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    In 161nei caschi blu.

    Onu, e l'Italia diserta

    In queste settimane abbiamo assistito alla farsa di coloro che hanno affermato di essere contrari alla missione in Iraq e favorevoli alle altre, perché missioni Onu. E per questo non hanno detto no in Parlamento. Quest'articolo dimostra come l'Onu non manca solo in Iraq. E adesso? Come giustificare quel comportamento?
    21 marzo 2004 - Daniele Scaglione
    Fonte: sito web di Vita - http://www.vita.it
    Vita n° 11 del 19 marzo 2004

    «No alla missione in Iraq, sì a quelle sotto l'egida dell'Onu». Chi promuove questo slogan ritiene che la partecipazione alla guerra di Blair e Bush, in quanto non approvata dall'Onu, sia da interrompere al più presto, mentre le altre debbano continuare, perché sarebbero legittimate dal Palazzo di Vetro. In realtà, se una missione sia “buona” o “cattiva” dovrebbe essere valutato a seconda di ciò che realizza sul campo: in Somalia i soldati italiani sono andati per conto dell'Onu ma non è il caso di andarne fieri. Purtroppo avere informazioni su cosa facciano i nostri militari all'estero non è semplice: le autorità di governo se la cavano a suon di formulette (“soldati di pace” oppure “soldati pacificatori, non pacifisti”). Restano le testimonianze di operatori umanitari, che generalmente parlano di soldati italiani che dimostrano buon senso, ma sono informazioni incomplete. Ma il fatto più importante, sottaciuto in modo abbastanza sorprendente, è che la stragrande maggioranza dei nostri soldati all'estero non sono impegnati attraverso l'Onu. Sul sito del ministero della Difesa si legge che i militari italiani impegnati oltremare sarebbero 7mila. Eppure sul sito dell'Onu si scopre che i caschi blu provenienti dall'Italia sono solo 161! Gli altri attualmente partecipano, oltre a quelle in Iraq e Afghanistan, a missioni come quelle in Bosnia, in Kosovo, in Macedonia. Che si tratti di operazioni in qualche misura armonizzate con le Nazioni Unite è vero, ma che siano sotto la loro egida è falso. Basti pensare al Kosovo. Il 10 giugno 1999 il Consiglio di Sicurezza istituì la missione Unmik, che avrebbe dovuto prendere il posto della Kfor, guidata dalla Nato. Ma l'avvicendamento non avvenne, perché gli stessi governi che approvarono la missione Onu non gli diedero i 6mila caschi blu promessi.
    I Paesi più ricchi invocano l'Onu a ogni pie' sospinto, ma a darle un concreto sostegno non ci pensano affatto. Le operazioni di peacekeeping si fanno grazie ai soldati di India, Pakistan, Bangladesh. Per numero di soldati forniti all'Onu, l'Italia si colloca al 46° posto. Una seria battaglia su questo tema forse potrebbe usare come slogan «Sì ai caschi blu, no a qualsiasi altra missione».

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