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Honduras: Garifuna minacciati dal turismo

23 agosto 2005 - Flavio Tannozzini (Collettivo Italia - Centro America (C.I.C.A.))

Alfredo Lopez ha trascorso sette anni in carcere come prigioniero politico, detenuto in base a false accuse montate su misura per contrarrestare il suo impegno in difesa delle terre collettive della propria comunità Garifuna, Triunfo de la Cruz.

La comunità è situata nel municipio di Tela, Atlantida, sulla spettacolare costa caraibica dell’Honduras. La lotta in cui Triunfo de la Cruz è impegnata è la difesa delle sue tradizioni ancestrali, e tra esse la proprietà e la gestione comunitaria della terra.

Triunfo de la Cruz, come le altre 46 comunità Garifuna, vive sotto la costante e forte minaccia di differenti attori interessati nello sviluppo del turismo sulla costa caraibica, dove il popolo Garifuna vive da oltre duecento anni. I Garifuna sono un popolo indigeno afrodiscendente, proveniente dall’isola caraibica di San Vicente, dove schiavi naufraghi o in fuga dalle isole vicine si unirono con il popolo indigeno Arawaka. A causa della loro costante lotta in opposizione ai colonizzatori inglesi, i Garifuna furono espulsi da San Vicente nell’anno 1797 e abbandonati sull’isola hondureña di Roatan. Da allora hanno popolato quasi tutta la costa atlantica dell’Honduras, del Guatemala e parte dell’attuale Belize, mantenendo la loro autonomia, vivendo in armonia con le loro terre e gestendo le risorse naturali secondo la loro cosmovisione e tradizioni.

Proprio grazie all’esempio e alla presenza dello spirito guida degli antenati, la comunità di Triunfo de la Cruz, continua a gestire le proprie risorse in forma collettiva e dopo decenni di lotta è riuscita ad ottenere un titolo registrato a nome comunitario nel 1992 ed una ampliazione dello stesso nel 1996. Questo titolo, teoricamente, dovrebbe proteggere giuridicamente la terra dalla vendita a impresari estranei alla comunità.

Nonostante ciò in anni recenti il governo hondureño ha mostrato forti interessi in terre e spiagge dove si ubicano le comunità Garifuna, con il proposito di sviluppare il settore turistico, prossimo principale motore dell’economia nazionale. Varie amministrazioni, tanto governative quanto municipali, hanno adottato una serie di politiche e di progetti senza dare la minima importanza ai diritti del popolo Garifuna. Tutto questo processo è stato apertamente sostenuto e appoggiato dalle istituzioni finanziarie internazionali, che hanno facilitato gli interessi dei grandi impresari stranieri che da decenni bramavano le spiagge garifuna.

Un ruolo di primaria importanza in questa storia è stato svolto purtroppo dal governo italiano, che sotto l’ombrello della cosiddetta “cooperazione” internazionale, sta aprendo la strada agli investimenti di molti imprenditori che vogliono costruire complessi turistici nella zona.

Nel 1994 imprenditori che esercitavano una forte influenza sull’attuale governo in carica, iniziarono la costruzione di un complesso di case di lusso dentro la proprietà delle terre ancestrali di Triunfo de la Cruz. Per facilitare questo progetto, denominato Mar Bella, il Municipio di Tela ha assegnato agli imprenditori titoli di proprietà di pieno dominio all’interno del titolo comunale di Triunfo. Si tratta purtroppo di una pratica molto comune adottata ai danni delle comunità Garifuna, pur essendo completamente illegale.

Il Comitato di Difesa delle terre di Triunfo (CODETT), sotto la direzione di Jesùs Alvarez e Alfredo Lopez ha instradato una denuncia contro la corporazione municipale di Tela per Abuso di Autorità e Malversazione di Fondi Pubblici per aver avallato il progetto e avervi partecipato. Per il suo impegno in prima linea in difesa delle terre della sua comunità, Jesus Alvarez fu vittima di due attentati contro la sua persona, morendo pochi giorni dopo il secondo, nel 1997, a causa delle ferite riportate. In questi stessi giorni Alfredo Lopez venne detenuto con false accuse di narcotraffico e incarcerato per sette anni nonostante la totale mancanza di qualsiasi prova evidente contro di lui.

Nonostante la repressione, l’impegno delle comunità non si debilitò e il progetto Mar Bella fu bloccato. Oggi le grandi ville costruite rimangono come un monumento, in contrasto con la natura circostante, dell’esito positivo della lotta della comunità. Accanto all’obrobrioso progetto abbandonato, ci sono oggi le accoglienti capanne, edificate con materiali naturali ed in armonia con il paesaggio, che un gruppo di donne della comunità sta costruendo con la speranza di creare un’alternativa al turismo di massa distruttore delle tradizioni e della natura: quella del turismo comunitario.

I casi di Jesùs Alvarez e Alfredo Lopez di Triunfo de la Cruz, purtroppo non sono isolati, ma sono una constante della repressione subita dai dirigenti Garifuna e dell’Organizzazione Fraterna Negra Hondureña (OFRANEH). La OFRANEH è una organizzazione di base che sin dagli anni ’70 accompagna la lotta delle comunità Garifuna per la loro sopravvivenza come popolo.

L’attività principale dell’organizzazione è la difesa della terra ancestrale. Da questo punto di vista, l’organizzazione è stata l’unica che sin dall’inizio ha avuto il coraggio di denunciare pubblicamente le politiche e i progetti che vogliono frazionare i titoli comunitari, e che ha lottato per il titolo di “territorio ancestrale” che ancora non è stato riconosciuto dallo stato. A causa della ferma posizione dell’organizzazione al riguardo, molti dei suoi dirigenti hanno sofferto persecuzioni: dalle minacce e intimidazione fino ad arrivare ad attentati, omicidi, detenzioni.

Nel marzo di quest’anno, Miriam Miranda, una delle principali dirigenti di OFRANEH, è stata vittima di un’irruzione illegale nella propria abitazione del quartiere Buenos Aires, nella città di Ceiba. Agenti della Direzione Generale di Investigazione Criminale (DGIC), sono entrati forzosamente nella sua casa accusandola di essere in possesso di armi e droga, la stessa falsa accusa che era costata sette anni di prigione a Alfredo Lopez. Chiaramente non trovarono nessun tipo di contrabbando e a causa delle denunce svolte a livello internazionale, il governo dichiarò in seguito che l’incidente era stato dato da un’errore dell’”Intelligence”.

Poco dopo, il 30 maggio, la Coordinatrice Generale dell’Organizzazione, Gregoria Flores fu vittima di un attentato in pieno giorno nella strada principale di Ceiba, dove le spararono con un proiettile esplosivo che la raggiunse al braccio. In questo momento l’aggressore, un agente di sicurezza privata, stava suppostamento inseguendo un ladro, ma su questo caso sono state cessate tutte le investigazioni. I tre casi menzionati dimostrano che esiste una repressione sistematica contro i Garifuna difensori della propria terra. Oltre alla violazione dei diritti umani delle singole persone, bisogna riconoscere che tale repressione attenta anche alla forma di vita di un intero popolo, che non può vivere se non radicato alle sue terre ancestrali.

Attualmente gli abitanti e le autorità di Triunfo de la Cruz si riuniscono in assemblea in un salone comunale per discutere delle nuove minacce che incombono sulle proprie terre comunitarie. L’ultima preoccupante notizia della lunga serie di politiche minatorie è un recente decreto esecutivo che stabilisce l’Area Sotto Regime Speciale (ABRE) “Baia di Tela”, regione dove è situata Triunfo de la Cruz, tra le altre comunità Garifuna.

Il proposito del decreto è di suddividere in zone e gestire tutta l’area in funzione dell’attività turistica, basandosi su leggi previe in cui le zone turistiche vengono definite come beni pubblici, riconoscendo allo Stato il diritto all’espropriazione. Per quanto riguarda le terre comunali Garifuna, l’ABRE applicherà il capitolo III della Legge di Proprietà ratificata nel 2004, capitolo che facilita lo smembramento dei titoli comunali, in chiara contraddizione con il Convegno 169 dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (O.I.T.) sui Popoli Indigeni e Tribali dei paesi indipendenti.

Organizzati in Assemblea Permanente per respaldarsi davanti alle continue violazioni dei diritti dei popoli, OFRANEH e altre organizzazioni che rappresentano i popoli indigeni e negri di Honduras, continuano a denunciare apertamente questo capitolo della Legge di proprietà.

Dall’altra parte, a rafforzare questa legge e implementarla, c’è il Programma di Amministrazione delle Terre d’Honduras, PATH, finanziato dalla Banca Mondiale, programma che ha sfidato il punto centrale della resitenza delle comunità pretendendo “legalizzare” terre ancestrali Garifuna e consegnarle a invasori che si sono insediate in esse e tentando di individualizzare i titoli comunali esistenti.

L’ABRE, la Legge di proprietà e il PATH, insieme ad altri progetti, conformano una serie di regolamenti il cui principale obiettivo sulla costa caraibica è quello della sicurezza giuridica della terra in mano agli impresari nazionali e internazionali e non alle comunità. Dato il loro fervore nell’istituzionalizzare il modello neoliberale nella regione attraverso il TLC, il Plan Puebla Panamà e altri progetti a livello nazionale, il fatto che le Istituzioni Finanziarie Internazionali, come la Banca Mondiale e la Banca Interamericana di Sviluppo, stiano favorendo gli interessi privati a discapito delle comunità non crea nessuna sorpresa.

Un esempio chiaro dei cambi legislativi adottati e dell’appoggio internazionale è il mega progetto turistico “Los Micos Beach & Golf Resort”, meglio conosciuto come progetto “Baia di Tela”. Senza minimamente preoccuparsi delle preoccupazionio espresse dalle comunità Garifuna che saranno direttamente colpite, San Juan, Tornabè e Miami, l’istituto Hondureño di Turismo, insieme con potenti imprenditori privati, sta sviluppando il progetto di turismo d’elite dentro l’area di Riserva del Parco Nazionale Jeanette Kawas, nonostante gli hotel di lusso, i campi da golf e altre strutture non siano sostenibili e minaccino seriamente le risorse delle comunità, soprattutto l’acqua. Il progetto conta con l’appoggio milionario della Cooperazione Italiana, del BID e la partecipazione di grandi imprenditori come Miguel Facussè, che hanno alle spalle una lunga storia nell’usurpazione delle terre ancestrali Garifuna e nell’attentato alle risorse naturali delle comunità.

Di fronte a questa situazione di costanti violazioni, la OFRANEH ha instradato denunce presso la Commissione Interamericana dei Diritti Umani per gli abusi commessi contro il popolo Garifuna dal Municipio di Tela a Triunfo de la cruz e dallo Stato nelle isole di Cayos Cochinos. Nel caso di Alfredo Lopez, la Corte Interamericana è a punto di emettere la sentenza.

Lontane dall’idea di lasciare i problemi solo nelle mani di istanze internazionali, le comunità Garifuna continuano a resistere giornalmente nella lotta in difesa del proprio territorio, delle proprie risorse naturali e della sopravvivenza culturale di tutto un popolo. Neanche la dura e sistematica repressione ha potuto far tecere OFRANEH e i suoi dirigenti. Qui a Triunfo de la Cruz e lungo tutta la costa, accompagnato dallo spirito guida dei suoi antenati, il popolo Garifuna continua a camminare e continua ad esistere, nonstante tutto, come Popolo, radicato nel suo territorio.

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