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Video-Intervista di Lucia Annunziata al teologo Hans Küng durante la trasmissione "In Mezz'ora" (Rai Tre).

INTERVISTA AL PROF. HANS KÜNG (Video)

Io penso che questo papa debba imparare dal presidente Obama. Io penso che negli Stati Uniti oggi ci sia un cambiamento e anche la chiesa cattolica ne ha bisogno. Non possiamo andare avanti così! Bisognerebbe che il papa guardasse in faccia i problemi, come fa Obama e poi desse una visione di speranza, oltre ad azioni concrete, come fa adesso il presidente degli Stati Uniti. Noi vogliamo avere un leader nella chiesa.
20 febbraio 2009 - Hans Küng, Lucia Annunziata
Fonte: In mezz'ora (Rai Tre)
www.dongiorgio.it (testi)

Hans Küng

- Intervista-video "In mezz'ora" (prima parte) http://www.youtube.com/watch?v=7h2dZFU0ua0&feature=related

- (seconda parte) http://www.youtube.com/watch?v=jAfyDjxEQXU&feature=related

- (terza parte) http://www.youtube.com/watch?v=bN3gPbg5DBc&feature=related

Hans Kung intervistato da Lucia Annunziata durante la trasmissione "In Mezz'ora" (Rai Tre).

TESTO INTERVISTA

Annunziata: Benvenuto prof. Hans Küng. Benvenuto a Mezzora.

H. Küng: Buongiorno.

Annunziata: In collegamento da Tubinga. Il prof. Hans Küng è oggi uno dei teologi più importanti al mondo. Forse solo papa Ratzinger si può dire sia più importante di lei, professore. Lo abbiamo invitato per discutere di questo momento molto teso dentro la chiesa cattolica e tra la chiesa cattolica e l’opinione pubblica in generale. Professore le presentare o subito un caso italiano che lei curiosamente ha anticipato. Proprio in queste ore l’opinione pubblica italiana si sta dividendo sul caso di Eluana Englaro una giovane ragazza che è da 17 anni in coma, per cui la corte ha deciso di staccare l’alimentazione artificiale, ma una decisione contro cui, a parte il vaticano, indirettamente, molti dei cattolici stanno combattendo. Lei ha scritto un libro che adesso sarà ripubblicato. Si chiama “Sulla dignità del morire” - e sappiamo che sarà presto ripubblicato – in cui lei parla dell’eutanasia partendo da un caso identico. È eutanasia o no staccare l’alimentazione?

H. Küng: Lei comincia con l’espressione difficile. All’inizio ci sono due aspetti: l’aspetto giuridico e l’aspetto teologico, l’aspetto giuridico è che in uno stato democratico, anche la chiesa, le autorità ecclesiastiche, devono sottostare alle leggi, devono obbedienza alla corte costituzionale e in questo senso penso che la questione sia decisa e non capisco perché la chiesa metta sotto pressione il primo ministro. Io spero che il Capo dello Stato rifiuti un tale intervento. Veniamo alla questione della teologia morale– io l’ho scritto in questo libro della “dignità del morire” riguardo una eutanasia indiretta conseguita mediante la sospensione dei mezzi di sostentamento artificiale della vita: l’uomo non ha l’obbligo di conservarsi in vita attraverso mezzi eccezionali; questo è un classico assioma della teologia morale. Infatti è questo che ho imparato come studente alla Pontifica Università Gregoriana, cioè che nessuna persona è forzata ad applicare mezzi straordinari, e in questo caso è molto chiaro evidentemente, la ragazza stessa, la povera ragazza, non può decidere, però suo padre può e deve decidere.

Annunziata: Questo significa che lei è in disaccordo con quanto il Vaticano sostiene su questo caso?

H. Küng: Mah.. c’è un decreto della Congregazione per la Dottrina della Fede del 1980 dove è riportato espressamente tutto ciò che ho detto poc'anzi. Non credo quindi, su questo punto, di essere in disaccordo con la dottrina ufficiale.

Annunziata: Va bene. Dunque professore, noi abbiamo chiamato lei, non solo perché lei è un importantissimo teologo, ma perché credo lei possa avere in questo momento una voce diversa sul dibattito in corso intorno alla Chiesa e dentro la Chiesa. Per chi non la conoscesse – ripeto – lei è stato dentro la Chiesa per lungo tempo, dentro anche il Concilio Vaticano II, dal 1979 è stato sollevato dall’essere teologo cattolico ufficiale, ha continuato ad insegnare. E’ stato molto critico, una voce molto critica di papa Wojtyla. Sull’attuale papa, Ratzinger, che peraltro diciamo lei conosce bene dalla gioventù, lei è’ stato attendista, anzi ha avuto posizioni aperturiste, cioè il papa l’ha chiamata a Roma su invito nel 2005, avete avuto un grande incontro e lei ha detto: “Questo papa vi stupirà”. Ecco, l’ha stupita questo papa?

H. Küng: Evidentemente io sono grato ancora oggi del fatto che lui mi abbia ricevuto per quattro ore a Castelgandolfo. Abbiamo avuto una conversazione molto amichevole e io lì ho pensato che lui avrebbe fatto molti altri atti coraggiosi, ma, purtroppo, non ne abbiamo percepiti molti; da allora in avanti ci sono stati specialmente atti di restaurazione, vedi adesso la questione di questi quattro vescovi dissidenti. Questo è evidentemente assurdo.

Annunziata: Parliamo evidentemente dei lefebvriani. La riaccettazione dei vescovi lefebvriani. Lei ha rilasciato un un’intervista a un quotidiano italiano, La Repubblica, pochi giorni fa in cui diceva, parlava di restaurazione della chiesa, però diceva “io vorrei aspettare ancora un attimo perché sto riflettendo su questa decisione del papa e tra pochi giorni parlerò”. Lei ha riflettuto ulteriormente su questo atto ed è arrivato il momento di condividere le sue ulteriori riflessioni?

H. Küng: Si, si, ho preso posizione perché adesso è chiaro che questo papa vuole praticamente accogliere di nuovo 4 vescovi che non accettano il Concilio Vaticano II; non si tratta solamente di questo vescovo che ha negato in modo terribile e incomprensibile l’olocausto, ma si tratta di questi vescovi e di tutta questa fraternità di S. Pio X che non accetta il Concilio Vaticano II e come è possibile che un papa possa revocare questa scomunica se questi non accettano la dottrina del Concilio Vaticano II? E non si tratta solamente del giudaismo, si tratta anche della liberta religiosa, della libertà di coscienza, si tratta delle relazioni positive con le chiese protestanti, si tratta anche delle buone relazioni con l’islam e con il mondo secolare e, finalmente, si dovrebbero anche accettare le riforme ideologiche del Concilio Vaticano II. Se non accettano tutto questo come è possibile che venga revocata la scomunica?

Annunziata: E quindi perché il papa l’avrebbe fatto?

H. Küng: Lui dice di voler unire, ma in realtà lui ha diviso la chiesa, come si vede dalla reazione del mondo a tutti questi fatti. Si vede che la gran parte del popolo cattolico, specialmente in Germania non accetta una decisione così, far pace con un piccolo gruppo, o meglio una piccola setta, che non accetta la dottrina cattolica del Concilio Vaticano II …

Annunziata: Ecco, la Chiesa ha fatto un passo indietro, dovrei dire il Vaticano ha fatto un passo indietro ed ha fornito per questa decisione una scusa che a mio parere è un pochino debole. Dice “il papa non sapeva”. Secondo lei – non vorrei suggerirle la risposta – ma a me appare molto debole.

H. Küng: Si, si. Non è veramente tutta la verità. Non è un errore di comunicazione, è piuttosto uno sbaglio di regime, di governo della chiesa che ora viene fatto passare per errata comprensione. Il papa, già quando era cardinale, sapeva che questi membri della fraternità di S. Pio X sono praticamente anti-giudei, sapeva che non accettano il Concilio Vaticano II. Dunque non è possibile dire che è un errore di comunicazione.

Annunziata: E allora è uno sbaglio di calcolo? Che sbaglio è stato?

H. Küng: In un certo senso uno sbaglio di calcolo, perché il papa non ha pensato che l’opposizione a questa scelta sarebbe stata tanto grande; adesso si parla in tutto il mondo non soltanto di questi 4 vescovi, ma di uno spostamento a destra nella curia romana. Il papa praticamente ha scelto collaboratori, cardinali di curia, che sono tutti sulla stessa linea restauratrice, reazionaria, e adesso lui è anche un po’ isolato dal popolo cristiano e anche in un certo senso dall’episcopato, perché lui non percepisce la reazione nel mondo a scelte del genere.

Annunziata: Senta, a proposito di questo, in Italia dove conviviamo strettamente con il papa, quindi il Vaticano è sempre sotto osservazione, questo errore del Vaticano ha aperto una discussione proprio sul funzionamento della curia e una delle cose che è uscita è che, per esempio, questo papa, proprio questa settimana, è stato calcolato che ha perso un milione di pellegrini, all’Angelus, dal tempo di Wojtyla. Sono notizie gravi, che potrebbero portare a pensare a una necessità di cambiare qualcosa nel Vaticano o la nostra è un’dea da laici, non cambia il governo del Vaticano?

H. Küng: Io penso che sia molto pericoloso vedere soltanto queste migliaia di turisti che vengono in piazza S. Pietro, che molte volte non seguono la dottrina cattolica e specialmente non seguono la dottrina di morale sessuale di questo papa, questo da l’impressione che tutta la chiesa sia con il papa, ma è evidente che i problemi seri delle nostre parrocchie sono molto differenti. Noi abbiamo sempre più parrocchie che non hanno sacerdoti c’è un certo collasso, un crollo delle strutture pastorali che il nostro popolo ha edificato durante i secoli, ci sono troppi scandali sessuali del clero con giovani.. e tutto questo non va bene. Noi dobbiamo veramente fare passi in avanti per risolvere i problemi e non solamente grandi manifestazioni dove però le strutture alle spalle sono in difficoltà.

Annunziata: Parlando del malessere della chiesa cattolica o dei non cattolici perché questo coinvolge tutti, è un grande problema, l’idea di chiamare lei è venuta dal fatto che la cancelliera Merkel una settimana fa ha preso una inizia del tutto irrituale, ha fatto una conferenza stampa breve per chiedere al papa – lei che peraltro è luterana dell’est – di essere ancora più specifico sula questione dell’olocausto. A lei è sembrato un bel gesto questo della Merkel?

H. Küng: Io penso che ha fatto molto … aveva ragione. Prima perché ha espresso l’opinione della maggioranza del popolo cattolico nei nostri paesi, e poi perché ha espresso l’opposizione molto seria dei giudei a tutti questi passi del papa e poi, evidentemente, la cancelliera è molto sensibile alla questione che sia proprio un papa tedesco a fare questi passi verso un gruppo che è praticamente anti-giudeo.

Annunziata: Possiamo allora dire che se il papa non fosse stato tedesco e quindi di un paese che è stato, come dire, obiettivamente colpevole dell’olocausto, forse questa cosa sarebbe scoppiata differentemente o forse non avrebbe fatto il papa il gesto di riportare i lefebvriani. Conta la radice tedesca del papa?

H. Küng: Molte volte gli italiani sono un po’ più intelligenti, in pratica non fanno cose che già si intuisce porteranno una certa catastrofe. Io penso che il papa adesso, stando alla notizia che ha visto una flessione del 20% del consenso nel popolo tedesco – e non si doveva arrivare a questo – dovrebbe essere un leader che guida la chiesa. Noi abbiamo bisogno di un papa che vada avanti, e non all’indietro e che non voglia frenare il rinnovamento. Io non capisco perché lui non abbia fatto un elogio di Giovanni XXIII in questi giorni, lui ha completamente dimenticato o ignorato il suo predecessore, che per me e per molti è il più grande del secolo vigesimo; non ha detto niente sulla ricorrenza della convocazione del concilio, non ha fatto un discorso, niente su i risultati importantissimi del Concilio Vaticano II, e, in questo contesto, è ancora più difficile vedere l’utilità di questo riavvicinamento dei lefebvriani.

Annunziata: Mi spieghi una cosa, professore, è una cosa che io non capisco. Perché è così importante per i lefebvriani essere anche negazionisti? Qual è il legame tra chiesa conservatrice e negazionismo? Non sono poi necessarie le stesse cose, perché allora?

H. Küng: Questi lefebvriani sono rimasti nel modello, nel paradigma medioevale della chiesa, sono anti-riformatori, anti-modernisti e, proprio per questo, sono contro il Vaticano II. Bisogna notare che c’è una certa affinità di posizioni con lo stesso papa; anche lui infatti è un uomo che è molto radicato nel medioevo, ha lavorato su S Agostino, su S. Bonaventura, lui ammira la liturgia latina medievale, lui ha anche una posizione non molto simpatica su la riforma, non vuole una riconciliazione con Lutero, non vuole parlare positivamente dell’illuminismo, della rivoluzione francese, tutto questo non è per lui cristianesimo. In questo senso c’è una certa affinità tra i lefebvriani e questo papa …. Purtroppo!

Annunziata: Si però non mi ha risposto, io vorrei capire perché poi negare anche l’olocausto da parte dei lefebvriani. Cioè lei lo sa? Io non ho capito perché. Perché si può essere conservatori, ma non necessariamente negare l’olocausto. Che cos’è questo?

H. Küng: Si, si, io posso credere al papa quando dice che lui non sapeva che questo vescovo negasse pubblicamente l’olocausto, perché questa era la specialità di questo vescovo britannico. Non tutti hanno affermato questo, anzi hanno detto adesso che loro non condividono la posizione di questo vescovo Williamson, però l’anti-giudaismo è un fatto comune a tutti, dicono ancora che i giudei hanno ucciso Dio, dicono ancora molte cose che sono praticamente anti-semitiche, poi questo britannico vuole diminuire l’importanza dell’olocausto, dice “ah, non è tanto grave”; questo è il contesto dell’anti-giudaismo.

Annunziata: Beh, si, ho capito un po’ di più, devo dire. È importante. Che cosa dovrebbe fare il papa ora per convincere davvero che non sapeva e per riparare i guasti, perché dopo il discorso di Ratisbona, in qualche modo è riuscito a recuperar con il mondo

H. Küng: Certamente queste scuse che ha pronunciato non bastano, i giudei stessi hanno detto che non sono sufficienti, lui deve veramente prendere le distanze da questo gruppo. Non è possibile, questi sono vescovi della chiesa cattolica e, anche se sono sospesi dalle funzioni, non è accettabile che questi siano parte della chiesa cattolica, e questo sarebbe un atto coraggioso del papa di dire “ecco, vediamo questo non è possibile, allora lasciamo questa gente fuori, dove vuole essere”.

Annunziata: Quindi lei chiede che si ritorni indietro sulla posizione, sostanzialmente, si rinneghi …

H. Küng: Si, si.

Annunziata: Ecco questo secondo lei sarebbe un gesto da fare?

H. Küeng: Sì, ma io non penso che tutto questo basti. Vede questo si deve vedere in un cotesto molto più generale. Io penso che questo papa debba imparare dal presidente Obama, lui invece è piuttosto sulla linea del presidente Bush, io no ho capito perché lui ha festeggiato il suo compleanno alla Casa Bianca, con un presidente che ha iniziato la guerra in Iraq, ecc, però lui ha una certa comune opinione sull’aborto, sulla pillola, ecc. Il papa non vuole riforme, proprio come Bush. Io penso che negli Stati Uniti oggi ci sia un cambiamento e anche la chiesa cattolica ne ha bisogno. Non possiamo andare avanti così, perché come ho detto, vista la miseria nelle parrocchie, e anche la perdita di reputazione nell’opinione pubblica! Se io ripenso a quando sia io che Ratzinger, abbiamo partecipato come periti giovani al Concilio Vaticano II, lui se lo ricorderà che all’epoca la chiesa cattolica aveva un prestigio immenso grazie a Giovanni XXIII, grazie al concilio; adesso, invece è l’esatto contrario, siamo in una posizione terribile. Ci sono atei che ora tornano alla carica e ripetono le vecchie accuse. Non si doveva arrivare a questo. Bisognerebbe che il papa guardasse in faccia i problemi, come fa Obama che ha detto “noi abbiamo questi e questi problemi”, e poi desse una visione di speranza, oltre a azioni concrete, come fa adesso il presidente degli Stati Uniti.

Annunziata: A questo proposito, ai tempi di Giovanni XXIII il presidente degli Stati Uniti era Kennedy. E credo che questa sia stata una combinazione che abbia formato una generazione. Oggi invece sottolineo quello che lei ha detto, il papa già ha sfidato Obama. Lei pensa che tornerà indietro rispetto a Obama o anche lì si andrà oggi a uno scontro tra il Vaticano e Obama?

H. Küng: Io spero che in Vaticano riflettano sulla situazione abbastanza difficile della chiesa cattolica nel mondo, vedano che c’è di nuovo una grande speranza. Anche gli Stati Uniti erano in una situazione molto difficile, e lo sono ancora, però hanno di nuovo credito, grazie a un Presidente che ha cambiato, che vuole cambiare, che vuole nuovamente creare partnership e non solamente questa opposizione, come accade anche in Vaticano, dove ci sono quelli di fuori e quelli dentro, chi non è per noi è contro di noi, come nell’era di Bush; penso che non sia una giusta ottica, noi abbiamo necessità di partner, di collaborazione, di riconciliazione e non si comprende perché il papa cerchi di avere una riconciliazione con questo piccolissimo gruppo settario, i lefebvriani, ma non fa un passo avanti verso le chiese evangeliche che sono molto deluse del fatto che un papa tedesco non faccia niente per quelli della riforma.

Annunziata: Mi rifaccio a una cosa che ha detto prima, che vorrei riportare qui. Lei a un certo punto ha detto che il papa è anche isolato. Ha usato il termine ‘isolato’; perché ha usato questo termine?

H. Küng: Lui è già da 20 anni a questa parte nella curia romana. Vede tutto dal punto di vista del Vaticano, e adesso come papa è ancora più in questa visione. Praticamente lui non ha nessuno tra i suoi collaboratori che non sia uno “Yes man”, tutti sono molto ubbidienti, nessuno può criticare il papa, lui è senza critiche, lui è un po’ come quelli nel Cremlino di altri tempi, che non vedono il mondo com’è, hanno solamente le loro dottrine, il loro sistema dogmatico, però non vedono il mondo. Siamo veramente in pericolo e la chiesa avrà un danno ancora maggiore se il papa non collaborerà in collegialità coi vescovi, se lui non avrà periti in Vaticano che abbiano il coraggio di dire, di pronunciare una critica seria, se lui non farà niente altro che ricevere la gente e scrivere libri, fare allocuzioni. Noi vogliamo avere un leader nella chiesa, un leader che guida la chiesa in questo periodo molto difficile per tutto il mondo.

Annunziata: Una ultima domanda. A lei è piaciuta moltissimo la prima enciclica del papa dedicata all’amore di Dio, l’ha addirittura definita ‘bellissima’. La seconda è in preparazione pare sui temi sociali, sulla globalizzazione. Potrebbe essere un momento per il papa di fare quell’appello che lei chiede. Lei cosa s’aspetta che dica il papa in questa?

H. Küng: Non so cosa mi devo aspettare, però posso dire che spero che presenti una visione non certo ottimistica, ma di speranza concreta, pratica, non basta solamente parlare della speranza in genere, si devono fare gesti concreti. Ci sono per esempio milioni e milioni di divorziati che hanno difficoltà perché non sono riammessi alla comunione. Sarebbe molto meglio riconciliarsi con questi divorziati che con i lefebvriani, o se lei pensa a tutti questi sacerdoti che hanno lasciato il sacerdozio solamente perché si sono sposati. Sarebbe possibile riconvocare tutti questi; noi ora siamo in difficoltà, con questa penuria di preti, sarebbe un atto molto bello. Vogliamo atti pratici, di coraggio, di carità e di speranza e io spero che lui, dopo questa crisi, troverà un sistema per dare più speranza e più felicità al nostro essere cattolici.

Annunziata: Bene, noi la lasciamo su questo, la ringraziamo anche del disturbo che si è preso. Grazie e a presto, professore.

H. Küng: Grazie a lei.

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