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Napoli, sciopero della fame per l'acqua

18 ottobre 2005 - Adriana Pollice
Fonte: Il Manifesto


I comitati regionali si mobilitano contro la privatizzazione delle risorse idriche campane e lo fanno adottando la forma più estrema, lo sciopero della fame a staffetta, in vista dell'apertura delle buste, prevista per il 31 ottobre, che designerà il vincitore del bando di gara. Atto finale che sancirà il passaggio ai privati delle fonti comprese nell'ambito Napoli-Volturno dell'Ato 2, nonché l'ammodernamento e la manutenzione delle reti idriche. Un giro d'affari di almeno 108 milioni di euro, previsti dalla legge obiettivo delle grandi opere per l'adeguamento dell'acquedotto, che si sommano ai 197 i milioni di euro stanziati per il sistema di adduzione della città di Napoli. A cominciare da domani, per quattro giorni padre Alex Zanote! lli rifiuterà il cibo, dopo di lui prenderanno il testimone gli altri attivisti che hanno comunicato l'adesione all'iniziativa via mail a nonmangioperlacqua@libero.it . «Nonostante la stampa locale si sia rifiutata di dare spazio alla protesta e pubblicare la mail - dichiara Salvatore Carnevale, portavoce del comitato civico per la difesa dell'acqua - siamo stati sommersi dalle adesioni. C'è chi fisicamente non può e assicura la partecipazione morale allo sciopero e chi si impegnerà nella staffetta digiunando». Tra i sostenitori morali Gerardo Marotta, presidente dell'Istituto italiano di studi filosofici di Napoli. La protesta andrà avanti fino al raggiungimento dello scopo, afferma il comitato, cioè costringere le istituzioni locali dei 136 comuni raccolti nell'Ato 2 - dal comune di Napoli che è il maggior azionista con il 38% delle quote, alla Regione Campania, a quelli compresi nelle provincia di Napoli e Caserta - a ritirare la delibera del 23 novembre 2004, che sancisce di fatto la dismissione del controllo pubblico sulle reti idriche.

Il comitato civico per la difesa dell'acqua porta avanti la battaglia da più di un anno. «Prima di avviare la campagna per lo sciopero della fame - dice Carnevale - abbiamo persino consultato dei costituzionalisti, volevamo raccogliere le firme per indire il referendum abrogativo della delibera. Istituto previsto dallo statuto del comune di Napoli ma inattuabile perché non è mai stato approvato il regolamento, che la legge 192 richiede. Gli strumenti di democrazia diretta esistono ma, grazie alle inadempienze, sono stati resi scatole vuote».

L'opposizione nell'Ato2 e la controinformazione del comitato hanno almeno ottenuto l'obiettivo

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