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Le campane dell’acqua

7 febbraio 2011 - Alex Zanotelli
Fonte: Nigrizia

All’imbrunire del giorno di santo Stefano siamo arrivati – Luigino Ciotti, del Circolo culturale 1° Maggio di Bastia Umbra, Felicetta Parisi, che da anni collabora con me, ed io – a Boschetto, un piccolo paese di 200 anime, che si trova tra Gualdo Tadino e Nocera Umbra. Attraversato un ponticello sul Rio Fergia, un ruscello che esce dal cuore della montagna, nei pressi del quale la gente aveva costruito un bellissimo presepe, ci siamo trovati davanti al sagrato di una piccola antica chiesa. Era pieno di gente. Abbiamo sentito tutto il calore di una piccola comunità montana.
Una volta in chiesa, abbiamo salutato il parroco, don Francesco Pascolini. Subito dopo, sono arrivati mons. Domenico Sorrentino, vescovo di Assisi-Gualdo Tadino-Nocera Umbra, e alcuni sacerdoti della zona. È subito iniziata la concelebrazione eucaristica. Durante l’omelia, mons. Sorrentino ha spiegato di aver voluto essere presente alla cerimonia del premio che mi sarebbe stato conferito dopo la funzione. È stata molto bella questa solidarietà del vescovo e dei sacerdoti sulla questione dell’acqua pubblica, che ritengo fondamentale.
Mi è stato consegnato dal presidente del Comitato per la difesa del Rio Fergia il “Premio Rio Fergia” – una brocca di ceramica di Gualdo Tadino –, come ringraziamento per l’impegno sulle tematiche dell’acqua. Un premio promosso da una comunità locale che, assieme a quella di Aprilia (Latina), è stata quella che più si è battuta in difesa dell’acqua pubblica.
Dopo la consegna del premio, mi ha avvicinato don Francesco e mi ha messo in mano una busta contenente 3mila euro. Mi ha detto: «Sono il frutto di questa comunità, composta anche di gente che sta soffrendo perché ha perso il lavoro. È un ulteriore contributo che essa vuole dare alla lotta per l’acqua». Ha aggiunto: «Anch’io ho lottato per difendere la sorgente del Rio Fergia dalle mani delle multinazionali». Poi, si è messo a piangere e mi ha abbracciato.
Commosso, ho detto che di soldi non ne volevo. Li avrei subito consegnati a una coppia che sta lavorando con i padri cappuccini in Etiopia: scaveranno un pozzo per la gente di quella terra.
Nell’abbraccio di don Francesco ho sentito tutta la lunga lotta della comunità di Boschetto, che per anni ha difeso con i denti la sorgente dagli attacchi della multinazionale Rocchetta, che aveva già messo le mani su un’altra sorgente che sgorga dall’altro lato del monte. A partire dal 2004, gli abitanti di Boschetto hanno iniziato un’azione di resistenza contro questo progetto. Rocchetta ha ottenuto dalla Regione Umbria la concessione di imbottigliare anche l’acqua del Rio Fergia. I cittadini di Boschetto hanno fatto 15 ricorsi al tribunale amministrativo regionale, che ha risposto favorevolmente a 5 ricorsi, dando ragione alla comunità.
Questa gente – e questo è un fatto che va sottolineato – non solo si è rivolta al Tar, ma si è mobilitata in continuazione. Ogni volta che in paese si aveva il sentore che gli uomini della multinazionale stessero per iniziare i lavori per appropriarsi della sorgente, ecco che il parroco suonava le campane e tutti scendevano in strada. Alla fine ce l’hanno fatta e il Rio Fergia scorre tranquillo nella valle.
Ho detto alla comunità di Boschetto che il premio sarebbe spettato a loro, in quanto esempio per tutta l’Italia. Ho ricordato la vicenda della comunità di Aprilia, che ha lottato con altrettanta forza: quando la gestione dell’acqua è stata presa in mano dall’impresa Acqualatina (collegata alla multinazionale Veolia), 5mila famiglie si sono rifiutate di pagare la bolletta. Anche qui, ci sono state minacce di tagliare l’erogazione dell’acqua, seguite da scontri in tribunale. La battaglia va avanti e la comunità di Aprila continua a resistere.
Mi pare che oggi la disobbedienza civile per difendere i beni comuni stia diventando una delle maniere per cambiare le cose in questo paese. Le lotte di Boschetto e di Aprilia ci indicano la via per impegnarci tutti in difesa dell’acqua. Dopo la raccolta di un milione e 400mila firme, la Corte costituzionale ha detto sì a due dei tre referendum. Ora si tratta di portare, in primavera, almeno 25 milioni di persone a esprimersi, per far sì che l’acqua ritorni pubblica.

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