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Microcredito Sanità

3 giugno 2010 - Alex Zanotelli
Fonte: Nigrizia

Sono anni che stiamo pensando di far partire un’iniziativa di microcredito nel rione Sanità di Napoli. E, finalmente, ci stiamo riuscendo. Fin dall’inizio, la domanda che ci siamo posti è stata: il microcredito, che ha funzionato nel sud del mondo, può funzionare qui?
Il rione Sanità, dove vivo, ha una popolazione di poco meno di 70mila persone, in un’area di 5 chilometri quadrati. È uno dei rioni della città che manifesta grosse difficoltà economiche. La specializzazione lavorativa della zona è stata a lungo quella di fare guanti e scarpe. Negli ultimi anni, però, questi prodotti sono andati in profonda crisi. Quindi, ci troviamo di fronte a un alto numero di persone senza lavoro, a tantissimi che si arrangiano con il lavoro nero e a un crescente indebitamento delle famiglie. E i creditori sono spesso usurai, sotto l’ala della camorra.
Questi, schematizzando, sono l’ambiente e la situazione economica. Ciò che più di frequente è stato fatto per porvi rimedio, in particolare da parte delle associazioni del mondo cattolico, è riconducibile ad aiuti in chiave caritativa. Noi si è cercato di fare un passo ulteriore, provando a verifi are se può funzionare il microcredito in un contesto del genere. Così, abbiamo cominciato a discuterne nella rete del rione Sanità, che aggrega le varie realtà che lavorano sul territorio, comprese le piccole comunità di base che leggono e mettono in pratica il Vangelo.
Poi, a cominciare dal 2007, abbiamo posto il problema a Banca Etica. Inizialmente, la banca era restia, perché non aveva mai messo in piedi un progetto di microcredito in Italia. Nel 2008, invece, dopo una lunga serie d’incontri con il presidente, Fabio Salviato, e altri dirigenti della banca (il dialogo non è stato semplice), finalmente si arrivati a un sì: può partire il microcredito alla Sanità.
Nelle trattative con Banca Etica, abbiamo molto insistito su un punto: non si può chiedere più dell’1% d’interesse sui prestiti. E siano riusciti a ottenerlo.
Lo scorso febbraio, abbiamo lanciato l’iniziativa con una conferenza stampa al chiostro di Santa Chiara di Napoli. Ma una cosa è lanciare un’iniziativa, un’altra è aiutare la gente della Sanità a cogliere la portata di quanto sta succedendo. Dunque, abbiamo cominciato a organizzare incontri nelle varie parrocchie e scuole del rione. Abbiamo preparato banchetti per strada per spiegare ai passanti il significato dell’operazione microcredito.
Lentamente, e solo dopo molta diffidenza, la gente ha cominciato ad avvicinarsi al tema e a capire di che cosa si tratta: piccoli contributi, a basso tasso d’interesse, per far partire attività economiche. In queste settimane abbiamo molte persone che arrivano a chiedere informazioni ai funzionari di Banca Etica…
Finora non è stato erogato nessun prestito. La banca sta raccogliendo informazioni, in particolare per quanto riguarda l’affidabilità di chi chiede il prestito. È un processo lento, ma io credo che ormai ci siamo.
È chiaro che i fondi a disposizione non sono molti e bisognerà incrementarli. Possono venire da persone che vogliono scommettere su questa realtà del microcredito. È un tentativo, il primo, in una realtà così diffi cile. Se funzionerà alla Sanità, penso che potrà funzionare in altri luoghi impoveriti del nostro paese.

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