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    Nicaragua - 19 de Julio

    Celebrato XXVIII Anniversario della Rivoluzione Popolare Sandinista
    20 luglio 2007 - Giorgio Trucchi

    Plaza de la Fe 19 de Julio 2007

    Quest'anno, l'anniversario di quello storico 19 luglio che ha cambiato definitivamente il corso della storia nicaraguense, aveva tutti gli ingredienti per essere una giornata indimenticabile.

    Dopo 17 anni il Frente Sandinista è tornato al governo e dopo tre tentativi falliti, il suo segretario generale Daniel Ortega, ha indossato nuovamente la fascia presidenziale, frutto di un'ostinata e discussa perseveranza, ma anche di un indubbio sostegno popolare e del culto della sua immagine da parte della gente.
    Alla consueta celebrazione di questa importante data era stata inoltre annunciata la presenza del presidente del Venezuela, Hugo Chávez e dei presidenti di Honduras, Manuel Zelaya e di Panama, Martín Torrijos.
    La politica di riforma della struttura dello Stato iniziata da Ortega e la forte opposizione da parte delle altre forze politiche presenti in Parlamento e di alcuni settori della società civile, hanno aggiunto maggior attesa per quello che sarebbe stato il discorso del presidente.

    Fin dalle prime ore del pomeriggio la gente ha iniziato a riempire la Plaza de la Fe ed è rimasta come sempre in paziente attesa dell'inizio delle attività. Rispetto agli scorsi anni non sono stati previsti spettacoli d'intrattenimento, ma solo gli interventi degli invitati e del presidente, i quali sono apparsi sull'enorme palco fatto costruire nei giorni scorsi, in mezzo alle immancabili polemiche per il presunto sperpero di risorse, con solo poche decine di minuti di ritardo.

    Le grandi attese che si erano create nei giorni scorsi sono però andate progressivamente scemando con il passare delle ore, di fronte ai discorsi scontati e fin troppo ripetuti durante le ultime settimane dal presidente Ortega.
    Nonostante l'enorme capacità dialettica di Chávez e il contorno scenografico dell'evento, tra i numerosi giornalisti presenti serpeggiava un certo imbarazzo per i pochi contenuti espressi da Ortega durante circa un'ora di intervento.

    Dopo i saluti dei presidenti di Panama ed Honduras (la presenza e l'intervento di Manuel Zelaya a favore dell'unità centroamericana e contro "le forze che vogliono mantenere separati i paesi del Centroamerica per lasciarci vivere in condizioni di miseria e isolamento", ha destato parecchie perplessità ed è stata ricondotta soprattutto alla presenza di Chávez ed alla richiesta di petrolio a condizioni agevolate, come avviene per il Nicaragua), ha preso la parola il presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Hugo Chávez.

    La folla di Plaza de la Fe a Managua e i presidenti invitati Durante il suo stranamente breve intervento, il presidente venezuelano ha ribadito la necessità di avviare il continente latinoamericano verso il Socialismo del XXI secolo ed ha rimarcato la necessità della partecipazione attiva della donna e dell'uguaglianza di genere. Ha anche sostenuto con veemenza ciò che sarebbe stato ripreso poco più tardi da Ortega e cioè la necessità di un veloce processo di unità latinoamericana "di fronte alla prepotenza nordamericana che pretende mantenerci separati. Dobbiamo quindi unirci perché solo così saremo liberi".

    Il discorso del presidente Ortega, che ha concluso le attività durate circa tre ore, è stato preceduto da un resoconto della Segretaria del Consejo de Comunicación y Ciudadania, nonché Primera Dama, Rosario Murillo, sull'andamento della costituzione in tutto il paese dei discussi Consejos del Poder Ciudadano (CPC). Secondo Murillo, in questi primi mesi di governo si sono costituiti 6.334 CPC, con la partecipazione di 500.288 persone. Secondo le stime dei Delegati del Poder Ciudadano, per il prossimo 14 settembre, festa dell'Indipendenza, si prevede la costituzione di 16.957 CPC che coinvolgeranno 938.523 persone, cioè circa 1/5 della popolazione nazionale.

    Ortega ha poi preso la parola, non senza prima salutare calorosamente il leader cubano Fidel Castro e ricordando il sostegno che il governo di Cuba ha sempre dato al popolo nicaraguense.
    Per circa un'ora, Ortega ha nuovamente attaccato i settori della società e del mondo politico che starebbero boicottando il suo governo ed anche i governi che l'hanno preceduto, per aver lasciato il paese in condizioni di estrema povertà, favorendo solamente i settori che hanno accumulato ricchezza a discapito della maggioranza della popolazione. "Questi settori - ha continuato Ortega - sono ben uniti a livello mondiale e cercano di dividerci per opprimerci meglio. Ogni volta che i governi cercando di unirsi arrivano le minacce e le sanzioni. Il mondo sta però vivendo una nuova fase. Il capitale globale, capeggiato dagli Stati Uniti, è forte e lo potremo vincere solo con l'unità dei paesi latinoamericani".

    Il presidente del Nicaragua ha anche ricordato come anche 28 anni prima era stata necessaria l'unione di tutta la popolazione, senza distinzioni politiche ed ideologiche, per sconfiggere la dittatura.
    "Ora - ha detto Ortega - la lotta è contro la povertà e la miseria e a partire dallo scorso 10 gennaio esiste un governo per tutti i nicaraguensi. I nostri avversari si appellano alla Costituzione quando gli fa comodo ed è sempre a favore dei potenti. Dobbiamo unirci tutti e questi settori devono capire, una volta per tutte, che è ora di finirla con la politica di scontro e con i metodi per boicottare il governo".

    Per quello che riguarda i Consejos del Poder Ciudadano, il presidente ha ribadito l'intenzione di continuare su questa strada "affinché ci siano CPC a tutti i livelli e sia la popolazione a prendere le decisioni più importanti ed i funzionari del governo dovranno rendere conto ad essa del loro operato".
    Rispetto all'intenzione dei gruppi parlamentari di opposizione (ALN, PLC e MRS, che insieme hanno la maggioranza in Parlamento) di approvare una riforma alla Legge 290 per eliminare la figura dei CPC, Ortega ha ribadito che "queste forze politiche hanno la maggioranza nella Asamblea Nacional, ma si devono rendere conto che con questa misura ignorerebbero la Costituzione e che, comunque, è un diritto del Presidente voler condividere il potere con il popolo e non possono negargli questo diritto", ha concluso Ortega.

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