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    Si spogliò di tutto, vita compresa, non disprezzando la morte (Laudato sì, mi Signore, per sora morte…) nel pieno rispetto e amore di uccelli, lupi e di tutti gli altri suoi fratelli “minori”.

    L’amore di San Francesco per gli animali, un esempio dimenticato

    5 ottobre 2005 - Oscar Grazioli

    S.Francesco e il lupo “Laudato sie, mì Signore cum tucte le Tue creature, specialmente messor lo frate Sole…”. Difficile non riconoscere in queste parole il Cantico delle Creature, intonato da Francesco, ormai cieco, piagato e sull’orlo del transito verso l’altra vita, per celebrare la natura, nella sua pienezza, espressione del suo amore per Gesù Cristo.

    Francesco non è un vero e proprio “ecologista ante litteram”, come qualcuno vorrebbe esagerando e forzando la storia del santo.
    In lui l’amore per la natura, che è comunque una costante dopo la sua conversione, è sempre mediato dalla presenza del Ministero. “Questa bella d’erbe famiglia e d’animali” non è un assoluto superiore all’uomo o un orizzonte fine a se stesso, ma il riflesso di quell’armonia e quel rispetto che furono gli archetipi della sua vita, fino a quella notte fra il 3 e il 4 ottobre del 1226, quando la sua anima salì a Lui, all’età di quarantaquattro anni.

    Il rapporto della chiesa cattolica (e musulmana) con la natura è sempre, fatte debite eccezioni, un rapporto di puro dominio e sfruttamento. Ogni religione dovrebbe ingentilire l’animo umano insegnando che la zoofilia è un aspetto dell’amore mentre il contrario è un crimine contro il creato.
    La Chiesa ha scelto la strada opposta e lo dimostra la sua storia, dalle Sacre Scritture agli insegnamenti di Tommaso d’Aquino, nella sua visione antropocentrica, sprezzante nei confronti dell’amore dimostrato da Francesco per gli animali. L’acre odore dei barili di gatti vivi, arsi in piazza nel giorno dei Santi, è un orrore mai mondato. Ancora oggi si celebrano feste paesane devote a Madonne o Santi, dove animali vengono martirizzati con le crudeltà più spietate.

    In Europa, ancora alla fine del XIX secolo, soltanto alcune nazioni nordiche di religione protestante, avevano emanato leggi per la protezione degli animali. Scrive Renè Ansay nel 1971 sul periodico francese Revue Défense de l’Homme “la Chiesa cattolica non ama gli animali e non lo nasconde. Non ha mai voluto spendere una parola contro la vivisezione … continua a mantenere nelle plazas de toros le cappelle dove i torturatori vanno a confessarsi e a invocare la protezione della Vergine prima di iniziare i loro infami esercizi…”
    Negli ultimi decenni la Chiesa ha ripensato il ruolo degli animali nel creato.

    “Gli animali sono la parte più piccola della Creazione divina, ma noi un giorno li rivedremo nel mistero di Cristo” (Papa Paolo VI). “Uomo, vegetali, animali siamo tutti nella stessa barca; non si tocca l’uno senza che a lungo andare non si danneggi l’altro” (Papa Luciani). “E’ urgente seguire l’esempio del povero di Assisi e abbandonare sconsiderate forme di dominio, cattura e custodia verso tutte le creature” (Papa Giovanni II).
    Proprio oggi si festeggia, in tutta Italia, quel povero di Assisi che si spogliò di tutto, vita compresa, non disprezzando la morte (Laudato sì, mi Signore, per sora morte…) nel pieno rispetto e amore di uccelli, lupi e di tutti gli altri suoi fratelli “minori”.

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