Alex Zanotelli

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Passione Fsm

4 marzo 2011 - Alex Zanotelli
Fonte: Nigrizia

È stato bello poter rimettere piede in Africa, a febbraio, in occasione del Forum sociale mondiale (Fsm). Avevo conosciuto Dakar quando ero direttore di Nigrizia, negli anni ’80, e avevo intervistato Sembène Ousmane, regista e scrittore, e Cheikh Anta Diop, grande pensatore. Ritornarvi è stata una vera boccata di ossigeno di umanità: Dakar è una città piena di giovani e di calore, sorridente e serena.
Ho partecipato a tre forum: quello sociale, quello teologico e quello comboniano. L’Fsm è stato caotico. Il governo del presidente Wade, temendo che gli studenti potessero fare leva sull’evento per far partire un cambiamento come quello avvenuto in Nord Africa, ha cambiato il direttore del comitato esecutivo e ne ha messo uno di suo gradimento. Che ha “disorganizzato” i lavori.
Ma ciò non ha impedito al forum di esprimersi. Ne è uscita un’Africa vivissima, che ha voglia di mettersi in piedi. Molti i partecipanti arrivati con ogni mezzo da tante nazioni africane. Straordinaria la marcia di apertura con danze, colori e musiche.
A differenza di altri Fsm, non ci sono stati molti nomi famosi, né della politica – il presidente della Bolivia, Evo Morales, l’ex presidente brasiliano Lula – né della società civile: tra i pochi, l’economista egiziano Shamir Amin, l’analista politica Susan George e la giornalista Naomi Klein. Quindi, a fare il Forum è stata la gente comune.Gente appassionata, con la voglia di capire e di darsi da fare.
Il vento delle rivoluzioni popolari di Tunisia ed Egitto ha permeato l’insieme dei lavori. Vedendo come hanno reagito gli africani presenti al Forum, credo che i cambiamenti nordafricani toccheranno anche altre nazioni del continente. Sta soffiando un vento nuovo che solleva la voglia di democrazia vera, di diritti, di possibilità di esprimersi. Tra l’altro, sembra che i tunisini a novembre metteranno in piedi un forum sociale a Tunisi, per raccontare al mondo come si sono liberati di Ben Ali…
Sono, poi, emerse con forza alcune traiettorie per il domani. Intanto, ci si preparerà bene per andare, il prossimo dicembre, alla conferenza Onu sui cambiamenti climatici a Durban (Sudafrica). Ancora sull’ambiente, ci si prepara all’appuntamento di “Rio 20 anni dopo” (1992, prima conferenza Onu di Rio). Bisogna arrivarci con le idee chiare, perché è in gioco il pianeta. L’economista Pat Mooney, che ho trovato geniale nel suo intervento su cambiamenti climatici e crisi alimentari, ha assicurato che oggi la società civile è molto più organizzata di tanti governi, perciò in questa fase si possono ottenere importanti risultati.
Di notevole spessore è stato anche il Forum mondiale di teologia e liberazione, che faceva parte dell’Fsm. Del resto, non si può fare teologia se non dentro la storia e dentro i problemi della gente. Ci siamo spinti ancora più in profondità nel capire che dobbiamo legare la fede al Dio della vita, che è il Dio degli oppressi, dei migranti, degli emarginati. Un Dio che si sperimenta nell’impegno quotidiano verso la liberazione. Un passaggio forte è stata la sottolineatura di quanto possa portare buoni frutti l’incontro delle teologie cristiane con quelle delle altre religioni.
È stata serrata la critica dei teologi del sud del mondo contro l’Impero che oggi determina i destini del mondo. Il teologo nord-americano Joerg Rieger ha detto che la teologia ci consente di individuare quali sono gli idoli: lottando contro l’idolatria – in particolare quella imperante del denaro – daremo modo a Dio di manifestarsi.
Per quanto riguarda il forum dei comboniani, non eravamo numerosi (una ventina, molti provenienti dall’Africa), ma è stato importante farlo. Ci siamo chiesti quale messaggio stiano inviando tutti questi movimenti sociali alla famiglia comboniana (padri, suore, fratelli, laici), come possiamo fare missione oggi, tenendo conto di tutti questi stimoli, e in che modo possiamo contribuire alla costruzione di un mondo altro.

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