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    Quando sognare aiuta a cambiare la realtà…………..

    25 giugno 2008 - Irma Marano (cooperante in Ecuador)

    Nel sud di Quito, capitale Ecuadoriana, di un paese latino americano ricco di problemi e contraddizioni, ma anche di risorse naturali e una vegetazione spettacolare, c’è la realtà disastrata dei quartieri più poveri della capitale dove un padre di famiglia può guadagnare anche solo 50$ al mese, dove l’anemia può interessare fino al 30% della popolazione infantile, dove ci sono tassi di abbandono scolastico del 40%.
    In questo contesto difficile c’è un uomo che sogna, e sogna in grande e il suo sogno si concretizza ogni giorno!
    Il sogno di un uomo che partito più di trent’anni fa dalla lontanissima Italia è approdato sulle coste di uno dei paesi più bio-diversi del pianeta: l’Ecuador.
    Come la maggior parte dei bambini e dei ragazzi di tutto il mondo il reverendo padre in età adolescenziale ha vissuto all’insegna del motto: prima il “piacere” e poi il dovere! Il sacerdozio in questo non lo ha di certo cambiato!!!
    Sereno Colza è arrivato in Ecuador nel 1971 mettendo il suo impegno e la sua passione nell’aiuto e nel sostegno dei più deboli, guadagnandosi così il rispetto della popolazione locale.
    A partire dal 31 gennaio del 1995 Padre Sereno comincia ad occuparsi di bambini. E così su 33 ettari di terreno, messi a disposizione da un privato, sorgerà Fundeporte un immenso parco pronto ad ospitare giovani a “rischio” dei vari distretti di Quito e delle province intorno. Il progetto parte come scuola di calcio, ma presto si introdurranno altri sport, tra cui il ciclismo, grande passione del Padre.
    Il progetto si è evoluto negli anni divenendo un vero centro educativo destinato ad accogliere bambini tra i 10 e 18 anni.
    Il centro, gestito dai Padri Giuseppini del Murialdo della Congregazione di San José, con la collaborazione delle Suore dell’Angelo Custode, deve il suo sopravvivere quotidiano anche, e soprattutto, ai tanti laici ecuadoriani che costituiscono la maggior parte del personale operativo all’interno del progetto e a volontari sia autoctoni che stranieri.
    L’obiettivo del progetto è quello di dare un’alternativa ai ragazzi più disagiati di Quito che, non essendo inseriti in nessun ambito educativo né pubblico né privato, si trovano a vivere e lavorare per strada e sono quindi a forte rischio di esclusione sociale nonché esposti a ogni tipo di violenza (psicologica e fisica).
    Inizialmente il centro poteva accogliere solo 40 ragazzi, oggi ha 500 allievi e le domande di ammissione sono di gran lunga maggiori. Il progetto è rivolto a ragazzi che provengono da realtà disagiate e passano la maggior parte della loro giornata in strada. Los niños de la calle o calleros, come si suole chiamare, non possono avere accesso a nessuna struttura scolastica alternativa, sia essa pubblica o privata, e molto spesso hanno problemi di abuso di sostanze stupefacenti.
    La Fondazione affida il loro recupero alla sport-terapia: il riscatto social di questi giovani si compie, dunque, attraverso lo svolgimento di un’attività sportiva.
    In omaggio al principio: <>. Lo sport lo si pratica il mattino mentre le attività formative hanno luogo il pomeriggio. In realtà questa è anche una necessità per stancare e contenere l’esuberanza di bimbi ed adolescenti super attivi, e ottenere l’ attenzione delle loro menti. Insomma, si cerca di diffondere la consapevolezza che imparare oltre che utile può essere davvero divertente. Ma disciplina è un principio a cui a cui non si “derogare”, quando hai tra le mani 500 ragazzini ciascuno dei quali con una storia al limite del inverosimile, una debolezza potrebbe compromettere il loro futuro. Per accedere alla scuola devo impegnarsi ad abbandonare le banderas, le bande adolescenziali di cui non pochi fanno parte, ma ciò significa uscire dal mercato del traffico di stupefacenti o addirittura armi. Ecco perché rigore e controlli devono essere una costante.
    A differenza di una normale scuola qui non sono previsti periodi di vacanza veri e propri che comportino la chiusura del centro. Nei mesi di agosto e settembre la scuola è sospesa, ma si organizzano una serie di attività ricreative e professionali che hanno finalità di tenerli lontani dalla strada. Istruttori professionisti seguono i ragazzi nella pratica di calcio, ciclismo, judo/lotta, atletica, pattinaggio, tennis e nuoto.
    Nel corso dell’anno il programma è sviluppato in modo tale che agli allievi è assicurata oltre alla possibilità di studiare e alle attività sportive ed educative anche un sostegno che riguardi i vari aspetti della vita del minore accolto; psicologi, assistenti sociali e volontari seguono il loro sviluppo nell’età evolutiva, nelle piccole e grandi cose come, assicurasi, ad esempio, che facciano la doccia dopo l’attività agonistica ma anche l’assistenza medica e perché no due pasti al giorno … e in un Paese in cui il 20,2% della popolazione (dati del periodo 1991/2001) vive con meno di un dollaro al giorno si tratta di un’impresa non facile.
    Ma il progetto offre tanto altro ancora! La scuola offre la possibilità di completare il ciclo di studi primario, e di continuare poi ai livelli superiori. Inoltre, grazie a strutture e macchinari forniti da sponsor ed aziende straniere, sono attivati laboratori che permettono di specializzarsi in meccanica, falegnameria, taglio e cucito, orticultura, ristorazione e produzione di pasta. Grazie a una serie di adozioni e sostegni a distanza che supportano le spese scolastiche e mediche, si provvede anche ai bisogni private di base come l’abbigliamento e le calzature.
    Proprio perché per realizzare grandi sogni bastano anche solo piccoli gesti di buon senso quotidiano il progetto si chiama “Su cambio por el Cambio.”
    Cambio in spagnolo indica non solo il cambio monetario ma anche il cambiamento. Il nome del progetto si riferisce, infatti, agli spiccioli di resto (il cambio in spagnolo) che vengono lasciati ai negozi/supermercati ecuadoriani, aderenti all’iniziativa, al momento del pagamento al fine di dare un’opportunità di cambiamento ai giovani. Questo piccolo gesto sembra insignificante…ma unito insieme ogni giorno, in ogni supermercato può fare tanto per il prossimo.
    È il caso di dire l’unione fa la forza! Ecco perché è bene non smettere mai di sognare.

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