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    Nicaragua - Le sfide che ci aspettano

    Intervista con Georgina Muñoz della Coordinadora Civil
    17 aprile 2007 - Giorgio Trucchi

    Georgina Muñoz della Coordinadora Civil e la protesta dei "cañeros"

    Un inaspettato sciopero dei maestri, richieste di aumenti salariali, il dibattito sui biocombustibili, l'inizio delle negoziazioni con il FMI, il tentativo di rivitalizzare il Plan Puebla Panamá (PPP) ed all'orizzonte, un Accordo di Associazioni con l'Unione Europea, sono alcuni dei temi sui quali la rappresentante della Coordinadora Civil (CC), Georgina Muñoz, ha conversato con la Lista Informativa "Nicaragua y más" in un'esaustiva intervista che proponiamo di seguito.

    Mi piacerebbe cominciare con quello che sta accadendo con una parte delle organizzazioni sindacali dei maestri e questo sciopero inatteso.
    La situazione di crisi che si è generata tra i maestri nasce fondamentalmente per gli esigui aumenti salariali che sono stati concessi. C'è bisogno di una soluzione negoziata e di una proposta concreta, che permetta di trovare le risorse economiche necessarie per gli incrementi salariali che storicamente i maestri hanno chiesto. Ha a che vedere con accordi firmati negli anni scorsi e che prevedono l'equiparazione dei loro salari con quelli dei maestri centroamericani.

    Quale è la posizione della Coordinadora Civil?
    È una richiesta reale e la sosteniamo. Crediamo che qualunque governo abbia l'obbligo di rispettare questi impegni che sono stati firmati e che si devono cercare le risorse necessarie. L'attuale governo ha ottenuto un condono del debito da parte del BID per un totale di 44 milioni di dollari, ma nel Bilancio della Repubblica sono stati registrati solo 21 milioni. La nostra proposta è che il governo discuta con i maestri e presenti alla Asamblea Nacional un progetto di riforma al Bilancio, destinando parte di questi fondi per gli aumenti salariali ai maestri.
    È importante farlo immediatamente e prima che si firmi il nuovo Programma Economico con il FMI.

    Qual è la relazione con il Programma del FMI?
    Dal 1992 al 2006, il FMI ha imposto la necessità di un congelamento salariale per i maestri, situazione che ha inciso negativamente sulle loro condizioni di vita. Attualmente continuano a guadagnare una media di circa 80 dollari, mentre il valore del Paniere ha ormai raggiunto i 300 dollari. Per questo motivo bisogna garantire immediatamente gli aumenti salariali e successivamente, stabilire una politica salariale per il settore magistrale per i prossimi 5 anni, prevenendo le condizioni che il FMI vorrà imporre al paese.

    In che modo potranno incidere le negoziazioni con il FMI?
    Esistono risorse che hanno a che vedere con i condoni concessi sul debito estero, ma che non sono state utilizzate per sviluppare politiche rivolte alla riduzione della povertà e per raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (OSM). Queste risorse sono state utilizzate per pagare il debito interno, originatosi con i fallimenti bancari del 1999 e 2000 e non c'è stata volontà politica per cercare di ristrutturare questo debito, liberando in questo modo risorse da destinare per questi obiettivi. Inoltre, il FMI ha cercato di imporre il congelamento della spesa sociale, dei trasferimenti finanziari ai Comuni e la revisione delle autonomie municipali ed universitarie.
    All'interno del FMI esiste una grande contraddizione tra ciò che "predica", parlando di lotta alla povertà, e quello che poi impone ai governi. In vista delle nuove negoziazioni con questo organismo, stiamo organizzando una marcia per chiedere che non si impongano nuove condizioni al paese e che il Programma Economico si incammini verso l'Agenda cittadina che tutti i partiti hanno sottoscritto prima delle elezioni. Chiediamo inoltre che si strutturi un Piano Nazionale di Sviluppo per attaccare realmente la povertà.

    Come valutate le prime conversazioni tra il governo e il FMI?
    Il mese scorso si è realizzata una "encerrona" di due giorni, alla quale nessuno ha avuto accesso.
    Ci hanno informati che si è cominciato a parlare del programma e dei suoi contenuti e consideriamo che siano temi che interessano tutti i nicaraguensi e che non possano essere discussi solo dai delegati del FMI e del governo. Critichiamo questo tipo di segretezza e reclamiamo il principio di informazione trasparente e speriamo che i prossimi incontri si svolgano in un altro modo.

    In questi giorni si è svolto in Messico un incontro per cercare di rivitalizzare il Plan Puebla Panamá. Qual è la posizione della Coordinadora Civil?
    Crediamo che ubbidisca ad una strategia della politica estera degli Stati Uniti, per far fronte allo sviluppo dell'ALBA nella regione ed al progetto di unità latinoamericana. Per noi il PPP rappresenta un megaprogetto, formato da più di 90 progetti, che svilupperà una politica di "enclaves" nei nostri paesi e che servirà a favorire le grandi imprese multinazionali attratte dalla nostra manodopera a basso costo. Non crea sviluppo, né capacità ed al contrario, quello che ci lascia sono infrastrutture fantasma e danni alle nostre risorse naturali.
    È stato inoltre pensato per facilitare il flusso di mercanzia dagli Stati Uniti verso altri continenti e la nostra regione sarà un semplice corridoio per questo scopo. Un trattato commerciale è positivo quando, tenendo conto della realtà dei paesi, contribuisce a far sì che la maggioranza delle persone possano incorporarsi ad un sistema di mercato, e non quando si cerca di imporre, da fuori, una logica economica che tenta di capitalizzare le grandi imprese. In questo caso quella che genera non è sviluppo e nemmeno capacità affinché i nostri paesi si inseriscano in un'economia globale, ma violazioni ai diritti lavorativi, sindacali, ambientali, ampliando ancora di più la breccia tra ricchi e poveri.

    In queste ultime settimane e dopo il viaggio del presidente Bush in America Latina, si è parlato molto dei biocombustibili ed in Nicaragua ci sono settori che stanno promuovendo l'idea che è necessario cercare una via d'uscita dal petrolio. Che cosa pensate al riguardo?
    Nel caso del Nicaragua è urgente la diversificazione delle coltivazioni. Già nel passato abbiamo sperimentato i disastri che ci hanno lasciato le monocolture, come il cotone, il banano e la canna di zucchero. Produrre energia deve ubbidire ad una strategia di carattere nazionale, che potenzi realmente le risorse rinnovabili che esistono nel paese e bisogna anche investire sulle coltivazioni che permettano di ottenere questo tipo di combustibile, come l'etanolo e il biodiesel. Ma bisogna farlo all'interno di un quadro giuridico chiaro, dove ci sia un investimento privato ed allo stesso tempo, uno Stato che tragga vantaggio da queste risorse e che vigili su tutto ciò che riguarda i diritti lavorativi, il rispetto dell'ambiente, l'uso di pesticidi ed il pagamento per l'utilizzo delle risorse naturali da parte delle imprese.

    Come interpretate il fatto che la Nicaragua Sugar Estates Ltd. (Grupo Pellas) abbia deciso di trasferirsi in Honduras per coltivare canna da zucchero e produrre etanolo?
    Credo dipenda da interessi commerciali e con il bisogno di cercare un paese che abbia un quadro giuridico abbastanza accessibile, che gli permetta di abbassare i costi.

    Esiste un altro tema che si sta cominciando a profilare in America Centrale e che è l'Accordo di Associazione con l'Unione Europea (UE).
    Il 22 e 23 di aprile si realizzerà un incontro istituzionale in Guatemala per trattare questo tema. La società civile organizzata della regione si riunirà per continuare a seguire ed osservare il mandato negoziatore approvato dalla UE, mentre i nostri governi non hanno ancora cercato di trovare una strategia comune. La percezione che abbiamo è che il mandato negoziatore definisca come una delle principali priorità per la UE la creazione di una zona di libero commercio. Ci preoccupa che si possa ripetere l'esperienza negativa del CAFTA.

    La rappresentante della UE in Nicaragua e la Relazione Meyer, che include la raccomandazione del Parlamento Europeo al Consiglio sul mandato di negoziazione, insistono nel dire che questo accordo è diverso e che prenderà in considerazione tutti gli aspetti prioritari per l'America Centrale. Come potrebbe incidere la società civile?
    Conosciamo molto bene queste posizioni e crediamo che ci siano parlamentari europei di sinistra che stanno difendendo i diritti dei centroamericani e che hanno fatto sentire le loro voci. Questo è molto positivo all'interno del processo di negoziazione che dovrebbe iniziare prossimamente e indica che c'è molta più conoscenza in Europa che in America Centrale, dove le organizzazioni sociali sono molto più informate di questo processo dei governi. D'altra parte, consideriamo che la UE ha avuto una politica diversa da quella degli Stati Uniti nei confronti della nostra regione ed è per questo motivo che l'Accordo di Associazione potrebbe essere un'opportunità, a patto che esista una volontà di investire su un dialogo politico e di discutere i punti che abbiamo evidenziato nella Dichiarazione di Tegucigalpa del mese scorso.
    Per il momento la UE ha dimostrato interesse nell'ascoltare le proposte della società civile regionale, ma ora si tratta di fare un ulteriore passo, passando dall'ascolto all'inclusione di queste proposte nelle negoziazioni.

    © (Testo e Foto Giorgio Trucchi - Ass. Italia-Nicaragua gtrucchi@itanica.org )

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