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Brasile: gli squadroni della morte

Per il Brasile democratico di Lula, che ha ereditato un pesante sottostrato di corruzione ed inefficienza giudiziara, il problema dei cosiddetti squadroni della morte è una delle priorità sulla via della completa liberazione da un passato drammatico
2 dicembre 2005 - Diego Brugnoni (http://webrebelde.blogosfere.it)


Chi sono gli squadroni della morte? In larga parte elementi della polizia locale e vigilantes: la loro scia di sangue è visibile soprattutto nelle aree più povere del Brasile e travolge indiscriminatamente criminali e civili innocenti. Il loro vero obiettivo è quello di "pulire" la società da soggetti ritenuti "indesiderabili" e, a dimostrazione di ciò, da alcune indagini è emerso che spesso le vittime sono di colore o omosessuali, quando non meninos de rua colpevoli di non pagare il biglietto dell'autobus: in questi casi la pallottola in fronte è spesso preceduta da abusi sessuali.
Colpiti dalla violenza anche i contadini senza terra, uniti nel magnifico e storico Movimento dos Trabalhadores Rurais Sem Terra per il quale Aleida Guevara ha riservato parole appassionate in occasione del vertice delle Americhe a Mar del Plata.

Dall'impietoso rapporto The Silent War del 1998 curato dall'organizzazione non governativa cattolica Jubilee Action, poco è cambiato ed il rapporto annuale di Amnesty International pubblicato tre anni più tardi non annunciava certo un'inversione di tendenza che di fatto non è avvenuta: è di pochi giorni fa la dichiarazione del parlamentare del Partido dos Trabalhadores Luiz Couto che ho raccolto dal quotidiano Correio da Paraíba: «capita frequentemente che i commercianti di un quartiere contattino i gruppi di sterminio incaricandoli di eliminare ragazzi accusati di piccoli furti. Altre vittime preferenziali sono i "difensori pubblici", i sindacalisti, i contadini e alcuni imprenditori.»

La relazione finale di 600 pagine presentata da una Commissione d'inchiesta porta alla luce, tra le altre angherie, le numerose e impunite retate avvenute tra il 1999 e il 2002 a Timbaúba, al fine di uccidere 31 bambini e 6 adolescenti i cui corpi furono bruciati.

La situazione è critica (soprattutto in alcuni stati quali Bahia, Espirito Santo e Rio de Janeiro) e va probabilmente al di là delle possibilità politiche di Lula e Couto, circondati da corruzione ed ostacolati a più riprese nei tentativi di riforma del sistema: perché, si è detto, gli squadroni della morte sono fatti da "uomini di stato" e spesso beneficiano della copertura di personalità politiche e di mandanti criminali.

La sconfitta del fronte del sì al recente referendum sulle armi che ne chiedeva il divieto di commercio, è un riflesso di tale realtà e delle quotidiane preoccupazioni del popolo brasiliano: infatti, se la percentuale mondiale di morti per colpi d'arma da fuoco è del 2,8% in tutto il mondo, nel solo Brasile raggiunge l'11%.

Ma all'orizzonte non c'è solo pessimismo e quadro tetro della realtà: nelle scorse ore, una massiccia operazione nel nord del Mato Grosso ha portato all'arresto di latifondisti occupanti le terre originarie dei Tupi-Kawahib. I capi d'accusa sono "genocidio" e "formazione di squadroni della morte".

Un primo passo verso la piena libertà.

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