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    Nicaragua - Dietro il commercio del tabacco

    Ciò che non sempre o quasi mai si dice
    30 ottobre 2007 - Giorgio Trucchi

     Gesto meccanico ed usurante in una fabbrica di tabacco (Foto G. Trucchi)

    Che un giornalista entri all'interno di una procesadora di tabacco non è cosa di tutti i giorni in questo paese. Forse la nuova correlazione di forze sorta dopo le ultime elezioni ha contribuito a ciò. Ad ogni modo, non è il caso di farsi tante domande, ma di approfittare dell'occasione.

    All'entrata della fabbrica, il personale di sicurezza sta aspettando dietro le sbarre di un portone chiuso con una catena ed un grosso lucchetto. Accediamo alle installazioni accompagnati da un membro del personale amministrativo di una delle tante industrie del tabacco che esistono ad Estelí, nel nord del Nicaragua

    L'industria di lavorazione del tabacco e produzione di sigari si è sviluppata vertiginosamente negli ultimi 16 anni. Negli anni 80 esistevano solamente due fabbriche, Nicaragua Cigars e Cubanica, ed una preindustria che prepara le foglie di tabacco per la fabbricazione dei sigari.. Fu all'inizio degli anni 90, immediatamente dopo la sconfitta elettorale del Frente Sandinista, che lo sviluppo di politiche di privatizzazione ed i generosi esoneri fiscali concessi dai nuovi governi, aprirono le porte agli investimenti stranieri, come simbolo di una nuova era di ipotetico benessere per la maggioranza dei nicaraguensi.
    Attualmente ad Estelí esistono 35 grandi fabbriche che gestiscono l'intero processo del tabacco fino alla produzione di sigari, dando lavoro a circa 18 mila persone. Il 62 per cento del personale occupato in questo settore è composto da donne. Se si considera l'intero processo produttivo, includendo le piantagioni di tabacco, sono circa 30 mila le persone che vivono di questo prodotto.
    Storicamente la produzione e la lavorazione del tabacco si sono concentrate nei Dipartimenti di Estelí e Nueva Segovia per le eccellenti terre e soprattutto, per la manodopera esperta e molto qualificata.

    Entrando nella fabbrica, l'ambiente quasi asettico ed ordinato dei locali dove lavorano centinaia di donne contrasta fortemente con l'insopportabile e nauseante odore di tabacco ed il frenetico ritmo di lavoro. Donne con movimenti meccanici concentrate nel despalillo (estrazione della vena centrale della foglia di tabacco) e nella rapida selezione delle foglie secondo il loro colore, spessore, classe e volume.
    Donne che non alzano mai la testa, con lo sguardo fisso sulle loro mani intrise di tinta che usano per dare colore alle foglie, secondo il gusto del cliente. Tinta che penetra nel corpo attraverso la pelle e si fissa come macchia indelebile. Nell'area di essicazione, uomini sopportando l'intenso calore e l'odore che penetra fino alla zona più recondita dei loro polmoni.

    Fu proprio a questo punto che facemmo un passo indietro, socchiudendo gli occhi e tappandoci la bocca con un fazzoletto, senza comprendere come fosse possibile sopportare e lavorare in questo ambiente.
    Lentamente cominciammo ad abituarci e potemmo respirare quasi normalmente, ma senza che questa sensazione di dolore alle vie respiratorie si placasse. "Avete visto? Uno poi si adatta e può continuare a stare qui senza problemi", spiegò l'amministratore dell'impresa che ci accompagnava.

    Secondo Reyna Muñoz, segretaria generale della Federación Departamental della Asociación de Trabajadores del Campo (ATC) di Estelí, i problemi relazionati alla salute nel settore del tabacco sono molto seri. "In generale - commenta Muñoz - esiste una grande incidenza di malattie nelle donne e nel settore agricolo e solo il 3 per cento ha accesso alla Previdenza Sociale, ad una pensione e all'assistenza sanitaria. Qui, nella zona rurale, i contadini sono abituati ad utilizzare gli animali per i lavori pesanti. Quando sono giovani, il contadino li cura e li alimenta, ma quando già diventano vecchi e non rendono più, li abbandonano affinché muoiano lontano. La stessa cosa accade a noi lavoratori e lavoratrici".

    La vita per un salario

    Nel 2004 un'organizzazione danese finanziò un progetto pilota per sviluppare uno studio nell'ambito della salute nei luoghi di lavoro. Intervistarono 400 lavoratori, il 62 per cento donne. I risultati furono raccapriccianti.
    Al 100 per cento degli intervistati venne diagnosticata una parassitosi acuta e generalizzata.
    Furono riscontrate gravi malattie respiratorie nella maggioranza delle persone e severi problemi di artrite tra le donne. Ci sono anche molti casi di Lesioni per Sforzi Ripetitivi (LER, per la sua sigla in spagnolo).
    Nel lavoro di despalillo - ha chiarito Muñoz - le donne si trovano a dover processare circa 14-18 chili al giorno, che corrisponde a circa 100-150 foglie di tabacco dipendendo dal loro spessore. Il lavoro viene eseguito in piedi, perché il padrone è convinto che sedute le donne si distrarrebbero maggiormente e ciò si ripercuoterebbe negativamente sulla produzione. Noi donne siamo destinate a soffrire di artrite, che molto spesso sfocia in una deformazione delle ossa. Purtroppo sono molto pochi i casi in cui questo tipo di malattia viene riconosciuta come malattia professionale, e ci tocca discutere con la Previdenza Sociale affinché diano una pensione a queste donne, che non posso più lavorare", ha concluso Muñoz.

    I problemi di salute collegati a questo lavoro non finiscono però qui. Il progetto pilota ha scoperto anche un altro fenomeno molto allarmante che colpisce le donne.
    Sono stati realizzati Pap-Test a tutte le donne intervistate e si sono scoperte altissime percentuali di infezioni vaginali e vari casi pretumorali (NIC2). In altre donne è stato diagnosticato uno stato tumorale avanzato e le percentuali rilevate dallo studio sono molto superiori ai limiti massimi stabiliti dall'Organizzazione Mondiale della Salute (OMS).

    "Siamo dovuti intervenire immediatamente - ha aggiunto la dirigente sindacale - e siamo riusciti a far sì che la stessa impresa si facesse carico di questi casi. In questo ambito ci siamo scontrati anche con cose che ostacolano il nostro lavoro. Molte donne, vedendo quello che stava accadendo alle loro colleghe, si sono rifiutate di fare il Pap-Test. Eravamo vicini a Natale e avevano paura di conoscere la loro situazione sanitaria e di conseguenza passare male le feste con la loro famiglia. È stata una cosa veramente sconvolgente per tutti noi".

    Di fronte a questa realtà si sta cercando di proporre un nuovo studio per approfondire ciò che si è scoperto e verificare se esiste una relazione diretta tra le malattie scoperte e le condizioni di lavoro.

    Come racconta Reynulfo Vásquez, segretario di organizzazione della Federazione della ATC di Estelí, "sappiamo perfettamente che il lavoro è la causa principale delle malattie che hanno colpito i lavoratori e le lavoratrici, ma non è facile provarlo. Nel caso dei problemi respiratori, la persona che ci ha accompagnato ha detto che la gente si adatta e si abitua all'area d'essicazione o all'odore che c'è nelle altre aree, ma la verità è che la gente non sente più niente perché si è già intossicata, il corpo non reagisce e si espone a una morte veloce. Abbiamo cercato di trattare con l'impresa per l'acquisizione di indumenti di protezione, ma molte volte sono gli stessi lavoratori che non li vogliono utilizzare e in ogni caso, sono mascherine inadeguate che non risolvono il problema".

    Durante l'ora che siamo rimasti all'interno della fabbrica, non abbiamo potuto scambiare nemmeno una parola con le lavoratrici. Testa bassa, movimenti frenetici delle mani, alzando ogni tanto la testa per mostrarci un doloroso sorriso. Sulla parete una Circolare diceva testualmente: "Con questa circolare si comunica che si proibisce l'uscita fuori dall'orario stabilito dai Contratti, dal Regolamento Interno dell'impresa e dal Codice del Lavoro. In caso di inadempimento verrà tolto dallo stipendio il pagamento del Settimo giorno e le ore effettivamente non lavorate, dato che ciò causa perdite economiche all'impresa".

    "Qui la gente lavora a cottimo - spiega Vásquez - e il salario base non arriva ai 60 dollari mensili. Per guadagnare un po' di più, duplicano gli sforzi e guadagnano secondo quello che riescono a produrre.
    Se da una parte questo tipo di lavoro permette loro di portare a case un salario normale, dall'altra crea molti problemi. In generale la situazione dei lavoratori in Nicaragua è difficile e nella zona rurale è anche peggio. Più del 70 per cento della popolazione vive in povertà e deve sopravvivere con 2 dollari al giorno. Più di due milioni di persone vivono in estrema povertà e quelli che hanno la fortuna di avere un lavoro ricevono un salario minimo che non copre nemmeno la metà del Paniere. È quindi evidente che non possa bastare per una famiglia che in media è composta da 5-6 persone ed è per questo motivo che la maggioranza delle famiglie mangiano solo ogni tanto, salteado, come diciamo in Nicaragua".

    Lavoro infantile

    Passando da un'area all'altra della fabbrica abbiamo notato una bambina che si nascondeva dietro sua madre. Nelle sue mani aveva una foglia di tabacco, non so se per giocare o per aiutare. Sulla parete, un'altra Circolare proibiva l'entrata ai minorenni ed adolescenti. Nella stanza di fianco, dove si producevano i sigari, un bambino ed un ragazzo erano seduti e vedendoci entrare smisero di manipolare le capas (foglia esterna che avvolge le altre foglie che compongono il sigaro).

    Secondo Reyna Muñoz, oramai non esiste lavoro infantile nell'industria e nella preindustria del tabacco, ma questo problema resta difficile da controllare nelle piantagioni.

    "Sono stati fatti grandi sforzi per eliminare il lavoro infantile, ma non è per niente facile. Nelle piantagioni continuano ad utilizzare manodopera infantile, bambini, bambine ed adolescenti e questa è l'effetto della situazione di povertà estrema, arretratezza e disoccupazione che i governi passati hanno prodotto nel paese. Molte volte sono bambini che aiutano i genitori che sono disoccupati, mentre in altri casi lavorano per avere una propria entrata, per aiutare sè stessi e la famiglia. Nelle piantagioni dove vengono imposte misure restrittive per evitare multe, abbiamo visto bambini piangere perché non li lasciavano lavorare e sono scene davvero strazianti. In Nicaragua - ha continuato Muñoz - esiste un Codice dell'Infanzia ed Adolescenza, ma non ha dato i frutti sperati in quanto molte volte non ci sono le condizioni adatte per poter dare alternative al lavoro ai minorenni. I bambini non devono lavorare, ma è una realtà molto complessa che non possiamo ovviare e alla quale dobbiamo approcciarci in modo globale".

    Alla fine del nostro percorso, siamo usciti dallo stesso portone che si chiude nuovamente. Ci accompagnavano le domande che non abbiamo potuto fare ed i dubbi su come parlare di ciò che avevamo visto.
    I nostri accompagnatori ci hanno poi raccontato gli sforzi fatti per organizzare sindacalmente i lavoratori e le lavoratrici e per creare commissioni miste, gli sforzi per informare sull'importanza dell'igiene e della salute, sulla prevenzione delle malattie e su come in questi primi nove mesi di nuovo governo i proprietari delle fabbriche abbiano dimostrato maggiore accessibilità, permettendo il contatto tra i lavoratori, le lavoratrici e le organizzazioni sindacali.

    "Nel passato - commenta Reynulfo Vásquez - non sarebbe mai stato possibile entrare in un'industria, mentre oggi l'abbiamo fatto. C'era molta più repressione e non volevano che ci mettessimo a parlare con i lavoratori. Qualcosa sta cambiando e questo ci ha permesso di avere una certa relazione e di fare un lavoro formativo ed informativo con il 60 per cento dalla gente che lavora nel settore del tabacco".

    © (Testo e Foto Giorgio Trucchi - Lista Informativa "Nicaragua y más" di Associazione Italia-Nicaragua - www.itanica.org )

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