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    Un successo in Francia, in crescita in Italia. Rappresentano il 5% delle terapie

    Cure omeopatiche, ora tocca agli animali

    La veterinaria: sono rimedi non tossici, che possono evitare gli effetti collaterali della castrazione chimica
    1 aprile 2004 - Adriana Bazzi
    Fonte: Dal il Corriere della Sera del 27 marzo 2004

    LIONE - Il vostro cane non sopporta i viaggi in automobile? Niente panico, c’è un rimedio a base di sulfur. Il vostro gatto è agitato, miagola continuamente e ha delle reazioni incomprensibili? Poche gocce di un preparato contenente cocculus indicus e si tranquillizza subito. Miracoli dell’omeopatia: in Francia è un vero e proprio boom, in Italia si comincia adesso.
    «E’ una questione di antropomorfismo. Quando una famiglia si cura con l’omeopatia, vuole che gli animali di casa siano trattati allo stesso modo», spiega Marie Noelle Issautier, veterinario all’Università di Lione e relatore a un convegno sull’omeopatia in corso nella stessa città.
    «Le richieste ai veterinari si stanno moltiplicando e non ci si deve meravigliare - aggiunge -. Oggi si bada molto di più che in passato alla salute di cani e gatti, si conoscono meglio i loro disturbi, ma paradossalmente sono diminuiti i farmaci allopatici disponibili: dai 10.000 presenti sul mercato negli Anni Ottanta, si è scesi a 3.000. Così l’omeopatia ha trovato il suo spazio e per di più non è tossica. Un’aspirina può ammazzare un gatto, un antidepressivo può essere tossico, il farmaco omeopatico funziona e non può nemmeno essere accusato di effetto placebo sull’animale: la sua efficacia è dimostrata da ricerche condotte soprattutto sugli animali da allevamento».
    I francesi sono al primo posto in Europa per consumo di prodotti omeopatici: ecco spiegato il successo dell’omeopatia per la cura degli animali domestici. Oggi il 5 per cento di tutte le terapie utilizzate dai veterinari sono «complementari», basate cioè su omeopatia, ma anche su agopuntura e fitoterapia. Per l’Italia (i 7 milioni e mezzo di persone che ricorrono all’omeopatia collocano l’Italia al terzo posto in Europa) non si hanno dati precisi sull’omeopatia veterinaria, ma secondo gli esperti il fenomeno è in crescita.
    La gamma di disturbi che si possono affrontare con i rimedi omeopatici è molto ampia. «La farmacopea veterinaria tradizionale - continua Marie Noelle Issautier - propone soltanto antibiotici, cortisonici e antiparassitari contro le malattie della pelle, insufficienti per affrontarle tutte, e non ha armi efficaci contro l’invecchiamento. L’omeopatia invece può offrire molte più soluzioni. E per quanto riguarda la riproduzione, ricorrere alla castrazione può significare per i piccoli animali problemi di obesità, di incontinenza urinaria o di gravidanze isteriche che invece possono essere evitati con i rimedi omeopatici».
    L’idea di utilizzare l’omeopatia sugli animali risale all’Ottocento ed è del veterinario tedesco Wilhelm Lux che l’aveva provata sui bovini durante il parto. Ancora oggi si ricorre all’omeopatia negli allevamenti industriali e nelle scuderie.
    Una disposizione dell’Unione europea raccomanda espressamente l’impiego dell’omeopatia e della fitoterapia negli allevamenti biologici. «Per quanto riguarda i cavalli da corsa - conclude la dottoressa Issautier - i rimedi omeopatici aiutano a controllare lo stress: i fuoriclasse sono infatti particolarmente emotivi».

    Note:

    abazzi@corriere.it

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