Alex Zanotelli

RSS logo

Aiuta PeaceLink

Sostieni la telematica per la pace:

  • Donazione online con PayPal
  • C.C.P. 13403746 intestato ad Associazione PeaceLink, C.P. 2009, 74100 Taranto
  • Conto Corrente Bancario c/o Banca Popolare Etica, intestato ad Associazione PeaceLink - IBAN: IT65 A050 1804 0000 0001 1154 580
Motore di ricerca in

PeaceLink News

...

Gallerie Fotografiche

Nafta for Africa

29 luglio 1999 - Alex Zanotelli
Fonte: Il Manifesto

Vivendo a Korogocho, vivendo dentro quelli che io chiamo i sotterranei della vita e della storia, non ho bisogno nè di statistiche, nè di altro per dirvi gli effetti di certe politiche degli aggiustamenti strutturali, nè di ciò che questo sistema economico comporta per i poveri del mondo. Li ho sotto gli occhi e ne rimango sconcertato. Ed è per questo che mi arrabbio ancora di più quando leggo certe notizie e sento certe cose.
Sono rimasto esterefatto che in Italia, mentre si era a lungo parlato del MAI ( penso che lo conosciate, si tratta dell' Accordo Multilaterale sugli Investimenti) ed era stata lanciata anche una campagna contro di esso, non si è parlato per nulla del nuovo MAI che gli Stati Uniti vorrebbero imporre alle nazioni africane e che viene comunemente chiamato NAFTA for Africa. Quando ho sentito parlare per la prima volta della proposta di legge che il presidente Clinton ha presentato nel 1998 al Congresso americano sono rimasto sbalordito. Ho chiesto perciò ai miei amici di trovarmi attraverso Internet tutto il materiale disponibile sull'argomento e quando ho iniziato a leggerlo sono effettivamente caduto dalle nuvole.
Il NAFTA è il North American Free Trade Agreement, un accordo di libero scambio tra Stati Uniti, Canada e Messico, proposto da Bush all'inizio deli anni ' 90 e portato a compimento da Clinton nel ' 94. Nel 1998, sotto la spinta delle grandi multinazionali, lo stesso Clinton ha poi presentato al Congresso americano, prima alla Camera e poi al Senato, una proposta di legge che porta il titolo di African Growth and Opportunity Act, che tradotto in italiano significa "Proposta di legge per la crescita e l'opportunità dell' Africa". Questa legislazione è stata promossa da una coalizione di multinazionali comprendente alcune delle più grandi compagnie mondiali, tra cui Texaco, Mobil, Amoco, Caterpillar, Occidental Petroleum, Enron, General Eletric, Chevron e Kmart's. Si tratta di multinazionali di vario genere , da quelle ambientali a quelle sui diritti umani.
Questa legislazione promossa dalla coalizione di multinazionali, è stata presentata alla Camera degli Stati Uniti l' anno scorso, ma è stata subito violentemente attaccata dalle varie ONG e da una parte dell' opinione pubblica americana, che vedono in essa uno strumento di promozione e tutela del controllo corporativo americano sulle economie africane e sulle risorse naturali del continente.
Dopo una battaglia molto dura e pesante la legislazione è stata approvata dalla camera con 233 voti contro 186, ma è stata in seguito bocciata dal Senato. Nel gennaio di quest' anno il presidente Clinton ha annunciato una nuova offensiva della Casa Bianca per ripristinare questa legislazione, chiamando il Congresso ad esaminare una proposta molto simile alla precedente, l' Africa Trade and Development Bill, "Proposta di legge per il commercio e lo sviluppo dell' Africa". Attualmente il documento si trova alla Camera per la necessaria discussione . Ma al di là delle sorti di questa proposta di legge, quello che è importante è che una tale legislazione (sia quella dell' anno scorso che l' attuale), al cui confronto il MAI quasi impallidisce, sia sostenuta dai detentori del poetere economico-finanziario, vale a dire dalle grandi multinazionali. Vivendo qui a Korogocho, vedendo la sofferenza dei poveri e leggendo di queste manovre io rimango esterefatto che in Italia , dopo tanto chiasso sul MAI, di questo nuovo tentativo americano non si è parlato per nulla. Sembra quasi che non ci interessi, mentre sappiamo molto bene che una legislazione del genere passata negli Stati Uniti, cuore dell' Impero del Denaro, avrà delle enormi ripercussioni su questo continente, che vive già un momento così difficile.

Ma in che cosa consistono questi atti così simili, quello del 1998 e quello di quest' anno, comunemente definito NAFTA for Africa?
Questo documento in pratica, richiede alla Nazioni africane di sottomettersi ai dettami economici e politici del FMI, il Fondo Monetario Internazionale. Esso prescrive che il governo di un Paese africano aderente all' accordo debba ottenere la certificazione del presidente degli Stati Uniti prima di avviare qualsiasi investimento e per ottenere i benefici derivanti dal commercio con gli Stati Uniti stessi.
I requisiti per la certificazione sono pienamente rispondenti alle misure economiche definite dagli Stati Uniti, che sono assai più severe di quelle imposte dal FMI alla Russia, all' America Latina e all' Asia. Con i risultati chiaramente catastrofici. La cosa incredibile è che per ottenere la certificazione del presidente degli Stati Uniti, ogni governo africano deve prima:

  • ridurre drasticamente le tasse sulle società straniere e nazionali;
  • intraprendere una immediata e completa privatizzazione dei patrimoni e dei servizi pubblici ( trasporti, comunicazione, sanità, grandi industrie);
  • aprire il più possibile l' economia alla proprietà o al controllo di holding straniere;
  • permettere alle società straniere un accesso illimitato alle risorse naturali;
  • adottare politiche agricole che sostituiscano la produzione di cibo con colture estensive destinate al mercato estero.

Questo è il NAFTA for Africa. Un cosa assurda.

Il MAI a sua volta non è altro che una serie di regole studiate alla perfezione (solo degli iniziati ne possono capire la terminologia, tanto è fine) per favorire gli investimenti finanziari internazionali ed espandere il potere delle grandi compagnie, garantendo loro un clima propizio a tali operazioni, facilitando il recupero dei profitti e concedendo il libero accesso al mercato senza nessun obbligo verso i bisogni economici locali. Per queste ragioni la società civile ha detto di no al MAI. Tuttavia il MAI quasi impallidisce al confronto del NAFTA for Africa. Infatti le condizioni per ottenere la certificazione del presidente degli Stati Uniti e far parte di questo apparentemente favorevole trattato commerciale con gli USA sono di gravità estrema. E proprio qui a Korogocho ho sotto gli occhi l'assurdità di tutto ciò: l'assurdità dell' Impero del Denaro e delle sue conseguenze; l'assurdità degli aggiustamenti strutturali imposti dal FMI. E se adesso avremo a che fare con un' imposizione economica come il NAFTA for Africa, andremo verso una tragedia colossale. Si tratta davvero di decidere la morte di milioni di persone. E il mio sdegno non conosce limiti. Come prete io sono obbligato a dire che certe cose sono peccato e allo stesso tempo non sento una parola su queste decisioni economiche che porteranno a immani tragedie. Come essere per la vita, ad esempio sul problema dell'aborto (e io ci sto fino in fondo) e non esserlo su queste opinioni? Ecco ciò che mi fa male, che rimette tutta la morale in discussione. Vivendo sulla mia pelle la sofferenza dei poveri a Korogocho, non posso non indignarmi ed esprimere tutta la rabbia che ho dentro.
Sono felice del fatto che una discussione in chiave continentale sia stata avviata in Africa, durante l' incontro tenutasi a Johannesburg, in Sudafrica, il 27 e 28 febbraio di quest' anno in occasione della Conferenza preparatoria per la creazione di un Tribunale Internazionale per l' Africa.
Questo tribunale, il cui scopo sarebbe di " giudicare " i responsabili per i crimini imposti ai lavoratori e ai popoli dell' Africa, era stato proposto lo scorso anno a Bingerville (Costa d'Avorio) dalle organizzazioni lavorative internazionali ( ILC) e dalla federazione sindacale degli elettricisti della Costa d' Avorio. Dopo un anno di discussione con i sindacati e le organizzazioni popolari dell' Africa , l' ILC, in nome delle organizzazioni sindacali di 92 nazioni, appoggiò l' iniziativa delle Federazioni di sindacati africani di tenere una Conferenza preparatoria a Johannesburg, Sudafrica. Un incontro che ha visto sindacati , movimenti di lavoratori, avvocati, ritrovarsi per studiare queste possibilità. Dopo due giorni di dibattito i 60 delegati, tra cui anche leader dei movimenti neri e afro-americani provenienti dall' America Latina, dagli Stati Uniti e dall' Europa hanno deciso di inviare negli Stati Uniti una delegazione per ottenere appoggio contro il NAFTA for Africa. Infatti questo tipo di legislazione:

  1. imporrebbe all' Africa gli effetti peggiori del NAFTA originale;
  2. rafforzerebbe e renderebbe più gravose le politiche del FMI;
  3. imporrebbe ad ogni stato l' ingresso nella World Trade Organization, l ' Organizzazione Mondiale del Commercio, una delle Trinità Sataniche, insieme alla Banca Mondiale e al Fondo Monetario Internaziolnale;
  4. attuerebbe le politiche economiche monetarie e di investimento già proposte dal MAI;
  5. eliminerebbe l' obbligo delle tasse per le multinazionali e le grandi corporazioni;
  6. privatizzerebbe le proprietà e i servizi pubblici, con accesso garantito alle multinazionali.

Queste condizioni così gravose dovrebbero addirittura essere accettate dagli Stati africani per continuare a mantenere le attuali condizioni commerciali con gli Stati Uniti !
In fondo il lungo viaggio di Clinton in Africa l' anno scorso, durante il quale ha parlato di reinessance africana e ha presentato al mondo i suoi leader prediletti - coloro che lancerebbero il nuovo modello economico americano nell' Africa - aveva essenzialmente lo scopo di ottenere un appoggio a questo tipo di legislazione e di approccio economico. In pratica forzare un MAI sull' Africa.
Mi è davvero piaciuto che l'ex presidente sudafricano Nelson Mandela, in occasione della visita di Clinton in Sudafrica il 27 marzo 1998, abbia detto pubblicamente di fronte al presidente americano che questo tipo di legislazione è improponibile. Mandela ha detto testualmente : " Questo è un argomento su cui nutriamo gravi riserve...Per noi è inaccettabile".
Sono contento di vedere che anche negli Stati Uniti ci sono state reazioni alla proposta di legge di Clinton. E' nata anche una legislazione promossa dal reverendo Jesse Jackson Jr, chiamata H.O.P.E. for Africa Act, sigla che significa Human Rights ( diritti umani), Opportunity (opportunità), Partnership (lavorare insieme) and Empoverment (dare potere, dare forza). Avevo conosciuto Jesse Jackson Jr ai tempi di Nigrizia e l' ho rivisto ingrassato l' anno scorso quando è venuto a Korogocho. Ho avuto la netta impressione di essere di fronte ad un uomo molto integrato nel sistema e non a conoscenza dei misfatti dell' Impero del Denaro. Ma se il reverendo Jackson ha capito l' assurdità della proposta legislativa di Clinton non dovrebbe essere difficile anche per i cittadini americani ed europei cogliere le conseguenze disastrose di tale iniziativa e far partire una reazione a catena. Anche se in realtà H.O.P.E. for Africa Act non si discosta poi molto dalla proposta Clinton, pur mitigandone in parte i termini e gli effetti negativi. E la conferenza di Johannesburg coglie molto bene il cuore di questa proposta alternativa di Jackson quando afferma :
"Nel promuovere questa legislazione Jesse Jackson Jr cita favorevolmente il discorso annuale sullo stato dell' Unione di Clinton, dove il presidente americano chiede un sistema commerciale più equo per il XXI secolo e una piattaforma comune su cui bussiness, lavoratori, ambientalisti, contadini e governi possono ritrovarsi. Noi tuttavia chiediamo se la chiamata alle multinazionali e ai lavoratori di condividere una stessa piattaforma non sia l' agenda corporativistica codificata nel NAFTA".
Questa legittima domanda rimette in discussione quanto alternativa sia la legislazione di Jackson. Purtroppo al di là di questo Convegno sudafricano di febbraio e della pubblica esternazione di Mandela non è sorta una discussione, un dibattito all' interno del continente africano, anche perchè purtroppo di queste cose non si parla molto. Lo stesso Daily Nation, il principale quotidiano del Kenya ( 250 mila copie al giorno), un giornale fatto veramente bene, meglio di molti quotidiani occidentali, si è limitato a qualche accenno senza approfondimenti. Ma mi ha amareggiato ancor di più il fatto che neanche in Italia se ne sia parlato. Nemmeno riviste specializzate e sensibili a simili tematiche, come la stessa Nigrizia, hanno affrontato la questione. Tuttavia negli Stati Uniti vi è stata una considerevole levata di scudi sull' argomento.
Sono rimasto molto stupito dal fatto che il New York Times, nell' edizione della domenica del 7 giugno 1998, abbia pubblicato un editoriale molto deciso su questo. L' editoriale cominciava così :
"Ha un nome molto bello questa nuova legge, African Growth and Opportunity Act, ed anche uno slogan molto intelligente, Trade not aid, vale a dire " commercio, non aiuto". Ma la legislazione si trova ora all' esame del Congresso non è che un pacchetto di benefici a favore delle fiorenti multinazionali e una minaccia per la sovranità degli Stati sub-sahariani che gli stessi sostenitori della legge dicono di voler aiutare".
Se il New York Times, che è una delle voci del padrone, afferma una cosa del genere, mi meraviglio del silenzio intorno a questa proposta di legge e alle sue terribili conseguenze. Così come è stata a suo tempo lanciata una campagna contro il MAI - con esiti positivi - bisogna lanciare una campagna per sconfiggere il NAFTA for AFrica. Altrimenti davvero significherà per l' Africa l' ennesima sottomissione economica, con tutte le sue conseguenze. Io in coscienza non posso accettare una cosa del genere. Non posso accettarla in chiave etica. Non possiamo continuare ad andare in giro a parlare di etica in chiave personale se poi in chiave collettiva non riusciamo a dire una parola su scelte economiche che avranno conseguenze terribili per le future generazioni. Mi rifiuto. Ed è per questo che voglio gridare e urlare.
E mi associo ai leader africani che a febbraio, durante la Conferenza di Johannesburg, hanno sottoscritto l' appello contro questa legislazione chiedendo:

  1. assoluta cancellazione del debito dei paesi africani;
  2. completo rifiuto di tutti i progetti di aggiustamento strutturale;
  3. opposizione a tutti gli schemi di privatizzazione;
  4. rispetto del principio del diritto di tutti i popoli e nazioni ad esercitare pieno controllo sul loro destino;
  5. immediata chiusura di tutte le basi militari straniere nel continente africano, poichè queste basi servono da centri organizzativi e punti di lancio della repressione e del mantenimento dei regimi oppressivi sottomessi al capitale della finanzia internazionale.

Mi sembra che questi cinque punti riassumino davvero quello che viene richiesto da più parti in campo internazionale. Il documento di Johannesburg si conclude, poi, con un sentito appello :
" Ci uniamo qui alla richieta di risarcimento formulata da vasti settori di organismi di lavoratori africani, afro-americani e internazionali. Solo tali risarcimenti possono mitigare le conseguenze devastanti di secoli di schiavitù, saccheggio delle risorse naturali e sfruttamento del lavoro umano. Il sistema politico, economico e sociale responsabile di simili politiche e atti che hanno portato alla morte e alla miseria centinaia di milioni di persone, deve essere ritenuto responsabile della sofferenza umana che ha provocato".
L' editoriale del New York Times concludeva dicendo :
"Il presidente sudafricano Nelson Mandela ha definito la legge 'inaccettabile', ma la maggior parte dei leader dell' Africa sub-sahariana, di fronte a popolazioni disperatamente povere e a un livello di disoccupazione disperartamente alto, l' hanno sottoscritta. Essi sembrano sperare che un accordo commerciale con gli Stati Uniti e le sue potenti corporazioni, allieverà in qualche modo le loro sofferenze economiche. E' una situazione matura per lo sfruttamento incondizionato".
E se Le Mode Diplomatique, nell' editoriale del maggio 1998 sul MAI aveva scritto
" ...Lo scellerato progetto, una sorta di dichiarazione dei diritti universali del capitale, ha dimostrato fino a che punto i rappresentanti degli stati membri dell' Ocse erano pronti a rinunciare a qualsiasi difesa del bene comune a fronte delle illimitate pretese degli investitori", che cosa MAI dovremmo dire del NAFTA for Africa e delle conseguenze disastrose per questo continente ?
Già il documento di Johannesburg afferma che : "Epidemie, distruzione dell' apparato sanitario pubblico, rapida pauperazione di milioni di persone, promozione pianificata di guerre e violenze hanno dato origine ad un olocausto di morti per fame, migrazioni di massa, orde di rifugiati, aumento generalizzato dell' Aids, Ebola e altre malattie infettive. In conseguenza di questo prevediamo la morte di circa 40 milioni di persone".
Mi sconcerta il totale silenzio delle Chiese. In un contesto di preparazione al grande banchetto del Giubileo, un banchetto a cui tutti i popoli dovrebbero egualmente partecipare, le Chiese non hanno detto una sola parola sul NAFTA for Africa. Io chiedo alle Chiese di reagire con forza. Festeggiare il Giubileo significa rimboccarsi le maniche, impegnarsi a bollare legislazioni come queste e far nascere un sistema economico dove regni un pò di giustizia.

A nome dei fratelli e delle sorelle che soffrono incredibilmente a Korogocho io mi appello a tutti voi perchè vi diate da fare, affinchè il NAFTA for Africa venga definitivamente sconfitto. Non potrebbe essere questa una prima agenda per la nascente Rete lillipuziana? Questo tormentato continente africano ha bisogno di accordi e proposte legislative economiche che rispondano ai bisogni e alle aspettative delle comunità e delle popolazioni locali e non a quelli delle corporazioni e delle multinazionali dei Paesi ricchi !

Alex Zanotelli

 

PeaceLink C.P. 2009 - 74100 Taranto (Italy) - CCP 13403746 - Sito realizzato con PhPeace 2.5.8 - Informativa sulla Privacy - Informativa sui cookies - Diritto di replica - Posta elettronica certificata (PEC)