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    Latino-americani, la forte Chiesa dei poveri

    I cinquecento milioni di cattolici latino-americani, metà di quanti ne sono nel mondo, un miliardo e 80 milioni, hanno sufficienti ragioni per rivendicare che il nuovo Papa provenga dal loro grande continente
    12 aprile 2005 - Alceste Santini
    Fonte: Il Mattino

    E sono consapevoli che la Chiesa universale deve farsi carico, nel XXI secolo, delle enormi questioni sociali che gravano sul Terzo Mondo come del dialogo con la cultura contemporanea e con le diverse religioni per favorire una decisiva convergenza sui temi della pace e della giustizia. È ancora vivo il documento “Ecclesia in America”, portato nel 1999 nel continente latino-americano da Giovanni Paolo, e rimasto in larga parte inattuato per le resistenze politico-economiche delle multinazionali e in particolare degli Stati Uniti. Papa Wojtyla, facendo proprie le istanze dei vescovi latino-americani riuniti in Sinodo nel 1997, affermava che «peccati sociali gridano al cielo perché generano violenza, rompono la pace e l'armonia tra le comunità di una stessa nazione, tra le nazioni e tra le diverse zone del continente». Respingeva la «concezione economicista dell'uomo, che considera il profitto e le leggi del mercato come parametri assoluti a scapito della dignità e del rispetto della persona umana, con l'emarginazione dei più deboli». Problemi rimasti in larga parte aperti. Perciò, il Papa scomparso chiedeva un impegno agli Stati Uniti, la cui popolazione è cresciuta nella fede cattolica grazie all'emigrazione degli ispanici in cerca di lavoro, a cancellare o ridurre il debito estero dei Paesi latino-americani. Richieste ribadite anche nel 2004. Per queste considerazioni, a sostegno che il prossimo Papa sia un latino-americano si sono espressi i presidenti di due repubbliche: il brasiliano Luiz Inàcio Lula, che ha elogiato le qualità umane, pastorali e teologiche del cardinale Claudio Hummes (71 anni), arcivescovo di San Paulo, prestigiosa figura in seno al Collegio cardinalizio e Ricardo Maduro, che ha indicato il cardinale Oscar Rodriguez Maradiaga (63 anni), arcivescovo di Tecucigalpa, come il candidato ideale in quanto, oltre a farsi carico degli immensi problemi sociali del continente, è preparato culturalmente e teologicamente ed è uno sportivo che suona pure il sax.Rodriguez Maradiaga è stato pure, dal 1995 al 1999, presidente del Celam, l'organismo che riunisce tutto l'episcopato latino-americano, dimostrando capacità organizzative e saggezza nel mediare le diverse posizioni dei vescovi del continente. E c'è un terzo candidato, il gesuita arcivescovo di Buenos Aires, Jorge Mario Bergoglio (69 anni), che ha avuto una vocazione sacerdotale matura, a 33 anni, mentre Karol Wojtyla scelse il sacerdozio a 22 anni. Va notato che i tre cardinali latinoamericani vengono dagli Ordini religiosi: Hummes è un francescano, Rodriguez Maradiaga è un salesiano e Bergoglio è un gesuita. Hanno, perciò, ricevuto la formazione di tre Ordini che, da secoli, sono al servizio della Chiesa universale e dei Pontefici. Inoltre, Hummes viene da una famiglia tedesca, Bergoglio è di origine italiana e Rodriguez Maradiaga ha nelle vene sangue ispanico. Caratteristiche che li legano profondamente all'Europa e, soprattutto, alla Sede Apostolica Romana. Certo, i venti cardinali latino-americani non hanno la forza per eleggere un loro candidato. Perciò, l'arcivescovo emerito di San Paulo, cardinale Evaristo Paulo Arns, ha lanciato ieri l'idea che essi potrebbero fare un'alleanza con i 58 cardinali europei (di cui 20 sono italiani) per eleggere un europeo con una sicura maggioranza semplice (57). E su questo blocco potrebbero convergere altri porporati, sicuramente africani e asiatici ma anche nordamericani, per cui il traguardo dei due terzi (76) è raggiungibile, anche se non subito, e il nuovo eletto avrebbe più forza e prestigio.In tal modo, la prospettiva di un Papa europeo, e probabilmente italiano, acquisterebbe consistenza e la Sede Apostolica potrebbe svolgere, sulla scia di Giovanni Paolo II, quel ruolo di avvicinamento tra civiltà culturali e religiose tanto auspicato nell'interesse della pace e della giustizia nel mondo.

    Claudio Hummes Sempre al fianco di operai e contadini
    il vescovo di San Paolo Hummes Claudio Hummes è nato a Montenegro, vicino a Porto Alegre, l'8 agosto 1934, da una famiglia tedesca emigrata. Deve, quindi, compiere 71 anni. Francescano, ordinato sacerdote il 3 agosto 1958 viene consacrato vescovo, dopo una intensa attività parrocchiale accanto ai portuali, il 22 marzo 1975 e prende possesso della diocesi di Santo André, vivendo accanto ai più deboli negli anni in cui il Brasile visse il periodo oscuro della dittatura militare. Promosso il 29 maggio 1996 nella più prestigiosa sede di Fortaleza, nel nord-est del Brasile, scoprì la grave condizione dei contadini che lavoravano con basso salario nei vasti possedimenti dei latifondisti e con caldo semitropicale. Conobbe il cardinale Aloisio Lorscheider, uno dei protagonisti del Concilio Vaticano II per il rinnovamento della Chiesa universale e di quella brasiliana. Il 15 aprile 1998, fu trasferito nella grande sede di San Paulo dove ha fatto esperienza con il mondo operaio lavorando accanto al cardinale Evaristo Paulo Arns, al quale è succeduto quando Giovanni Paolo II lo ha creato cardinale nel Concistoro del 21 febbraio 2001. Ha, così, svolto un ruolo sempre più preminente per il rinnovamento della Conferenza episcopale brasiliana. È pure membro del Celam, partecipando sempre più alla vita internazionale della Chiesa e della Santa Sede.


    Rodriguez Maradiaga Un salesiano in lotta per la pace e il dialogo
    l'arcivescovo di TEgugigalpa Maradiaga Oscar Rodriguez Maradiaga, attuale arcivescovo di Tegucigalpa, è nato in questa città il 29 dicembre 1942. Ordinato sacerdote il 28 giugno 1970, è consacrato vescovo l'8 dicembre 1978 e, dopo un'esperienza in periferia, viene trasferito nella sua città l'8 gennaio 1993. È un salesiano, molto comunicativo e di notevole slancio pastorale. È stato anche professore di fisica, matematica, chimica e scienze nelle scuole medie diventando poi rettore dell'Istituto filosofico salesiano del Guatemala fino ad essere nominato arcivescovo della sua città natale. Conoscitore della vita internazionale, è stato presidente del Celam, l'organismo che raggruppa tutti i vescovi latino-americani e con questo incarico ha avuto frequenti rapporti con le Congregazioni vaticane conoscendo, in tal modo, la macchina organizzativa della Chiesa. È stato creato cardinale da Giovanni Paolo II nel Concistoro del 21 febbraio 2001. Per le sue aperture sociali e per essere assertore del dialogo con le diverse culture e religioni come per il suo grande impegno per la pace e la giustizia, alcuni lo considerano orientato a sinistra. Ma risponde che nessuno oggi può ignorare i grandi problemi della povertà e della inaccettabile disparità tra Nord e Sud del pianeta. Suona il pianoforte, il sax ed è uno sportivo, e mette queste qualità a disposizione dei giovani.


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