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    Alle radici della nonviolenza cristiana c’è l’amore, incarnato in Gesù Cristo

    8 maggio 2004 - Paolo delli Carri

    Afferma M.L. King: "Al cuore della nonviolenza c'è il principio dell'amore. L'amore è l'unica forza che può essere data o ricevuta in modi "estremi" senza che siano in alcun modo danneggiati né chi dà né chi riceve [.]. L'alternativa alla violenza è il metodo della resistenza nonviolenta. Questo metodo non è nulla di più né nulla di meno che il messaggio cristiano in azione. Mi sembra che sia questo il modo cristiano di risolvere i problemi dei rapporti umani"1.
    Pur ritenendo che non sia tanto la nonviolenza il "messaggio cristiano in azione" quanto piuttosto la carità, non si può non riconoscere quel profondo legame che anche personaggi culturalmente e religiosamente lontani da lui, rintracciano a proposito di nonviolenza e amore. Fermo restando, certo, il bisogno di intendersi su "quale amore" abbiamo in mente...

    È il caso di ricordare la satyagraha gandhiana: "forza della verità, forza dell'amore, forza dell'anima". Grazie ad essa, il maestro indiano potrà affermare che "un attivista nonviolento [.] deve avere come suo credo fondamentale la fede nella verità e nella nonviolenza e dunque deve credere nella intrinseca bontà della natura umana, che deve sforzarsi di portare alla luce con la sua verità e il suo amore, espressi attraverso la sofferenza"2 .

    Ma potremmo citare le parole di un testimone più recente, come il monaco buddista Thic Nhat Hahnh: "Se si ritiene che la nonviolenza sia una dottrina o un insieme di strategie e tattiche basate su di essa, la lotta non è più veramente nonviolenta e perciò tanto meno efficace. I problemi di strategie e tattiche sono di secondaria importanza: essi vanno posti ma non sono il punto di partenza. È invece l'amore l'essenza della lotta: se l'amore non pervade ogni cosa, come può imporsi la lotta nonviolenta? [.]"3 .

    Ma allora esiste un tentativo di oscurare e strumentalizzare il significato essenziale del messaggio evangelico quando si tenta di costruire, sulle sue fondamenta e sulla stessa eredità dei tanti operatori di pace cristiani (M.L.King, Freire, Tolstoj, Don Milani, Follereau, Balducci, Del Vasto, Don Bello) e non cristiani, ma ammiratori della figura di Gesù Cristo (Gandhi, Capitini, Dalai Lama), una nonviolenza anticristiana.

    Certo, la storia del cattolicesimo è aperta a numerose critiche e prese di distanza essendo stata attraversata spesso dalla violenza, dall'oppressione, dall'esclusione.
    L'antico Testamento presenta talvolta un'immagine di Dio violento, soprattutto quando si fa riferimento alla sorte dello stato d'Israele.
    Allo stesso modo, la tentazione di confondere la difesa della fede con quella di uno stato si è fatta veramente più insidiosa dalla famosa "svolta di Costantino", l'editto di Milano del 311 d.C. che dava libertà di culto ai cristiani. " perché solo i cristiani avevano diritto ad arruolarsi nelle legioni romane. In un contesto del genere, in cui la religione era ormai difesa dai legionari romani, la nonviolenza cominciò a rappresentare un'eresia o fu relegata al ruolo di voce profetica"4.
    In seguito, da Sant'Ambrogio e Sant'Agostino in avanti, gran parte dei filosofi morali cristiani hanno sviluppato anche una teoria complessa di "guerra giusta".

    Ma il messaggio (e soprattutto la vita) di Gesù non si lascia piegare ai compromessi, in buona e in cattiva fede, degli uomini lungo la storia.
    Né il suo esempio smette di essere raccolto nei fatti.
    Da quando i primi cristiani venivano accusati di "ateismo" perché si rifiutavano di praticare il culto dell'imperatore e la violenza ad esso collegata, e in molti diventavano obiettori di coscienza al servizio militare (si veda San Massimiliano, primo obiettore, che pagò con la morte la sua scelta) per restare fedeli alla propria fede. Così, per tre secoli, molti cristiani continueranno a ribadire la nonviolenza in Cristo, come dimostra l'esempio di Ippolito (morto nel 236 d.C.) che conferma la presenza di questo atteggiamento del Cristianesimo nella "Tradizione Apostolica" e nei "Canoni":
    "IL soldato di rango inferiore non dovrà uccidere. Se gli viene ordinato di farlo, non dovrà eseguire l'ordine [.]. Se un credente si arruola di sua spontanea volontà, verrà allontanato perché disprezza Dio.
    "Canone 13": del magistrato e del soldato: non uccidano nessuno sebbene gli venga ordinato.
    "Canone 14": Che il cristiano non faccia il soldato: un cristiano non deve fare il soldato.non prenda su di sé il figlio del sangue .

    Così, sottolinea Marescotti, "i primi cristiani seppero mettere in crisi il potere senza ricorrere alla violenza e senza offrire pretesti per repressioni che in tal modo risultarono totalmente gratuite ed immotivate da una reale "minaccia" violenta. I potere si sentì minacciato da una movimento che basava la sua forza non sulle classiche sorgenti della minaccia: le spade. La "spada" dei cristiani fu nonviolenta e perciò più temibile - secondo Capitini - della spada di Spartaco"5.
    Ma in seguito prevalse una linea più moderata e spesso, soprattutto dopo l'Editto di Costantino, compromessa con gli interessi del potere temporale.

    Pure durante il periodo delle crociate, uno dei più vergognosi e dannosi nella storia del cattolicesimo, non mancarono cristiani fedeli al messaggio originale del Vangelo che non esitarono a condannare la violenza e il militarismo ad esse connessi. Come non pensare a San Francesco d'Assisi?
    Né mancarono cosiddette "Chiese pacifiste" che fecero della nonviolenza una dottrina di fede: i Mennoniti, la Chiesa dei Fratelli, i Quaccheri.
    Non si tratta tuttavia tanto di casi speciali, di personalità eccezionali.
    Il messaggio di Gesù comporta scelte radicali fondato com'è sulla fede radicale in una persona che arriva pure a "mettere in discussione tutte quelle forme di nazionalismo, patriottismo e culto della violenza che sono parte integrante dei conflitti armati e del militarismo di oggi" 6. Si tratta del cosiddetto ateismo politico cristiano che raggiunge anche i nostri tempi, per esempio, attraverso una figura trasparente come quella di Franz Jagerstatter, un umile contadino cattolico che si rifiutò di arruolarsi nell'esercito nazista durante la seconda guerra mondiale. Per questo fu decapitato.

    Ultimamente i documenti della Chiesa Cattolica (Gaudium et Spes, Pacem in terris, Populorum progressio) hanno espresso un rinnovato interesse per i temi della pace, dei diritti umani e del benessere dei popoli. Il magistero di Giovanni Paolo II è molto ricco da questo punto di vista; così come il suo operato a livello internazionale. Come non ricordare la sua ferma e coraggiosa condanna dell'ultima guerra in Iraq?

    Evidentemente, come è accaduto nelle altre religioni, non sempre il messaggio originale è stato rispettato e fedelmente interpretato. Seppure questo terreno sia sempre fertile per critiche generalizzate, sospetti ingenerosi e falsità capziose, il cuore autentico della nonviolenza cristiana, l'amore esemplificato da Cristo, che continua ad essere linfa per gli ideali e le azioni di pace e nonviolenza oggi operanti, ha bisogno di essere ri-annunciato con forza e speranza!
    Rivediamo allora di passaggio alcuni principi cardine della nonviolenza cristiana, tutt'una con l'amore, "nuova" identità di Dio inaugurata con la figura del Cristo. Rimandiamo ovviamente ad un'altra sede una loro lettura approfondita:

    L'amore di tutti, anche dei nemici ("Amate quelli che vi odiano, benedite quelli che vi maledicono" Lc. 6, 27) che precede e spinge fino alla nonviolenza radicale ("Se uno ti percuote la guancia tu porgigli anche l'altra.Dai a chiunque ti chiede" Lc. 6, 29-30). Perché, in fondo, anche chi colpisce chiede qualcosa di umano, di positivo, di amore.Quale verità sorprendente e rivoluzionaria! Quale iniezione di fiducia nel "nemico"!

    L'amore verso gli ultimi ( "Beati i poveri di spirito perché di essi è il regno dei cieli." Mt, 5-3 ) esemplificato nelle Beatitudini e dimostrato ai tempi nostri, per esempio in modo così sorprendentemente semplice, da un personaggio come Teresa di Calcutta. Negli ultimi, in chi ha più bisogno di amore, di cura, di essere saziato, traluce più fortemente il volto di Dio. Perché Dio si è fatto vicino all'uomo più bisognoso perché dal suo profondo si alzasse un grido di pace.

    La misericordia verso i peccatori, mantenuta fino al momento davvero più arduo e significativo della morte in croce ("Perdona loro perché non sanno quello che fanno" Lc. 23-34) e affermata nel comandamento di perdonare, colui che si pente, senza limiti ( "settanta volte sette" Lc. 17, 3-4).

    Il potere come servizio ("Chi di voi vuol essere il più grande si faccia servo di tutti" Lc. 9, 46-48), concetto che stravolge ogni concezione del potere, della gerarchia e che sta alla base della democrazia nella quale siamo nati e cresciamo, con i pregi e i difetti che il modello attuale porta con sé.

    L'ateismo politico come fede radicale nella persona di Gesù, contro ogni asservimento al potere di re, stati o eserciti ("O dio o mammona" Mt 6, 24).

    È questo un nucleo forte che non è possibile equivocare né tanto meno capovolgere o screditare facendo riferimento ad altri episodi o affermazioni presenti nel Vangelo che, ricordiamo, è una riflessione/interpretazione delle parole e dei gesti di Gesù Cristo da parte di chi visse insieme a lui. Qualche esempio:
    1) Dannazione eterna dei peccatori? ("E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna" Mt. 25, 31-46).
    Gesù, è vero, userebbe un espressione dura, apparentemente definitiva.Ma lo fa giudicando sulla base della carità; come diretta conseguenza delle scelte umane e non con lo spirito della vendetta o della ritorsione. Non è detto assolutamente che Dio non vuole salvare chi si ostina a peccare ma piuttosto che il peccatore sa, può, vuole volontariamente escludersi dall'amore di Dio. In un altro passo, di più ampia portata e ben altro spessore, questo è spiegato con la massima chiarezza: "Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui" (Gv 3-17)
    Tuttavia, viene affermato pure un principio di giustizia che è tutt'uno con quello di verità di fronte ad un Essere che scandalizza in quanto Dio fatto uomo.
    Infatti "chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato." (Gv 3-18). Allora, per questo, diremo che chi dice di credere in Gesù Cristo si salva e chi afferma di non credere è condannato? Niente affatto, giacché la fede non si misura sulle dichiarazioni (anche se chi Lo riconosce davanti agli uomini non perderà il suo "premio") o sulle parole, quanto sulla risposta d'amore dell'uomo all'interno di quel rapporto intimo e assolutamente personale che Dio instaura con lui.
    Ma la consapevolezza che l'uomo può raggiungere di essersi volontariamente allontanato dall'offerta di salvezza di Dio non somiglia, non potrebbe somigliare davvero, ad un supplizio eterno?

    2) La pace o la spada? ("Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada", Mt 10, 35).
    Nel contesto in questione si fa riferimento alle divisioni che la fede cristiana può portare. Persino all'interno della stessa famiglia, dove spesso esistono logiche di sangue, grette ed egoistiche, piuttosto che di spirito, libere e incondizionate. Credo che questo tipo di esperienza potrebbe essere descrivibile, in linea con gli attuali studi sulla pace, come "conflittuale nonviolenta".

    3) Gesù che caccia i mercanti dal tempio rovesciando i tavoli dei prestasoldi (Mc. 11, 15-19)
    L'episodio esprime forza, indignazione, visibilità pur non degenerando in violenza irrazionale verso le persone, al di là degli equivoci su un atteggiamento del cristiano passivo o debole e anticipando un atteggiamento di protesta tipico del fare nonviolento.

    4) Obbedienza ai potenti ("Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio" Mt 22, 21). L'affermazione intende rispondere a coloro che volevano farlo passare per un sovvertitore o un complice dei romani. Non c'è autorità che non dipenda dalla volontà di Dio; non per questo tutti i re e i governi sono giusti e da seguire. Ma ogni autorità, in quanto gli è stato permesso dall'alto di assicurare un qualche ordine e una qualche convivenza (in questo può comunque svolgere una funzione positiva), merita sempre per questo riconoscenza e rispetto.
    Sarà San Paolo a calcare i toni dell'obbedienza all'autorità temporale in modo, per me, eccessivo, dunque discutibile. Ma si tratterà anche di un intervento piuttosto contingente perché inserito in un contesto dove si cominciava a sentire la necessità di distogliere l'impegno delle comunità cristiane da un anarchismo piuttosto disordinato nel suo invischiarsi con le ambizioni mondane e di potere. Come dire, il nemico non è propriamente lì: Ribadirà ben più chiaramente S.Paolo:"La nostra battaglia infatti non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male." (Ef. 6, 12-17)

    Credo che anche i tempi recenti siano meglio comprensibili alla luce delle contraddizioni, alcune giustificabili, altre non, che hanno segnato e segnano il percorso di chi, in quanto seguace di Cristo, "è nel mondo ma non è del mondo" (Gv. 17, 14).

    Intanto c'è chi sostiene che ci troviamo in uno "scenario nel quale le forze cristiane saranno obbligate, presto o tardi, ad una scelta più radicale tra il compromesso politico con i poteri dominanti e la via critica verso il sistema che governa i destini dell'umanità. Una scelta difficile, assai simile a quella del cristianesimo nei primi secoli"7 .


    Note:

    1 M. L. King, La forza d'amare, SEI, 1985.
    2 M. Gandhi, Villaggio e autonomia, Libreria Editrice Fiorentina, Firenze 1982.
    3 Thic Nhat Hahnh, Essere pace (?), Ubaldini 1988 e L'amore e l'azione, Ubaldini, 1995.
    4 J.M. Hornus, It is not Lawful for me to fight, Herald Press, Scottadle, 1960, p.163.
    5 A. Marescotti, Storia della pace e dei diritti umani, su www.peacelink.it
    6 Daniel L. Smith-Christopher, Ateismo politico e fede radicale. La sfida della nonviolenza cristiana nel terzo millennio in La Nonviolenza nelle religioni, EMI, 2004.
    7 J. B. Duroselle, J. M. Mayeur, Storia del Cattolicesimo, Newton, 1994.

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