Articoli di Repubblica sulla questione della gestione dell'acqua
DOMENICA, 27 NOVEMBRE 2005 Il deputato perplesso sulla linea del partito. Prc contesta la sterzata del segretario diessino Nappi Acqua ai privati, no di De Luca "La gestione pubblica funziona" Iodice Il presidente Ato 2: "La delibera cambierà, ma ricordo a Zanotelli che qui non siamo in Bolivia" De cristofaro Il segretario del Prc: "La svolta dei Ds è solo fumo negli occhi, in realtà continua la privatizzazione" PATRIZIA CAPUA «È assurdo parlare di svolta clamorosa. In questo modo si sta privatizzando l´acqua». Le proteste non tardano a levarsi dal mondo dei comitati civici guidati dal missionario comboniano Alex Zanotelli. Il piano dei Ds campani, di limitare al 49 per cento la quota dei privati nelle società miste, non muta, dice Consiglia Salvo, della "Rete Lilliput", la prospettiva: «Gestione mista equivale a privatizzare, i Comuni perdono la gestione del servizio idrico integrato e resta un rapporto tra il consiglio di amministrazione dell´Ato e il privato». Il presidente dell´Ato2, Napoli e Caserta, il diessino Enzo Iodice, sindaco di Santa Maria Capua Vetere replica: «I movimenti non si confrontano con gli aspetti tecnico-giuridici della questione-acqua. Zanotelli non confonda la Campania con la Bolivia. Il nostro documento che propone le modifiche verrà sottoposto all´assemblea regionale del partito il 6 dicembre e poi il gruppo regionale presenterà la proposta di legge di riordino del settore». Da Salerno, il parlamentare ed ex sindaco, Enzo De Luca avverte: «Noi qui stiamo andando verso una totale gestione pubblica, dopo un´esperienza di società mista. Bisogna sfatare l´idea che pubblico equivalga a inefficienza e parassitismo». De Luca non risparmia una nota polemica: «La strada che si segue dipende dai gruppi dirigenti e dalla loro sensibilità. C´è chi preferisce mettere in piedi società e riempirle di consulenti che costano molti soldi». «Il presunto cambiamento di rotta - dice Peppe De Cristofaro, segretario di Rifondazione comunista - non risolve minimamente il problema, anzi è proprio quello contro cui ci siamo battuti. I Ds si decidano: l´acqua è un bene pubblico o si può aprire ai privati? Per noi non si cede nemmeno l´uno per cento», è la perentoria conclusione. Dal versante delle istituzioni emerge una posizione altrettanto ferma: stiamo andando verso una gestione pubblica. La delibera per la privatizzazione non si annulla, ma si modifica, spiega Iodice: «Noi faremo una società mista a prevalente capitale pubblico perché non ci sono le condizioni per un affidamento in house. L´Ato2 avrà il 60 per cento al pubblico e il 40 ai privati, previa la modifica dell´articolo 5 della delibera 23 novembre 2004, quello che prevede la concessione progressiva delle quote pubbliche ai privati entro il secondo anno. Questa linea - precisa - sancisce definitivamente la demanialità dell´acqua per tutti e a costi accessibili». Perché l´affidamento in house è improponibile, secondo il presidente dell´Ato2? «All´Arin, l´acquedotto napoletano, non si può affidare perché è una spa. I 136 Comuni dell´Ato dovrebbero costituire una società pubblica di gestione e ciascuno acquistare quote per entrare nel consorzio che ha l´onere di mettere a disposizione 280 milioni di euro per 10 anni. Ma mettere d´accordo tutti - sostiene Iodice - non è possibile. Non hanno prima di tutto le risorse finanziarie». Iodice sfida i dissidenti: «Se i movimenti sono capaci di costruire le condizioni per le quali tutti trovino un´intesa su questo punto, noi siamo pronti». Per arrivare all´in house, ribatte Consiglia Salvo, potrebbero lavorare per creare un consorzio di enti pubblici che riunisca Arin, Ctl (Terra di lavoro di Caserta) e Evi (acquedotto di Ischia e Capri»). La cosa è fattibile, perché perdono tempo?» L´esperienza di Salerno, con la società mista (49 per cento ai privati e 51 per cento al pubblico) nata negli anni '90, prima con la francese Societé des eaux poi con la Salerno Sistemi di Paolo De Luca, non ha dato, racconta Enzo De Luca, i risultati sperati. «La verifica fatta sul campo non ci ha soddisfatti. La gestione peccava di rigidità, di scarsa conoscenza del territorio, insomma una convivenza malriuscita. Ora stiamo lavorando per pubblicizzare tutto. Si riacquisiranno le quote». Per De Luca «la gestione del bene-acqua richiede una dose di prudenza in più, non è un servizio qualunque. Invece c´è la tendenza dei privati, che puntano a fare business, a perdere di vista i bisogni delle fasce sociali più deboli, mentre l´istituzione calcola costi e ricavi in maniera non schematica, ma valuta il risultato economico complessivo». Sulla privatizzazione dell´Ato 2 è intervenuto di nuovo ieri Antonio Bassolino: «Avevamo già detto di essere pronti ad un confronto per la possibile modifica della delibera, fra l´altro non ancora attuata e sempre rinviata. Eravamo stati noi tre - ha aggiunto il governatore - il sindaco Iervolino, il presidente della Provincia Di Palma e io a sollecitare un tavolo costruttivo di confronto. Più la discussione si sviluppa, meglio è. Noi difendiamo gli interessi dei cittadini». Vincenzo Maria Siniscalchi, presidente della giunta per le autorizzazioni della Camera, si dice d´accordo con la presa di posizione dei Ds della Campania: «Ribadisco la mia contrarietà sul piano giuridico e sociale ad ogni precipitosa semplificazione del problema della gestione delle risorse idriche. La gestione dei servizi - precisa Siniscalchi - può certamente avvalersi dell´impresa privata nella forma delle partecipazioni, ma non può far registrare l´abdicazione della priorità del servizio pubblico». 25 novembre 2005 Il padre comboniano detta le condizioni per incontrare il governatore Zanotelli: 'Incontro Bassolino se chiede di ritirare la delibera' 'Non m' indigno per le ferrovie ai privati, ma su questa vicenda sono un autentico talebano' 'Sarebbe bello sapere che cosa pensa il cardinale, ma non ha risposto agli appelli' l' intervista ANGELO CAROTENUTO Fa freddo, ma i piedi nei sandali sono scalzi lo stesso. Padre Alex Zanotelli, il comboniano venuto dalle baraccopoli di Karagocho, si riscalda con un caffè. «Qui a Napoli è sempre buonissimo. Fa resuscitare i morti». Ride con gli occhi semichiusi dietro un paio di occhiali in osso, sotto il barbone grigio, un braccio fratturato e una fede di colore nero all' anulare. Ha sposato l' Africa. «Il segreto di questo caffè, ormai lo conoscono tutti. L' acqua di Napoli». Ecco, l' acqua di Napoli. «Una sciagura, se finisce ai privati. A Latina ora costa il 300% in più. Cito Isaia, capitolo 55, versetto 1: "O voi tutti assetati venite all' acqua, chi non ha denaro venga ugualmente". Invece, a Castellammare, il gestore Gori ha già tagliato l' acqua a una famiglia». Padre, perché l' acqua no, e gas o energia elettrica sì? «Non mi indigno per le ferrovie ai privati. Non appoggio lo schifo del carrozzone pubblico. Ma due cose non si toccano. Acqua e aria. Su questo sì che sono talebano». La sua proposta? «Mi piace l' idea lanciata dal presidente dell' acquedotto pugliese, Riccardo Petrella: le imprese paghino di più, e diamo l' acqua gratis alle famiglie povere». Lo dica a Bassolino: vuole incontrarla. «Basta una parola. La parola è: sediamoci. Ma per sedersi e aprire un confronto, chieda prima il ritiro della delibera di un anno fa». Pare di capire: non andrà. «Io cammino con i comitati, qui si è diffuso il timore che ci usino. Allora serve un segnale. La delibera. I ragazzi mi dicono: "Se vuoi, vai, però non ci rappresenti". Non c' è nessun appuntamento. Bassolino è un duro. Per lui la privatizzazione sarebbe l' ideale. Grave». Non è andato neppure da Celentano. «Mai stato in tv. Fra pubblicità e teatrini vari, non ti danno il tempo di parlare. Certo, quella platea mi ha fatto tentennare. Il dubbio è saltato quando ho scoperto che lo sponsor era Ferrarelle. Un' acqua minerale...». Le gerarchie ecclesiastiche si sono mai lamentate del suo impegno così schierato? «Mai. Se non posso parlare dell' acqua, mio Dio». Il cardinale però non ne ha mai parlato. «La rete Lilliput ha chiesto un intervento. Non c' è stata risposta. Certo, sarebbe stato bello sapere come la pensa». Prossimo obiettivo? «Convincere altre due circoscrizioni a firmare il ritiro della delibera. In 10 l' hanno fatto, così avremo la maggioranza per andare in Comune a sconfessare i voti dei suoi delegati. E poi~». E poi? «Poi sotto con scuola e sanità. Ho lasciato il Kenya con l' impegno di convertire la tribù bianca, il potere, i responsabili del male del mondo. Non credo più negli illuminati, nella borghesia, nei partiti. Mi resta la gente, voglio stare con i nessuno. Se l' acqua finisce ai privati, con la povertà che c' è, possiamo consegnare su un palmo di mano i ragazzi di Forcella e della Sanità alla camorra, che adesso ha un nome nuovo. Si chiama "' o sistema"». Minacce da "' o sistema"? «Cosa mi fanno? Ho un vantaggio. Il celibato. Che non è un giglio bianco da presentare a Dio». (an. car.) Appello unitario a Zanotelli: 'Pronti a discutere' Bassolino salda il fronte dell' acqua accordo con Iervolino e Di Palma 'Disponibili al dialogo ma non tocca a noi ritirare la delibera sui privati' Iniziativa del presidente della Regione dopo le accuse del missionario i problemi della città ANGELO CAROTENUTO Muro contro muro. Bassolino non chiederà il ritiro della delibera che apre la strada alla privatizzazione dell' acqua. Non lo fa, spiega, perché non può. «Esula dalle competenze». Quelle sue, quelle del sindaco Iervolino e del presidente della Provincia, Di Palma. è la replica all' ultimatum di padre Alex Zanotelli. Una risposta spedita con una nota diffusa in via congiunta da Regione, Provincia e Comune. Un segnale. Come dire che la protesta contro la delibera del 23 novembre 2004 non è una faccenda che può ricadere solo sulla giunta di Santa Lucia. Accanto a sé, Bassolino trascina Iervolino e Di Palma. «Non lo incontro finché non chiede il ritiro della delibera», le parole del sacerdote comboniano, mercoledì. La replica è un no al vincolo posto, ma sotto sotto il discorso resta aperto. «Non è concretamente possibile condizionare l' incontro al ritiro di un atto che esula dalle competenze di Bassolino, di Di Palma e della Iervolino. Siamo in uno Stato di diritto le cui regole le istituzioni devono rispettare». Una lettera scritta dal sindaco Iervolino all' assemblea dell' Ato2, nei mesi scorsi, era però bastata a congelare più volte l' apertura delle buste, slittata nel frattempo al 31 gennaio 2006. «Gli inviti a incontrarsi, numerosi e reiterati - prosegue la nota - erano in risposta a una precisa richiesta dello stesso sacerdote e dei comitati per l' acqua. Nessuna volontà di strumentalizzazione, ma una rispettosa volontà di rispondere a una richiesta di partecipazione e di confronto. Desideriamo rassicurare padre Zanotelli che il problema dell' acqua e i diritti dei cittadini, dei giovani e dei più poveri fra i residenti nel nostro territorio stanno a cuore a lui come a noi. Per questo siamo aperti, nei limiti delle nostre competenze, a tutte le proposte utili e percorribili». Così, pur tenendosi distante da Bassolino, Zanotelli in Regione c' è andato lo stesso. Ieri mattina. Non a Santa Lucia, ma negli uffici del consiglio, al Centro direzionale. Ha incontrato Luisa Bossa e Angelo Giusto, i presidenti della quinta e della sesta commissione, Politiche sociali e Politiche sanitarie. Entrambi diessini, lavorano a una proposta di legge che va in direzione opposta all' apertura ai privati, con l' idea dichiarata di coinvolgere in questo progetto pure le Regioni Basilicata e Puglia, due istituzioni che viaggiano sulla stessa linea, in difesa della gestione pubblica. I due hanno raccolto proposte e opinioni di padre Zanotelli, che ha comunque precisato di essere lì a titolo personale. Un' obiezione arriva al sacerdote dalla Gori, la spa a capitale misto titolare del servizio nell' Ato3. «Non risponde assolutamente a verità l' affermazione del padre comboniano secondo cui a Castellammare il gestore Gori ha già tagliato l' acqua a una famiglia. Gori non gestisce ancora il servizio idrico a Castellammare di Stabia, tuttora assicurato dall' Asam, preesistente gestore pubblico a cui Gori subentrerà solo in futuro. Sarebbe opportuno che Zanotelli verificasse la fondatezza delle notizie che diffonde per portare avanti la propria battaglia, che, giusta o sbagliata che sia, non dovrebbe mai fondarsi su informazioni errate o, ancor peggio, completamente false». Nel frattempo, non saranno capitali privati ad adeguare i sistemi idrici della Campania, indicata ieri in un convegno come una delle 8 regioni italiane in ritardo nell' applicazione della "direttiva quadro europea" dal sottosegretario alle Infrastrutture, Silvano Moffa. Fondi statali per altri 2 miliardi di euro pioveranno nelle 8 regioni da qui al 2010, secondo il programma di opere deliberato dal Cipe. SABATO, 26 NOVEMBRE 2005 Pagina III - Napoli Il partito di Bassolino fissa un tetto alla privatizzazione sulla spinta della protesta guidata dal missionario Zanotelli Acqua, sterzata della Quercia Piano Ds: ai privati non più del 49 per cento nelle società miste Allo studio la modifica della contestata delibera Ato 2: sarà cambiato l´articolo 5 La maggioranza resta in mano pubblica Nappi: "Il pericolo vero viene da Roma" ANGELO CAROTENUTO Un articolo della delibera contestata va riscritto, e poi bisognerà creare fasce sociali per ripartire le tariffe in maniera equa. È il piano a cui stanno lavorando i Ds, alla ricerca di una svolta e di una via d´uscita nel labirinto della questione-acqua. Partendo da un concetto di fondo: «Mai tutto ai privati». I cui capitali nelle società a gestione mista non dovranno dunque superare in alcun caso il 49 per cento. In tutta la Campania. Ma perché ciò accada pure nell´Ato2, con i suoi 2 milioni e 800 mila abitanti nelle province di Napoli e Caserta, la situazione così com´è, non può andare. «La delibera del 23 novembre 2004 va modificata», questa la discussione che prende corpo in queste ore all´interno dei Ds. Modificata all´articolo 5. Quello che prevede la cessione progressiva delle quote pubbliche (il 60 per cento) ai privati entro il secondo anno. «Sì, vero. Ne stiamo parlando», conferma Gianfranco Nappi, segretario regionale del partito. L´ultima volta proprio ieri sera. «È un tema di discussione che sarà portato in direzione regionale, con l´intenzione di elaborare una proposta di legge unitaria sulla base di percentuali rigide (pubblico mai sotto il 51%, privato mai sopra il 49%) e sull´idea di stabilire fasce sociali in base alle quali modulare le tariffe delle bollette. Tutt´intorno, una discussione aperta. Sotto il pressing dei movimenti e dei comitati civici dell´acqua, che di quella delibera vogliono il ritiro. «Pensiamo di promuovere un confronto all´interno di tutta l´Unione - precisa Nappi - per condividere con tutte le forze del centrosinistra le responsabilità di una scelta così importante su un bene prezioso come l´acqua». Il segnale era già arrivato due giorni fa con la nota congiunta firmata da Bassolino, Iervolino e Di Palma in replica al sacerdote comboniano Alex Zanotelli. A sottolineare che rilievi e contestazioni non appartengono solo a palazzo Santa Lucia e al suo governatore, intenzionato a uscire dall´angolo in cui si è sentito per un po´ isolato, stretto dal dissenso di comitati, blog e voci a cui è sensibile. Voci celebri, peraltro amiche. Beppe Grillo, Dario Fo, Jovanotti. Volendo, anche Fassino. Così, tra i Ds della Campania matura l´idea se non di una svolta, almeno di una sterzata. «Il pericolo vero - insiste Nappi - non è a Napoli, ma a Roma. È all´esame del parlamento la possibilità che il ministro dell´Ambiente possa espropriare gli enti locali dei suoi poteri su alcuni temi. Tra cui la gestione delle risorse idriche. L´insidia autentica è lì, nelle scelte del centrodestra». A tutela dei cittadini, il partito di Bassolino conta di istituire una consulta a cui aprire le porte dell´Ato2, pensando inoltre alla creazione della figura di un garante regionale degli utenti, un soggetto esterno al gestore a cui far ricorso in casi di contestazione. «La Campania dovrà caratterizzarsi per il controllo degli sprechi: solo il 20 per cento delle risorse idriche arriva nelle case. I gestori dovranno restare sotto il controllo pubblico per proprietà, indirizzo e tariffe. Ma attenzione a evitare false associazioni. Un esempio: ad Avellino, dove esiste un gestore pubblico, si paga più che a Benevento, dove invece la gestione coinvolge anche soci privati». Tempi stretti, secondo i progetti dei Ds. La questione-acqua dovrà arrivare presto alla discussione della direzione regionale, perché poi diventi proposta politica da sottoporre all´attenzione dell´assemblea dell´Ato2. Il cui presidente è proprio un diessino, Vincenzo Iodice, sindaco di Santa Maria Capua Vetere. SABATO, 26 NOVEMBRE 2005 Malumori per la visita del religioso in Consiglio regionale Padre Alex e Luisa Bossa il feeling non piace al partito Quella visita al grattacielo non è piaciuta. Né su una sponda né sull´altra, né tra i Ds né tra i movimenti. Padre Zanotelli negli uffici della Regione il giorno dopo essersi sottratto all´invito di Bassolino («Non lo incontro finché non ritira la delibera»), scuote di qua e di là. Il "colpaccio" è riuscito a Luisa Bossa, presidente della sesta commissione (Politiche sociali), amica personale di vecchia data del sacerdote, 12 anni trascorsi nelle baraccopoli di Korogocho, ora con la comunità comboniana di Casavatore. L´Africa, una passione comune. Ecco come la consigliera diessina è riuscita ad avere alla sua scrivania il grande avversario della privatizzazione. Neppure gli attivisti più vicini a Zanotelli sapevano della visita al centro direzionale. Anche loro il giorno dopo a caccia di dettagli. «Perché è andato? A titolo personale?». Luisa Bossa ha presentato padre Alex ad Angelo Giusto, diessino pure lui, presidente di un´altra commissione, la quinta (Sanità e sicurezza sociale). Una coppia di consiglieri sensibile all´idea di una gestione pubblica, interessati a spunti e consigli per scrivere in tal senso una proposta di legge, che ora rischia però di essere superata dalla sterzata voluta dai Ds, a cui Bassolino chiede compattezza per non sentirsi l´unico accusato dai movimenti. Le critiche sono finanche sulle pagine del suo blog, 135 commenti in 10 giorni. «Le ricordo che lei con la giunta, il sindaco Iervolino, il presidente Di Palma e tutti gli assessori siete miei dipendenti. Non è detto che io e gli altri milioni di campani siamo disposti ancora sostenervi e a darvi fiducia», firmato Marina Perrotta. E poi: «Quando A.B. torna dal suo giretto europeo, ricordategli che se anche Nixon fu rieletto poi fu costretto a dimettersi», scrive Lisa. Gioacchino Romeo rilancia: «Se non ha competenze, perché interloquisce sull´acqua e prende le distanze da Fassino per perorare la causa della privatizzazione?». (an.car.) GIOVEDÌ, 24 NOVEMBRE 2005 I disobbedienti dell´acqua Occupata l´Ato 2: "No a chi controlla la nostra vita" I comitati chiedono ai partiti che aderiscono alla protesta di uscire dal Consiglio regionale Gerardo Marotta: "Una banda di rapinatori, neppure i banditi fascisti fecero tanto" Un anno, ieri. Un anno di vita per la delibera che apre le porte ai privati nella gestione del servizio idrico nell´Ato2, due milioni e 800 mila abitanti nelle province di Napoli e Caserta. Così, nel giorno di «buon compleanno ai ladri di acqua», come dice lo slogan dei comitati civici, la lotta è stata più eclatante. In tarda mattinata e fino alle due del pomeriggio, una trentina di attivisti della rete, tra cui il leader dei "Disobbedienti" Francesco Caruso, ha occupato la sede dell´Ato2 in via Cesario Console. Hanno chiesto e ottenuto un incontro con Luca Stamati, il vicepresidente dell´ambito territoriale, a cui hanno ribadito la loro posizione: il ritiro della delibera passata in assemblea il 23 novembre 2004. «Chi controlla l´acqua, controlla la vita. No alla privatizzazione», la frase sullo striscione esposto al quarto piano del palazzo. Una lettera è stata spedita a Bassolino, Iervolino e Di Palma dal movimento, che si augura «l´avvio di un percorso unitario, condiviso e soprattutto partecipato per la costituzione del gestore unico in house», ribadendo però che «nessun incontro potrà mai avvenire fino a quando la gara per la ricerca del socio privato è attiva». Tra gli obiettivi anche il ritorno al pubblico nelle aree in cui nel frattempo si è passati a gestioni diverse (nel sarnese-vesuviano dell´Ato3). È questa la piattaforma dei comitati, che hanno distribuito manifesti listati a lutto per "Sorella Acqua" a calata Trinità maggiore, piazza Dante, piazza del Gesù, Montesanto, alla stazione metrò Museo, largo Forcella, piazza Cavour, Fuorigrotta, ma anche fuori città: a Grumo Nevano, Ischia, Procida, Casal di Principe, Melito e Caserta. Un movimento con tante anime, alcune delle quali decise a sganciarsi dalla compagnia dei partiti veri e propri. Ecco perché prende corpo in queste ore l´idea di chiedere una "prova di coerenza" a quei partiti che partecipano alla protesta: l´uscita dalla giunta regionale. Una sfida nella sfida, mentre va avanti lo sciopero della fame a staffetta che ha coinvolto fin qui suore, gli amici del blog di Beppe Grillo, attori e cantautori, il coordinatore di un centro buddista. Con l´adesione morale di Gerardo Marotta, che sempre ieri mattina dal suo Istituto per gli studi filosofici al Monte di Dio ha annunciato un´imminente assemblea pubblica sul tema, affondando i colpi contro la privatizzazione dell´acqua, e non solo. «Una banda di rapinatori - le sue parole - vuole impadronirsi dell´acqua. Neppure i banditi del fascismo si permisero di farlo, qui si sta andando oltre. Aveva ragione Marc Monnier quando diceva che questa è la terra dei morti. L´anarchia fa il gioco del comitato d´affari che gestisce la città, un sistema di potere che corrompe attraverso le consulenze per ottenere il consenso massimo: inerzia mentale e pigrizia morale. Ora il comitato d´affari vuole pure l´acqua». Sulla delibera del 23 novembre 2004, non c´è solo il pressing dei comitati. Il professor Alberto Lucarelli, docente presso il dipartimento di diritto dell´economia all´Università di Napoli, cita una sentenza della corte di giustizia Ue dell´11 novembre scorso come «parola definitiva» sulla legittimità della gestione pubblica del servizio idrico. «Addirittura - aggiunge - quella sentenza fa suonare un campanello d´allarme sui regimi misti pubblico-privato, dove cioè possono nascondersi maggiori interessi, sollevando perplessità sull´adozione di questa formula nei cosiddetti servizi di interesse pubblico generale». Senza alcun confronto pubblico avvenuto nei mesi scorsi e senza incontri alle porte tra istituzioni e movimenti, un primo faccia a faccia con un rappresentante della Regione può arrivare domani a Conza della Campania, in provincia di Avellino, dove il Wwf tiene una tavola rotonda sul tema "L´acqua in Campania: una risorsa naturale e socioeconomica", ufficialmente «per discutere e affrontare le problematiche della gestione dei corsi d´acqua campani». In calendario l´intervento di un relatore non ancora individuato della Regione.
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