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    Sabato i funerali a Firenze

    E' morto Pietro Pinna, primo obiettore italiano al servizio militare

    Dopo gli anni di carcere militare a cui fu sottoposto per il suo rifiuto del servizio militare obbligatorio, si impegno' attivamente per il riconoscimento dell'obiezione di coscienza
    15 aprile 2016 - Peppe Sini (Centro di ricerca per la pace e i diritti umani di Viterbo)

    1. IL PRIMO OBIETTORE Pietro Pinna


    E' deceduto Piero Pinna, primo obiettore di coscienza al servizio militare e fondatore con Aldo Capitini del Movimento Nonviolento.
    Una delle figure piu' vive dell'Italia civile del Novecento e uno degli animatori piu' illustri dell'impegno piu' necessario per il futuro dell'umanita': l'opposizione alla guerra e a tutte le uccisioni, e quindi a tutti gli eserciti e a tutte le armi.
    Ogni vittima ha il volto di Abele.
    Ogni essere umano ha diritto alla vita.
    Salvare le vite e' il primo dovere.
    La testimonianza di Piero Pinna che l'intera sua vita ha dedicato all'azione nonviolenta per la pace illumini l'umanita' intera.
     
    2. A FIRENZE
     
    Veglia di incontro nonviolento: sabato 16 aprile 2016, ore 14-15,30, Centro Comunitario Valdese, via Manzoni 19.
    Funerale religioso aperto: sabato 16 aprile 2016, ore 16,30, Chiesa di San Francesco, Piazza Savonarola.
    I due luoghi sono vicini, a venti minuti di distanza a piedi. Stazione di riferimento: Firenze Campo di Marte.
     
    3. COMPRESENZA. IL MOVIMENTO NONVIOLENTO RICORDA PIERO PINNA
     
    Pietro Pinna ha concluso il suo cammino.
    Nella storia della nonviolenza italiana grande rilievo ha la storia di Pietro Pinna, che insieme ad Aldo Capitini fu il fondatore del Movimento Nonviolento.
    Ricordato come il primo obiettore di coscienza "politico" italiano - la sua storia e' raccolta nel libro autobiografico "La mia obbiezione di coscienza" - ha speso la sua vita per la costruzione della nonviolenza organizzata nel nostro Paese, a partire dalla sua obiezione a vent'anni, proseguita in un'azione coerente e decisa volta al disarmo unilaterale, rifiuto assoluto della guerra e cioe' della "carneficina di massa" in cui consiste.
    Dopo gli anni di carcere militare a cui fu sottoposto per il suo rifiuto del servizio militare obbligatorio, si impegno' attivamente per il riconoscimento dell'obiezione di coscienza. La sua presenza accanto a Capitini ha consentito la nascita e il caratterizzarsi del piccolo e tenace Movimento del quale e' stato per decenni il principale responsabile e animatore, e nel 1964 la nascita della rivista "Azione nonviolenta", della quale e' stato fino ad oggi direttore responsabile.
    Non si nascondeva le difficolta': gia' contenere le spese militari e proporre un diverso modello di difesa gli sembravano obiettivi importanti da perseguire, senza tacere pero' un fine piu' alto e risolutivo e per quello lavorare. Fino all'ultimo non ci ha fatto mancare la sua attenzione e il suo consiglio.
    In un libro, "Nonviolenza in cammino", ha narrato la storia del Movimento nel primo trentennio, dal 1962 al 1992, che sono stati gli anni del suo maggiore impegno diretto. L'elaborazione delle posizioni del Movimento attraverso i congressi, la rivista, il gruppo di azione nonviolenta, le marce antimilitariste, le riprese non rituali della Perugia-Assisi, le marcie che chiamavamo "specifiche" perche' caratterizzate da una precisa scelta nonviolenta, i campi internazionali di lavoro, studio, addestramento alla nonviolenza, le vacanze-studio per famiglie e altro ancora, sono stati possibili in quegli anni principalmente per la sua iniziativa. Dopo di allora abbiamo cercato di proseguire il cammino della nonviolenza. Da lui costante ci e' giunta la richiesta, che era anche di Capitini, di far si' che il presente sia meglio del passato. Ci proviamo, spesso non ci riusciamo.
    Ci ammoniva: "Non dobbiamo essere i ripetitori di noi stessi. La realta' vive nel presente, e il tuo essere e' qui, null'altro che con le tue forze attuali, impegnato a soddisfare le esigenze col tuo modesto ma rigoroso contributo, e riconoscente che altri vi siano a darne uno piu' rilevante e meritevole".
    Pietro Pinna - Piero, per tutti - ha avuto sempre chiaro che non si puo' sconfiggere la guerra senza eliminarne lo strumento che la rende possibile, gli eserciti. E in questo impegno per la nonviolenza specifica - fatto di disobbedienze civili, marce antimilitariste, azioni dirette nonviolente per il disarmo unilaterale - ha speso ogni momento della sua esistenza, coerente e rigoroso soprattutto con se stesso, sempre aperto all'incontro con l'altro nella tensione e familiarita' della ricerca della verita'. La vita lo ha sottoposto a prove terribili, il suo corpo e' stato colpito duramente, ma il suo animo non si e' mai piegato, sempre rivolto alla ricerca della bellezza nelle persone come nell'arte, nella musica, nella letteratura e nella poesia.
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    Breve biografia di Pietro Pinna
    Pietro Pinna (Finale Ligure, 1927 - Firenze, 13 aprile 2016), attivista della nonviolenza.
    Pietro Pinna, nato a Finale Ligure nel 1927 e deceduto a Firenze il 13 aprile 2016, e' stato il primo obiettore di coscienza al servizio militare per motivazioni non confessionali ma specificamente nonviolente, e' una delle figure di riferimento per i movimenti e le iniziative per la pace e una delle personalita' piu' illustri della vita civile italiana.
    Di origine sarda, Pinna viveva a Ferrara quando, alla fine del 1948, fu chiamato alle armi. Diventato fortemente antimilitarista dopo aver vissuto gli orrori della seconda guerra mondiale, e influenzato dal pensiero di Aldo Capitini, decise di rifiutare di prestare il servizio di leva, passando alla storia come il primo obiettore di coscienza d'Italia per motivi politici.
    Processato per disobbedienza, fu condannato al carcere una prima volta per dieci mesi, e successivamente per altri otto. Al processo venne difeso dall'avvocato Bruno Segre, che diventera' uno dei piu' famosi difensori italiani nel campo dell'obiezione di coscienza. Venne infine riformato per "nevrosi cardiaca".
    Pinna in seguito divenne uno dei piu' stretti collaboratori di Capitini, con cui organizzo' la prima Marcia per la Pace Perugia-Assisi nel 1961 (e dopo la scomparsa del filosofo perugino le tre successive), e con Capitini fu fondatore del Movimento Nonviolento di cui fu anche segretario nazionale dal 1968 al 1976. Ha continuato ad operare nel Movimento Nonviolento per tutta la vita e ad essere direttore responsabile della rivista "Azione nonviolenta".
    Infaticabile promotore della nonviolenza, per le sue storiche, luminose azioni dirette nonviolente per la pace, il disarmo e la smilitarizzazione, pago' piu' volte in prima persona con il carcere le sue scelte.
    Il 17 gennaio 1973, gia' segretario del Movimento Nonviolento, in seguito ad una affissione contro la celebrazione delle Forze armate il 4 novembre ("Non festa ma lutto"), fu arrestato a Perugia e condannato per direttissima per vilipendio alle Forze armate. In seguito alle manifestazioni avvenute in suo sostegno in diverse citta', venne liberato quattro settimane dopo su istanza di grazia dell'allora Presidente della Repubblica.
    Nell'aprile del '79 fu condannato dalla Corte d'Appello di Trieste ad una pena di otto mesi di reclusione per blocco stradale, pena successivamente condonata.
    Fu tra gli organizzatori della Marcia Catania-Comiso (24 dicembre 1982 - 3 gennaio 1983) per protestare contro l'installazione della base missilistica statunitense, prima azione concreta di lotta nonviolenta contro le installazioni militari in Italia.
    Nel 2008 e' stato insignito del Premio Nazionale Nonviolenza.
    Nel 2012 la Facolta' di Giurisprudenza dell'Universita' di Pisa gli ha conferito la laurea honoris causa in Scienze per la Pace.
    Tra le opere di Pietro Pinna, fondamentale e' "La mia obbiezione di coscienza", Edizioni del Movimento Nonviolento, Verona 1994; numerosi suoi contributi sono stati pubblicati in vari volumi, oltre ai molti suoi scritti apparsi su "Azione Nonviolenta".
     
    4. COMPRESENZA. TONIO DELL'OLIO RICORDA PIERO PINNA
     
    Come un sasso nello stagno. Questo e' stato Pietro Pinna, classe 1927, che si e' spento ieri nella sua casa di Firenze.
    Nel 1948 si rifiuto' di servire la patria con le armi e fu condannato a dieci mesi di carcere dal tribunale militare di Torino. Si trattava del primo caso di obiezione di coscienza al servizio militare di cui la stampa dava notizia. Fu grazie al gesto coraggioso e nonviolento di quel ventenne di origini sarde che nel nostro Paese si diede inizio a un dibattito sull'obiezione di coscienza. Anzi, proprio nel novembre 1949 Umberto Calosso, deputato socialista che aveva seguito tutta la vicenda giudiziaria di Pinna, e Igino Giordani, democristiano, presentarono la prima proposta di legge per il riconoscimento del diritto all'obiezione di coscienza al servizio militare. Si deve arrivare al 1972 per vedere sancito quel diritto in una legge dello Stato!
    Ma il merito di Pinna sta soprattutto nell'aver contribuito all'elaborazione di una teoria della lotta nonviolenta insieme ad Aldo Capitini che peraltro era stato citato come testimone in quel primo processo. Ragioni profonde che insegnano a vivere, a superare i conflitti, a rispettare l'avversario e a servire la verita'. Una teoria e una pratica che proprio la scomparsa di Pietro Pinna rende oggi piu' attuali di ieri.
    Per lui il sentimento del riconoscimento e della gratitudine che si deve ai testimoni scomodi che hanno contribuito a far crescere l'umanita' e a farci crescere in umanita'.
     
    5. COMPRESENZA. GUIDO GHIANI RICORDA PIERO PINNA
     
    Ho appreso con profonda commozione della dipartita di Pietro (o meglio Piero) Pinna.
    Oltre a cio' che hanno scritto Mao e altri esponenti del nostro Movimento che condivido, da parte mia come sardo ricordo la sua sardita' (cui teneva molto essendo la sua famiglia residente nell'oristanese). Lo ricordo bene la prima volta che lo incontrai nell'agosto del 1976, in occasione della Marcia internazionale degli antimilitaristi nonviolenti che era partita da Cagliari facendo poi tappa a Decimomannu (aereoporto interforze Nato) poi a Orgosolo (a 15 Km da Nuoro) per ricordare la storica lotta nonviolenta del 1968 contro i poligoni militari (lotta che risulto' vincente grazie alla mobilitazione di tutta la popolazione orgolese), poi a Olbia, Arzachena e a La Maddalena (la base americana per sommergibili nucleari) dove la marcia fini' a mare per le benefiche "carezze" della polizia sui marciatori... In tutte quelle tappe della marcia Piero Pinna era sempre li' a dare consigli, calmare gli animi dei marciatori con parole sempre appropriate, il tono di voce un po' sommesso ma autorevole.
    A me aveva chiesto di inviargli ancora qualche articolo per "Azione nonviolenta", dopo il primo che inviai (e pubblico') nel numero di settembre-ottobre 1975. Per me era un onore collaborare alla prestigiosa rivista fondata da Capitini e vedere rinnovata la fiducia di Piero era stata un'emozione, sempre rinnovata negli anni successivi. Avere a che fare con un uomo che era stato il piu' stretto collaboratore di Capitini in Perugia era davvero bello e stimolante per la mia crescita di militante nonviolento.
    Con gli anni lo rividi diverse volte alle riunioni del Movimento Nonviolento e a quelle della nascente "Lega per il Disarmo Unilaterale" a Firenze con lo scrittore Carlo Cassola presidente e Davide Melodia segretario. Ecco, ripensando a Davide Melodia (segretario per due anni, 1980-1981, anche del Movimento Nonviolento) penso proprio a loro due: Piero e Davide come colonne ben salde e fattive per la nonviolenza in Italia. Ora sono entrambi nel giardino dei giusti e ci seguono nella compresenza quotidiana con la loro anima benevola e sapiente.
     
    6. COMPRESENZA. GIUSEPPE MOSCATI RICORDA PIERO PINNA
     
    Ciao Pietro,
    ho ancora nelle orecchie il suono a vuoto del tuo telefono quando, qualche giorno fa, avevo provato a chiamarti. Non a vuoto andranno i suoni e i segni che ci hai lasciato, tu compresente il nostro Aldo Capitini, per una nonviolenza autentica, integrale, senza sconti e senza compromessi.
    Un abbraccio di quella nonviolenza,
    Giuseppe Moscati con la Fondazione Centro studi Aldo Capitini e con l'Associazione Nazionale Amici di Aldo Capitini
     
    7. COMPRESENZA. ENRICO PEYRETTI: I NOSTRI MORTI
     
    Con la morte di Pietro Pinna, salgono a tre, in due mesi e mezzo, con Nanni Salio e Fulvio Cesare Manara, i nostri compagni e guide sulla via della nonviolenza, della cultura attiva gandhiana e capitiniana, che ci lasciano soli.
    Ma ci lasciano soli?
    Essi si aggiungono a tanti promotori ed esploratori del nostro cammino, che li hanno preceduti.
    Nanni amava che in gennaio, nell'anniversario di Domenico Sereno Regis, li ricordassimo tutti, consapevoli della loro compresenza nel nostro lavoro, nello spirito che anima la nostra speranza attiva, nella nostra amicizia impegnata.
    Continuiamo a ricordarli, perche' sono doni vivi dati a noi, ed e' nostro debito trasmetterne lo spirito e il lavoro.
    Davanti alla morte ognuno di noi ha i suoi interrogativi e le sue piccole o grandi luci.
    Tutti insieme abbiamo la decisione di non rassegnarci alla morte data dalla violenza delle armi, delle ingiustizie, delle culture inumane.
    Se l'umanita' arrivera' a non aggiungere morte alla morte, arriveremo forse a imparare che la morte naturale non ci fa perdere nessuna vita che sia viva, che viva per gli altri, per cio' che e' giusto.
    Ci abbracciamo tra noi con forza, con i nostri amici "andati avanti".
     
    8. INCONTRI. UNA LETTURA DEI "SEPOLCRI" DEL FOSCOLO. UN INCONTRO DI STUDIO A VITERBO
     
    Si e' svolto la sera di giovedi' 14 aprile 2016 a Viterbo presso il "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani" un incontro di studio centrato sulla lettura e il commento dei "Sepolcri" del Foscolo.
    L'incontro si e' aperto con un ricordo di Pietro Pinna, il primo obiettore di coscienza nonviolento e del Movimento Nonviolento fondatore, deceduto ieri.
    All'incontro ha preso parte Paolo Arena.

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