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    Buon anno Nicaragua

    Scenari possibili in questo inizio del 2008
    5 gennaio 2008 - Giorgio Trucchi

    Una speranza per il futuro (© Foto G. Trucchi)

    Il 2007 si era concluso con l'inizio di una preoccupante crisi istituzionale (vedi www.itanica.org) che ha coinvolto i tre principali Poteri dello Stato e che, in modo particolare, ha acuito lo scontro tra il governo di Daniel Ortega e i gruppi parlamentari dell'opposizione (i quali, uniti, sono maggioranza controllando 53 dei 91 seggi).

    I primi giorni del nuovo anno sembrano riprendere il filo di quanto accaduto poche settimane prima, aprendo le porte a timori e speranze e con un occhio fisso sulle prossime elezioni municipali previste per novembre.

    Crisi istituzionale

    Le festività natalizie sono apparentemente servite all'opposizione parlamentare per rafforzare il denominato "Bloque contra la dictadura" (formato da PLC, ALN e MRS) e per cercare un'unità intorno all'unico vero obiettivo che li accomuna: boicottare il progetto di governo del presidente Ortega.
    Hanno impedito l'approvazione del Bilancio Generale della Repubblica inviato dal governo alla Asamblea Nacional e ora si apprestano a modificarlo. Tra i principali cambiamenti proposti vi è l'aumento del 20 per cento ai salari del settore Sanità, Istruzione, Polizia ed Esercito (la proposta dell'Esecutivo era del 12 per cento) e l'aumento dei trasferimenti ai municipi per la gestione del Programma governativo "Hambre Cero". Per ottenere questi fondi senza alterare gli accordi già firmati dal governo con il FMI, l'opposizione parlamentare ridurrà drasticamente i fondi destinati alla Presidenza della Repubblica, quelli destinati a programmi di consulenza e gestione amministrativa di vari ministeri e quelli previsti per i Programmi "Hambre Cero" ed "Usura Cero" (che sarebbero stati gestiti direttamente dai discussi Consejos del Poder Ciudadano - CPC), dirottandoli, come detto, ai governi municipali.

    I tre partiti del "Bloque" hanno inoltre deciso di non presentarsi in aula il prossimo 10 gennaio, data di reinizio dei lavori parlamentari e di presentazione da parte del Presidente della Repubblica del lavoro svolto dal governo nel 2007.
    Questa decisione, oltre a voler dimostrare il totale disaccordo con l'operato del presidente durante l'anno appena terminato e sottolineare la crisi istituzionale in atto tra i poteri Esecutivo, Giudiziario e Legislativo, ha soprattutto l'obiettivo di far decadere la ormai famosa Legge Quadro (Ley Marco), la quale ha rinviato per due anni l'entrata in vigore di quelle riforme costituzionali che di fatto toglierebbero ulteriori poteri al Presidente della Repubblica.
    Tali riforme, approvate dal FSLN e PLC nel 2005 durante il violento scontro istituzionale tra l'allora presidente Bolaños e il Parlamento controllato dall'accordo o patto tra i due partiti maggioritari, permetterebbero al Presidente della Repubblica di continuare a nominare ministri, viceministri, direttori di aziende ed enti pubblici e personale diplomatico, ma introdurrebbe la facoltà del Parlamento di ratificare o meno queste nomine (vedi "Buon anno Nicaragua" del gennaio 2005 e "Approvata Ley Marco" ottobre 2005 su www.itanica.org ).
    È quindi chiaro che l'approvazione di queste riforme metterebbe in seri problemi il presidente Ortega, il quale continua a non godere di una maggioranza parlamentare (38 dei 91 deputati).
    La Legge Quadro sottrae inoltre al Presidente il compito di eleggere i direttori degli Enti di regolazione dei servizi pubblici (ENEL, INAA e TELCOR), introduce il nuovo regolamento della Previdenza Sociale (INSS) e crea l'Intendenza della Proprietà, le cui principali cariche verranno, anche in questo caso, elette dal Parlamento.

    Ciò che a suo tempo era stata una misura adottata dall'alleanza libero-sandinista per far pressione sull'ex presidente Bolaños, rischia ora di convertirsi in un boomerang per l'attuale governo sandinista, rendendo ancora più instabile la situazione istituzionale del paese. Non è comunque da escludere che il governo utilizzi la sua influenza all'interno della Corte Suprema de Justicia (CSJ) per far dichiarare incostituzionali tali riforme, aprendo in questo modo un nuovo scenario di conflitti e di confusione i cui effetti potrebbero essere devastanti a livello di credibilità del paese e delle sue istituzioni.

    Il "Bloque" dei partiti dell'opposizione parlamentare hanno inoltre introdotto tre proposte di legge, tra cui una Legge d'Amnistia che annullerebbe la condanna a vent'anni di carcere recentemente ratificata dalla Corte d'Appello di Managua all'ex presidente Alemán e metterebbe al sicuro il leader della ALN, Eduardo Montealegre, dalle accuse e dalle indagini che si stanno svolgendo sul suo conto (è di questi giorni la richiesta del Pubblico Ministero di sospendere il segreto bancario per poter indagare sui suoi conti bancari) per un suo presunto coinvolgimento nel caso dei famigerati CENIs, legati al fallimento di varie banche tra il 1999 e il 2001. A questo progetto non ha aderito la Alianza MRS e questa potrebbe essere una prima incrinatura all'interno del Bloque.
    L'unità di questa eterogenea maggioranza parlamentare verrà ben presto messa a dura prova dalle differenze ideologiche presenti al suo interno, ma soprattutto dalle contraddizioni esistenti all'interno dei due partiti della destra nicaraguense (PLC e ALN). Il caso dell'ex presidente Alemán e della sua complicata situazione giudiziaria non è certamente di facile soluzione (vedi: "Alemán in carcere?" dicembre 2007 su www.itanica.org ) e potrebbe essere uno degli elementi che complicherebbero la riunificazione del liberalismo e la stessa sopravvivenza del "Bloque".

    Per la Alianza MRS la situazione rischia di complicarsi con il passare del tempo. Uniti ad una destra che raccoglie le espressioni più sordide del somozismo, l'entourage truffaldino dell'ex presidente Alemán, ma anche la nuova versione del liberalismo financiero e rampante degli anni 90, i tre deputati rimasti in Parlamento e lo stesso partito MRS non avranno vita facile nel voler dimostrare che questo avvicinamento risponde solo al tentativo di fare fronte comune contro l'ipotetica, quanto mai irreale, nascita di una nuova dittatura in Nicaragua.
    L'ipotesi, poi, di un possibile blocco unito contro il sandinismo per le prossime elezioni municipali, ingigantisce ulteriormente i dubbi su questa scelta e rischia di trascinare l'MRS verso un'alleanza difficilmente digeribile agli occhi di circa 200 mila elettori, che nel 2006 hanno deciso di dare il proprio voto al partito color naranja.

    Il governo sandinista

    Dopo un primo anno non certo facile, anche a causa della situazione ereditata dal passato e dei disastri naturali che hanno colpito il paese (Uragano Félix ed alluvioni), il presidente Ortega ha inaugurato il 2008 proclamandolo "Año del Poder Ciudadano".
    Davanti a sé il compito non certo facile di rendere veramente concreta ed operativa la Democrazia Diretta ed il Potere Popolare, che sono stati al centro dei suoi discorsi durante tutto il 2007 e che s'identificano nei tanto discussi Consejos del Poder Ciudadano (CPC).
    Una sfida che non potrà più accontentarsi di parole, ma che avrà un immediato bisogno di risultati tangibili e visibili all'intera nazione, sia in termini di coinvolgimento pluralista della gente, sia di benefici generalizzati dei programmi "Hambre e Usura Cero", non legati quindi all'appartenenza o meno al FSLN. Sarà inoltre necessario un sostanzioso ampliamento di questi programmi ed anche la correzione degli inevitabili errori e problemi che si sono verificati durante questo primo anno.
    Da questo punto di vista, il 2008 sarà per il governo l'anno in cui creare le fondamenta per una vera riforma del sistema esistente in Nicaragua, ma tutto ciò dovrà necessariamente passare attraverso il tentativo di coinvolgere il maggior numero possibile di persone ed anche di realtà già organizzate, cercando una via d'uscita alla crisi istituzionale e mettendo in pratica la tanto decantata politica di unità nazionale e riconciliazione.
    Una politica di scontro frontale, alla quale stanno partecipando in modo platealmente fazioso i principali mezzi di comunicazione nazionali, difficilmente potrà far riemergere il paese da una preoccupante situazione generata da 16 anni di neoliberismo selvaggio.
    Si evidenzia anche la necessità di continuare ad approfondire le importanti riforme dei settori Sanità ed Istruzione, aumentando la copertura dei servizi e garantendo salari dignitosi ai lavoratori ed alle lavoratrici. A questo proposito, i ministri dell'Istruzione e della Sanità hanno già ampiamente divulgato gli obiettivi del 2008.

    Dal punto di vista economico, il Nicaragua ha chiuso il 2007 con una preoccupante impennata dell'inflazione (circa il 16%) e con una crescita economica di poco inferiore a quella prevista dal Banco Central (BCN). Firmato l'accordo triennale con il FMI (nel quale per la prima volta un paese inserisce temi sociali e gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio) ed assicurati gli aiuti finanziari della cooperazione internazionale per coprire il deficit di Bilancio ed investire in progetti per la lotta contro la povertà, il governo Ortega non ha però ancora saputo presentare al paese un Piano Nazionale di Sviluppo che faccia capire verso dove si vuole portare il paese e la strategia per raggiungere gli obiettivi prefissi.
    Temi molto delicati come la riforma tributaria, per rendere il sistema maggiormente progressivo (chi guadagna di più paga progressivamente di più), e la rinegoziazione del Debito Interno caratterizzeranno sicuramente il dibattito interno ed il governo dovrà molto presto dare risposte concrete.

    La crisi energetica sarà anch'esso un tema di estrema importanza. Pur riconoscendo che l'attuale governo si trova nella difficile situazione di dover gestire i disastri causati dalla vergognosa e piratesca politica energetica dei governi passati, affrontata a colpi di privatizzazioni e massimizzazioni delle utilità delle imprese private, il 2008 dovrà essere l'anno della svolta. Due i principali obiettivi: fine dei razionamenti energetici ed inizio del cambiamento delle matrice energetica del paese.
    Mentre il governo continua a negoziare con la multinazionale Unión Fenosa (generando le aspre critiche di tutti quei settori della società civile che chiedono la cacciata dell'impresa spagnola), alla ricerca di un compromesso che soddisfi entrambe le parti, continua anche la ricerca di soluzioni nel campo della generazione di energia.
    È in questo campo che maggiormente si evidenzia l'importanza dell'adesione del Nicaragua all'ALBA ed a Petrocaribe, sicuramente due delle più azzeccate decisioni di Ortega durante il suo primo anno di governo.
    Il sostegno in termini di aiuto finanziario e di somministrazione di petrolio da parte del Venezuela hanno permesso fino ad ora di mantenere inalterato il costo dei trasporti pubblici nella capitale e di attivare le centrali elettriche che hanno limitato la disastrosa situazione di razionamenti energetici durante il secondo semestre del 2007.
    Per il 2008 si prevede la costruzioni di due nuove centrali grazie alla cooperazione venezuelana e taiwanese e l'inizio di una serie di progetti per la produzione di energia idroelettrica ed eolica.
    Un accordo raggiunto con la multinazionale ESSO, permetterà infine l'acquisto da parte dell'impresa statale PETRONIC di una serie di cisterne per poter immagazzinare fino a 10 milioni di barili di petrolio all'anno proveniente dal Venezuela, grazie agli accordi sottoscritti tra i due paesi all'interno dell'ALBA.
    All'interno dell'accordo si prevede la vendita alle multinazionali presenti in Nicaragua (Texaco, Shell e la stessa ESSO) di petrolio acquistato da parte di ALBANISA (società di capitale misto nicaraguense e venezuelano di cui fa parte PETRONIC) a Petróleos de Venezuela S.A. (Pdvsa).
    È importante ricordare che i termini commerciali tra ALBANISA e PDVSA prevedono il pagamento del 50 per cento a tre mesi, mentre del restante 50 per cento, la metà verrà inviato al Fondo ALBA per progetti futuri e il restante 25 per cento servirà per finanziare progetti sociali.

    Elezioni Municipali

    L'evento che già sta movimentando la vita politica del paese saranno le Elezioni Municipali previste per novembre.
    Durante le elezioni del 2004, la divisione della destra aveva favorito il trionfo del FSLN, che si era assicurato 85 dei 153 municipi e ben 14 dei 17 capoluoghi di Dipartimento, amministrando alla fine circa il 70 per cento della popolazione.
    Alla vistosa debacle della destra in queste elezioni (il PLC aveva visto dimezzato il numero dei municipi sotto la sua amministrazione) era poi seguita una sconfitta ancora più amara durante le elezioni presidenziali del 2006, le quali avevano riportato Daniel Ortega alla presidenza del paese.
    Come già detto, l'unità della destra non sarà però una cosa molto semplice, dato che il legame tra il PLC ed il suo caudillo Arnoldo Alemán ha fino ad ora impedito un reale avvicinamento alla ALN ed al suo principale leader, Eduardo Montealegre.
    Mentre il liberalisno si dibatte in questo difficile sforzo di riunificazione e l'MRS preferisce ancora non esprimersi su un'eventuale alleanza elettorale con questo settore, il FSLN ha già annunciato la sospensione delle elezioni primarie per la scelta dei candidati. Secondo indiscrezioni saranno le strutture territoriali ed i deputati dei singoli dipartimenti a decidere le candidature, con l'evidente influenza delle più alte sfere del partito.
    Resta invece ancora aperto il dibattito sulle forme di partecipazione dei partiti che fanno parte della Convergencia Nacional.
    La principale piazza, la capitale Managua, che da sola concentra circa il 30 per cento dell'elettorato nazionale, potrebbe essere scenario di una delle contese più interessanti. Mentre il FSLN sembra aver scelto la formula Alexis Arguello (attuale Vicesindaco ed ex campione mondiale di boxe) e Maritza Cuan (ex Ministra della Sanità), negli altri partiti si sta lavorando per la presentazione di una candidatura unitaria che potrebbe essere quella di Eduardo Montealegre (sempre che nei prossimi mesi non venga inquisito) o di Edmundo Jarquín, ex candidato presidenziale del MRS.

    Indipendentemente dal nome dei candidati, queste elezioni saranno molto di più che un semplice appuntamento elettorale.
    Per la destra liberale sarà il primo vero banco di prova per verificare se davvero esistono le condizioni per una riunificazione e questo passa necessariamente per un sostanziale ridimensionamento della figura di Alemán. Una destra ancora divisa sarebbe un ennesimo suicidio politico.
    Per il MRS rappresenta un vero e proprio crocevia strategico, ma anche ideologico, di fronte al quale dovrà decidere se continuare con il progetto iniziale di presentarsi come alternativa a sinistra del FSLN (progetto per la verità sempre più confuso in cui si fondono posizioni ed anime molto diverse e non sempre conciliabili) o se confluire, in nome dell'anti sandinismo od anti orteguismo, in un'alleanza a dir poco raccapricciante che davvero poco ha a che fare con le radici storiche a cui fanno riferimento i membri del MRS.
    Per il FSLN, infine, queste elezioni potrebbero invece rappresentare una prima effettiva valutazione della popolazione sull'operato del governo e sul progetto di Poder Ciudadano.

    © (Testo e Foto Giorgio Trucchi - Lista Informativa "Nicaragua y más" di Associazione Italia-Nicaragua - www.itanica.org )

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