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Fuori le mura ho incontrato Gesù

2 gennaio 2012 - Alex Zanotelli
Fonte: Nigrizia

Nei giorni del Natale, appena trascorsi, ho riflettuto a lungo sull’esperienza di quel povero Gesù di Nazaret. Ci raccontano i Vangeli che nasce fuori le mura della città. Luca ci dice che nasce mentre i genitori sono per strada, sulle strade dell’Impero. Matteo aggiunge che è un profugo, per ragioni politiche, in terra d’Egitto.
Riflettendo su Gesù, ho ascoltato qui a Napoli le voci – e sono tante – della gente che vive “fuori le mura”. Mi riferisco ai rifugiati, ai migranti, ai rom, ai senza fissa dimora: realtà drammatiche in questa città. Parliamo di migliaia di persone.
A fine novembre, ho partecipato a un incontro di rifugiati, che mi ha molto toccato. Sono giovani africani arrivati in Italia attraverso la Libia. Sbarcati a Lampedusa, sono stati trasferiti a Napoli. Qui, intorno a Piazza Garibaldi, ce ne sono almeno mille e a tutti è stato negato il permesso di soggiorno. Posteggiati in vari alberghi, non possono far nulla. Sono senza speranza e senza futuro. Ho avuto modo di ascoltare il loro grido di rabbia e di disperazione.
Rivolgendosi a noi italiani, dicono: «Avete appena fatto una guerra contro la Libia di Gheddafi . Noi lavoravamo lì e siamo dovuti scappare. Ora l’Italia non ci riconosce lo status di rifugiati politici. Perciò viviamo in questo limbo assurdo, guardati con sospetto dai cittadini e dalla polizia».
Ho sentito con nitidezza, durante quell’incontro, che è questo il Natale: quello vissuto fuori le mura da coloro che non contano, da coloro che sono sbattuti da una parte all’altra, come il povero Gesù, che poi fu crocefisso dall’Impero come sobillatore.
A Napoli non sono solo i rifugiati a vivere in condizioni difficili. Ci sono molti giovani africani che sopravvivono in una realtà che li schiaccia, vendendo le loro merci, spesso braccati dalle forze dell’ordine. Nelle campagne intorno a Napoli possiamo incontrare tanti migranti che vivono in situazioni limite. Nel Salernitano e nel Casertano ce ne sono molti che prestano la loro opera come braccianti agricoli.
Senza dire dei 3-4mila rom che sono presenti nella provincia di Napoli. A Giugliano, lo scorso aprile, almeno 500 rom sono stati sbattuti fuori da un campo dove abitavano perché alcuni imprenditori volevano quell’appezzamento di terra. Per tenerli lontani da quel campo è stato eretto un muro e loro hanno dovuto occupare altri tre campi. L’estate è passata così. Ma poi sono stati di nuovo sbattuti fuori… Davvero le bestie sono trattate meglio!
Quanto ai senza fissa dimora, c’è poco da stare allegri. Sono migliaia e stanno crescendo. Al Rione Sanità abbiamo due centri, dove forniamo un po’ di cibo la sera e ospitiamo qualcuno per la notte. Sto parlando anche di napoletani che vivono sulla strada perché hanno perso tutto.
E allora mi vengono sempre più nel cuore quel povero Gesù di Nazaret e questi poveri che ho davanti. E capisco che sono loro il Natale, sono loro il volto di Gesù. Noi abbiamo celebrato il Natale nelle nostre belle chiese riscaldate, ma Gesù lì non c’era: era fuori.
Ciò che mi fa più rabbia è sentire il senso profondo di razzismo che sta aumentando nella nostra Italia e che si è manifestato a Firenze, a metà dicembre, con l’uccisione di due venditori ambulanti africani e il ferimento di altri per mano di un cinquantenne italiano nazista.
E allora la domanda: che razza di Natale abbiamo celebrato? Per incontrare quel Bimbo dobbiamo uscire, andare per strada e incrociare i volti sofferenti di queste persone. Mi auguro davvero che nel 2012 ci impegniamo per incontrare questo Gesù che vive in mezzo a noi.

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