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    LA PACE NON È TUTTO, MA SENZA DI ESSA, TUTTO DIVENTA NIENTE!!!

    E alla fine un unico grido si è alzato dalla folla:
    NO ALLA GUERRA SI ALLA PACE E ALLA NON VIOLENZA!

    6 aprile 2004 - Zerina


    Migliaia, milioni di persone, cosa importa il numero, quello che importa
    è che c'eravamo! Tutti insieme, tutti fratelli, tutti amici, tutti vestiti
    con i colori della pace: l'arcobaleno!
    Io ero in mezzo agli altri, avvolta nella bandiera, ormai sbiadita da un
    anno di esposizione alle intemperie.
    Sabato 20 marzo 2004, siamo partiti da Bologna alle otto con un treno carico
    di persone pronte a scendere in piazza per far sentire la propria voce;
    arrivati alla stazione centrale, ci siamo sentiti accolti dalla massa di
    individui già presenti, pronti a sfilare nelle strade di Roma.
    La prima cosa che mi ha colpito è stata la moltitudine di colori che mi
    circondava: dalle bandiere ai vestiti tradizionali che corrispondevano alla
    moltitudine di razze presenti. Ci siamo immersi nella folla cercando di
    repirare l'aria di pace che si sprigionava dalla gente che urlava, rideva,
    ballava, saltava, pregava, predicava ecc. ecc..
    In cima al corteo una grossissima bandiera della pace coperta di firme,
    alla quale abbiamo aggiunto le nostre, seguito dal pullman dei Disobbedienti,
    che portava un carico di ragazzi giovani e non, di varie nazioni, pronti
    a darsi il cambio per pronunciare frasi e slogan in varie lingue.
    I vari gruppi, giunti da ogni dove, si sono organizzati nei modi più diversi,
    ma quasi tutti hanno deciso di farsi accompagnare da striscioni e moltissimi
    anche dalla musica: gruppi di fiati, di percussioni, una banda con tanto
    di triangoli e piatti, ecc. ecc.
    C'è voluto veramente poco perché ci facessimo cogliere dall'euforia generale:
    abbiamo scattato alcune fotografie per testimoniare la giornata e poi ci
    siamo aggirati tra i banchetti propaganditici per sentire le varie campane.
    Abbiamo preferito non soffermarci troppo in quelli che facevano pura propaganda
    politica, mentre ci siamo fatti prendere da chi, anche singolarmente, raccontava
    storie di vita vissuta nei luoghi caldi, opppure che facevano un resoconto
    sulle guerre in corso nel mondo, notizie non sempre facilmente accessibili,
    in quanto "mediate" dai media.
    Dopo un lungo peregrinare finalmente abbiamo avvistato il gruppo che ci
    interessava in particolare (in quel caso eravamo un po' di parte!): Emergency
    che si era organizzato con enormi striscioni e un carro con gli autoparlanti.
    La cosa più folkloristica però è stato la Bandao, cioè un gruppo di ragazzi
    vestiti di rosso che hanno vivacizzato tutto il percorso con i loro tamburi
    e la loro vivacità, preceduti da un quattro trampolieri-giocolieri, veramente
    bravi!
    Sembrava di essere in mezzo ad una festa, ma in ognuno era presente il vero
    motivo della manifestazione: far sentire la propria voce, non come uomo
    isolato che crede in un ideale di pace, ma una singola moltitudine di esseri
    viventi che è consapevole che la violenza genera altra violenza, che l'interculturalità
    è un bene solo se non strumentalizzato per fini capitalistici. Un'unica
    voce che si innalza da uomini e donne di ogni età: chi pensa ai nipoti o
    ai figli e chi invece grida che vuole avere un futuro!!!
    Era impossibile rimanere distaccati di fronte a una simile folla e persino
    il classico gruppo di giapponesi in visita per Roma, hanno dovuto interrompere
    la loro passeggiata per osservare il corteo, così come gli sventurati turisti
    che volevano farsi un giro sulle carrozze a cavallo.
    Due gruppi in particolare mi hanno colpito, quello del popolo palestinese
    e quello del popolo kurdo, che viaggiavano dietro a degli striscioni molto
    forti che attravevano l'attenzione della gente intorno.
    Il corteo è durato molte ore e noi l'abbiamo percorso avanti e indietro,
    per essere con tutti e con nessuno, per vedere tutte le facce per potercene
    ricordare alcune e fotografarne altre: un'esperienza unica, bellissima che
    spero veramente possa lasciare il segno. Arrivare al Circo Massimo e non
    riuscire a vedere la terra o l'erba perché completamente coperta dalla gente,
    è stata la soddisfazione più grande: possono dire quello che vogliono, ma
    le immagini parlano da sole!

    E come al solito, possiamo permetterci di opporre la nostra presenza "anonima",
    ma concreta, ai fiumi di parole astratte di personaggi "noti"!

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