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    Due inglesi in arancione

    2 ottobre 2004 - Lanfranco Caminiti (www.lanfranco.org)

    Greetings, mister Blair, auguri per la sua operazione al cuore. Ha sorpreso
    tutti, dopo averla vista tenace e pimpante al congresso del suo partito,
    sapere che dovesse operarsi d'urgenza. L'abbiamo sentita rispondere con
    decisione sulla questione della guerra in Iraq - sì, le informazioni sulle
    armi di distruzione di massa e il pericolo imminente erano tutte balle, ma
    il mondo è migliore senza Saddam, che è il leitmotiv di Bush - e spostare
    l'attenzione sulle questioni «interne» - più opportunità per tutti,
    eccetera, insomma, four more years, che è anche questo un po' il leitmotiv
    di Bush. Sono contento per lei che si trattasse di una questione di
    routine, sebbene dopo lo smantellamento della sanità nazionale il livello
    dell'assistenza medica in Gran Bretagna sia mediamente sceso e non fossi
    molto tranquillo.
    Vorrei parlarle di un signore inglese che si trova davvero in bocca al
    lupo, Kenneth Bigley. L'ultimo video è sconcertante: in una gabbia
    ridottissima, con le catene al collo, in tuta arancione, piange e chiede di
    sopravvivere, e si rivolge a lei per salvargli la vita. Con tutta evidenza,
    sopra di lui non c'è un glass ceiling, quel «soffitto di vetro» che ha
    citato nel suo discorso sulle opportunità per tutti. Ho ascoltato le poche
    parole di mister Bigley e sono rimasto colpito da quella sua frase, My life
    is cheap, la mia vita vale poco. Non si rende conto del perché sia stato
    sequestrato, di come possa esserci qualcuno che immagini di poter ottenere
    un riscatto attraverso la sua vita. Per i terroristi, davvero la sua vita
    vale poco. E' evidentemente solo uno strumento. Però, è proprio questo che
    mi commuove: la battaglia disperata di un uomo incastrato in un ingranaggio
    di morte su cui non ha alcun controllo e che, a dispetto di ogni evidenza,
    combatte per la propria vita. Per me la sua vita non vale poco, anzi vale
    moltissimo, come quella di tutte le vittime di questo mortale ingranaggio
    guerra-terrorismo che continua ad autoalimentarsi in moto perpetuo. Lei ha
    il potere di fare qualcosa, non so esattamente cosa. Che potrebbe avere
    ripercussioni straordinarie.
    Vede, guardando quel video mi sono detto che davvero questi terroristi non
    avranno molta durata: tutto quello che riescono a inventarsi è solo la
    speculare deformazione delle mostruosità del nostro mondo. Loro le
    ripetono, pari pari, in modo arraffazzonato. Ha notato quanta cura
    «simbolica» mettono in quella tuta arancione? Chissà dove le comprano? Le
    fabbricano loro? Sembra proprio una tuta di Guantanamo, magari - nei
    processi di outsourcing industriale - finirà che terroristi e carcerieri si
    forniscano presso la stessa ditta, nelle Filippine, che so, in Perù, un
    made in China. Però, lei, è vero, ha fatto di tutto per riportarsi a casa i
    suoi cittadini chiusi là, segno che quella storia un po' di inquietudine la
    provoca. Ne sono tornati cinque, ma ne rimangono quattro. Tra questi,
    Moazzam Begg, un suo connazionale di 36 anni, che sta a Guantanamo da due
    anni e mezzo senza processo. Per la prima volta, da poco, si è potuta
    leggere una sua lettera senza censura: racconta di essere stato physically
    abused, minacciato di morte, tenuto in isolamento dagli inizi dell'anno
    scorso. Anche lì, nessun glass ceiling, nessun «soffitto di vetro». Il suo
    avvocato, Clive Stafford-Smith, dice che il governo dovrebbe muoversi e
    garantirne l'immediato rimpatrio, e portare gli Stati uniti davanti all'Onu
    per violazione dei diritti internazionali.
    Ho letto la lettera di mister Begg e anche qui mi ha colpito un dettaglio,
    di quando racconta il suo primo periodo di detenzione a Bagram, la base
    aerea in Afghanistan, dove fu stripped by force, messo a nudo con la forza,
    interrogato e «ripreso» da diverse telecamere tenute da personale
    americano. C'abbiamo questa fissa qui, noi, delle telecamere.
    Due cittadini inglesi in tuta arancione, nello stesso momento, in due
    luoghi lontanissimi e oscuri, eppure speculari. Un ingranaggio mostruoso
    che stritola persone la cui vita vale poco. Una rappresentazione orribile,
    eppure in qualche modo sintetica di questo momento assurdo, senza via
    d'uscita. Lei può fare molto. Adesso. Auguri, allora, mister Blair. Che il
    suo cuore sia forte.

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