Alex Zanotelli

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Intervista a p. Alex Zanotelli

Un uomo testimone, dell’opera di Dio fra gli uomini…

26 febbraio 2012 - Dario Pavlovich (RAI regionale “Incontri dello Spirito”)

L’intervista, sbobinata da Francesco Viviani, non è stata rivista da P. Alex

Un’informazione corretta, esige la possibilità di risalire direttamente alla fonte, sui problemi che indentiamo affrontare in questo tempo di Quaresima, dove abbiamo con noi, un coraggioso testimone, Padre Alex Zanotelli, religioso Comboniano, già missionario in Africa, e per dodici anni a Korogocho, nota baraccopoli-discarica vicina, al grande stadio di Nairobi, satura di povera gente, che Padre Alex ha dovuto salutare. Padre Alex con quale spirito?

Quando sono stato a Korogocho, la baraccopoli dove ho vissuto per dodici anni… L’ultima sera, il 17 aprile 2002, il responsabile delle piccole comunità cristiane e ministri delle varie Chiese indipendenti mi hanno detto: “Alex! Tu non puoi uscire di qui, se noi non preghiamo su di te!” Io dico: “che bello”! Ci siamo trovati in questa stanza, un centinaio di persone, con le quali abbiamo fatto una lunghissima preghiera… Sarà durata sulle 3 ore! Ed è stato proprio, bello! Uno dei momenti più belli della mia vita! Alla fine della preghiera, uno ha detto: “Alex inginocchiati”! Mi sono inginocchiato in mezzo a loro. Un altro ha detto: “Imponetegli le mani”! Mi sono sentito centinaia di mani sulla testa. Poi, un ministro di una Chiesa indipendente, il Reverendo Timothy se non mi sbaglio, ha iniziato a pregare in maniera carismatica. Dicendo: “Baba, papà grazie! Perché, Padre Alex ha camminato con noi, per dodici anni! Papà, ti prego, dona a Padre Alex il tuo Spirito Santo”! La gente che mi schiacciava a terra: Donaglielo con forza! Perché adesso, possa tornare dalla sua tribù bianca e “convertirla”! Io penso che se la “tribù bianca” non si “converte”! Non c’è speranza: né per noi! né per i poveri! né per il pianeta!

Io penso davvero, che è giunto il momento in cui dobbiamo incominciare a capire, che è importante camminare con i poveri! Nel Sud del mondo, ma poi, abbiamo un obbligo qui, perché le situazioni dei disastri nel Sud del mondo, non dico tutte, ma in buona parte sono anche responsabilità nostre! Ecco, l’importanza di ritornare e modificare quelle strutture che il Papa Giovanni Paolo II chiamava: “strutture di peccato”… Perché diventino invece, strutture di vita, Che portino vita!

Un esempio, in questi ultimi anni, abbiamo lottato tanto sull’acqua! È un esempio splendido questo! Perché io ho lottato molto come missionario contro la privatizzazione dell’acqua! Perché, non dimentichiamo che: se l’acqua sarà privatizzata, adesso che l’acqua andrà sempre più diminuendo, per via del surriscaldamento globale, vorrà dire che i poveri moriranno di sete! Se oggi abbiamo 50milioni di morti di fame, (non perché non c’è cibo, ma perché non hanno i soldi per comprarlo…), domani avremo 100milioni di morti di sete! Perché non hanno i soldi per comprare l’acqua, se è privatizzata! Ecco perché è importante che noi missionari ci impegniamo, a Sud come a Nord! La missione oggi è globale!

Questa globalizzazione di tutto e per tutti, ci aiuterà forse a fare qualche passo in avanti verso questa interiorità che ci fa capire che un po’ tutto deriva da nostro Signore Iddio e passa attraverso le nostre mani! Quindi allargare le mani, aprire la mente, aprire il cuore anche nel concreto, nel vissuto di ogni giorno?

Si! Penso anche che in occidente forse la radice, (io parlo di crisi “antropologica”), ma alle radice di questa crisi “antropologica”, ci sta un fatto per me che mi sembra abbastanza evidente, e che cioè in occidente noi siamo diventati “idolatri”. Il problema in occidente non è tanto “l’Ateismo” (che spesso è la negazione di un Dio che non esiste, perché certe idee di Dio, per fortuna devono andarsene). Il problema è “l’idolatria!” Cioè, in occidente noi adoriamo gli “idoli!” L’idolo del denaro, l’idolo del sesso, l’idolo del potere… e avanti. Siamo diventati “idolatri”, e proprio perché siamo diventati “idolatri”, stiamo distruggendo il pianeta! Per questo, io penso che, il recupero di Dio. Che ha creato questo bellissimo pianeta! (Ci ha impiegato 4miliardi e 600milioni di anni per regalarcelo). È quindi un dono preziosissimo che ci ha fatto! Se noi lo riscopriamo come il Creatore, e noi come creature, riusciamo ha comprendere, che dobbiamo mantenere questo tesoro! Ecco, l’importanza del creato e dell’ambiente. Insieme con gli uomini è le donne, lui ci ha creato perché vivessimo da figli e figlie di Dio, cioè in pari dignità! Con un minimo per potersi dire “figli e figlie di Dio!” Se delle persone muoiono di fame, chiaramente, è la negazione dell’essere: “figli e figlie di Dio!” Ecco perché davvero diventa importante, in occidente, questa dimensione di spiritualità, cioè la “riscoperta” di Dio! Però io direi, del Dio di cui mi sento profondamente erede, del Dio che ci viene da Gesù! Di questo Dio che poi mi porta ad impegnarmi concretamente nel contesto: economico, politico, sociale, familiare, antropologico; per cambiare le cose. Cioè, è importante legare questo Dio, alla mia fede in Dio con la realtà concreta. La mia “impressione” è che, in occidente siamo diventati Cristiani schizofrenici! In Chiesa diciamo e siamo determinate cose, fuori viviamo in tutt’altra maniera.

Facciamo un passo indietro con gli anni, miei e suoi, non diciamo numericamente quanti sono. Però, la sensibilità, in modo particolare la parte dei giovani, non le sembra che sia più orientato oggi che un tempo a quanto lei stava dicendo?

Si! Direi che c'è da parte dei giovani una grossa sete. Sete davvero di qualcosa di serio. Non c’è dubbio su questo! Io parlando, con i giovani, ho visto come, i giovani siano “stanchi” di tante cose e sono “bombardati” da tante cose e sono profondamente alla “ricerca”. Io direi, che diventa fondamentale oggi, “parlare” a questi giovani! Soprattutto, a questa generazione! È la generazione che ha in mano il “destino” del pianeta il “destino” dell’umanità! Per cui, diventa di una estrema importanza. Ma qui, come diceva Paolo VI “I giovani ascoltano più i testimoni, che non i maestri”. Dobbiamo davvero avere dei testimoni! Cioè cristiani, che vivono il loro cristianesimo, incarnato, che si impegnano, che ci credono, allora i giovani seguiranno!

Allora manca un po’ la testimonianza degli adulti. Ma c’è un laicato che cammina davvero su questa strada, lo avvertiamo! Speriamo che si moltiplichi è quindi anche la missionarietà, di cui abbiamo iniziato a parlare, certamente è indispensabile! Non soltanto del sacerdote, ma del laico al laico, la testimonianza dell’uno verso l’altro!

Si, io penso che questa dimensione laicale del popolo di Dio, è un popolo che deve essere “testimone!” È interessante che nel libro dell’Apocalisse c’è una prima chiamata al profeta dell’Apocalisse, (che non ha nulla a che fare con la fine del mondo, fra l’altro), c’è la prima chiamata nel capitolo uno e nel capitolo dieci c’è la seconda chiamata, a “mangiare” il libro, il profeta lo “divora” è sente che è dolce come il miele, ma anche amaro! Subito dopo il profeta diventa i due “testimoni”! Cioè, per dire che non abbiamo bisogno tanto di profeti quanto di comunità profetiche. Perché le comunità non sono più profetiche. Nel Cristianesimo primitivo erano le comunità che erano comunità profetiche! Io le chiamo: comunità alternative al “sistema!”

Allora era il sistema imperiale romano, Paolo “incavolatissimo” con i Corinzi, perché stanno deviando, dalla comunità che lui ha fondando sui valori di quel Cristo Crocefisso e stanno seguendo i valori imperial romani, ecco la rabbia di Paolo, possiamo proprio chiamarla rabbia perché è veramente arrabbiato con i Corinzi! La stessa cosa vale per noi oggi. Dobbiamo recuperare questa dimensione, di popolo di Dio! Di comunità cristiane! Comunità che vivono, in maniera “alternativa” al sistema! Ecco l’importanza dei “nuovi” stili di vita! Quindi, testimoniano effettivamente, che “credere” vuol dire vivere in maniera “altra!” Per proclamare, un Dio che “altro” da quello del sistema!

Senta, i suoi, quelli che ha lasciato, ma non ha lasciati perché lei gli porta nel cuore! Li considerava delle persone che avevano bisogno della sua presenza, della sua testimonianza e del suo aiuto. Ma, si scandalizzavano quando venivano a saperlo di come si comportano gli occidentali, di come si comportano i cristiani, qui! Oggi?

Si! Questo è vero! È una delle cose che davvero la gente della baraccopoli, i poveri del Sud del mondo, non riescono a capire! Come noi europei possiamo dirci Cristiani quando, per esempio, rifiutiamo l’arrivo sul nostro mare di immigrati! Non riescono a capire, perché li “respingiamo!” Per fortuna la Corte di Giustizia Europea ha condannato l’Italia! Ma è gravissimo quello che è avvenuto! Io ho parlato con uno dei giornalisti di Repubblica che ha passato un lungo tempo a Lampedusa, egli mi disse: “Alex guarda, dagli studi che ho fatto, dal 2002 al 2008 calcolano che siano morti nel Mediterraneo 42mila immigrati!” Questa è una cosa davvero incredibile! La gente africana lo sa questo e dice: “ma come, ma voi siete cristiani, ma ci accogliete, ma come fate! Questo è un esempio, un altro problema è il nostro stile di vita, di quello che mangiamo, di tutte le cose che buttiamo via, mentre loro non hanno nulla! È chiaro che questo è uno scandalo enorme per loro! Io penso davvero, ritornando all’esempio che facevo prima di Paolo, Paolo era arrabbiatissimo e, al capitolo 11, riprende il problema dell’Eucarestia; Paolo disse: “Sento dire, che quando vi riunite per la celebrazione, ci sono alcuni che arrivano prima”. Facilmente i ricchi che andavano con il triclinio, che mangiavano e bevevano! Poi, arrivavano gli altri! I poveri, che lavoravano fino a tardi, affamati, fuori, nell’atrio! I ricchi mangiavano e poi spesso se né andavano! In merito, Paolo dice: “Chiamate questa… La cena del Signore? Ma andate a casa vostra!” Questo è il tradimento! Perché spezzare il Pane per Gesù, significava proprio quello, condividere quello che si ha! Per cui Cristiani del Sud del mondo sono davvero “scandalizzati”, davanti i nostri comportamenti!

Entriamo un po’ a casa nostra, pur essendo qui a Trieste, ma pensiamo alla missione Triestina! Quali rapporti ci sono stati? Come sono stati accolti, secondo lei, è vengono accolti laici e sacerdoti, ma soprattutto come si inseriscono, in quella realtà, così difficile, come si è inserito anche lei da giovane.

Posso dire che una delle qualità fondamentali degli Africani, è “l’accoglienza!” È un qualcosa di straordinario! La parola, che sentivo di più a Korogocho, è “Karibu!” Benvenuto! Bussavi a una porta, ed essa si apriva! Non dimentichiamo, che chi è dentro, non sa chi è fuori! Cioè, l’accoglienza, è un qualcosa di fondamentale nelle società Africane. Sarebbe inconcepibile per loro, questo nostro sistema di come viviamo, guardandoci in cagnesco, mettendoci tutte le sicurezze che mettiamo. L’accoglienza, è qualcosa che ci rende umani! Noi diventiamo umani, quando siamo capaci di accoglierci! Ci arricchiamo gli uni, gli altri, di tutte le nostre diversità culturali, umane. Questa è la ricchezza umana! Quindi direi che, sia i sacerdoti – fidei donum, sia i laici, sono veramente accolti! Io ricordo, i laici che hanno lavorato con noi anche nell’ACCRI, a Korogocho, quanto la gente voleva a loro bene e come gli hanno accolti! Secondo me, qui siamo noi che dobbiamo imparare dagli Africani cosa significa “accogliere!”

L’accoglienza, evidentemente, è il dono di dare se stessi, quindi poi, il rapporto che si stabilisce fra loro, è un rapporto vicendevole, (certamente) e si usa anche dire che chi va e poi ritorna, è più “ricco” e pieno di Spirito di Dio, quello che hanno proprio ricevuto dalla testimonianza delle persone che hanno cercato di aiutare in qualche maniera. È vero?

È vero! Anzi, c’è qualcuno che parla delle “caravelle che ritornano!” Non solo che vanno, ma che ritornano portando i “doni”. Sono un po’ come i re Magi che vengono portando i doni! Il problema è che abbiamo una Chiesa nel Nord del mondo (parlo in Europa, in Italia), che non riesce più ad accogliere i “doni” che ci vengono dalle Chiese del Sud del mondo! E oggi, ci stanno arrivando delle ricchezze straordinarie! Pensiamo solo soltanto alle piccole comunità Cristiane, in Africa o alle comunità di base in America Latina, sono un dono grandissimo! Pensiamo anche, alle Teologie. La “Blazeogeli” Africana del Sudafrica o la Teologia dell’Incarnazione Africana, come la Teologia della Liberazione. Sono tutte forme nuove di riflettere su Dio, alla luce di Dio sulla realtà, che ogni popolo deve fare! E noi pensiamo invece di avere “la Teologia” (che esportiamo), “la Liturgia” e invece no! Poiché, fin dal primissimo Cristianesimo le comunità Cristiane, con i vari riti, avevano il diritto di esprimersi. I Greci esprimevano la preghiera in una certa maniera, noi in Europa la abbiamo espressa così perché va bene per il nostro carattere. Un Africano nella “nostra” Chiesa, ma si sente “perso!” Perché un Africano per pregare: canta, balla, danza! Le nostre messe a Korogocho, durano 3 ore! Ecco la ricchezza che viene a noi! A noi che siamo un cristianesimo, fra l’altro “stanco” e “vecchio”, abbiamo bisogno di questa vivacità delle “giovani” Chiese.

Il suo giudizio, se lo può dare, le Chiese, alcune Chiese locali, si sono veramente aperte a questo “feeling” che c’è con le Chiese, sparse nel mondo, lontane dal punto di vista geografico, però, vicine a Dio, sicuramente più di noi! Ecco, quindi, secondo lei, si sono aperte le Chiese locali?

Ci sono delle Chiese che sono aperte, ci sono altre che fanno molta più resistenza! Io direi, che in Europa, non troviamo molto facile questo! C’è una ragione profonda in questo. Noi Europei pensiamo di avere: la Cultura, la Civiltà, la Verità, la Teologia… Questa è la base del nostro “razzismo”, verso gli altri popoli! Invece dobbiamo iniziare noi a capire che anche noi possiamo apprendere dagli altri! Che anche le Chiese di “antica data” possono “arricchirsi!” Ecco la comunione fra le Chiese, per fare in modo che questi “doni” vengano condivisi! Da poco ho finito di leggere, “l’Africae Munus” del Papa, quello che è risultato del secondo Sinodo Africano. Io ho ascoltato, i vescovi Africani, ho partecipato a tutto il Sinodo. Sono rimasto davvero “folgorato” dalla capacità che hanno avuto questi uomini di dire la verità, sia sui loro governi, sia sulle situazioni! C’è una “vivacità”, una “forza”, “una carica” che è davvero importante per noi imparare. Cioè, dobbiamo uscire da questo nostro eurocentrismo, da questa forma, quasi “razzista”, di guardare gli altri, che abbiamo anche spesso come Cristiani, (involontariamente, ma l’abbiamo dentro di noi), e incominciare invece a sentire la bellezza, del “dono” che ci viene da queste Chiese, da questi popoli, da altre culture.

Come ringraziare adeguatamente, Padre Alex Zanotelli, dopo una conversazione ricca di notizie e proposte operative. Poiché, non basta venire a conoscenza delle realtà. E se ci chiedessimo: io che cosa posso fare? Come affrontare questi problemi? Come impegnarmi?

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