Alex Zanotelli

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Articoli di Repubblica sulla questione della gestione dell'acqua

27 novembre 2005
Fonte: La Repubblica

DOMENICA, 27 NOVEMBRE 2005
Il deputato perplesso sulla linea del partito. Prc contesta la sterzata del
segretario diessino Nappi
Acqua ai privati, no di De Luca "La gestione pubblica funziona"

Iodice Il presidente Ato 2: "La delibera cambierà, ma ricordo a Zanotelli
che qui non siamo in Bolivia"
De cristofaro Il segretario del Prc: "La svolta dei Ds è solo fumo negli
occhi, in realtà continua la privatizzazione"

PATRIZIA CAPUA


«È assurdo parlare di svolta clamorosa. In questo modo si sta privatizzando
l´acqua». Le proteste non tardano a levarsi dal mondo dei comitati civici
guidati dal missionario comboniano Alex Zanotelli. Il piano dei Ds campani,
di limitare al 49 per cento la quota dei privati nelle società miste, non
muta, dice Consiglia Salvo, della "Rete Lilliput", la prospettiva:
«Gestione mista equivale a privatizzare, i Comuni perdono la gestione del
servizio idrico integrato e resta un rapporto tra il consiglio di
amministrazione dell´Ato e il privato». Il presidente dell´Ato2, Napoli e
Caserta, il diessino Enzo Iodice, sindaco di Santa Maria Capua Vetere
replica: «I movimenti non si confrontano con gli aspetti tecnico-giuridici
della questione-acqua. Zanotelli non confonda la Campania con la Bolivia.
Il nostro documento che propone le modifiche verrà sottoposto all´assemblea
regionale del partito il 6 dicembre e poi il gruppo regionale presenterà la
proposta di legge di riordino del settore». Da Salerno, il parlamentare ed
ex sindaco, Enzo De Luca avverte: «Noi qui stiamo andando verso una totale
gestione pubblica, dopo un´esperienza di società mista. Bisogna sfatare
l´idea che pubblico equivalga a inefficienza e parassitismo». De Luca non
risparmia una nota polemica: «La strada che si segue dipende dai gruppi
dirigenti e dalla loro sensibilità. C´è chi preferisce mettere in piedi
società e riempirle di consulenti che costano molti soldi».
«Il presunto cambiamento di rotta - dice Peppe De Cristofaro, segretario di
Rifondazione comunista - non risolve minimamente il problema, anzi è
proprio quello contro cui ci siamo battuti. I Ds si decidano: l´acqua è un
bene pubblico o si può aprire ai privati? Per noi non si cede nemmeno l´uno
per cento», è la perentoria conclusione. Dal versante delle istituzioni
emerge una posizione altrettanto ferma: stiamo andando verso una gestione
pubblica. La delibera per la privatizzazione non si annulla, ma si
modifica, spiega Iodice: «Noi faremo una società mista a prevalente
capitale pubblico perché non ci sono le condizioni per un affidamento in
house. L´Ato2 avrà il 60 per cento al pubblico e il 40 ai privati, previa
la modifica dell´articolo 5 della delibera 23 novembre 2004, quello che
prevede la concessione progressiva delle quote pubbliche ai privati entro
il secondo anno. Questa linea - precisa - sancisce definitivamente la
demanialità dell´acqua per tutti e a costi accessibili». Perché
l´affidamento in house è improponibile, secondo il presidente dell´Ato2?
«All´Arin, l´acquedotto napoletano, non si può affidare perché è una spa. I
136 Comuni dell´Ato dovrebbero costituire una società pubblica di gestione
e ciascuno acquistare quote per entrare nel consorzio che ha l´onere di
mettere a disposizione 280 milioni di euro per 10 anni. Ma mettere
d´accordo tutti - sostiene Iodice - non è possibile. Non hanno prima di
tutto le risorse finanziarie». Iodice sfida i dissidenti: «Se i movimenti
sono capaci di costruire le condizioni per le quali tutti trovino un´intesa
su questo punto, noi siamo pronti». Per arrivare all´in house, ribatte
Consiglia Salvo, potrebbero lavorare per creare un consorzio di enti
pubblici che riunisca Arin, Ctl (Terra di lavoro di Caserta) e Evi
(acquedotto di Ischia e Capri»). La cosa è fattibile, perché perdono tempo?»
L´esperienza di Salerno, con la società mista (49 per cento ai privati e 51
per cento al pubblico) nata negli anni '90, prima con la francese Societé
des eaux poi con la Salerno Sistemi di Paolo De Luca, non ha dato, racconta
Enzo De Luca, i risultati sperati. «La verifica fatta sul campo non ci ha
soddisfatti. La gestione peccava di rigidità, di scarsa conoscenza del
territorio, insomma una convivenza malriuscita. Ora stiamo lavorando per
pubblicizzare tutto. Si riacquisiranno le quote». Per De Luca «la gestione
del bene-acqua richiede una dose di prudenza in più, non è un servizio
qualunque. Invece c´è la tendenza dei privati, che puntano a fare business,
a perdere di vista i bisogni delle fasce sociali più deboli, mentre
l´istituzione calcola costi e ricavi in maniera non schematica, ma valuta
il risultato economico complessivo».
Sulla privatizzazione dell´Ato 2 è intervenuto di nuovo ieri Antonio
Bassolino: «Avevamo già detto di essere pronti ad un confronto per la
possibile modifica della delibera, fra l´altro non ancora attuata e sempre
rinviata. Eravamo stati noi tre - ha aggiunto il governatore - il sindaco
Iervolino, il presidente della Provincia Di Palma e io a sollecitare un
tavolo costruttivo di confronto. Più la discussione si sviluppa, meglio è.
Noi difendiamo gli interessi dei cittadini». Vincenzo Maria Siniscalchi,
presidente della giunta per le autorizzazioni della Camera, si dice
d´accordo con la presa di posizione dei Ds della Campania: «Ribadisco la
mia contrarietà sul piano giuridico e sociale ad ogni precipitosa
semplificazione del problema della gestione delle risorse idriche. La
gestione dei servizi - precisa Siniscalchi - può certamente avvalersi
dell´impresa privata nella forma delle partecipazioni, ma non può far
registrare l´abdicazione della priorità del servizio pubblico».

25 novembre 2005

Il padre comboniano detta le condizioni per incontrare il governatore
Zanotelli: 'Incontro Bassolino se chiede di ritirare la delibera'
'Non m' indigno per le ferrovie ai privati, ma su questa vicenda sono un
autentico talebano' 'Sarebbe bello sapere che cosa pensa il cardinale, ma
non ha risposto agli appelli' l' intervista
ANGELO CAROTENUTO
Fa freddo, ma i piedi nei sandali sono scalzi lo stesso. Padre Alex
Zanotelli, il comboniano venuto dalle baraccopoli di Karagocho, si riscalda
con un caffè. «Qui a Napoli è sempre buonissimo. Fa resuscitare i morti».
Ride con gli occhi semichiusi dietro un paio di occhiali in osso, sotto il
barbone grigio, un braccio fratturato e una fede di colore nero all'
anulare. Ha sposato l' Africa. «Il segreto di questo caffè, ormai lo
conoscono tutti. L' acqua di Napoli». Ecco, l' acqua di Napoli. «Una
sciagura, se finisce ai privati. A Latina ora costa il 300% in più. Cito
Isaia, capitolo 55, versetto 1: "O voi tutti assetati venite all' acqua,
chi non ha denaro venga ugualmente". Invece, a Castellammare, il gestore
Gori ha già tagliato l' acqua a una famiglia». Padre, perché l' acqua no, e
gas o energia elettrica sì? «Non mi indigno per le ferrovie ai privati. Non
appoggio lo schifo del carrozzone pubblico. Ma due cose non si toccano.
Acqua e aria. Su questo sì che sono talebano». La sua proposta? «Mi piace
l' idea lanciata dal presidente dell' acquedotto pugliese, Riccardo
Petrella: le imprese paghino di più, e diamo l' acqua gratis alle famiglie
povere». Lo dica a Bassolino: vuole incontrarla. «Basta una parola. La
parola è: sediamoci. Ma per sedersi e aprire un confronto, chieda prima il
ritiro della delibera di un anno fa». Pare di capire: non andrà. «Io
cammino con i comitati, qui si è diffuso il timore che ci usino. Allora
serve un segnale. La delibera. I ragazzi mi dicono: "Se vuoi, vai, però non
ci rappresenti". Non c' è nessun appuntamento. Bassolino è un duro. Per lui
la privatizzazione sarebbe l' ideale. Grave». Non è andato neppure da
Celentano. «Mai stato in tv. Fra pubblicità e teatrini vari, non ti danno
il tempo di parlare. Certo, quella platea mi ha fatto tentennare. Il dubbio
è saltato quando ho scoperto che lo sponsor era Ferrarelle. Un' acqua
minerale...». Le gerarchie ecclesiastiche si sono mai lamentate del suo
impegno così schierato? «Mai. Se non posso parlare dell' acqua, mio Dio».
Il cardinale però non ne ha mai parlato. «La rete Lilliput ha chiesto un
intervento. Non c' è stata risposta. Certo, sarebbe stato bello sapere come
la pensa». Prossimo obiettivo? «Convincere altre due circoscrizioni a
firmare il ritiro della delibera. In 10 l' hanno fatto, così avremo la
maggioranza per andare in Comune a sconfessare i voti dei suoi delegati. E
poi~». E poi? «Poi sotto con scuola e sanità. Ho lasciato il Kenya con l'
impegno di convertire la tribù bianca, il potere, i responsabili del male
del mondo. Non credo più negli illuminati, nella borghesia, nei partiti. Mi
resta la gente, voglio stare con i nessuno. Se l' acqua finisce ai privati,
con la povertà che c' è, possiamo consegnare su un palmo di mano i ragazzi
di Forcella e della Sanità alla camorra, che adesso ha un nome nuovo. Si
chiama "' o sistema"». Minacce da "' o sistema"? «Cosa mi fanno? Ho un
vantaggio. Il celibato. Che non è un giglio bianco da presentare a Dio».
(an. car.)

Appello unitario a Zanotelli: 'Pronti a discutere'
Bassolino salda il fronte dell' acqua accordo con Iervolino e Di Palma
'Disponibili al dialogo ma non tocca a noi ritirare la delibera sui
privati' Iniziativa del presidente della Regione dopo le accuse del
missionario i problemi della città
ANGELO CAROTENUTO
Muro contro muro. Bassolino non chiederà il ritiro della delibera che apre
la strada alla privatizzazione dell' acqua. Non lo fa, spiega, perché non
può. «Esula dalle competenze». Quelle sue, quelle del sindaco Iervolino e
del presidente della Provincia, Di Palma. è la replica all' ultimatum di
padre Alex Zanotelli. Una risposta spedita con una nota diffusa in via
congiunta da Regione, Provincia e Comune. Un segnale. Come dire che la
protesta contro la delibera del 23 novembre 2004 non è una faccenda che può
ricadere solo sulla giunta di Santa Lucia. Accanto a sé, Bassolino trascina
Iervolino e Di Palma. «Non lo incontro finché non chiede il ritiro della
delibera», le parole del sacerdote comboniano, mercoledì. La replica è un
no al vincolo posto, ma sotto sotto il discorso resta aperto. «Non è
concretamente possibile condizionare l' incontro al ritiro di un atto che
esula dalle competenze di Bassolino, di Di Palma e della Iervolino. Siamo
in uno Stato di diritto le cui regole le istituzioni devono rispettare».
Una lettera scritta dal sindaco Iervolino all' assemblea dell' Ato2, nei
mesi scorsi, era però bastata a congelare più volte l' apertura delle
buste, slittata nel frattempo al 31 gennaio 2006. «Gli inviti a
incontrarsi, numerosi e reiterati - prosegue la nota - erano in risposta a
una precisa richiesta dello stesso sacerdote e dei comitati per l' acqua.
Nessuna volontà di strumentalizzazione, ma una rispettosa volontà di
rispondere a una richiesta di partecipazione e di confronto. Desideriamo
rassicurare padre Zanotelli che il problema dell' acqua e i diritti dei
cittadini, dei giovani e dei più poveri fra i residenti nel nostro
territorio stanno a cuore a lui come a noi. Per questo siamo aperti, nei
limiti delle nostre competenze, a tutte le proposte utili e percorribili».
Così, pur tenendosi distante da Bassolino, Zanotelli in Regione c' è andato
lo stesso. Ieri mattina. Non a Santa Lucia, ma negli uffici del consiglio,
al Centro direzionale. Ha incontrato Luisa Bossa e Angelo Giusto, i
presidenti della quinta e della sesta commissione, Politiche sociali e
Politiche sanitarie. Entrambi diessini, lavorano a una proposta di legge
che va in direzione opposta all' apertura ai privati, con l' idea
dichiarata di coinvolgere in questo progetto pure le Regioni Basilicata e
Puglia, due istituzioni che viaggiano sulla stessa linea, in difesa della
gestione pubblica. I due hanno raccolto proposte e opinioni di padre
Zanotelli, che ha comunque precisato di essere lì a titolo personale. Un'
obiezione arriva al sacerdote dalla Gori, la spa a capitale misto titolare
del servizio nell' Ato3. «Non risponde assolutamente a verità l'
affermazione del padre comboniano secondo cui a Castellammare il gestore
Gori ha già tagliato l' acqua a una famiglia. Gori non gestisce ancora il
servizio idrico a Castellammare di Stabia, tuttora assicurato dall' Asam,
preesistente gestore pubblico a cui Gori subentrerà solo in futuro. Sarebbe
opportuno che Zanotelli verificasse la fondatezza delle notizie che
diffonde per portare avanti la propria battaglia, che, giusta o sbagliata
che sia, non dovrebbe mai fondarsi su informazioni errate o, ancor peggio,
completamente false». Nel frattempo, non saranno capitali privati ad
adeguare i sistemi idrici della Campania, indicata ieri in un convegno come
una delle 8 regioni italiane in ritardo nell' applicazione della "direttiva
quadro europea" dal sottosegretario alle Infrastrutture, Silvano Moffa.
Fondi statali per altri 2 miliardi di euro pioveranno nelle 8 regioni da
qui al 2010, secondo il programma di opere deliberato dal Cipe.

SABATO, 26 NOVEMBRE 2005
Pagina III - Napoli
Il partito di Bassolino fissa un tetto alla privatizzazione sulla spinta
della protesta guidata dal missionario Zanotelli

Acqua, sterzata della Quercia

Piano Ds: ai privati non più del 49 per cento nelle società miste

Allo studio la modifica della contestata delibera Ato 2: sarà cambiato
l´articolo 5
La maggioranza resta in mano pubblica Nappi: "Il pericolo vero viene da
Roma"

ANGELO CAROTENUTO


Un articolo della delibera contestata va riscritto, e poi bisognerà creare
fasce sociali per ripartire le tariffe in maniera equa. È il piano a cui
stanno lavorando i Ds, alla ricerca di una svolta e di una via d´uscita nel
labirinto della questione-acqua. Partendo da un concetto di fondo: «Mai
tutto ai privati». I cui capitali nelle società a gestione mista non
dovranno dunque superare in alcun caso il 49 per cento. In tutta la
Campania. Ma perché ciò accada pure nell´Ato2, con i suoi 2 milioni e 800
mila abitanti nelle province di Napoli e Caserta, la situazione così com´è,
non può andare. «La delibera del 23 novembre 2004 va modificata», questa la
discussione che prende corpo in queste ore all´interno dei Ds. Modificata
all´articolo 5. Quello che prevede la cessione progressiva delle quote
pubbliche (il 60 per cento) ai privati entro il secondo anno.
«Sì, vero. Ne stiamo parlando», conferma Gianfranco Nappi, segretario
regionale del partito. L´ultima volta proprio ieri sera. «È un tema di
discussione che sarà portato in direzione regionale, con l´intenzione di
elaborare una proposta di legge unitaria sulla base di percentuali rigide
(pubblico mai sotto il 51%, privato mai sopra il 49%) e sull´idea di
stabilire fasce sociali in base alle quali modulare le tariffe delle
bollette. Tutt´intorno, una discussione aperta. Sotto il pressing dei
movimenti e dei comitati civici dell´acqua, che di quella delibera vogliono
il ritiro.
«Pensiamo di promuovere un confronto all´interno di tutta l´Unione -
precisa Nappi - per condividere con tutte le forze del centrosinistra le
responsabilità di una scelta così importante su un bene prezioso come
l´acqua». Il segnale era già arrivato due giorni fa con la nota congiunta
firmata da Bassolino, Iervolino e Di Palma in replica al sacerdote
comboniano Alex Zanotelli. A sottolineare che rilievi e contestazioni non
appartengono solo a palazzo Santa Lucia e al suo governatore, intenzionato
a uscire dall´angolo in cui si è sentito per un po´ isolato, stretto dal
dissenso di comitati, blog e voci a cui è sensibile. Voci celebri, peraltro
amiche. Beppe Grillo, Dario Fo, Jovanotti. Volendo, anche Fassino. Così,
tra i Ds della Campania matura l´idea se non di una svolta, almeno di una
sterzata.
«Il pericolo vero - insiste Nappi - non è a Napoli, ma a Roma. È all´esame
del parlamento la possibilità che il ministro dell´Ambiente possa
espropriare gli enti locali dei suoi poteri su alcuni temi. Tra cui la
gestione delle risorse idriche. L´insidia autentica è lì, nelle scelte del
centrodestra». A tutela dei cittadini, il partito di Bassolino conta di
istituire una consulta a cui aprire le porte dell´Ato2, pensando inoltre
alla creazione della figura di un garante regionale degli utenti, un
soggetto esterno al gestore a cui far ricorso in casi di contestazione. «La
Campania dovrà caratterizzarsi per il controllo degli sprechi: solo il 20
per cento delle risorse idriche arriva nelle case. I gestori dovranno
restare sotto il controllo pubblico per proprietà, indirizzo e tariffe. Ma
attenzione a evitare false associazioni. Un esempio: ad Avellino, dove
esiste un gestore pubblico, si paga più che a Benevento, dove invece la
gestione coinvolge anche soci privati».
Tempi stretti, secondo i progetti dei Ds. La questione-acqua dovrà arrivare
presto alla discussione della direzione regionale, perché poi diventi
proposta politica da sottoporre all´attenzione dell´assemblea dell´Ato2. Il
cui presidente è proprio un diessino, Vincenzo Iodice, sindaco di Santa
Maria Capua Vetere.

SABATO, 26 NOVEMBRE 2005
Malumori per la visita del religioso in Consiglio regionale
Padre Alex e Luisa Bossa il feeling non piace al partito

Quella visita al grattacielo non è piaciuta. Né su una sponda né
sull´altra, né tra i Ds né tra i movimenti. Padre Zanotelli negli uffici
della Regione il giorno dopo essersi sottratto all´invito di Bassolino
(«Non lo incontro finché non ritira la delibera»), scuote di qua e di là.
Il "colpaccio" è riuscito a Luisa Bossa, presidente della sesta commissione
(Politiche sociali), amica personale di vecchia data del sacerdote, 12 anni
trascorsi nelle baraccopoli di Korogocho, ora con la comunità comboniana di
Casavatore. L´Africa, una passione comune. Ecco come la consigliera
diessina è riuscita ad avere alla sua scrivania il grande avversario della
privatizzazione. Neppure gli attivisti più vicini a Zanotelli sapevano
della visita al centro direzionale. Anche loro il giorno dopo a caccia di
dettagli. «Perché è andato? A titolo personale?».
Luisa Bossa ha presentato padre Alex ad Angelo Giusto, diessino pure lui,
presidente di un´altra commissione, la quinta (Sanità e sicurezza sociale).
Una coppia di consiglieri sensibile all´idea di una gestione pubblica,
interessati a spunti e consigli per scrivere in tal senso una proposta di
legge, che ora rischia però di essere superata dalla sterzata voluta dai
Ds, a cui Bassolino chiede compattezza per non sentirsi l´unico accusato
dai movimenti. Le critiche sono finanche sulle pagine del suo blog, 135
commenti in 10 giorni. «Le ricordo che lei con la giunta, il sindaco
Iervolino, il presidente Di Palma e tutti gli assessori siete miei
dipendenti. Non è detto che io e gli altri milioni di campani siamo
disposti ancora sostenervi e a darvi fiducia», firmato Marina Perrotta. E
poi: «Quando A.B. torna dal suo giretto europeo, ricordategli che se anche
Nixon fu rieletto poi fu costretto a dimettersi», scrive Lisa. Gioacchino
Romeo rilancia: «Se non ha competenze, perché interloquisce sull´acqua e
prende le distanze da Fassino per perorare la causa della privatizzazione?».
(an.car.)

GIOVEDÌ, 24 NOVEMBRE 2005

I disobbedienti dell´acqua

Occupata l´Ato 2: "No a chi controlla la nostra vita"

I comitati chiedono ai partiti che aderiscono alla protesta di uscire dal
Consiglio regionale
Gerardo Marotta: "Una banda di rapinatori, neppure i banditi fascisti
fecero tanto"

Un anno, ieri. Un anno di vita per la delibera che apre le porte ai privati
nella gestione del servizio idrico nell´Ato2, due milioni e 800 mila
abitanti nelle province di Napoli e Caserta. Così, nel giorno di «buon
compleanno ai ladri di acqua», come dice lo slogan dei comitati civici, la
lotta è stata più eclatante. In tarda mattinata e fino alle due del
pomeriggio, una trentina di attivisti della rete, tra cui il leader dei
"Disobbedienti" Francesco Caruso, ha occupato la sede dell´Ato2 in via
Cesario Console. Hanno chiesto e ottenuto un incontro con Luca Stamati, il
vicepresidente dell´ambito territoriale, a cui hanno ribadito la loro
posizione: il ritiro della delibera passata in assemblea il 23 novembre
2004. «Chi controlla l´acqua, controlla la vita. No alla privatizzazione»,
la frase sullo striscione esposto al quarto piano del palazzo.
Una lettera è stata spedita a Bassolino, Iervolino e Di Palma dal
movimento, che si augura «l´avvio di un percorso unitario, condiviso e
soprattutto partecipato per la costituzione del gestore unico in house»,
ribadendo però che «nessun incontro potrà mai avvenire fino a quando la
gara per la ricerca del socio privato è attiva». Tra gli obiettivi anche il
ritorno al pubblico nelle aree in cui nel frattempo si è passati a gestioni
diverse (nel sarnese-vesuviano dell´Ato3).
È questa la piattaforma dei comitati, che hanno distribuito manifesti
listati a lutto per "Sorella Acqua" a calata Trinità maggiore, piazza
Dante, piazza del Gesù, Montesanto, alla stazione metrò Museo, largo
Forcella, piazza Cavour, Fuorigrotta, ma anche fuori città: a Grumo Nevano,
Ischia, Procida, Casal di Principe, Melito e Caserta.
Un movimento con tante anime, alcune delle quali decise a sganciarsi dalla
compagnia dei partiti veri e propri. Ecco perché prende corpo in queste ore
l´idea di chiedere una "prova di coerenza" a quei partiti che partecipano
alla protesta: l´uscita dalla giunta regionale. Una sfida nella sfida,
mentre va avanti lo sciopero della fame a staffetta che ha coinvolto fin
qui suore, gli amici del blog di Beppe Grillo, attori e cantautori, il
coordinatore di un centro buddista. Con l´adesione morale di Gerardo
Marotta, che sempre ieri mattina dal suo Istituto per gli studi filosofici
al Monte di Dio ha annunciato un´imminente assemblea pubblica sul tema,
affondando i colpi contro la privatizzazione dell´acqua, e non solo. «Una
banda di rapinatori - le sue parole - vuole impadronirsi dell´acqua.
Neppure i banditi del fascismo si permisero di farlo, qui si sta andando
oltre. Aveva ragione Marc Monnier quando diceva che questa è la terra dei
morti. L´anarchia fa il gioco del comitato d´affari che gestisce la città,
un sistema di potere che corrompe attraverso le consulenze per ottenere il
consenso massimo: inerzia mentale e pigrizia morale. Ora il comitato
d´affari vuole pure l´acqua».
Sulla delibera del 23 novembre 2004, non c´è solo il pressing dei comitati.
Il professor Alberto Lucarelli, docente presso il dipartimento di diritto
dell´economia all´Università di Napoli, cita una sentenza della corte di
giustizia Ue dell´11 novembre scorso come «parola definitiva» sulla
legittimità della gestione pubblica del servizio idrico. «Addirittura -
aggiunge - quella sentenza fa suonare un campanello d´allarme sui regimi
misti pubblico-privato, dove cioè possono nascondersi maggiori interessi,
sollevando perplessità sull´adozione di questa formula nei cosiddetti
servizi di interesse pubblico generale».
Senza alcun confronto pubblico avvenuto nei mesi scorsi e senza incontri
alle porte tra istituzioni e movimenti, un primo faccia a faccia con un
rappresentante della Regione può arrivare domani a Conza della Campania, in
provincia di Avellino, dove il Wwf tiene una tavola rotonda sul tema
"L´acqua in Campania: una risorsa naturale e socioeconomica", ufficialmente
«per discutere e affrontare le problematiche della gestione dei corsi
d´acqua campani». In calendario l´intervento di un relatore non ancora
individuato della Regione.

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