La Svizzera dice no alla macellazione islamica
Il consigliere federale elvetico Moritz Leuenberger ci ha provato, ma gli è andata male. In occasione di un seminario di teologia cattolica a Friburgo, ha invocato all’introduzione della cosiddetta macellazione islamica (macellazione rituale) giustificandola, more solito, con la difesa dei diritti delle minoranze e dei diritti di professare la propria religione. Un tempismo memorabile per discutere di macelli. Immediatamente la società dei veterinari svizzeri si è riunita e ha rigettato i propositi del consigliere federale che aveva dichiarato a Friburgo: “il divieto di macellazione rituale non è una misura di protezione degli animali, ma una limitazione della libertà di religione”. I veterinari svizzeri hanno emesso un comunicato secondo cui è inaccettabile che un animale muoia nella sofferenza imposta dallo sgozzamento, senza essere previamente obnubilato o stordito mediante le moderne tecnologie in atto nel Paese. I veterinari svizzeri sostengono apertamente che tra la libertà di religione e la protezione degli animali, entrambe ampiamente previste dalla costituzione, non vi debba essere alcuna confusione di ruoli. Nessuno impedisce ai musulmani di rivolgersi verso La Mecca e pregare Allah, come piena libertà di professare il proprio credo religioso è riconosciuto in Svizzera a cattolici, protestanti, ortodossi, ebrei, scintoisti, induisti e chi più ne ha più ne metta. Solo i tagliatori di teste (e poche altre tribù con tradizioni religiose un po’ originali per il mondo europeo) non possono professare il loro credo o comunque la loro preferita consuetudine in quanto la costituzione elvetica vieta il rotolamento di teste per strada. Qualcuno potrebbe farsi male.
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