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    Tratta di esseri minori ed adolescenti in Ecuador

    25 giugno 2008 - Irma Marano (cooperante in Ecuador)

    L’Ecuador è paese di origine, transito e destino di individui vittima della Tratta di esseri umani, finalizzata in primis allo sfruttamento sessuale e al lavoro illegale e/o irregolare . Molti sono i bambini e gli adolescenti vittime dello sfruttamento sessuale. Secondo l’ OIL - Organizzazione Internazionale del Lavoro nel 2003 più di 5.000 minori in Ecuador sono stati sfruttanti nella prostituzione.
    La povertà, che ha colpito il paese in seguito alla grave crisi economica e la conseguente dollarizzazione del 2000, ha costretto alcune famiglie contadine a mandare i propri figli lavorare in piantaggini di banane, piccole miniere, o a farli migrare nelle aree urbane dove facilmente rischiano di divenire vittime dei trafficanti di esseri umani.
    Attualmente, secondo molte indagini, cittadini ecuadoriani sono trafficati in Europa Occidentale, principalmente in Spagna e in Italia, e in altri paesi dell’America Latina. Cittadini colombiani oltrepassano la frontiera ecuadoriana per essere immessi nel mercato della prostituzione e molti di essi sono vittime della tratta di persone. Allo stesso modo, decine di minori ecuadoriani sono stati trasportati in Colombia dove le mafie locali li destinano all’accattonaggio.
    La tratta di bambini, bambine ed adolescenti finalizzata allo sfruttamento sessuale a scopo lucrativo, e sfruttamento minorile - anche per lavori proibiti quali quello minerario, dei rifiuti, dell’industria estrattiva -, si è trasformata in un’attività redditizia su scala mondiale, controllata da un network di organizzazioni criminali. Secondo un’indagine del Federal Bureau of Investigation - FBI, citata dal Dipartimento di Stato degli Stati Uniti in relazione a un’inchiesta sulla tratta di esseri umani nel 2005, questo delitto genera un introito annuale di approssimatamene $ 9.500 milioni. Quest’attività è dunque più lucrativa del traffico di armi e del narcotraffico.
    Si calcola che annualmente 800 mila persone siano vittime della tratta e/o attraversano le frontiere internazionali, di queste l’ 80% sono bambine e donne, e la maggior parte di esse sono vittime dello sfruttamento sessuale.
    In Ecuador la situazione è molto grave. La DINAPE, il Dipartimento Nazionale della Polizia Ecuadoriana incaricata della protezione dell’infanzia, riporta 3915 casi di minori scomparsi tra il 2003 e giugno 2005 su scale nazionale e di cui il 10% sparizioni involontarie. Nella provincia del Chimborazo, durante gli ultimi 10 anni, si contano più di 800 casi di minori spariti, e almeno, 400 famiglie hanno perso qualsiasi tipo di contatto con i proprio familiari scomparsi.
    Mentre nella Relazione sulla Tratta di Esseri Umani del 2005 il Dipartimento di Stato degli USA esprimeva un giudizio negativo sulla normativa ecuadoriana in merito a siffatto problema a causa della mancanza di politiche e programmi per prevenire la tratta i esseri umani, nonostante il Comitato Interistituzionale avesse iniziato la preparazione di un Piano Nazionale per affrontare questo reato, ossia lo sfruttamento sessuale e il lavorio minorile, per il 2006 la situazione si prospettava molto diversa.
    Nella relazione annuale sulla Tratta di Persone che il Dipartimento di Stato degli USA pubblicata il 5 giugno del 2006, gli Stati Uniti riconoscevano gli sforzi dell’ Ecuador per contrastare la problematica della tratta di esseri umani.
    Nella Relazione del 2006, il passaggio del Paese Andino dal Livello 2- in cui era antecedentemente collocato- al Livello 3, è stato attribuito all’approvazione della Legge Antitratta da parte del governo ecuadoriano e agli sforzi compiuti per identificare, arrestare e giudicare i trafficanti così come per aiutare le vittime e a creare una coscienza pubblica in relazione a questo problema.
    La Relazione ha sottolineato l’importanza della legge contro la tratta di persone approvata dal Congresso ecuadoriano nel giugno del 2005, che proibisce qualsivoglia forma di traffico e stabilisce pene severe per gli imputati riconosciuti colpevoli del crime sopraindicato.
    In correlazione con la relazione, a partire dalla promulgazione della legge e l’inizio della campana di sensibilizzazione dell’opinione pubblica, le investigazioni della polizia sui casi di tratta sono aumentati in maniera esponenziale. Inoltre, la relazione menziona il lavoro della DINAPEN per il suo proficuo lavoro di investigazione nei casi di tratta di persone.
    Il lavoro dell’ufficio del Procuratore di Stato nei 41 arresti relazionati con i 15 casi di tratta di persone che coinvolgono ecuadoriani e stranieri e donne destinate allo sfruttamento sessuale è appoggiato dall’istituzione di Procure ad hoc specializzate in Quito y Guayaquil per maneggiare questo tipo de casi.
    Inoltre, la Relazione del 2006 menzionava l’allora Prima Dama dell’Ecuador, la Sra. María Beatriz Paret de Palacio, come “una eroina nella lotta contro la schiavitù moderna” per la sua “profonda preoccupazione per la gioventù del suo paese” e per il suo lavoro nel prevenire che gli ecuadoriani potessero divenire vittime della tratta di esseri umani. La Relazione statunitense, inoltre, appoggiava la scelta della Prima Dama che nello sfruttare la sua posizione de alta visibilità era divenuta Presidentessa dell’ Istituto Nazionale per l’Infanzia e la famiglia ( Instituto Nacional de la Niñez y la Familia -INNFA) appoggiando così la campagna nazionale di educazione contro la tratta di esseri umani.
    Invero, nel corso del 2007 il nuovo governo guidato da Correa ha scelto di assegnare questa carica non più alla Prima Dama del Paese ma ad una tecnocrate in modo da evidenziare ancor meglio le scelte del Paese andino nel settore di tutela dei diritti dell’infanzia e conseguenzialmente della tutela delle vittime del reato di tratta di persone.
    A livello internazionale l’Ecuador si è impegnato con la firma prima, il 13 dicembre del 2000, e la ratifica il17 settembre del 2002 del Protocollo per Prevenire, Reprimere e Sanzionare la Tratta di Esseri Umani, in particolare donne e bambini del 2000. Il Protocollo è stato ratificato però con riserva per ciò che concerne nell’esercizio delle competenze in cui manchi un referente per il comma 3 dell’art. 15 per prevenire, reprimere e sanzionare la tratta di esseri umani, in particolare donne e bambini, il Governo Ecuadoriano ha inoltre formulato riserva per ciò che concerne il comma 2 dell’art. 15 relativo alla soluzione delle controversie.
    Sulla scia del Protocollo internazionale è nata la campagna internazionale di sensibilizzazione contro la tratta di persone Llama y Vive.
    Llama e Vive è uno sforzo congiunto del Banca internazionale dello Sviluppo - BIRS, dell’Organizzazione Internazionale della Migrazione - OIM e della Fundación Ricky Martin per la promozione di linee telefoniche gratuite per la prevenzione e la denuncia de la tratta di persone. Si tratta de un campagna a carattere regionale per i paesi Ecuador, Costa Rica, El Salvador, Nicaragua e Perú.
    Le norme antitratta sono previste all’interno della Legge di Riforma del Codice Penale che Codifica i Delitti di Sfruttamento sessuale di minori del 23 giugno 2005, che seppur può essere considerato uno strumento normativo importante per la materia in oggetto risulta deficitaria in molti aspetti. La legge non codifica infatti il reato di pedofilia, non previsto dalla normativa ecuadoriana come forma di violenza sessuale specifica contro i minori, e considera l’incesto e le violenze sessuali intrafamiliari aggravanti del reato di sfruttamento sessuale a fini lucrativi. Ha il merito però di prevedere sanzione gravi seppur a seconda della fascia d’età della vittima e di codificare inoltre il reato di turismo sessuale su minori.
    Gli studi condotti dall’ Organizzazione Internazionale del Lavoro- OIL nel 2000, il seminario di Comunicación Mujer nel 2001 e il Consiglio Nazionale della Donna nel 2002, stimano che 200 bambine/i e adolescenti siano vittime dello sfruttamento sessuale commerciale in Ecuador.
    Il traffico di questi minori è unidirezionale, procedendo dalle zone rurali e dalle piccole e medie città, verso i centri urbani più grandi. Si tratta principalmente di bambini ed adolescenti con situazioni familiari disastrose: famiglie monoparentali, abbandoni familiari, violenza intrafamiliare, abusi sessuali, gravidanze adolescenziali ed aborti. In Ecuador ogni anno si registrano 20.000 madri adolescenti, 6,5% delle nascite nel paese dunque.
    La situazione è molto grave in città come Quito, Guayaquil, Machala, Santa Cruz, Cuenca, Otavalo, Atacames, Coca, Lago Agrio e Santo Domingo.
    Si calcola che nella capitale ecuadoriana 1.080 bambini/e ed adolescenti vivono in una situazione di sfruttamento sessuale a fini di lucro, con una media di 7,3 bambini/e ed adolescenti per locali, poiché Quito registra 148 locali di commercio sessuale.
    L’eterogeneità delle città sopraindicate evidenzia una eterogeneità nel mercato della domanda, infatti il tipo di domanda è differente in ciascuna città, in talune lo sfruttamento sessuale è conseguenza delle dimensioni del centro urbano ed è destinato ad un mercato interno (principalmente gli stessi cittadini), in alcune è legata al turismo sessuale e in altre è legata alle esigenze di coloro che lavorano nel settore petrolifero.
    Un pauroso incontro di domanda ed offerta.
    Negli ultimi anni la DINAPEN ha partecipato a più di una dozzina di operazioni a scala nazionale, nelle quali si sono scoperte reti organizzate di bambini, adolescenti e donne. È dimostrato che in alcuni casi queste reti operino con la complicità di agenti di polizia locali e funzionari del registro civile. Infatti, in un caso del 2001 si è scoperto erano le stesse autorità preposte a falsificare documenti di identità per minori (il cui costo, talvolta, come nel quartiere Chillogallo nella zona meridionale della città di Quito era di 80$).
    Controllare questo tipo di situazione no è facile. La legge ecuadoriana prevede la chiusura dei postriboli clandestini e non, dove lavorino minori, ma in realtà le associazioni e le organizzazioni di tutela dei diritti dei minori, hanno più volte sottolineato come gli stessi riaprano immediatamente dopo l’aver posto i sigilli. Il problema è che molte raramente si verifica l’adempimento dell’ordinanza. La stessa Intendenza del Pichinchia, provincia della capitale del Paese, nel settembre del 2006 ha dichiarato di non avere risorse economiche ed umane per evitare la riapertura delle attività in questione.
    Uno studio della Fundación Nuestra Jóvenes, associazione locale di assistenza legale e psicologica a minori, realizzato partendo da interviste con adolescenti che lavorano nei postriboli segnala che l’età media e d’introduzione all’attività sessuale per fini di lucro è di 15 anni, senza considerare che molti di essi presentano documenti di identità che ne attestano falsamente la maggiore età.
    Secondo lo stesso studio un minore genera entrate economiche per questi locali per 631 $. Moltiplicando questa cifra per una media di 23 ragazze (in ciascun locale), si scopre che le entrate totali possono aggirarsi intorno ai 14.615 $ mensili.
    Allo stesso tempo, però, gli adolescenti coinvolti possono avere una media di 270 rapporti sessuali al mese. Lo studio, inoltre, sottolinea come la conoscenza circa i rischi correlati con l’ AIDS/HIV non sia generalizzata. Il 24% delle intervistate non si è mai sottoposta ad un test per l’HIV, d’altronde il 22,1% non si è mai sottoposta a controlli medici e il 13% ha avuto almeno una volta nella vita un’infezione trasmessa per via sessuale.
    La Riforma del Codice Penale che codifica il reato di sfruttamento sessuale di minori per fini lucratiti prevede fino ad un massimo di 35 anni di prigione nel caso però di un minore di dodici anni e quando ci siano aggravanti quali l’esistenza di legami familiari tra sfruttatore e sfruttato, o si tratti di un portatore di handicap, ed altri casi.
    Ma la Fundación Nuestro Jóvenes e la sua presidentessa, Silvia Barragan, hanno denunciato davanti al Consiglio Nazionale della Magistratura Ecuadoriana l’atteggiamento di taluni magistrati, come il Quattordicesimo Giudice della Corte Penale del Pichincha, per la sua “diligenza” nel prosciogliere gli imputati coinvolti in casi di sfruttamento sessuali. Inoltre, la stessa Silvia Barragan ha denunciato l’esistenza di legami tra una parte del personale dell’Intendenza e i proprietari dei locali di siffatta specie, d’altronde diversamente non si potrebbe intuire come la gran parte delle operazioni di Polizia non constatino la presenza di minori nei locali, prontamente ripuliti; inoltre, ha anche denunciato l’attività di alcune reti televisive che anticiperebbero nei notiziari news sull’imminente realizzazione di operazioni di polizia, ponendo, così, in uno stato di allerta i proprietari dei postriboli vanificando il lavoro delle autorità di polizia che far troverebbero “tutto in ordine” al loro arrivo.
    Gran parte delle vittime di tratta di persone sono inoltre, sfruttate in quelle che vengono definite le peggiori forme di lavoro minorile, secondo quanto stabilito dal Convenio 182 del OIL, ossia non solo l’utilizzo, il reclutamento, e l’offerta di minori per la prostituzione ma anche per la produzione pornografica e le attività pedo-pornografiche.
    In relazione alla pornografia infantile è necessario sottolineare che l’ Ecuador è un paese che non solo realizza pornografia infantile, come dimostravano i dati della Procura (Fiscalía), secondo cui nei soli primi mesi (gennaio/febbraio) del 2007 esistevano già sei denuncie di abuso sessuale su minori a scopo pedo-pornografico; ma ricopre anche su scala mondiale uno dei primi posti come distributore di questo tipo di materiale su Internet. Secondo l’ Ufficio Centrale dell’ INTERPOL in Ecuador questo lavoro silenzioso e clandestino che, dopo il narcotraffico, è la seconda attività che più denaro muove nel mondo criminale.
    Ciò è possibile perchè nel Paese non esiste una codificazione che regolamentarizzi la realtà cibernetica e digitale o preveda sanzioni e pene severe per chi commette reati relazionati con la tecnologia, come nel caso della diffusione di materiale pedo-pornografico attraverso Internet.
    L’ INTERPOL ha più volte denunciato che Spagna, Germania e Stati Uniti sono tra le nazioni che maggior materiale di pornografia infantile ricevono dai computer ubicati nelle diverse province dell’ Ecuador. Secondo un rapporto il 20% dei casi ha luogo in centri educativi.

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