Alex Zanotelli

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E' tornato dall'Africa un missionario scomodo

L'altro mondo di Alex Zanotelli

Le sue posizioni creano problemi di coscienza
1 settembre 2002 - Ferdinando Offelli
Fonte: Thie.net

È recentemente tornato dall'Africa un personaggio che ormai da anni inquieta le nostre coscienze: si tratta del missionario comboniano Alex Zanotelli, che attualmente vive a Rovereto, presso una sorella, in attesa di un nuovo incarico in Italia.
Anzitutto alcune note biografiche utili per capire il personaggio. Nato nel 1938 a Livio (Trento) Alex Zanotelli è stato ordinato sacerdote nel '64, dopo aver studiato teologia a Cincinnati (Usa) e essersi specializzato sulla religione dell'Islam alla Sorbona di Parigi. Inviato come missionario nel Sudan, vi rimase dal '64 al '73, quando viene espulso dal governo per aver appoggiato la minoranza del popolo Nuba.
Ha quindi diretto la rivista dei comboniani "Nigrizia", facendone programmaticamente la "voce dei senza voce", sulla quale ha denunciato, con una critica radicale, il sistema politico-economico del nord del mondo, che crea nel Sud situazioni di un sempre maggiore impoverimento culturale ed economico.
Finché nel 1981, su "consiglio" del Vaticano, Zanotelli viene rimosso dall'incarico e inviato a fare il missionario in Kenya, dove rimane per 14 anni, dei quali 12 trascorsi nella baraccopoli di Korogocho, vicino a Nairobi.
Ora, a 64 anni, rientrato definitivamente in Italia, a vivere "nel rovescio dell'Inferno", ha scelto di continuare la sua missione nei quartieri più poveri di Palermo.
A Rovereto Alex Zanotelli dice di sentirsi "in un altro mondo", quello di una offensiva opulenza che sintetizza con un'osservazione che riguarda un problema che ridicolmente ci angoscia, quello dei rifiuti, che lui chiama spazzature:" con tutte queste spazzature a Kogorocho vivrebbero in tanti!"
Particolarmente feroce è da sempre questo missionario comboniano nella condanna dei mercanti di armi, condanna sulla quale, dichiara, avrebbe voluto sentire più forte la voce del Papa; mentre sostiene che l'Islam (si pensi a Gandhi) non è violento, perché "la violenza è negli uomini, non nella religione".
Non poteva mancare di questi tempi un discorso sulla globalizzazione che, dice, "è un fenomeno che, come l'immigrazione, nessuno può arrestare." Invitato nel luglio scorso al G8 di Genova, Alex Zanotelli ha declinato l'invito dicendo di avere 900 malati di Aids cui badare, mentre da parte sua avrebbe voluto vedere in prima linea quei personaggi televisivi, come Jovanotti, che oggi stanno cavalcando la protesta. Ferma resta per lui la condanna di ogni forma di violenza, sia da parte delle forze dell'ordine ("Sono abituato a vederla, i ricchi si difendono così in tutto il mondo"), come quella, sia verbale che materiale, dei manifestanti, considerato anche che per lui la violenza "è una strada senza uscita". Zanotelli, infatti, dal suo mondo, a proposito della reazione delle forze dell'ordine, si chiede realisticamente "Come fai a picchiare o arrestare se non hai l'alibi di qualcuno, anche pochi, che fanno violenza?" Che sia questa la verità "vera" dei fatti di Genova?

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