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    Nicaragua ratifica la penalizzazione dell'aborto terapeutico

    Frente Sandinista diviso vota insieme alla destra liberale
    19 settembre 2007 - Giorgio Trucchi

    Manifestazione contro la penalizzazione dell'aborto terapeutico

    Con 62 voti a favore ed i soli voti dei tre deputati della Alianza MRS contro, i deputati della Asamblea Nacional hanno abolito ieri il Comma 3 dell'articolo 143 del nuovo Codice Penale, confermando il divieto assoluto di qualsiasi forma di aborto in Nicaragua ed eliminando di fatto la possibilità per i medici di effettuare l'aborto terapeutico in caso di grave rischio per la vita della madre, di gravi malformazioni del feto o di maternità a seguito di violazione della futura madre.
    In questo modo il Nicaragua si unisce agli altri 4 paesi che nel mondo hanno adottato questa misura. (Ascolta gli audio della votazione e degli interventi parlamentari a favore e contro la penalizzazione dell'aborto terapeutico su www.itanica.org )

    Pochi giorni prima delle elezioni dello scorso novembre, la Asamblea Nacional aveva abolito dal vecchio Codice Penale, in processo di riforma, questa forma di aborto che esisteva in Nicaragua da più di 100 anni.
    La votazione dei deputati del FSLN a favore della penalizzazione dell'aborto terapeutico era stata fortemente criticata a livello nazionale ed internazionale, riconducendola a una strategia elettorale per poter attrarre il voto cattolico ed evangelico e limare le differenze con la gerarchia della Chiesa cattolica.

    A quasi un anno da quell'evento e dopo un'accelerazione della campagna antiabortista e proabortista nelle ultime settimane, la Giunta Direttiva della Asamblea Nacional ha improvvisamente deciso di presentare in Parlamento gli articoli referenti a questo tema, facendoli strategicamente coincidere con le festività dell'indipendenza del Nicaragua.

    Come la volta scorsa il FSLN si è presentato diviso al momento del voto, tanto che solo 21 dei 38 deputati si sono presentati in aula ed hanno votato a favore della penalizzazione dell'aborto terapeutico, senza per altro intervenire nel dibattito (solo alcuni membri della Convergencia Nacional, alleati e membri del gruppo parlamentare sandinista, l'hanno fatto). Resta comunque indubbio che la linea imposta dalla dirigenza del partito fosse quella di ratificare la penalizzazione dell'aborto terapeutico e mantenere i buoni rapporti con la chiesa cattolica ed evangelica.
    Paradossalmente sono stati il presidente della Commissione Giustizia, il liberale PLC José Pallais e il deputato della ALN, Luis Callejas a presentare una mozione per creare un nuovo articolo che permettesse l'aborto in caso in cui era evidente il rischio di morte per la futura madre.
    La mozione è stata respinta con 57 voti contrari e solo 5 voti a favore, mentre sono stati 10 gli astenuti.

    Secondo gli articoli 143 e 144 del nuovo Codice Penale, chi effettuerà un aborto in modo non volontario subirà una pena che va da 1 a 3 anni di carcere e in caso fosse medico, potrà anche essere inabilitato dall'esercizio della professione per un periodo da 2 a 5 anni.
    Nel caso in cui l'aborto venga effettuato in modo volontario la pena cresce da 3 a 6 anni e l'inabilitazione da 4 a 7 anni.
    Per le donne che in modo involontario provochino il proprio aborto la pena sarà da 1 a 3 anni, mentre se l'interruzione della gravidanza fosse volontaria la pena aumenta da 2 a 6 anni.

    La seduta parlamentare è stata più volte interrotta dalle violente proteste dei collettivi femministi e delle organizzazioni della società civile e di medici ostetrici, mentre i deputati liberali inveivano con discorsi oscurantisti contro chi si opponeva all'interruzione della gravidanza.
    Secondo la Red de Mujeres contra la Violencia "questa votazione non ci demoralizza, anzi ci dà più forza per andare avanti e denunciare questo Frente Sandinista che dice di essere di sinistra, di lottare per i poveri e invece li manda a morire. La prossima azione che svilupperemo sarà a livello internazionale. Denunceremo questo governo e questo Parlamento al Centro Interamericano de Derechos Humanos (CIDH), che nei prossimi giorni arriverà in Nicaragua".

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