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    La piaga della prostituzione minorile nel sud del mondo

    Le deplorevoli dichiarazioni di Silvio Berlusconi portano a riflettere sul turismo sessuale: un dramma che coinvolge due milioni di minori.
    8 febbraio 2006 - Agostino Bertolin

    Recentemente il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, durante un comizio, ha dichiarato che se i magistrati italiani “andassero a Cuba, tornerebbero solo dopo aver fatto turismo sessuale e senza avere imparato niente”.
    Aldilà del contenuto politico della dichiarazione, bisognerebbe essere sinceramente disgustati da un’affermazione che non può non ferire tutti coloro i quali conoscono la terribile piaga del turismo sessuale.

    Per “turismo sessuale” intendiamo una pratica che prevede uno o più rapporti sessuali, aventi luogo in località di vacanza in Stati del Terzo Mondo, nella quale siano coinvolti un turista e una donna o ragazza locale. I rapporti sono a pagamento e spesso sono “aiutati” da tour operator o enti che si occupano di turismo.
    Il “turismo sessuale” nasce circa una ventina di anni fa favorito soprattutto dall’abbassamento dei costi dei voli intercontinentali, e del prezzo richiesto per la villeggiatura in località esotiche.

    Purtroppo di questo fenomeno sono vittime anche molti minori, ed è proprio relativamente a questa tematica che intendo scrivere. Infatti sono oltre due milioni le bambine e i bambini costretti a prostituirsi, e solo il Brasile ne conta 500mila. L’età dei minori in questione è inferiore ai quindici anni, e sono soprattutto le ragazzine fra gli otto e i sedici anni ad essere maggiormente coinvolte.

    Per quanto riguarda il “compratore” invece, si tratta molto spesso di uomini provenienti da Europa, Usa o Giappone e in tutto il loro numero è di circa 700mila individui (di cui 80mila italiani). Spesso il turista compera un pacchetto-vacanza
    nel quale è già compreso il rapporto sessuale con uno o più minori; i “compratori” sono per il 90-95% uomini, ma in questi ultimi anni è aumentato anche il numero delle donne attratte da giovani “esotici”.

    Le mete più gettonate sono indubbiamente il Brasile, soprattutto il nord-est dove il fenomeno sta causando seri squilibri sociali, l’Estremo Oriente e il Sud-Est Asiatico. Purtroppo questa pratica è quantomeno tollerata da molti dei governi dei Paesi coinvolti (ad esempio quello tailandese) poiché comporta un aumento del flusso dei turisti, e di conseguenza delle entrate dello Stato; quindi le leggi in materia di abusi sessuali sui minori sono spesso incomplete e non garantiscono una reale tutela dell’individuo. Vale anche la pena di ricordare che la prostituzione infantile viene severamente punita nei Paesi d’origine dei “turisti”, e quindi queste mete esotiche possono offrire, a prezzi inferiori che in patria, dei “servizi” l’usufrutto dei quali potrebbe essere penalmente perseguibile in tutti gli Stati da cui provengono gli acquirenti di questo orribile commercio.

    Le vie attraverso le quali molti minori finiscono per divenire oggetti di piacere sono in qualche modo simili tra loro. In Brasile ad esempio i bambini vengono abbandonati da madri che, spesso giovanissime, non sono in grado di sostenere le spese di mantenimento del figlio, e da qui il minore viene quasi inevitabilmente catapultato nel mondo della malavita o, come in questo caso, diviene una merce. In Asia invece le famiglie vendono i bambini che non riescono a sfamare in cambio di qualche migliaio di dollari, con la speranza di avviarli verso un futuro migliore e poter garantire un tenore di vita più alto al resto della famiglia. Troviamo dunque nella povertà e nelle difficili condizioni economiche il comune denominatore di queste situazioni che portano a drammatiche conseguenze per il minore.

    Attualmente il codice penale italiano prevede che sia perseguito, grazie alla legge 269/1998, “chiunque organizza viaggi finalizzati alla fruizione d’atti di prostituzione a danno di minori”. Dunque è punibile solo chi organizza periodi di soggiorno in Paesi stranieri con lo scopo di procurare delle prostitute a destinazione, non i clienti. Vi sono inoltre alcune difficoltà poiché quasi nessuno dichiara apertamente al “compratore” che sta procacciando prostitute nella destinazione finale, e in ogni caso è molto difficile dimostrare l’effettivo svolgimento del rapporto sessuale fra il turista e il minore; questo avviene non solo per l’ovvia reticenza a “confessare” da parte dei “compratori” , ma anche a causa del malfunzionamento delle anagrafi in molti Paesi nei quali viene praticato il turismo sessuale. Ultime ma non meno fondamentali difficoltà sono gli elevati costi previsti dalle indagini e operazioni svolte in Stati esteri, e il non sempre facile coordinamento delle polizie che devono rispettare ognuna le leggi della propria nazione. Per questi motivi in sei anni solo un’importante operazione di quelle permesse dalla legge 269/1998 è stata svolta.

    È dunque difficile trovare le armi per poter eliminare questa piaga globale, tantopiù che nessun Paese occidentale è dotato di una legge come quella italiana la quale, pur non essendo efficace, è comunque un passo avanti nella giusta direzione. Quindi è necessario prendere atto di un grave problema come quello della prostituzione minorile, il cui business è quasi sempre in mano a gruppi malavitosi organizzati, in alcuni Stati del Sud del Mondo per poterlo eliminare. Ma in questa prospettiva non possiamo dimenticare che i clienti di questo commercio di minori sono spesso nostri connazionali; non possiamo nasconderci questo dato se vogliamo effettivamente migliorare lo stato delle cose.
    È dunque auspicabile che il prossimo governo ponga l’accento sulla questione e legiferi di conseguenza dando spazio a norme efficaci e severe nei confronti di clienti e “organizzatori” coinvolti, e possibilmente non utilizzi il dramma di oltre due milioni di minori per la propria campagna elettorale.

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