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Nicaragua - Natale nella "Ciudadela del Nemagón"

Ex bananeros da sette mesi a Managua
29 dicembre 2007 - Giorgio Trucchi

"Árbol de los Pobres" (© Foto G. Trucchi)

Sono arrivati a Managua lo scorso 30 maggio e si sono nuovamente sistemati nei pressi della Asamblea Nacional. Hanno costruito le loro champas (capanne) fatte con teloni di plastica nera, hanno appeso le loro amache, hanno tirato fuori gli utensili per cucinare i pochi viveri che hanno portato con sé ed hanno iniziato ad aspettare.

Sono gli ex lavoratori e lavoratrici delle bananeras ammalati a causa del pesticida Nemagón, affiliati alla Asotraexdan, che per la quinta volta hanno percorso i 140 chilometri che li separano dalla capitale per chiedere al governo ed ai deputati il rispetto degli accordi firmati nel 2005.

Sono già trascorsi sette mesi dal loro arrivo a Managua e sicuramente non erano in molti quelli che, appena arrivati, avevano previsto che sarebbero stati ancora qui durante questi giorni di feste natalizie, lontano dalle loro case, dalle loro famiglie e con un futuro molto incerto.
Queste sono giornate di festeggiamenti, ma anche di riflessione, per fare il punto della situazione e prepararsi per un nuovo anno che si profila molto difficile e pieno di nuove sfide.

La "Ciudadela del Nemagón", come è ormai conosciuto l'accampamento spontaneo che è già entrato a far parte della storia e della memoria della capitale, si presenta mezza vuota.
Molti sono tornati alle loro case sue per poter passare alcuni giorni coi loro cari. Molto presto ritorneranno per poter dare la stessa opportunità ai loro compagni e compagne.
Striscioni di tela consumata dal sole che penzolano dagli alberi annunciano la presenza di organizzazioni della società civile che continuano a sostenere le vittime del Nemagón e le richieste senza risposta che sono state presentate al governo.
All'entrata della Ciudadela hanno costruito un albero di Natale fatto di tela, pagine di giornali e cartelloni. "È l'Albero dei Poveri", commenta Hilario Calero, dirigente degli ex lavoratori delle bananeras.
"Abbiamo deciso di fare qualcosa di diverso ed abbiamo costruito questo albero che raccoglie tutte quelle problematiche ed avvenimenti che hanno caratterizzato l'anno che sta per finire. Abbiamo anche inserito un cartello che riporta il numero dei compagni deceduti fino ad oggi e che sono 2.006. È il simbolo di tutto quello che ci è accaduto in questi sette mesi di permanenza a Managua e si fonde con l'immagine del Natale e delle feste che stiamo celebrando", ha aggiunto.

La notte di Natale è stato un momento molto forte per tutte le persone ammalate. Un momento che ha portato tristezza per la mancanza di risposte alle loro richieste, ma che ha anche permesso di sentirsi più uniti e convinti di quello che stanno facendo.
"Il 24 dicembre è stato molto bello", continua Calero. "È venuta molta gente a portarci da mangiare ed hanno organizzato uno spettacolo musicale per ravvivare l'ambiente per le persone che sono rimaste qui. Ci siamo divisi in otto-nove gruppi in tutto l'accampamento ed ognuno ha organizzato la propria cena ed ha festeggiato con canti e balli. È stato come essere in famiglia ed effettivamente questa è una grande famiglia. Per me questa notte di Natale è stata la più bella di tutta la mia vita".

Anche per Daysi Ambota, leader delle donne ammalate per il Nemagón che ha lavorato più di 14 anni nelle bananeras del Nicaragua, "La notte del 24 nella Ciudadela è stata qualcosa di indimenticabile. Benché il cibo non fosse molto, l'abbiamo condiviso tra tutti i presenti e siamo rimasti svegli tutta la notte. È stato molto bello, con musica e balli. Nonostante la povertà e tutto quello che stiamo soffrendo, nell'accampamento non c'è stata tristezza, ma una grande allegria".

È anche tempo di riflessioni

Per Victorino Espinales, presidente di Asotraexdan, "il 2007 è stato un anno molto difficile. Dopo sette mesi non abbiamo ancora ricevuto nessuna risposta da parte del governo, ma la gente continua a resistere e non ci muoveremo da qui fino a che non ci daranno delle risposte. Forse non saranno più le 3-4 mila persone con le quali siamo arrivati a maggio, ma siamo sicuri che per lo meno 2 mila persone sono disposte ad arrivare fino in fondo a questa nuova tappa di lotta. È stato un anno molto pesante, con poca solidarietà nei nostri confronti da parte della società civile. Abbiamo avuto un discreto appoggio da parte dei mezzi d'informazione, ma sempre in un'ottica che non va aldilà nella semplice cronaca. Più volte abbiamo ripetuto che il tema del Nemagón trascende il quotidiano e deve essere affrontato come un'emergenza nazionale per il livello di inquinamento che colpisce il paese e per il numero di morti. Il nuovo anno sta arrivando carico di forti pressioni. Si avvicinano le elezioni municipali e sicuramente ci esprimeremo al rispetto. Tra la gente non c'è scoraggiamento, bensì indignazione per il disinteresse che il governo dimostra nei nostri confronti", ha concluso Espinales.

Anche per Daysi Ambota la situazione è difficile, soprattutto per le donne. "È triste vedere come il governo non ci sta prendendo in considerazione, ma noi non abbassiamo la guardia e continuiamo con la lotta. Nell'accampamento ci sono molte donne e non smetteremo di reclamare i nostri diritti, perché anche le multinazionali non vogliono riconoscere che il lavoro nelle bananeras ci ha provocato gravi malattie. Non ci rispettano e ci trattano come se non esistessimo".

In questi giorni di festeggiamenti e celebrazioni vogliamo ricordare tutte quelle persone che, in qualsiasi parte del mondo, continuano a lottare per la difesa dei loro diritti che vengono quotidianamente calpestati.

© (Testo e Foto Giorgio Trucchi - Lista Informativa "Nicaragua y más" di Associazione Italia-Nicaragua - www.itanica.org )

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