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Ho respirato di nuovo l’Africa

1 novembre 2009 - Alex Zanotelli
Fonte: Nigrizia

È stata una grazia per me partecipare agli incontri dell’Osservatorio sul 2° Sinodo africano. Questo organismo, voluto dalla Conferenza degli istituti missionari italiani, in collaborazione con l’Unione stampa cattolica italiana, ha consentito di attrarre maggiormente l’attenzione dei media sul Sinodo e ha dato modo ai vescovi africani di raccontare ciò che avviene nel continente.

I vescovi che ho incontrato mi hanno fatto di nuovo respirare l’Africa. Ho capito che la chiesa africana è maturata e che ha dentro di sé una forza profetica straordinaria. Prima di questi incontri, non avevo percepito con chiarezza questo fatto: una nuova consapevolezza che mi ha fatto bene. La chiesa africana avrà sempre più un peso, anche numerico, e ciò è motivo di speranza anche per la chiesa d’Occidente. A questo proposito, tra i vari incontri organizzati dall’Osservatorio, voglio tornare su quello del 13 ottobre, che si è tenuto nella Libreria Dehoniana, in via della Conciliazione. Ospiti, quattro teologi: suor Teresa Okure, nigeriana, decana di Teologia dell’Istituto cattolico dell’Africa Occidentale, con sede a Port Harcourt; padre Barthélemy Adoukonou, beninese e segretario della Conferenza episcopale dell’Africa Occidentale; padre Léonard Santedi Kinkupu, segretario della Conferenza espiscopale dell’Rd Congo; Bénézet Bujo, sacerdote congolese, ordinario di Teologia morale ed etica sociale all’Università di Friburgo.

Abbiamo voluto, innanzitutto, fare memoria dei teologi africani che non erano stati accolti al 1° Sinodo africano (1994). Tra questi, tre teologi camerunesi scomparsi: il gesuita Meinrad Hegba, morto di recente, padre Engelbert Mveng, ucciso nel 1995 (omicidio di stato), e Jean-Marc Éla, fautore della teologia della liberazione africana, morto in esilio in Canada il giorno di Natale 2008. Abbiamo voluto ricordare anche i teologi sudafricani, tuttora attivi, che si sono forgiati nella lotta contro il regime dell’apartheid: il padre Albert Nolan e il vescovo Desmond Tutu. A loro e ad altri dobbiamo la contextual theology, la teologia contestuale sudafricana. I quattro teologi hanno messo in evidenza una forte capacità di analizzare a fondo i problemi. Adoukonou ha sottolineato che, se non c’è una cura della memoria africana, non ci potrà essere un futuro per l’Africa. E ha rimarcato che in questo secondo sinodo la chiesa africana ha preso coscienza di dover essere profeta di verità: essere, cioè, in grado di risolvere i problemi, individuando le cause profonde che minano la pace e la stabilità del continente.
Santedi ci ha detto che, se ieri gli europei hanno evangelizzato l’Africa, oggi gli africani devono africanizzare il cristianesimo. In ciò, si è ispirato alla grande fi gura del cardinale congolese Joseph-Albert Malula. Ci ha anche spiegato che in Africa c’è bisogno di una “teologia dell’invenzione”, capace di cogliere e di far emergere la verità delle cose. Il più lucido e il più sferzante è stato Bujo. Una personalità che sprizza coerenza e che è capace di ripensare l’esperienza cristiana in contesti africani.
A parlarci della teologia al femminile in Africa è toccato a sr. Teresa Okure. Ci ha detto che la corrente del cristianesimo si è mossa dal nord al sud del mondo: se questo è vero, che cosa è accaduto a Gesù nel nord del mondo? Ci ha ricordato l’unitarietà della teologia. Ha usato l’immagine del corpo umano: quando una gamba assume una postura scorretta, anche l’altra gamba, la schiena e tutto il resto saranno scentrati e richiederanno uno sforzo di riposizionamento. Dunque, se l’Africa oggi soffre, è tutta l’umanità che sta soffrendo. Di certo, alla chiesa è mancato uno sforzo d’integrazione della donna e, dunque, tutto il corpo ecclesiale ha bisogno di essere aggiustato, ponendo la donna nel suo vero ruolo. E ha concluso con una brillante analisi della Lettera ai Galati, in cui Paolo fa la sua professione di fede in Cristo e dice che non c’è più né giudeo né greco, né schiavo né libero, né uomo né donna. Lei ha chiosato: «Le prime due rivoluzioni si sono compiute; quando la terza rivoluzione — né uomo né donna — arriverà anche nella chiesa, questa sarà un corpo molto più sano e molto più capace di portare guarigione».

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