newton Compton: e tra
    essi segnaliamo particolarmente Il mio credo, il mio pensiero, e La
    voce della verita'; Feltrinelli ha recentemente pubblicato l'antologia
    Per la pace, curata e introdotta da Thomas Merton. Altri volumi ancora
    sono stati pubblicati dagli stessi e da altri editori. I materiali
    della drammatica polemica tra Gandhi, Martin Buber e Judah L. Magnes
    sono stati pubblicati sotto il titolo complessivo Devono gli ebrei
    farsi massacrare?, in "Micromega" n. 2 del 1991 (e per un acuto
    commento si veda il saggio in proposito nel libro di Giuliano Pontara,
    Guerre, disobbedienza civile, nonviolenza, Edizioni Gruppo Abele,
    Torino 1996). Opere su Gandhi: tra le biografie cfr. B. R. Nanda,
    Gandhi il mahatma, Mondadori; il recente accurato lavoro di Judith M.
    Brown, Gandhi, Il Mulino; il recentissimo libro di Yogesh Chadha,
    Gandhi, Mondadori, e quello di Christine Jordis, Gandhi, Feltrinelli.
    Tra gli studi cfr. Johan Galtung, Gandhi oggi, Edizioni Gruppo Abele;
    Icilio Vecchiotti, Che cosa ha veramente detto Gandhi, Ubaldini; ed i
    volumi di Gianni Sofri: Gandhi e Tolstoj, Il Mulino (in collaborazione
    con Pier Cesare Bori); Gandhi in Italia, Il Mulino; Gandhi e l'India,
    Giunti. Cfr. inoltre: Dennis Dalton, Gandhi, il Mahatma. Il potere
    della nonviolenza, Ecig. Una importante testimonianza e' quella di
    Vinoba, Gandhi, la via del maestro, Paoline. Per la bibliografia cfr.
    anche Gabriele Rossi (a cura di), Mahatma Gandhi; materiali esistenti
    nelle biblioteche di Bologna, Comune di Bologna. Altri libri
    particolarmente utili disponibili in italiano sono quelli di Lanza del
    Vasto, William L. Shirer, Ignatius Jesudasan, George Woodcock, Giorgio
    Borsa, Enrica Collotti Pischel, Louis Fischer. Un'agile introduzione
    e' quella di Ernesto Balducci, Gandhi, Edizioni cultura della pace.
    Una interessante sintesi e' quella di Giulio Girardi, Riscoprire
    Gandhi, Anterem, Roma 1999; tra le piu' recenti pubblicazioni
    segnaliamo le seguenti: Antonio Vigilante, Il pensiero nonviolento.
    Una introduzione, Edizioni del Rosone, Foggia 2004; Mark
    Juergensmeyer, Come Gandhi, Laterza, Roma-Bari 2004; Roberto Mancini,
    L'amore politico, Cittadella, Assisi 2005; Enrico Peyretti,
    Esperimenti con la verita'. Saggezza e politica di Gandhi, Pazzini,
    Villa Verucchio (Rimini) 2005; Fulvio Cesare Manara, Una forza che da'
    vita. Ricominciare con Gandhi in un'eta' di terrorismi, Unicopli,
    Milano 2006; Giuliano Pontara, L'antibarbarie. La concezione
    etico-politica di Gandhi e il XXI secolo, Ega, Torino 2006]

    Io ho ammesso che anche in uno stato nonviolento potrebbe essere
    necessaria una forza di polizia. Questo, lo confesso, e' un sintomo
    dell'imperfezione del mio ahimsa. Non ho il coraggio di affermare che
    potremo fare a meno di una forza di polizia come lo affermo riguardo
    all'esercito. Naturalmente posso immaginare, e immagino uno stato nel
    quale la polizia non sara' necessaria; ma se riusciremo a realizzarlo
    o meno soltanto il futuro potra' deciderlo.
    La polizia che io concepisco tuttavia sara' di tipo totalmente diverso
    da quella oggi esistente. Le sue file saranno composte da seguaci
    della nonviolenza. Questi saranno i servitori e non i padroni del
    popolo. Il popolo dara' loro spontaneamente tutto il suo aiuto, e
    grazie alla reciproca collaborazione, essi saranno in grado di far
    fronte con facilita' ai disordini, che saranno peraltro in continua
    diminuzione. La forza di polizia disporra' di alcune armi, ma ne fara'
    uso solo raramente, se non addirittura affatto. Di fatto i poliziotti
    saranno dei riformatori.

    * * *

    Il "Centro di ricerca per la pace" di Viterbo

    Viterbo, 21 novembre 2012

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