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“Come si possono manipolare oggi i pacifisti”

Prima puntata di "Progressisti in Divisa": Ricordare il 19 marzo 2011... per non riviverlo

14 luglio 2013 - Laura Tussi

Dal libro di Patrick Boylan: "Pacifisti in divisa"

 

Per non essere condannati a rivivere la nostra storia recente, sforziamoci di ricordarcela.  Così inizia il primo (brevissimo) capitolo del nuovo ebook di Patrick Boylan, Progressisti in divisa, appena recensita  http://www.peacelink.it/pace/a/38740.html  su PeaceLink e che MegaChip pubblicherà a puntate, capitolo per capitolo.

Nel primo capitolo Boylan ci invita a ripercorrere gli eventi di febbraio-marzo di due anni fa – quelli che ci hanno portato ad reclamare e poi a sostenere i bombardamenti franco-britannico-americani della Libia iniziati il 19.3.2011.  Anzi, non solo franco-britannico-americani: sappiamo oggi che l'aviazione italiana ha compiuto 450 (quattrocentocinquanta!) raid sulla Siria, lanciando 710 bombe e missili, e quindi ha contribuito in maniera significativa http://www.peacelink.it/disarmo/a/35334.html al bilancio finale.

E qual'è stato quel bilancio?  Abbiamo salvati i 1000 ribelli di Bengasi e deposto il dittatore Gheddafi, certamente, ma al prezzo di uccidere (o lasciar uccidere) altri 50.000 libici nel resto del paese, sradicare un milione di profughi e lasciar annegare nel mare Mediterraneo un migliaio di loro, distruggere le maggiori infrastrutture del paese (ma non i pozzi di petrolio), gettare nella miseria i tre quarti della popolazione e, infine, far nascere un governo finto-democratico i cui primi atti sono stati il ripristino dell'incarcerazione politica (con la tortura) e la cessione dei pozzi di petrolio alle compagnie petrolifere straniere che Gheddafi aveva cacciato dal paese quarant'anni prima.

La rivista Nigrizia ci racconta che quel bilancio è rimasto tragico ancora oggi, due anni dopo. http://www.repubblica.it/solidarieta/diritti-umani/2013/07/09/news/libia-62658211/?ref=search

Sicuramente ci doveva essere un'altra maniera per risolvere il dramma umanitario in Libia.  Perché non l'abbiamo trovato?

Cosa ci ha spinto ad assecondare la guerra voluta dai francesi, inglesi e americani?  Sappiamo oggi che questo trio, approfittando della “Primavera Araba” appena scoppiata, ha fomentato i ribelli di Bengasi, fornendo loro armi e danaro, proprio per avere la scusa poi di “salvarli” da Gheddafi ed intraprendere una guerra di conquista. Non lo potevamo sapere prima?

Apparentemente, no.  O, almeno, non era facile saperlo prima.  Il primo capitolo di Progressisti in divisa mostra come il potere ha orchestrato una sapiente campagna per “vendere” la sua guerra, reclutando propagandisti non solo a destra, ma questa volta anche a sinistra.  Anzi, soprattutto a sinistra.  Perché ciò, scrive Boylan, è la sua nuova strategia.

Il capitolo va letto come vaccina contro simili manipolazioni in futuro.

Ecco dunque il link al primo capitolo   http://bit.ly/pid-01 di Progressisti in Divisa, edito da MegaChiphttp://megachip.globalist.it

 

Il secondo capitolo descriverà come Amnesty (USA) è stato espropriato dai poteri forti e usato per indurre i pacifisti americani ad assecondare la politica estera degli Stati Uniti.  Ne daremo notizia qui, nella rubrica “Ultime Novità”, non appena MegaChip lo metterà in rete (a breve).

 

Note:

Dal sito MegaChip:
http://bit.ly/pid-01

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