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Se questo è un Rom

5 settembre 2012 - Alex Zanotelli
Fonte: Nigrizia

 

 

Nell’estate che ci stiamo lasciando alle spalle è esplosa una grande rabbia nella società civile campana. Rabbia nel vedere in che modo vengono trattati esseri umani in questa paese che si dice civile. Una situazione davvero squallida e disumana.

Mi riferisco ai rom di Giugliano, una città di 120mila abitanti a nord di Napoli, già nota alle cronache nazionali per le “ecoballe” (combustibile derivato dai rifiuti). I giuglianesi devono convivere con 8 milioni di ecoballe accatastate per chilometri e chilometri, ma sembra che non possano convivere con i rom.

I rom sono da lungo tempo a Giugliano. Alcuni di loro sono scappati dalle bombe durante le guerre nell’ex Jugoslavia (1991-1995) e hanno trovato rifugio in questa zona della Campania. I più, però, sono nati in Italia e vivono – meglio, vivevano – in tredici piccoli campi disseminati nell’area industriale della città. Sono circa 800, di cui 300 minori: nessuno ha la cittadinanza italiana.

Che cosa è accaduto a questa gente? Lo scorso anno, improvvisamente, la procura di Napoli ha deciso che questi accampamenti rom dovevano essere evacuati, perché le aree su cui si trovano sono piene di rifiuti tossici. Ed è vero.

Ho incontrato il magistrato e gli ho detto che è bene che sia abbandonata una zona malsana. Ho però aggiunto che va anche trovato un luogo dove ospitare queste persone. Mi ha risposto che il suo compito è di applicare la legge. Così, il 12 aprile del 2011, con un grande spiegamento di forze dell’ordine, furono stati abbattuti gli accampamenti e buttati fuori i rom. La sola cosa che il comune di Giugliano ha fatto per venire loro incontro è stata di creare un piccolo campo – ma è meglio chiamiamolo un bunker – dove 150 rom hanno trovato modo di sistemarsi, accatastati in maniera inaccettabile.

Per tutti gli altri non s’è fatto nulla. Alcuni oggi sono raminghi. Altri si sono costruiti quattro accampamenti in altre aree. Tutti hanno trascorso l’inverno praticamente all’aperto e la torrida estate 2012 senza alcun riparo, senza bagni e senza acqua.

Ho avuto modo di visitare di recente uno dei campi. La situazione è drammatica, specie per i più piccoli. Dall’inizio di quest’anno sono morti quattro neonati.

Intanto è trascorso quasi un anno e mezzo dall’evacuazione dei campi. Tutte le trattative e le manifestazioni fatte assieme ai rom da segmenti della società civile, in particolare il Comitato campano con i rom (si è arrivati a minacciare di occupare il municipio di Giugliano), non hanno portato alcun risultato. Anzi, a luglio è stato sgomberato un altro campo e si è offerta ai rom una sistemazione tipo bunker, che hanno rifiutato.

 

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