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    «Europa, arrivo e ti racconto la guerra»

    Volto pubblico dei familiari dei sequestrati, Gustavo Moncayo vedrà Sarkozy, Prodi, il papa. L'appoggio di Hugo Chavez e Sarkozy allo scambio umanitario è fondamentale, apre una porta di speranza
    15 settembre 2007 - Guido Piccoli
    Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it)

    Dopo aver percorso mezza Colombia a piedi per 45 giorni, insieme con la figlia Yuri Tatiana, il professor Gustavo Moncayo ha portato il 2 agosto scorso nel cuore di Bogotá, a plaza Bolívar, il dramma di un figlio prigioniero delle Farc da dieci anni. E' diventato il simbolo di un «popolo stanco di guerra», attirando la simpatia della gente comune e l'irritazione del potere, anche per la maglietta che esibiva con su scritto "No alla liberazione a ferro e fuoco. Si allo scambio umanitario". E ha tenuto testa a Uribe, quando il presidente ha improvvisato un comizio, dopo avere a malincuore abbandonato il suo Palacio per riceverlo. Abbiamo raggiunto Gustavo Moncayo nella sua tenda di Plaza Bolivar che abbandonerà proprio oggi visto che "El Profe", com'è conosciuto nel paese, parte per un giro di un mese in Europa. «Andrò naturalmente in Francia a parlare con il presidente Sarkozy, ma anche in Belgio, Germania, Svizzera, Spagna e Italia». Previsti incontri con Prodi e Benedetto XVI.
    Cosa si aspetta da questo viaggio?Di raccontare il dramma di un paese in guerra e soprattutto di spingere i governi europei a svolgere un ruolo di mediazione che aumenti la fiducia tra Uribe e le Farc.
    Come giudica l'appoggio di Chávez e di Sarkozy allo "scambio umanitario"?Assolutamente fondamentale perchè apre una porta di speranza ad un processo che si era incagliato da troppo tempo.
    Non ritiene che la questione della zona smilitarizzata e le modalità del previsto incontro tra Chávez e le Farc rappresentino degli ostacoli insormontabili?Proprio per rimuovere questi ostacoli messi da entrambe le parti è necessaria la mobilitazione popolare e l'appoggio della comunità internazionale.
    Non ha paura che al suo ritorno non ci sarà più la tenda nel centro di Bogotà?L'idea è quella di tornare in questa piazza che si è trasformata nella nostra casa, Speriamo di tornarci ancora più forti di come la lasciamo ora.
    Non ha più visto Uribe dal giorno del suo arrivo in città?No.
    Come si è sentito in questo periodo passato sotto la tenda?Mai solo, ma sempre accompagnato dall'affetto e la solidarietà del popolo.
    Ha ricevuto minacce?Fortunatamente nessuna.

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