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Le ragioni degli indignati

3 novembre 2011 - Alex Zanotelli
Fonte: Nigrizia

Alla manifestazione del 15 ottobre a Roma, che possiamo definire “la seconda Genova”, c’ero. E mi sto ancora chiedendo perché i black bloc non abbiano attaccato la scorsa estate a Genova in occasione del decimo anniversario dei fatti del 2001.
Ho partecipato alla manifestazione perché non indetta dai partiti, ma frutto di una realtà trasversale, soprattutto giovanile, che fa parte del movimento internazionale degli “indignati”. Un movimento che si sta espandendo in tutti i paesi d’Europa e negli Stati Uniti. Contro chi siamo indignati? Prima di tutto, contro il sistema finanziario mondiale: oggi siamo di fronte a una dittatura della finanza. Purtroppo, quando è scoppiata la crisi finanziaria nel 2008, i governi hanno salvato le banche, investendo somme incredibili. E ora le banche stanno spillando risorse non tanto ai governi quanto ai cittadini, e ci stanno portando davvero al collasso.
Ormai non è più l’economia che governa. È la finanza, che fa soldi speculando sui soldi. Ecco la prima fondamentale indignazione: non possiamo accettare che i governi siano prigionieri delle banche. E nemmeno accettiamo il debito che ci viene imposto. L’Italia ha un debito pubblico di 1.900 miliardi di euro e paga interessi annuali per 80 miliardi di euro. Un debito, gonfiatosi anche per spese folli quanto inutili (basti pensare a quelle per gli armamenti), che si vuol far pagare alla povera gente attraverso tagli alla scuola, alla sanità e ai servizi sociali. Per risanarlo, invece, serve una tassa, una sorta di Tobin tax (dal nome del premio Nobel per l’economia che la propose nel 1972) sulle transazioni finanziarie.
Mi sono presentato alla manifestazione, verso le 13,30, in Piazza della Repubblica, portando un manifesto con scritto: “Con i soldi che l’Italia ha speso nel 2010 in armi, cioè 27 miliardi di euro, più i 17 miliardi per i cacciabombardieri F35, avremmo realizzato la manovra finanziaria 2012”.
In piazza ho visto tanta gente. Si è parlato di 300mila. Ma forse eravamo 500mila. In ogni caso, la più grande manifestazione di indignati mai realizzata.
Il corteo è stato aperto dai temi legati all’acqua pubblica, data la vittoria al referendum. Mi è stato chiesto di mettermi in testa, perché si prefigurava che la giornata non sarebbe stata del tutto tranquilla. Comunque, è stata una bella esperienza, una festa, ancora più viva della Perugia-Assisi, con canti, slogan e coreografie varie lungo tutto il corteo. Giovani ovunque.
Passato il Colosseo, mentre cominciavamo a incamminarci verso piazza San Giovanni, abbiamo visto i primi fumi all’orizzonte. I black bloc hanno fatto la stessa mossa di Genova 2001: spaccare il corteo in due tronconi. Mentre ciò accadeva, noi in testa entravamo in Piazza San Giovanni. Abbiamo aspettato un’ora l’arrivo del camion che sarebbe diventato il palco da cui fare le considerazioni conclusive della manifestazione. A un certo punto, invece, è arrivata la polizia con gli idranti e ha cominciato a spazzare via i manifestanti. Da lì abbiamo cominciato a vedere i black bloc in azione anche a Piazza San Giovanni. È stato un colpo allo stomaco. Gente che piangeva, urlava contro la violenza e si chiedeva: «Perché ci rovinano una cosa così bella?». Tutti attoniti e increduli di fronte a quell’assurdità. Una manifestazione pacifica stroncata in maniera brutale.
Ci sono stati sbagli enormi anche da parte delle forze dell’ordine. A Genova 2001, la polizia aveva fatto togliere tutti i cassonetti dell’immondizia e tutte le automobili dal percorso del corteo. A Roma non è stato fatto nulla di questo. Inoltre, le forze dell’ordine erano all’inizio e alla fine, non lungo il corteo. Così, i black bloc sono riusciti a infilarsi senza problemi. Eppure, alla vigilia, si sapeva che avrebbero tentato qualcosa, tanto che ero rimasto indeciso fino alla fine se partecipare o meno.
Ma la domanda vera è: perché i black bloc hanno attaccato questo corteo di Roma? Forse perché questo grande movimento nonviolento degli indignati sta crescendo giorno dopo giorno ed è meglio che venga ridimensionato?
Noi che facciamo parte di questo movimento siamo chiamati a dare una risposta precisa a questa domanda. Poi, non dobbiamo farci spaventare dalla violenza dei black bloc, che vanno isolati e condannati. Dobbiamo continuare a ribadire le ragioni forti che ci muovono.

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