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Discorso di Alex Zanotelli - Fidenza, 18 marzo 1996 #3/12

Quanto costa la povertà in Africa

18 marzo 1996 - Alex Zanotelli
Fonte: Cedoc - centro di documentazione per la pace
Via A.Costa, 2 - Fidenza (PR) - tel. 0524/528955

Gli straricchi sono i volti neri al potere, legati alla comunità indiana che controlla almeno l’80% del commercio. Oggi, ovunque in Africa, la spaccatura tra le élite al potere e le masse è incredibile, è uno dei grandi tradimenti di questo continente. E’ proprio una voragine tra questi due mondi. Le statistiche che vi do non sono mie, sono molto attendibili perché vengono dall’ambasciata americana, non certo dal governo kenyano. L’ambasciata americana ha fotografato Nairobi pezzo per pezzo con un aereo militare, poi ha messo insieme la mappa ed è arrivata a queste conclusioni: il 60% della popolazione di Nairobi, su 3 milioni 1,7-1,8 milioni, vive nell’1% della terra disponibile. Vive in baracche questa gente accatastata, io dico -sardinizzata-, nell’1% della terra disponibile. E di terra ne avete a non finire, terra bellissima...

Quello che è ancora più grave è che questa gente non possiede neanche questo 1% della terra. Questo 1% appartiene al governo, ed il governo può arrivare quando e come vuole, vi dà 24 ore di preavviso e poi -sbologna- tutti, sotto il tiro delle mitragliatrici dell’esercito (ci ritorneremo, sul ruolo delle armi). Ancora più grave (io non ho visto questa situazione altrove): l’80% della gente che vive in baracche vive pagando l’affitto, che vuol dire che l’80% non possiede neanche la baracca. E l’affitto costa: almeno un quarto delle entrate va per pagare l’affitto. Capite allora i problemi enormi che ci sono per fare una lotta per la terra. I poveri sono già spaccati tra loro (dovendo pagare l’affitto delle baracche ad altri abitanti della baraccopoli - N.d.R.), ma poi c’è tutto il resto... Il degrado è spaventoso, a tutti i livelli, fino a giungere al degrado sanitario. Noi oggi calcoliamo che nelle baraccopoli di Nairobi il 50% sia già sieropositivo: stiamo andando verso la tragedia.

Quando vivete dentro queste realtà vedete a occhio nudo l’impoverimento, un Sistema dove tu puoi fare quello che vuoi ma non c’è nulla da fare. Smettetela di dire che i poveri non lavorano, ma finitela! Se volete vedere gente che lavora, venite a vedere le donne, gli sforzi che fan lì dentro: si portano per Km. e Km. sulla schiena quintali di banane, di roba... Mamma, che fatica! Per guadagnare quasi nulla! E’ la femminizzazione dell’impoverimento, perché è la donna, l’anello debole della società, che paga pesantissimamente questo sistema economico.

Solo un esempio dell’impoverimento: noi calcoliamo che a Korogocho ci siano oggi 5.000 ragazzi (dai 5 ai 10 mila!) che sono fuori della scuola elementare. Ci sono scuole elementari tenute dal governo, ma per entrarci bisogna pagare. Dai 5 ai 10 mila ragazzi oggi sono sulla strada perché i genitori non possono permettersi il lusso di pagare l’entrata in prima elementare. Un esponente del Comune di Nairobi mi ha confermato che è vero. Tra dieci anni pensiamo che il 50% dei ragazzi di Nairobi non riuscirà ad entrare in prima elementare. Questa voragine immensa si allarga, i poveri non la possono passare.

Il più grande giornale del Kenya, il -Daily Nation- (non è mica -il Manifesto- o -Liberazione-, appartiene all’Aga Khan, ad una delle più grandi multinazionali) ha avuto il coraggio di dire, qualche mese fa, che il sistema economico in Kenya è un apartheid economico. E’ forse l’unica definizione esatta del sistema: pura apartheid economica!. Nairobi è in piccolo quello che in grande trovate a livello mondiale: il 20% della popolazione mondiale detiene l’80% delle ricchezze di questo mondo e le usa, le spende, le spande come crede opportuno (e questo 20% lo trovate qui come a Nairobi, come a Johannesburg, come a Kinshasa, come a S.Paolo in Brasile...).

Prima di analizzare questo Sistema, permettetemi alcune battute sulla nostra esperienza dentro Korogocho (tenterò di essere breve perché ci sono parecchie cose importanti che vorrei condividere con voi sul -qui-...). Io ci sono sceso, sono 5 anni che ci vivo dentro. Ho iniziato da solo, poi è venuto padre Gianni Nobili e adesso c’è padre Antonio D’Agostino. In più c’è Gino, un bravissimo laico di Brescia, e lentamente dovremmo avere una piccola comunità di laici, o, meglio, di laiche, di donne che si inseriranno con noi. Cos’è che abbiamo fatto? Abbiamo semplicemente accettato l’idea di inserirci in questa situazione al limite del vivibile. Abbiamo preso anche noi una baracca, viviamo come vive la gente.

Quando cominciate a vivere come vivono loro, vi -partono- subito dei chili. Mi son perso subito 20 chili, ma dopo sono stato molto meglio, vuol dire che non ne avevo bisogno (e penso che anche buona parte di voi può perdere 20 chili senza perdere nulla...). Beviamo quello che beve la gente, andiamo a comperarci l’acqua con le lattine. Camminiamo come camminano tutti, dentro questo formicaio umano, decine e decine di Km. al giorno. Siamo alla mercé della violenza. Korogocho è violenza totale, una violenza spaventosa. Potete essere accoltellati in qualsiasi angolo, dove qualcuno vi aspetta. Possono sfondare la porta della baracca, tagliandovi il lucchetto, come a tutti i poveri. Non vi porteranno via molto, un pezzo di materasso... E’ solo quando scendete agli inferi, quando sentite sulla vostra pelle quello che significa sofferenza, la sofferenza dei poveri, quando vedete questi volti, quando udite il grido delle vittime, un grido immane, che vi sentite toccati dentro e cambiate.

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